Gesù

inizia la sua missione

Battesimo del Signore (C)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

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Domenico Parodi, Battesimo di Cristo (1697),
Genova, Chiesa di S. Maria delle Vigne

Lc 3,15 Dalla vigilanza in attesa alla preghiera [1]

I giusti attendono…
Esiste una vigilanza che va oltre la semplice attenzione: è la “vigilanza in attesa”. Bisogna rileggere le Scritture per vedere gli uomini giusti, le donne pie e il popolo fedele di Dio che vivono questa speranza in attesa: Giovanni Battista, che manda a chiedere a Gesù se è «colui che deve venire» (Mt 11,3), o Giuseppe di Arimatea, che «aspettava» (Mc 15,43) o Simeone (Lc 2,25) o ancora il popolo fedele al quale parlava Anna (Lc 2,38) e che «era in attesa» (Lc 3,15). Dobbiamo chiederci se la nostra vigilanza includa questa parte di speranza in attesa, «secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso» (Fil 1,20), o se «l’ardente aspettativa della creazione [...] è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19), e se «aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,23) «attendiamo con perseveranza» (Rm 8,25). Questa attesa ha la virtù di accelerare la venuta del regno di Dio, e perciò san Pietro, «mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio», ci consiglia: «nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia» (2Pt 3,12-14).

Dio stesso attende…

Le Scritture ci presentano Dio stesso che aspetta con gioia la nostra redenzione (2Pt 3,8-9). Bramare la manifestazione di Dio significa soddisfare il suo desiderio paterno. Implica una capacità di veglia trepidante e paziente, attenta e fedele, che trova il suo strumento nella preghiera e nell’esame di coscienza quotidiano. Vuol dire attendere la sua manifestazione (Gc 5,7-9). È il desiderio della sua venuta (2Tm 4, 8); è l’attesa del grande Dio e salvatore Gesù Cristo (Tit 2,13). Aspetta¬re Cristo, la manifestazione di Cristo, e nient’altro.

Di qui nasce la preghiera
Perciò la comunità prega Dio, affinché si riveli (Nm 6, 25; 1Cor 16, 22; Ap 22, 20). Pregare affinché si manifesti colui che si manifestò una volta e per sempre nella gloria. Questa richiesta riporta la speranza.

3,21-22 Dal battesimo di Giovanni al Battesimo di Gesù [2]

Il battesimo di Gesù
Il Vangelo ci presenta Gesù, nelle acque del fiume Giordano, al centro di una meravigliosa rivelazione divina. Scrive san Luca: «Mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese su di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”» (Lc 3,21-22). In questo modo Gesù viene consacrato e manifestato dal Padre come il Messia salvatore e liberatore.

Lo Spirito artefice principale del battesimo
In questo evento – attestato da tutti e quattro i Vangeli – è avvenuto il passaggio dal battesimo di Giovanni Battista, basato sul simbolo dell’acqua, al Battesimo di Gesù “in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16). Lo Spirito Santo infatti nel Battesimo cristiano è l’artefice principale: è Colui che brucia e distrugge il peccato originale, restituendo al battezzato la bellezza della grazia divina; è Colui che ci libera dal dominio delle tenebre, cioè del peccato, e ci trasferisce nel regno della luce, cioè dell’amore, della verità e della pace: questo è il regno della luce. Pensiamo a quale dignità ci eleva il Battesimo! «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1Gv 3,1), esclama l’apostolo Giovanni. Tale realtà stupenda di essere figli di Dio comporta la responsabilità di seguire Gesù, il Servo obbediente, e riprodurre in noi stessi i suoi lineamenti: cioè mansuetudine, umiltà, tenerezza. E questo non è facile, specialmente se intorno a noi c’è tanta intolleranza, superbia, durezza. Ma con la forza che ci viene dallo Spirito Santo è possibile!

L’azione della Spirito Santo
Lo Spirito Santo, ricevuto per la prima volta nel giorno del nostro Battesimo, ci apre il cuore alla Verità, a tutta la Verità. Lo Spirito spinge la nostra vita sul sentiero impegnativo ma gioioso della carità e della solidarietà verso i nostri fratelli. Lo Spirito ci dona la tenerezza del perdono divino e ci pervade con la forza invincibile della misericordia del Padre. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo è una presenza viva e vivificante in chi lo accoglie, prega in noi e ci riempie di gioia spirituale.

Fare memoria del giorno del proprio battesimo
Oggi, festa del Battesimo di Gesù, pensiamo al giorno del nostro Battesimo. Tutti noi siamo stati battezzati, ringraziamo per questo dono. E vi faccio una domanda: chi di voi conosce la data del suo Battesimo? Sicuramente non tutti. Perciò vi invito ad andare a cercare la data, chiedendo per esempio ai vostri genitori, ai vostri nonni, ai vostri padrini, o andando in parrocchia. È molto importante conoscerla, perché è una data da festeggiare: è la data della nostra rinascita come figli di Dio. Per questo, compito a casa per questa settimana: andare a cercare la data del mio Battesimo. Festeggiare quel giorno significa riaffermare la nostra adesione a Gesù, con l’impegno di vivere da cristiani, membri della Chiesa e di una umanità nuova, in cui tutti sono fratelli.

3,21-22 Nel suo Battesimo Gesù dà inizio alla sua missione di misericordia [3]

Nel battesimo Gesù inizia la sua missione…
Tutti e quattro i Vangeli attestano che Gesù, prima di intraprendere il suo ministero, volle ricevere il battesimo da Giovanni Battista (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,29-34). Questo avvenimento imprime un orientamento decisivo a tutta la missione di Cristo. Infatti, Egli non si è presentato al mondo nello splendore del tempio: poteva farlo. Non si è fatto annunciare da squilli di trombe: poteva farlo. E neppure è venuto nelle vesti di un giudice: poteva farlo. Invece, dopo trent’anni di vita nascosta a Nazaret, Gesù si è recato al fiume Giordano, insieme a tanta gente del suo popolo, e si è messo in fila con i peccatori. Non ha avuto vergogna: era lì con tutti, con i peccatori, per farsi battezzare. Dunque, fin dall’inizio del suo ministero, Egli si è manifestato come Messia che si fa carico della condizione umana, mosso dalla solidarietà e dalla compassione. Come Lui stesso afferma nella sinagoga di Nazaret identificandosi con la profezia di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Tutto quanto Gesù ha compiuto dopo il battesimo è stato la realizzazione del programma iniziale: portare a tutti l’amore di Dio che salva. Gesù non ha portato l’odio, non ha portato l’inimicizia: ci ha portato l’amore! Un amore grande, un cuore aperto per tutti, per tutti noi! Un amore che salva!

… una missione di vicinanza, misericordia
Lui si è fatto prossimo agli ultimi, comunicando loro la misericordia di Dio che è perdono, gioia e vita nuova. Gesù, il Figlio inviato dal Padre, è realmente l’inizio del tempo della misericordia per tutta l’umanità! Quanti erano presenti sulla riva del Giordano non capirono subito la portata del gesto di Gesù. Lo stesso Giovanni Battista si stupì della sua decisione (cfr Mt 3,14). Ma il Padre celeste no! Egli fece udire la sua voce dall’alto: «Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). In tal modo il Padre conferma la via che il Figlio ha intrapreso come Messia, mentre scende su di Lui come una colomba lo Spirito Santo. Così il cuore di Gesù batte, per così dire, all’unisono con il cuore del Padre e dello Spirito, mostrando a tutti gli uomini che la salvezza è frutto della misericordia di Dio.

… misericordia che possiamo contemplare nel Crocifisso
Possiamo contemplare ancora più chiaramente il grande mistero di questo amore volgendo lo sguardo a Gesù crocifisso. Mentre sta per morire innocente per noi peccatori, Egli supplica il Padre: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). È sulla croce che Gesù presenta alla misericordia del Padre il peccato del mondo: il peccato di tutti, i miei peccati, i tuoi peccati, i vostri peccati. E lì, sulla croce, Lui li presenta al Padre. E con il peccato del mondo tutti i nostri peccati vengono cancellati. Nulla e nessuno rimane escluso da questa preghiera sacrificale di Gesù. Ciò significa che non dobbiamo temere di riconoscerci e confessarci peccatori. Quante volte noi diciamo: “Ma, questo è un peccatore, ha fatto quello e quello...”, e giudichiamo gli altri. E tu? Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: “Sì, quello è un peccatore. E io?”. Tutti siamo peccatori, ma tutti siamo perdonati: tutti abbiamo la possibilità di ricevere questo perdono che è la misericordia di Dio. Non dobbiamo temere, dunque, di riconoscerci peccatori, confessarci peccatori, perché ogni peccato è stato portato dal Figlio sulla Croce. E quando noi lo confessiamo pentiti affidandoci a Lui, siamo certi di essere perdonati. Il sacramento della Riconciliazione rende attuale per ognuno la forza del perdono che scaturisce dalla Croce e rinnova nella nostra vita la grazia della misericordia che Gesù ci ha acquistato! Non dobbiamo temere le nostre miserie: ognuno di noi ha le proprie. La potenza d’amore del Crocifisso non conosce ostacoli e non si esaurisce mai. E questa misericordia cancella le nostre miserie.

3,21 Aprire le porte compito del cristiano e compito sacerdotale [4]

Aprire le porte è compito cristiano e compito sacerdotale. Così fece Gesù, lo leggiamo nel Vangelo. All’inizio della sua missione, si presenta aprendo «il rotolo del profeta Isaia...» (Lc 4,17); e nello stesso modo si conclude il libro dell’Apocalisse: come l’agnello sgozzato, come il Leone di Giuda, «degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli» (Ap 5,2-9). Gesù risorto è colui che «aprì la mente» dei discepoli di Emmaus «per comprendere le Scritture» (Lc 24,45) e li fece ricordare: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32). Molti miracoli si riferiscono a questa apertura alla Parola: «Allora toccò gli occhi dei ciechi e si aprirono loro gli occhi» (Mt 9,29-30); «disse al sordomuto: “Effatà”, cioè “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi» (Mc 7,34-35). Quando Gesù dice «apri la bocca», è il regno dei cieli che si apre nelle parabole: «Aprendo la bocca insegnava loro [Si mise a parlare e insegnava loro]» (Mt 5,2); «Aprirò la mia bocca con parabole» (Mt 13,35). Quando Gesù si umilia in occasione del suo battesimo, quando si mette a pregare (cfr Lc 3,21), si apre il cielo e risuona la voce amorosa del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato» (Mt 3,17). E lo stesso Signore ci esorta: «Bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9), e la Chiesa supplica «perché Dio ci apra la porta della Parola» (Col 4,3), perché «quando egli apre nessuno chiude» (Ap 3,7). L’invi¬to chiaro e definitivo che concentra in modo interamente personale tutti i gesti di apertura del Signore è quello della lettera a Laodicea: «Se qualcuno mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

L’apertura va insieme alla fedeltà
Oggigiorno l’apertura è considerata un valore, anche se non sempre è ben compresa. […] L’apertura va insieme alla fedeltà. Ed è proprio della fedeltà un movimento unico con il quale, da una parte, si apre interamente la porta del cuore alla persona amata, dall’altra, si chiude questa stessa porta a tutto ciò che possa minacciare questo amore. Se ne deduce che aprire la porta al Signo¬re implica aprirla a quelli che Lui ama: ai poveri, ai piccoli, agli smarriti, ai peccatori, in definitiva, a ogni persona. E chiuderla agli «idoli»: all’adulazione facile, alla gloria mondana, alle concupiscenze, al potere, alla ricchezza, alla maldicenza e - nella misura in cui incarnino questi disvalori - alle persone che vogliono entrare nel nostro cuore o nelle nostre comunità per imporli.


NOTE
[1] Aspettando l’epifania, J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 104-107; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori - LEV 2014, 54-57.
[2] Angelus, 10 gennaio 2016.
[3] Udienza, 6 aprile 2016.
[4] Aprire le porte del cuore, Lettera ai sacerdoti, Buenos Aires 1 ottobre 1999, in J.M. BERGOGLIO, Impegno, (= Le parole di papa Francesco, 12), Corriere della sera, Milano 2015,11-22.