Un respiro

di universalità

Epifania del Signore (C)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

 Magi Erode
I Magi davanti a
Erode, XIV sec., Chiesa di San Salvatore in Chora, Istanbul, Turchia

Mt 2,1-12 La stella, luce dei cercatori di Dio [1]

La luce della fede illumina il cammino di coloro che cercano Dio
La luce della fede in Gesù illumina anche il cammino di tutti coloro che cercano Dio, e offre il contributo proprio del cristianesimo nel dialogo con i seguaci delle diverse religioni. La Lettera agli Ebrei ci parla della testimonianza dei giusti che, prima dell’Alleanza con Abramo, già cercavano Dio con fede. Di Enoc si dice che “fu dichiarato persona gradita a Dio” (Eb 11,5), cosa impossibile senza la fede, perché chi “si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6). Possiamo così capire che il cammino dell’uomo religioso passa per la confessione di un Dio che si prende cura di lui e che non è impossibile trovare. Quale altra ricompensa potrebbe offrire Dio a coloro che lo cercano, se non lasciarsi incontrare? Prima ancora, troviamo la figura di Abele, di cui pure si loda la fede a causa della quale Dio ha gradito i suoi doni, l’offerta dei primogeniti dei suoi greggi (cf. Eb 11,4). L’uomo religioso cerca di riconoscere i segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua vita, nel ciclo delle stagioni, nella fecondità della terra e in tutto il movimento del cosmo. Dio è luminoso, e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero.

I Magi, immagine dei cercatori di Dio

Immagine di questa ricerca sono i Magi, guidati dalla stella fino a Betlemme (cf. Mt 2,1-12). Per loro la luce di Dio si è mostrata come cammino, come stella che guida lungo una strada di scoperte. La stella parla così della pazienza di Dio con i nostri occhi, che devono abituarsi al suo splendore. L’uomo religioso è in cammino e deve essere pronto a lasciarsi guidare, a uscire da sé per trovare il Dio che sorprende sempre. Questo rispetto di Dio per gli occhi dell’uomo ci mostra che, quando l’uomo si avvicina a Lui, la luce umana non si dissolve nell’immensità luminosa di Dio, come se fosse una stella inghiottita dall’alba, ma diventa più brillante quanto è più prossima al fuoco originario, come lo specchio che riflette lo splendore. La confessione cristiana di Gesù, unico salvatore, afferma che tutta la luce di Dio si è concentrata in Lui, nella sua “vita luminosa”, in cui si svela l’origine e la consumazione della storia. Non c’è nessuna esperienza umana, nessun itinerario dell’uomo verso Dio, che non possa essere accolto, illuminato e purificato da questa luce. Quanto più il cristiano s’immerge nel cerchio aperto dalla luce di Cristo, tanto più è capace di capire e di accompagnare la strada di ogni uomo verso Dio.

Il cammino della fede
Poiché la fede si configura come via, essa riguarda anche la vita degli uomini che, pur non credendo, desiderano credere e non cessano di cercare. Nella misura in cui si aprono all’amore con cuore sincero e si mettono in cammino con quella luce che riescono a cogliere, già vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede. Essi cercano di agire come se Dio esistesse, a volte perché riconoscono la sua importanza per trovare orientamenti saldi nella vita comune, oppure perché sperimentano il desiderio di luce in mezzo al buio, ma anche perché, nel percepire quanto è grande e bella la vita, intuiscono che la presenza di Dio la renderebbe ancora più grande. Racconta sant’Ireneo di Lione che Abramo, prima di ascoltare la voce di Dio, già lo cercava “nell’ardente desiderio del suo cuore”, e “percorreva tutto il mondo, domandandosi dove fosse Dio”, finché “Dio ebbe pietà di colui che, solo, lo cercava nel silenzio”. Chi si mette in cammino per praticare il bene si avvicina già a Dio, è già sorretto dal suo aiuto, perché è proprio della dinamica della luce divina illuminare i nostri occhi quando camminiamo verso la pienezza dell’amore.

2,1-12 Un respiro di universalità [2]

Tutti trovino la misericordia di Gesù
Nel Vangelo di oggi, il racconto dei Magi, venuti dall’oriente a Betlemme per adorare il Messia, conferisce alla festa dell’Epifania un respiro di universalità. E questo è il respiro della Chiesa, la quale desidera che tutti i popoli della terra possano incontrare Gesù, fare esperienza del suo amore misericordioso. È questo il desiderio della Chiesa: che trovino la misericordia di Gesù, il suo amore.
Il Cristo è appena nato, non sa ancora parlare, e tutte le genti – rappresentate dai Magi – possono già incontrarlo, riconoscerlo, adorarlo. Dicono i Magi: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2,2). Erode ha sentito questo appena i Magi sono giunti a Gerusalemme. Questi Magi erano uomini prestigiosi, di regioni lontane e culture diverse, e si erano incamminati verso la terra di Israele per adorare il re che era nato. La Chiesa da sempre ha visto in essi l’immagine dell’intera umanità, e con la celebrazione di oggi, della festa dell’Epifania vuole quasi indicare rispettosamente ad ogni uomo e ogni donna di questo mondo il Bambino che è nato per la salvezza di tutti.

Alziamo lo sguardo al cielo
Nella notte di Natale Gesù si è manifestato ai pastori, uomini umili e disprezzati - alcuni dicono dei briganti -; furono loro i primi a portare un po’ di calore in quella fredda grotta di Betlemme. Ora giungono i Magi da terre lontane, anch’essi attratti misteriosamente da quel Bambino. I pastori e i Magi sono molto diversi tra loro; una cosa però li accomuna: il cielo. I pastori di Betlemme accorsero subito a vedere Gesù non perché fossero particolarmente buoni, ma perché vegliavano di notte e, alzando gli occhi al cielo, videro un segno, ascoltarono il suo messaggio e lo seguirono. Così pure i Magi: scrutavano i cieli, videro una nuova stella, interpretarono il segno e si misero in cammino, da lontano. I pastori e i Magi ci insegnano che per incontrare Gesù è necessario saper alzare lo sguardo al cielo, non essere ripiegati su sé stessi, sul proprio egoismo, ma avere il cuore e la mente aperti all’orizzonte di Dio, che sempre ci sorprende, saper accogliere i suoi messaggi, e rispondere con prontezza e generosità.

Lasciarci guidare dal Vangelo
I Magi, dice il Vangelo, “al vedere la stella, provarono una gioia grandissima” (Mt 2,10). Anche per noi c’è una grande consolazione nel vedere la stella, ossia nel sentirci guidati e non abbandonati al nostro destino. E la stella è il Vangelo, la Parola del Signore, come dice il salmo: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (119,105). Questa luce ci guida verso Cristo. Senza l’ascolto del Vangelo, non è possibile incontrarlo! I Magi, infatti, seguendo la stella giunsero fino al luogo dove si trovava Gesù. E qui “videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,11). L’esperienza dei Magi ci esorta a non accontentarci della mediocrità, a non “vivacchiare”, ma a cercare il senso delle cose, a scrutare con passione il grande mistero della vita. E ci insegna a non scandalizzarci della piccolezza e della povertà, ma a riconoscere la maestà nell’umiltà, e saperci inginocchiare di fronte ad essa.
La Vergine Maria, che accolse i Magi a Betlemme, ci aiuti ad alzare lo sguardo da noi stessi, a lasciarci guidare dalla stella del Vangelo per incontrare Gesù, e a saperci abbassare per adorarlo. Così potremo portare agli altri un raggio della sua luce, e condividere con loro la gioia del cammino.

2,1-12 I Magi testimoni della salvezza universale [3]

Nella notte di Natale abbiamo meditato l’accorrere alla grotta di Betlemme di alcuni pastori appartenenti al popolo d’Israele; oggi, solennità dell’Epifania, facciamo memoria dell’arrivo dei Magi, che giunsero dall’Oriente per adorare il neonato Re dei Giudei e Salvatore universale e offrirgli doni simbolici. Con il loro gesto di adorazione, i Magi testimoniano che Gesù è venuto sulla terra per salvare non un solo popolo, ma tutte le genti. Pertanto, nella festa odierna il nostro sguardo si allarga all’orizzonte del mondo intero per celebrare la “manifestazione” del Signore a tutti i popoli, cioè la manifestazione dell’amore e della salvezza universale di Dio. Egli non riserva il suo amore ad alcuni privilegiati, ma lo offre a tutti. Come di tutti è il Creatore e il Padre, così di tutti vuole essere il Salvatore. Per questo, siamo chiamati a nutrire sempre grande fiducia e speranza nei confronti di ogni persona e della sua salvezza: anche coloro che ci sembrano lontani dal Signore sono seguiti – o meglio “inseguiti” – dal suo amore appassionato, dal suo amore fedele e anche umile. Perché l’amore di Dio è umile, tanto umile!

Viaggio dei Magi, cammino dell’anima incontro a Cristo
Il racconto evangelico dei Magi descrive il loro viaggio dall’Oriente come un viaggio dell’anima, come un cammino verso l’incontro con Cristo. Essi sono attenti ai segni che ne indicano la presenza; sono instancabili nell’affrontare le difficoltà della ricerca; sono coraggiosi nel trarre le conseguenze di vita derivanti dall’incontro con il Signore. La vita è questa: la vita cristiana è camminare, ma essendo attenti, instancabili e coraggiosi. Così cammina un cristiano. Camminare attento, instancabile e coraggioso. L’esperienza dei Magi evoca il cammino di ogni uomo verso Cristo. Come per i Magi, anche per noi cercare Dio vuol dire camminare - e come dicevo: attento, instancabile e coraggioso - fissando il cielo e scorgendo nel segno visibile della stella il Dio invisibile che parla al nostro cuore.

Guidati dalla stella: la Parola di Dio
La stella che è in grado di guidare ogni uomo a Gesù è la Parola di Dio, Parola che è nella Bibbia, nei Vangeli. La Parola di Dio è luce che orienta il nostro cammino, nutre la nostra fede e la rigenera. È la Parola di Dio che rinnova continuamente i nostri cuori, le nostre comunità. Pertanto non dimentichiamo di leggerla e meditarla ogni giorno, affinché diventi per ciascuno come una fiamma che portiamo dentro di noi per rischiarare i nostri passi, e anche quelli di chi cammina accanto a noi, che forse stenta a trovare la strada verso Cristo. Sempre con la Parola di Dio! La Parola di Dio a portata di mano: un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, sempre, per leggerlo. Non dimenticatevi di questo: sempre con me la Parola di Dio!
In questo giorno dell’Epifania, il nostro pensiero va anche ai fratelli e alle sorelle dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, molti dei quali celebrano domani il Natale del Signore. Ad essi giunga il nostro affettuoso augurio.

Educare a vedere un grande orizzonte
Mi piace poi ricordare che oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria. È la festa dei bambini che vivono con gioia il dono della fede e pregano perché la luce di Gesù arrivi a tutti i fanciulli del mondo. Incoraggio gli educatori a coltivare nei piccoli lo spirito missionario. Che non siano bambini e ragazzi chiusi, ma aperti; che vedano un grande orizzonte, che il loro cuore vada avanti verso l’orizzonte, affinché nascano tra loro testimoni della tenerezza di Dio e annunciatori del Vangelo.

Maria ci faccia essere sempre più in cammino
Ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria e invochiamo la sua protezione sulla Chiesa universale, affinché diffonda nel mondo intero il Vangelo di Cristo, la luce delle genti, luce di tutti i popoli. E che Lei ci faccia essere sempre più in cammino; ci faccia camminare e nel cammino essere attenti, instancabili e coraggiosi.

2,1-12 I Magi: Seguendo una luce ricercano la Luce [4]

“Lumen requirunt lumine”. Questa suggestiva espressione di un inno liturgico dell’Epifania si riferisce all’esperienza dei Magi: seguendo una luce essi ricercano la Luce. La stella apparsa in cielo accende nella loro mente e nel loro cuore una luce che li muove alla ricerca della grande Luce di Cristo. I Magi seguono fedelmente quella luce che li pervade interiormente, e incontrano il Signore.
In questo percorso dei Magi d’Oriente è simboleggiato il destino di ogni uomo: la nostra vita è un camminare, illuminati dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore, che noi cristiani riconosciamo in Gesù, Luce del mondo. E ogni uomo, come i Magi, ha a disposizione due grandi “libri” da cui trarre i segni per orientarsi nel pellegrinaggio: il libro della creazione e il libro delle Sacre Scritture. L’importante è essere attenti, vigilare, ascoltare Dio che ci parla, sempre ci parla. Come dice il Salmo, riferendosi alla Legge del Signore: “Lampada per i miei passi la tua parola, / luce sul mio cammino” (Sal 119,105). Specialmente ascoltare il Vangelo, leggerlo, meditarlo e farlo nostro nutrimento spirituale ci consente di incontrare Gesù vivo, di fare esperienza di Lui e del suo amore.

Gerusalemme chiamata ad essere luce (Is 60,1-6)
La prima Lettura fa risuonare, per bocca del profeta Isaia, l’appello di Dio a Gerusalemme: “Alzati, rivestiti di luce!” (60,1). Gerusalemme è chiamata ad essere la città della luce, che riflette sul mondo la luce di Dio e aiuta gli uomini a camminare nelle sue vie. Questa è la vocazione e la missione del Popolo di Dio nel mondo. Ma Gerusalemme può venire meno a questa chiamata del Signore. Ci dice il Vangelo che i Magi, quando giunsero a Gerusalemme, persero per un po’ la vista della stella. Non la vedevano più. In particolare, la sua luce è assente nel palazzo del re Erode: quella dimora è tenebrosa, vi regnano il buio, la diffidenza, la paura, l’invidia. Erode, infatti, si mostra sospettoso e preoccupato per la nascita di un fragile Bambino che egli sente come un rivale. In realtà Gesù non è venuto ad abbattere lui, misero fantoccio, ma il Principe di questo mondo! Tuttavia il re e i suoi consiglieri sentono scricchiolare le impalcature del loro potere, temono che vengano capovolte le regole del gioco, smascherate le apparenze. Tutto un mondo edificato sul dominio, sul successo sull’avere, sulla corruzione è messo in crisi da un Bambino! Ed Erode arriva fino a uccidere i bambini. “Tu uccidi i bambini nella carne perché la paura ti uccide nel cuore” - scrive san Quodvultdeus (Disc. 2 sul Simbolo: PL 40, 655). È così: aveva paura, e per questa paura è impazzito.
I Magi seppero superare quel pericoloso momento di oscurità presso Erode, perché credettero alle Scritture, alla parola dei profeti che indicava in Betlemme il luogo della nascita del Messia. Così sfuggirono al torpore della notte del mondo, ripresero la strada verso Betlemme e là videro nuovamente la stella, e il Vangelo dice che provarono “una gioia grandissima” (Mt 2,10). Quella stella che non si vedeva nel buio della mondanità di quel palazzo.

La furbizia dei Magi
Un aspetto della luce che ci guida nel cammino della fede è anche la santa “furbizia”. È una virtù anche questa, la santa “furbizia”. Si tratta di quella scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli. I Magi seppero usare questa luce di “furbizia” quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada. Questi saggi venuti da Oriente ci insegnano come non cadere nelle insidie delle tenebre e come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita. Loro, con questa santa “furbizia”, hanno custodito la fede. E anche noi dobbiamo custodire la fede. Custodirla da quel buio. Ma, anche, tante volte, un buio travestito di luce! Perché il demonio, dice san Paolo, si veste da angelo di luce, alcune volte. E qui è necessaria la santa “furbizia”, per custodire la fede, custodirla dai canti delle Sirene, che ti dicono: “Guarda, oggi dobbiamo fare questo, quello...” Ma la fede è una grazia, è un dono. A noi tocca custodirla con questa santa “furbizia”, con la preghiera, con l’amore, con la carità. Occorre accogliere nel nostro cuore la luce di Dio e, nello stesso tempo, coltivare quella furbizia spirituale che sa coniugare semplicità ed astuzia, come chiede Gesù ai discepoli: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16).

Magi, saggi compagni di strada
Nella festa dell’Epifania, in cui ricordiamo la manifestazione di Gesù all’umanità nel volto di un Bambino, sentiamo accanto a noi i Magi, come saggi compagni di strada. Il loro esempio ci aiuta ad alzare lo sguardo verso la stella e a seguire i grandi desideri del nostro cuore. Ci insegnano a non accontentarci di una vita mediocre, del “piccolo cabotaggio”, ma a lasciarci sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello… da Dio, che tutto questo lo è in modo sempre più grande! E ci insegnano a non lasciarci ingannare dalle apparenze, da ciò che per il mondo è grande, sapiente, potente. Non bisogna fermarsi lì. È necessario custodire la fede. In questo tempo è tanto importante questo: custodire la fede. Bisogna andare oltre, oltre il buio, oltre il fascino delle Sirene, oltre la mondanità, oltre tante modernità che oggi ci sono, andare verso Betlemme, là dove, nella semplicità di una casa di periferia, tra una mamma e un papà pieni d’amore e di fede, risplende il Sole sorto dall’alto, il Re dell’universo. Sull’esempio dei Magi, con le nostre piccole luci, cerchiamo la Luce e custodiamo la fede. Così sia!

2,1-12 I semi di verità sono presenti ovunque [5]

Il servizio della chiesa
I Magi, di cui ci parla il Vangelo di Matteo, sono testimonianza vivente del fatto che i semi di verità sono presenti ovunque, perché sono dono del Creatore che chiama tutti a riconoscerlo come Padre buono e fedele. I Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità. E la Chiesa ha il compito di riconoscere e far emergere in modo più chiaro il desiderio di Dio che ognuno porta in sé. Questo è il servizio della Chiesa, con la luce che essa riflette: far emergere il desiderio di Dio che ognuno porta in sé. Come i Magi tante persone, anche ai nostri giorni, vivono con il “cuore inquieto” che continua a domandare senza trovare risposte certe - è l’inquietudine dello Spirito Santo che si muove nei cuori. Sono anche loro alla ricerca della stella che indica la strada verso Betlemme.

“La stella” che ti cambia
Quante stelle ci sono nel cielo! Eppure, i Magi ne hanno seguita una diversa, nuova, che per loro brillava molto di più. Avevano scrutato a lungo il grande libro del cielo per trovare una risposta ai loro interrogativi - avevano il cuore inquieto -, e finalmente la luce era apparsa. Quella stella li cambiò. Fece loro dimenticare gli interessi quotidiani, e si misero subito in cammino. Diedero ascolto ad una voce che nell’intimo li spingeva a seguire quella luce - è la voce dello Spirito Santo, che opera in tutte le persone -; ed essa li guidò finché trovarono il re dei Giudei in una povera casa di Betlemme.

La domanda da ripetere
Tutto questo è un insegnamento per noi. Oggi ci farà bene ripetere la domanda dei Magi: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). Siamo sollecitati, soprattutto in un periodo come il nostro, a porci in ricerca dei segni che Dio offre, sapendo che richiedono il nostro impegno per decifrarli e comprendere così la sua volontà. Siamo interpellati ad andare a Betlemme per trovare il Bambino e sua Madre. Seguiamo la luce che Dio ci offre – piccolina…; l’inno del breviario poeticamente ci dice che i Magi “lumen requirunt lumine”: quella piccola luce –, la luce che promana dal volto di Cristo, pieno di misericordia e di fedeltà. E, una volta giunti davanti a lui, adoriamolo con tutto il cuore, e presentiamogli i nostri doni: la nostra libertà, la nostra intelligenza, il nostro amore. La vera sapienza si nasconde nel volto di questo Bambino. È qui, nella semplicità di Betlemme, che trova sintesi la vita della Chiesa. È qui la sorgente di quella luce, che attrae a sé ogni persona nel mondo e orienta il cammino dei popoli sulla via della pace.

2,2.7.9ss L’epifania di Dio si fa carne nel discepolo [6]

L’epifania di Dio, quando viene accolta, ci apre il cammino come accadde con Abramo, ci trasforma in suoi testimoni, in discepoli. Può essere la stella dei Magi (Mt 2, 2.7.9ss) o l’esitazione di Giuseppe (Mt 1, 20) o l’avvertimento dell’angelo in sogno per salvare il bambino (Mt 2, 13.19.22) o la notizia ricevuta da Maria sulla gravidanza di sua cugina (Lc 2,26-38). Ma sempre, questo “essere portatori” va oltre il semplice fatto di trasmettere un messaggio, di raccontare una storia vera o di dare prova di una verità. L’epifania di Dio, accolta in noi, si fa carne nella vita del discepolo, in modo da poter essere trasmessa solo attraverso questa “incarnazione”, e quindi non attraverso parole di carne e sangue, né grazie alla sapienza umana, ma attraverso lo scandalo, la necessità della croce: può essere trasmessa solo dal martyrion, cioè il testimone. Il discepolo, fondamental¬mente, è un testimone: “Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua perché Egli fosse manife¬stato a Israele. [...] E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1, 31.34).

2,3 Adepti di Erode turbato [7]

Uno stato di ansietà è anch’esso un cattivo spirito. Avvezzi a sospettare di tutto, costoro vanno a poco a poco perdendo di vista la pace, che è caratteristica della fiducia nel Signore. La buona soluzione dei conflitti deve passare, secondo loro, per il setaccio del loro continuo controllo. Sono continuamente agitati dall’ansietà, che è il prodotto combinato dell’ira e della pigrizia.
Sono adepti di Erode turbato (cf. Mt 2,3) e dei sommi sacerdoti e farisei, inquieti, che pretendono di metter freno alla forza di Dio con il sigillo di un se¬polcro (cf. Mt 27,62-66). Risolvono ogni timore con l’illusione onnipotente del loro diretto controllo, e non conoscono la dolcezza del Signore che relativizza il potere dei nemici trasformandoli in tizzoni fumanti: «Il cuore del re e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento. [...] e il Signore gli disse: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti”“ (Is 7,2-4).

2,10 Perplessità e curiosità satanica [8]

La perplessità e la curiosità satanica sono entrambe presenti a Gerusalemme: i Magi ed Erode. I primi ven¬gono da Oriente seguendo una stella. Questa poi scompare e loro si trovano implicati negli intrighi di corte. Poiché sono semplici, questo non li tocca. Sono solo perplessi perché non vedono più la stella: sentono la sua mancanza. E il loro cuore si riempie di immensa gioia nel rivederla quando escono da Gerusalemme (Mt 2,10). La gioia li libera dalla perplessità: hanno superato la prova e, adesso, si concedono il lusso di prendersi gioco del tiranno (Mt 2,16). Il curioso Erode rimane turbato e crea tanta confusione che con lui si turba “tutta Gerusalemme” (Mt 2,3). Cerca di capire la verità, si informa di tutto: tempo, luogo, per nominare infine i Magi come suoi ambasciatori in modo che lo informino di quel bambino, per rendergli omaggio, ovvero per distruggerlo, perché, come Satana nel deserto, pretende la verità sul segreto messianico al fine di uccidere l’Unto del Signore. Erode non ha potuto farlo, ma Satana sì. È stato lui che, di fronte alla certezza quasi totale, ha tramato la morte, ha gioito nel mangiare il boccone di carne del Figlio dell’Uomo, senza rendersi conto (come dice un Santo Padre) che con questo boccone inghiottiva anche l’amo, mangiava il veleno della divinità che l’avrebbe distrutto definitivamente (san Massimo il Confessore, Abate, PG 90,1182-1186). Il turbamento di Erode si trasforma in una terribile furia (Mt 2, la furia dello spirito del male che durerà per tutta la storia fino alla seconda venuta del Signore.

2,11 Contemplare il Bambino e la Madre (AL 30) …

Davanti ad ogni famiglia si presenta l’icona della famiglia di Nazaret, con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi, come quan¬do dovette patire l’incomprensibile violenza di Erode, esperienza che si ripete tragicamente an¬cor oggi in tante famiglie di profughi rifiutati e inermi. Come i Magi, le famiglie sono invitate a contemplare il Bambino e la Madre, a prostrarsi e ad adorarlo (cf. Mt 2,11). Come Maria, sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custo¬dire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio (cfr Lc 2,19.51). Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle no¬stre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio.

2,11 … e adorare
Possiamo concludere la riflessione con un gesto: lo stesso di quegli uomini che - dopo averlo cercato a lungo e riconoscendone i segni -, quando lo videro, “si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2, 11).

2,12 Lasciarsi convocare dalla forza della bontà [10]

La strada che il presepe ci prospetta è diversa da quella vagheggiata dalla nostra ambizione. È la via che dà vita e non morte. È la via della verità e non dell’inganno. I Magi cambiano strada (Mt 2,12) e salvano la vita del Bambino, perché già prima proprio il Bambino li aveva salvati dall’inganno di Erode, mostrando loro la nuova rotta delle loro vite. I Magi sono un archetipo della fede perché hanno creduto più nella Bontà di Dio incarnata nel Bambino che non nell’apparente splendore del potere.
I Magi hanno abbandonato qualsiasi ragionamento per regalare il meglio di sé stessi a Colui che aveva fatto loro il regalo inestimabile: quello della fede. Fede e pietà si stringono indissolubili davanti alla somma Bontà che “da Creatore è venuto a farsi uomo” (ES 53).
Alimentare la voglia di essere buoni implica che ci lasciamo convocare dalla forza di questo mistero di Bontà, ben sapendo che ogni Bontà proveniente da Dio si fonda e si consolida in una croce. Perciò ci farà bene lasciare che i nostri occhi si riempiano di contemplazione guardando e considerando che cosa avviene nel presepe: “Guardare e considerare quello che fanno, com’è camminare e darsi da fare perché il Signore venga a nascere in somma povertà e, dopo tante sofferenze di fame, sete, caldo e freddo, ingiurie e oltraggi, muoia in croce. E tutto questo per me” (ES 116).
Nel presepe la Bontà ci fa visita e ci parla. Sia la Madonna a lavarci gli occhi e a pulirci le orecchie - come le mamme fanno con i bambini -, affinché possiamo vedere e ascoltare.

NOTE
[1] Lumen Fidei, 35.
[2] Angelus, 6 gennaio 2016.
[3] Omelia, 6 gennaio 2015.
[4] Omelia, 6 gennaio 2014.
[5] Omelia, 6 gennaio 2016.
[6] Rivelazione come missione, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 118-121; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV, Milano – Città del Vaticano 2014, 63-66.
[7] La strada dell’umiltà, in J.M. BERGOGLIO, Umiltà, la strada verso Dio, Bologna 2013, n. 5.
[8] Il cammino verso la manifestazione finale, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR Rizzoli, Milano 2014, 139-143.
[9] L’incontro con Gesù, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR Rizzoli, Milano 2014,20.
[10] Voglia di essere buoni, in J. M. BERGOGLIO, Natale, (= Le parole di Papa Francesco, 1), Corriere della Sera Rizzoli, Milano 2014, 101-106.