Riconoscere

l'inaspettato

IV Domenica di Avvento C

a cura di Franco Galeone * 

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Consumisti e consumati

1. Ogni anno, la vigilia d Natale, ci illudiamo che sarà un Natale più intimo e spirituale. Una delusione! Anche quest’anno la scena della baraonda consumistica si ripete, secondo un copione già noto; sembriamo tutti grotteschi e tarantolati burattini, manovrati da un Burattinaio invisibile ma onnipotente: il Re dei consumi! Viene un senso di scoramento, perché abbiamo la sensazione che le parole cadano nel vuoto, meglio, in un clamore assordante e annientante. È come gettare un sasso nel mare in tempesta: nessuno se ne accorge, meno ancora il mare. Viviamo infatti in un mare che, in superficie, sembra gioiosamente tempestoso, vitalisticamente burrascoso, romanticamente corroborante, pieno di luccichii multicolori; la gente si sposta da un punto all’altro come le moltitudini bibliche, solo che non è mossa dalla necessità né dalla sopravvivenza né dal desiderio di seguire la Voce divina o la Stella dell’Oriente. Viviamo in un mondo di plastica, di sceneggiature planetarie; storditi e catatonici, cerchiamo di sentirci felici solo se usciamo da un negozio (anzi, da più negozi!), sovraccarichi di pacchi e pacchettini. Quest’alienazione consumistica conduce all’alienazione religiosa. Sia chiaro: nulla contro i consumi, solo un richiamo ai veri valori del Natale e alle vere gioie della vita.

2. Ci sono stati tempi in cui nelle case non si consumava nulla perché non c’era nulla da consumare. Eppure nelle famiglie c’era una gioia non fittizia; il Natale era un sentimento e non uno stordimento. Sono sparite le lucciole, ma, notava Pasolini, in compenso sono arrivati i video-games, la musica demenziale, l’esibizione della volgarità. Non c’è trasmissione in cui non si distribuiscano euro a piene mani; nessuno si vergogna dello spreco; scialacquare è diventato uno status symbol: “Dimmi quanto sprechi, e ti dirò chi sei”. A questo cosmico banchetto del consumismo naturalmente non partecipano i poveri! Sappiamo che “così non si può andare avanti”, e tuttavia i nostri singoli sforzi sono impotenti. Almeno così pare. Può darsi invece che il cambio di mentalità possa alla fine cambiare il sistema consumistico. Questo è un augurio, di Natale naturalmente!

Saper riconoscere l’Inaspettato

3. Partiamo da questa esperienza: immaginiamo un giorno di attendere una visita importante, e, correndo alla porta al suono del campanello, ci troviamo di fronte uno straccione. Una delusione! I casi saranno due: o lo mandiamo via, in fretta e in malo modo, perché l’aspettato non è lui; o lo trattiamo con più gentilezza del solito, ma sempre in fretta, perché attendiamo un altro. Anche a noi potrebbe capitare di aprire la porta, e di trovarci di fronte a un inaspettato, a uno sconosciuto. A Natale, almeno due equivoci possono ingannarci:

* il primo è quello di puntare sulle gioie e non sulla Gioia. La parola “Natale” ha subito una profonda degradazione semantica; come la parola “anima” significa anche il dischetto del bottone avvolto dalla stoffa, e come la parola “spirito” significa la parte volatile del vino, sicché “salvare l’anima” o “vivere secondo lo spirito” possono diventare espressioni umoristiche, così la parola “natale” significa per molti cristiani clientela, regali, vacanze, tredicesima … che sono certo significati reali ma estranei al Natale cristiano. Attenzione allora: le piccole gioie, che si hanno o meno, sono appena un piccolo segno della grande Gioia che Dio vuole donarci a Natale;

* il secondo equivoco è quello di interpretare il Natale più come “commozione” che come “conversione”; commuoversi significa cedere tutto finché il cuore è intenerito, e tornare poi come prima appena finita la fibrillazione; convertirsi invece significa cambiare testa, scegliere i valori del Vangelo, mettere Dio al primo posto. Provate a radunare un po’ di adulti intorno a bambini felici, all’albero carico di doni: non è commovente? Provate a costruire un presepio, con le belle statuine della nostra infanzia, i laghetti e il carillon: non è commovente? Non dico che la commozione non sia buona; dico solo che la commozione può essere come la classica marmellata spalmata sul pane, che i bambini mangiano tutta, buttando poi il pane, che veramente li avrebbe nutriti. Commuoversi per convertirsi, sì; solo commuoversi non basta! Insomma, può bussare alla porta Uno che non stiamo attendendo, e tuttavia potrebbe essere l’Ospite giusto! Natale è vicino. Interroghiamoci se aspettiamo le gioie o la Gioia, se siamo capaci di riconoscere l’Inaspettato!
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano