Lo scandalo

tocca la vita concreta

Domenica XXVI del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

Children

9,41-50 Lo scandalo è fare la doppia vita [1]

Lo scandalo è distruggere…
[…] In questo passo per quattro volte ritorna la parola scandalo. E nell’usarla il Signore è stato molto forte, tant’è che dice: “Guai a scandalizzare uno di questi piccoli. Guai!”. Infatti lo scandalo, per il Signore, è distruzione. E Gesù consiglia: “È meglio distruggere te stesso che distruggere gli altri. Tagliati la mano, tagliati il piede, togliti l’occhio, buttati a mare. Ma non scandalizzare i piccoli, cioè i giusti, quelli che si fidano del Signore, che semplicemente credono nel Signore”. 

 

…è fare una doppia vita 

Ma cosa è lo scandalo? La risposta tocca la vita concreta di ogni persona. Lo scandalo è dire una cosa e farne un’altra; è la doppia vita. Un esempio? Io sono molto cattolico, io vado sempre a messa, appartengo a questa associazione e a un’altra; ma la mia vita non è cristiana, non pago il giusto ai miei dipendenti, sfrutto la gente, sono sporco negli affari, faccio riciclaggio del denaro. Questa è una doppia vita. Purtroppo, tanti cattolici sono così, E questi scandalizzano.
Parole chiare che riportano ognuno alla vita di tutti giorni: Quante volte abbiamo sentito nel quartiere e in altre parti: “Ma per essere cattolico come quello, meglio essere ateo”. È quello, lo scandalo”, che distrugge, che butta giù. E questo succede tutti i giorni: basta vedere il telegiornale o guardare i giornali. Sui giornali ci sono tanti scandali, e anche c’è la grande pubblicità degli scandali. E con gli scandali si distrugge […].
Una ditta importante era sull’orlo del fallimento. Giacché le autorità volevano evitare uno sciopero giusto, ma che non avrebbe fatto bene, cercarono di mettersi in contatto con il responsabile della ditta. E dov’era costui mentre la ditta stava fallendo e la gente non riceveva lo stipendio del proprio lavoro? Questo dirigente, che pure diceva di essere un uomo cattolico, molto cattolico, si trovava su una spiaggia del Medio oriente a fare vacanze d’inverno. Il fatto non è uscito sui giornali, ma la gente lo ha saputo. Questi sono gli scandali, la doppia vita. E Gesù a chi si comporta così dice: “Questi piccoli, questi poveri che credono in me, non rovinarli con la tua doppia vita”.

Un esame di coscienza per arrivare alla conversione del cuore
Immaginiamo il momento in cui chi dà scandalo busserà alla porta del Cielo: “Sono io, Signore! ... Ma sì, non ti ricordi? Io andavo in chiesa, ti ero vicino, appartenevo a tale associazione, faccio questo... non ti ricordi di tutte le offerte che ho fatto?” – “Sì, ricordo. Le offerte, quelle le ricordo: tutte sporche. Tutte rubate ai poveri. Non ti conosco”. […]
A ognuno di noi, farà bene, oggi, pensare se c’è qualcosa di doppia vita in noi, di apparire giusti, di sembrare buoni credenti, buoni cattolici, ma da sotto fare un’altra cosa. Si tratta di comprendere se l’atteggiamento è quello di chi dice: “Ma, sì, il Signore mi perdonerà poi tutto, ma io continuo…” e, pur consapevole dei propri errori, ripete: “Sì, questo non va bene, mi convertirò, ma oggi no: domani”. Un esame di coscienza che deve portare alla conversione del cuore, a partire dalla consapevolezza che “lo scandalo distrugge”.

9,41-50 Lo scandalo dell'incoerenza [2]

Pensare, sentire, agire da cristiano
In tutte le cose della vita bisogna pensare come cristiano; sentire come cristiano e agire come cristiano. È questa la coerenza di vita di un cristiano che nel suo agire, nel suo sentire, nel suo pensare riconosce la presenza del Signore. Se manca una di queste caratteristiche non c’è il cristiano. Del resto uno può anche dire: io sono cristiano! Però se tu non vivi come cristiano; se tu non agisci come cristiano; non pensi come cristiano e non senti come cristiano. C’è qualcosa che non va. C’è una certa incoerenza! Tutti noi cristiani, siamo chiamati a dare testimonianza di Gesù Cristo. E i cristiani che invece vivono ordinariamente, comunemente, nell’incoerenza, fanno tanto male. […]

Le conseguenze dell’incoerenza
Gesù parla con forza contro lo scandalo e dice: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me - uno solo di questi fratelli, sorelle che hanno fede - è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”. Davvero il cristiano incoerente fa tanto male e l’immagine forte usata da Gesù è molto eloquente. Pertanto la vita del cristiano è sulla via della coerenza, ma bisogna anche fare i conti con la tentazione di non essere coerente e di fare tanto scandalo. E lo scandalo uccide!
Le conseguenze, poi, sono sotto gli occhi di tutti. È capitato a tutti i cristiani di sentirsi dire “io credo in Dio ma non nella Chiesa, perché voi cristiani dite una cosa e ne fate un’altra!”. Sono parole che abbiamo sentito tutti: io credo in Dio ma in voi no!”. E questo accade proprio per l’incoerenza dei cristiani.

La necessità della preghiera
Perché si agisca, si senta e si pensi come cristiani, per vivere nella coerenza cristiana, è necessaria la preghiera perché la coerenza cristiana è un dono di Dio. È un dono che dobbiamo sforzarci di chiedere dicendo: “Signore, che io sia coerente! Signore, che io non scandalizzi mai! Che io sia una persona che pensa come cristiano, che senta come cristiano, che agisca come cristiano!”. E questa è la preghiera di oggi per tutti noi: abbiamo bisogno di coerenza!
Se ti trovi davanti un ateo che ti dice che non crede in Dio, tu puoi leggergli tutta una biblioteca dove si dice che Dio esiste, e anche si prova che Dio esiste, e lui non avrà fede. Ma se davanti a questo ateo tu dai testimonianza di coerenza e di vita cristiana, qualcosa comincerà a lavorare nel suo cuore. E sarà proprio la tua testimonianza che a lui porterà l’inquietudine sulla quale lavora lo Spirito Santo.
La grazia di essere coerenti dobbiamo chiederla al Signore tutti noi, tutta la Chiesa. Riconoscendoci peccatori, deboli, incoerenti, ma sempre pronti a chiedere perdono a Dio. Tutti noi, infatti, abbiamo la capacità di chiedere perdono e Dio mai si stanca di perdonare. È importante avere l’umiltà di chiedere perdono quando non siamo stati coerenti.
Si tratta, in fondo, di andare avanti nella vita con coerenza cristiana, dando testimonianza di credere in Gesù Cristo e sapendo di essere peccatori. Ma con il coraggio di chiedere perdono quando sbagliamo e avendo tanta paura di scandalizzare. E il Signore ci dia questa grazia a tutti noi.

9,37.42 L’accoglienza e lo scandalo [3]

La dinamica dell’accoglienza
“Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali.

La responsabilità degli sfruttatori
Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

Attenzione ai migranti minorenni
Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari. […]

Esigenze uniche e irrinunciabili dei bambini
L’età infantile, per la sua particolare delicatezza, ha delle esigenze uniche e irrinunciabili. Anzitutto il diritto ad un ambiente familiare sano e protetto dove poter crescere sotto la guida e l’esempio di un papà e di una mamma; poi, il diritto-dovere a ricevere un’educazione adeguata, principalmente nella famiglia e anche nella scuola, dove i fanciulli possano crescere come persone e protagonisti del futuro proprio e della rispettiva nazione. Di fatto, in molte zone del mondo, leggere, scrivere e fare i calcoli più elementari è ancora un privilegio per pochi. Tutti i minori, poi, hanno diritto a giocare e a fare attività ricreative, hanno diritto insomma ad essere bambini.

… in particolare nei confronti dei migranti
Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.

[…] Come rispondere a tale realtà?
Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti. […] Occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature.
Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa. […] In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. […]. Si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.

9,42 “I piccoli che credono in me” [4]

La parola di Gesù sullo scandalo è legata, nei Sinottici, al riferimento dei piccoli del Regno. In questo testo che abbiamo appena letto, la parola “piccoli”, definisce il popolo fedele di Dio; nella versione di san Matteo (cfr Mt 18,6-7) si rapporta anche con il popolo di Dio: “I piccoli che credono in me” (Mt 18,6), e questo scaturisce dalla domanda dei discepoli su chi fosse il più grande nel regno dei cieli (18,1) Gesù chiamò un bambino, lo mise in mezzo a loro e disse che se non diventavano come dei bambini non sarebbero entrati nel regno e “Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4). Marco, riferendosi alla stessa parola di Gesù (Mc 9,42) aggiunge un significativo “piccolo che ha fede”. Senza forzare il senso possiamo comprendere che Gesù si riferisce al trattamento e all’abuso (lo scandalo) che si può riservare ai credenti semplici, come i bambini, che il Signore pone come modello di grandezza da seguire.
Queste parole di Gesù mi ricordano quella promessa di speranza in mezzo alla terribile Dies Irae di Sofonia (1,14-18): “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore” (3,12). Quel popolo, certamente peccatore ma di cuore pentito e umile, è proprio il popolo formato dai piccoli, da quelli che diventano come bambini che mancano di ogni pretesa e superiorità e ripongono la loro forza e la speranza nel Signore, e coloro che confidano in Lui si abbandonano “come un bambino nelle braccia di sua madre” (Sal 131,2).

NOTE
* Vedi J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Marco. Il Vangelo del Segreto svelato. Lettura spirituale e pastorale, a cura di Gianfranco Venturi, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2017, 320-327.
[1] Meditazione, 23 febbraio 2017.
[2] Omelia nella celebrazione della confermazione, 27 febbraio 2014.
[3] Messaggio “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, per la Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato del 2027, 8 settembre 2016.
[4] In questo cuore c’è la fonte della mitezza pastorale, in J.M. BERGOGLIO, Missione, (= Le parole di papa Francesco, 11), Corriere della Sera, Milano 2015, 65-74.