Volete andarvene 

anche voi?

Domenica XXI del T.O. (B)

a cura di Franco Galeone * 

Volete andarvene

1. Noi tutti siamo credenti, ma vivere da credenti non è semplice. Chi di noi non ha mai avuto la tentazione di mollare tutto? Quante volte non abbiamo pensato che Gesù sia troppo esigente? Come per Israele, così anche noi dobbiamo scegliere chi servire: se gli idoli pagani o il Dio che ci libera dalla schiavitù (I lettura). Gesù ora si manifesta con chiarezza, e bisogna scegliere: credere o non credere? Molti non se la sentono e se ne vanno: “Questo linguaggio è duro!” (vangelo). Gesù non fa nulla per ammorbidire il suo discorso. Credere non è sempre comprendere, ma fidarsi di Dio. Scegliere Cristo, anche quando tutte le ragioni consigliano il contrario!

Scegliete oggi chi volete servire

2. Il libro di Giosuè è un libro un po’ imbarazzante perché in esso si parla di guerre, violenze, esecuzioni in massa, re sgominati e popoli scacciati dalla loro terra per fare posto agli israeliti venuti dall’Egitto. Giosuè è il generale più valoroso della storia ebraica. Nessuna meraviglia se il suo nome figura nell’Aula Magna di West Point, sede dell'Accademia Militare degli USA. Questo racconto della conquista della Terra Promessa è stato scritto molti secoli dopo i fatti, non va considerato come un testo di storia in senso moderno: è una lettura teologica di quanto accaduto. Israele, divenuto sedentario, ripensa al modo in cui era riuscito, pur essendo un popolo piccolo e debole, a sottomettere popoli e sovrani, e attribuì quest’impresa non alla propria forza ma a Dio. Il brano ascoltato è tratto dalla parte finale del libro, il famoso discorso di addio al popolo: “Io sono vecchio, molto avanti negli anni” (23,2). Non si vanta di nessuna delle sue gloriose battaglie, ricorda solo quanto ha fatto il Signore. Prima di considerare chiusa la sua missione, vuole che il popolo dichiari apertamente quale Dio vuole servire, se IHWH o Baal; solo dopo, all’età di 110 anni, potrà chiudere gli occhi (24,29). Vuole una verifica e la risposta del popolo gli giunge immediata: “Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dei” (v.16). Anche nel vangelo, Gesù domanderà: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67). La nostra risposta sarà immediata come quella degli ebrei?

Siate sottomessi gli uni agli altri

3. Il brano della lettera di Paolo ai cristiani di Efeso pone un principio innovatore, che deve regolare i comportamenti reciproci: Siate sottomessi gli uni agli altri (Ef 5,21). Nessun dominio del forte sul debole, del ricco sul povero, dell’uomo sulla donna… Cristo propone la scelta dell’ultimo posto (Mt 20,26). Stabilito il principio, Paolo fa alcune applicazioni ai rapporti familiari. Raccomanda anzitutto alle mogli di essere sottomesse ai mariti, come al Signore (v.22). Sottomesse è un’aggiunta, non compare nel testo originale ed è bene toglierlo perché il senso è chiaro ugualmente e si evita di accentuare un atteggiamento già di per sé imbarazzante e, per le donne, irritante. Il brano va collocato nella mentalità del tempo. Per questa raccomandazione, Paolo è stato accusato di misoginismo. Se si tiene presente la complessa articolazione del suo pensiero, che ci è stato trasmesso da un suo discepolo, e il fatto che le raccomandazioni ai mariti sono quattro volte di più rispetto a quelle delle donne, si può concludere che l’accusa di misoginia non è fondata, anche se Paolo registra un po’ la mentalità del suo tempo.

La fede come aut - aut

4. Siamo alla fine di una faticosa giornata: Gesù ha moltiplicato i pani, e ora propone se stesso come “pane di vita”; se prima la folla gli era corsa incontro festante, addirittura con l’intenzione di farlo re, ora invece la folla lo abbandona davanti a quel “linguaggio duro”. Alla fine, attorno a Gesù restano solo i dodici, e Gesù, in un moto umanissimo che sa di stanchezza e delusione, pone quella radicale domanda: “Volete andarvene anche voi?”. Lo scrittore Luigi Cantucci ha scritto una suggestiva vita di Cristo, intitolata appunto Volete andarvene anche voi? Quella domanda scende come una lama rovente, e divide in due i seguaci di Gesù e la stessa predicazione di Gesù. Gli studiosi parlano della “crisi galilaica” nel senso che Gesù, dopo avere pronunciato questo grande discorso sul pane di vita, lascia la Galilea e si incammina per la Giudea; lascia alle spalle la sua terra, la sua parentela, gli increduli, quanti lo cercano solo per vedere segni e miracoli. Nel piccolo territorio di questa Galilea dell’anima restano i mediocri, i paurosi, i traditori, che si entusiasmano, ma alla prima difficoltà rinunciano, come Giuda Iscariota: in questo giorno, a Cafarnao, Giuda matura il suo distacco da Gesù, anche se sarà con Gesù fino a Gerusalemme e nel Cenacolo. Il cardinale Martini in una sua predica parlava di “guado di Cafarnao” da varcare, perché non possiamo giocare con il cristianesimo. Noi corriamo il reale pericolo di vivere nella “cristianità” ma non nel “cristianesimo”, cioè di vivere in una religiosità da scenario, piena di giocattoli religiosi, di sacre finzioni, insomma in una religiosità leggera, piena di nascondigli e di compromessi, parttime, con il piede in due staffe.

Fede è fidarsi, affidarsi, confidare in Gesù

5. Partiamo da una constatazione: la diminuzione (speriamo solo quantitativa!) dei credenti; le statistiche ci descrivono chiese spopolate, seminari vuoti, sacramenti disertati, matrimoni annullati … Siamo di fronte alla dissoluzione del cristianesimo? Hanno ragione quanti ritengono che i cristiani sono una “specie protetta” perché in estinzione? Quando il popolo cristiano tradizionale perde lungo la strada le ragioni della propria appartenenza, è destinato a disperdersi. Ritorna attuale la pagina del vangelo ascoltata: molti discepoli abbandonano Gesù, rimangono in dodici, un piccolo gruppo, e a loro Gesù pone una domanda patetica nella forma e terribile nella conseguenza: “Forse anche voi volete andarvene?”. E nella risposta di Pietro troviamo la motivazione della nostra fede. Le altre motivazioni contano poco. Se nel passare dalla gioia al dolore, dal successo al fallimento, dalla salute alla malattia, dal paese alla città … uno perde la fede, c’è da chiedersi se era una vera fede. Forse per acquistare la vera fede occorre perdere un certo tipo di fede! Finché Gesù accontentava le folle e gli stessi discepoli, il consenso era grande; ma quando all’orizzonte si allungano le ombre della morte, Gesù rimane solo. Ma la fede è proprio rinuncia ad ogni ambizione, ad ogni ricerca di potere, ad ogni presunzione di autosufficienza. Bastasse solo qualche preghiera, sarebbe tutto facile; Gesù troverebbe sempre tanti a seguirlo. Scegliere Gesù non significa abbandonarsi ad una consolazione spirituale, ma impegnarsi in un progetto di vita, compromettersi come lui, schierarsi dalla parte dei poveri.

Volete andarvene anche voi?

6. O Dio o gli idoli! O la Parola o le parole! Noi preferiamo ricamare cavilli attorno al “linguaggio duro”, fare i nostri calcoli, quanti i vantaggi e quali gli svantaggi. Ma con Gesù non si fanno buoni affari, non si ottengono privilegi, non si fa carriera; attorno a Gesù tira brutta aria, aria di ostilità, aria di processi e di condanne. Eppure quanta vittoria in quella sconfitta, quanta gloria in quella vergogna, quanta vita in quella morte! Ma ricordiamolo: anche chi sceglie di restare con Gesù, lo deve fare ogni giorno, con gioia; non si tratta di un semplice “restare”, come il figlio maggiore della parabola; la fedeltà è cercare, scoprire, stupirsi. Non c’è posto per i preti alla don Abbondio! La fedeltà non è una catena al piede; si può restare fedeli solo se si resta innamorati. Un prete a ottant’anni non è fedele perché è invecchiato senza abbandonare il suo posto, ma perché sale i gradini dell’altare a passo di danza, come la prima volta, anche se sorretto da un altro. Il suo Dio lo rende giovane nello spirito!

Non c’è posto per le acrobazie morali

7. “Questo linguaggio è duro”. Questa durezza del vangelo si nota soprattutto in campo morale. Siamo chiamati ad essere veritieri, e la menzogna ci fa compagnia. Siamo invitati a essere puri di cuore, e siamo impigliati in scabrosità sentimentali; siamo invitati ad amare i nemici, e non riusciamo ad amare neppure i nostri genitori ed amici. Viene spontaneo chiedersi: ma perché la chiesa non abbassa la soglia della sua proposta morale? Perché la chiesa non fa qualche sconto sulle esigenze del vangelo? Altre chiese hanno praticato questi sconti sulla morale. Per esempio, in tutte le altre chiese il sacerdote può prendere moglie, ma non nella chiesa cattolica; un donna può diventare sacerdotessa e anche vescovo (a), ma non nella chiesa cattolica! La chiesa cattolica continua a riproporre quel linguaggio duro, anche se gli uomini non lo comprendono e ancor meno lo osservano. Il motivo di questa indisponibilità è semplice: la chiesa è solo annunciatrice e custode del vangelo; non è padrona della Parola di Dio. La chiesa conosce bene la debolezza umana, ma questo non l’autorizza a svendere il vangelo, seguendo le mode culturali.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano