Il pane 

per un popolo

in cammino

Domenica XIX del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

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Gv 6,41-51 “Il pane della vita” [1]

Gesù spiega il segno
Gesù, dopo aver compiuto il grande miracolo della moltiplicazione dei pani, spiega alla gente il significato di quel “segno” (Gv 6,41-51).
Come aveva fatto in precedenza con la Samaritana, partendo dall’esperienza della sete e dal segno dell’acqua, qui Gesù parte dall’esperienza della fame e dal segno del pane, per rivelare Sé stesso e invitare a credere in Lui.
La gente lo cerca, la gente lo ascolta, perché è rimasta entusiasta del miracolo - volevano farlo re! -; ma quando Gesù afferma che il vero pane, donato da Dio, è Lui stesso, molti si scandalizzano, non capiscono, e cominciano a mormorare tra loro: «Di lui – dicevano – non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo?”» (Gv 6,42). E cominciano a mormorare. Allora Gesù risponde: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato», e aggiunge: «Chi crede ha la vita eterna» (vv. 44.47). 

La dinamica della fede…
Ci stupisce, e ci fa riflettere questa parola del Signore. Essa introduce nella dinamica della fede, che è una relazione: la relazione tra la persona umana – tutti noi – e la Persona di Gesù, dove un ruolo decisivo gioca il Padre, e naturalmente anche lo Spirito Santo – che qui rimane sottinteso. Non basta incontrare Gesù per credere in Lui, non basta leggere la Bibbia, il Vangelo - questo è importante! ma non basta -; non basta nemmeno assistere a un miracolo, come quello della moltiplicazione dei pani. Tante persone sono state a stretto contatto con Gesù e non gli hanno creduto, anzi, lo hanno anche disprezzato e condannato. E io mi domando: perché, questo? Non sono stati attratti dal Padre? No, questo è accaduto perché il loro cuore era chiuso all’azione dello Spirito di Dio. E se tu hai il cuore chiuso, la fede non entra. Dio Padre sempre ci attira verso Gesù: siamo noi ad aprire il nostro cuore o a chiuderlo. Invece la fede, che è come un seme nel profondo del cuore, sboccia quando ci lasciamo “attirare” dal Padre verso Gesù, e “andiamo a Lui” con il cuore aperto, senza pregiudizi; allora riconosciamo nel suo volto il Volto di Dio e nelle sue parole la Parola di Dio, perché lo Spirito Santo ci ha fatto entrare nella relazione d’amore e di vita che c’è tra Gesù e Dio Padre. E lì noi riceviamo il dono, il regalo della fede.

… arrivare a comprendere il “pane della vita”
Allora, con questo atteggiamento di fede, possiamo comprendere anche il senso del “Pane della vita” che Gesù ci dona, e che Egli esprime così: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). In Gesù, nella sua “carne” – cioè nella sua umanità concreta – è presente tutto l’amore di Dio, che è lo Spirito Santo. Chi si lascia attirare da questo amore va verso Gesù e va con fede, e riceve da Lui la vita, la vita eterna.
Colei che ha vissuto questa esperienza in modo esemplare è la Vergine di Nazaret, Maria: la prima persona umana che ha creduto in Dio accogliendo la carne di Gesù. Impariamo da Lei, nostra Madre, la gioia e la gratitudine per il dono della fede. Un dono che non è “privato”, un dono che non è proprietà privata ma è un dono da condividere: è un dono «per la vita del mondo»!

6,49-51 Camminare insieme [2]

Pane per un popolo in cammino
Gesù parla di un pane che scende dal cielo per dare vita a un popolo in cammino e che viene offerto a tutti, un pane missionario. «I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti [...]. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,49.51).
Nell’ascoltare queste parole, penso alle nostre comunità: siamo persone che camminano l’una affianco all’altra, ognuno con la propria vita, con il proprio carisma individuale. Padri di famiglia, sacerdoti, religiose, catechisti; bambini, anziani, giovani, padri e madri che camminano insieme. Siamo il popolo di Dio, riunito intorno al corpo di Cristo, pane di vita. Come il popolo di Israele che esce compatto dall’Egitto verso la terra promessa, che per noi è il cielo dal quale scende, offrendosi a noi nell’Eucaristia, Colui che è pane per la vita del mondo.
Il Signore convoca tutti noi alla sua mensa, e ci invita all’unità, alla comunione con gli altri. Mi risuona nel cuore la parte finale del Vangelo di Giovanni, quella notte in cui, a Pietro che dice: «Io vado a pescare» si unirono altri due discepoli: «“Veniamo anche noi con te.” Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla» (Gv 21,3).
Tuttavia, a fatica e in quell’acqua sterile, qualcosa riuscirono a pescare. Quel piccolo gruppo, quella prima Chiesa - ancora una barchetta - attrasse il Signore. Potremmo dire che pescarono Gesù. In realtà era lui che erano andati a cercare. O meglio, erano usciti ad aspettare che lui li trovasse, come era accaduto già altre volte. E Pietro, quando lo vede, si butta in acqua con audacia e coraggio.

Camminare insieme
Camminare insieme, come il popolo di Israele nel deserto, navigare insieme, come i primi discepoli del Cristo risorto, vuol dire esporci perché il Signore ci guardi, ci cerchi e si manifesti a noi.
Non mancano altri esempi di un cammino comune. Penso a quello di Giuseppe e Maria che hanno condiviso l’appassionante esperienza del discernimento, lasciando che fosse Dio a scrivere la loro storia. Oppure ai discepoli di Emmaus dai quali possiamo imparare a entrare nel «tempio del Signore» di modo che la sua presenza amorevole ci permetta di conoscere a fondo la nostra identità e di prendere coscienza della nostra missione.
Camminare insieme significa disporci al dialogo, lungo la strada, come facevano i discepoli mentre seguivano Gesù, lasciando che poi, nel condividere il pane, lui li aiutasse a superare i disaccordi e a crescere in una santità comunitaria e missionaria. E implica anche uscire all’incontro con la gente, aver cura delle altrui fragilità, fiduciosi nella promessa di Gesù che renderà efficace la Parola e nei gesti con cui testimoniamo il suo amore.
Quando la Chiesa si riunisce ed è assidua nella preghiera, lo Spirito si sente nuovamente chiamato e viene in nostro aiuto. Allora ci mettiamo in cammino per attirare lo sguardo benevolo del nostro Padre del cielo, che guarda noi figli prodighi da lontano. Appena ci alziamo e imbocchiamo la strada del ritorno a Lui, ecco che ha già pronto il banchetto dell’Eucaristia, il pane della misericordia, capace di rallegrarci ben oltre ogni aspettativa umana. […]
Quando, con coraggio apostolico, camminiamo insieme, il Signore cammina con noi. Ed è Lui a scrivere la storia. Riunirsi vuol dire accettare che sia Dio a scrivere la storia e a rendere nuove tutte le cose. E che faccia tutto ciò insieme a noi: con i segni che tracciamo con le nostre mani, con le impronte lasciate dai nostri passi... Lui scrive la storia.

NOTE
[1] Angelus, 9 agosto 2015.
[2] J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 322-325.