Dove vuoi

che prepariamo

la Pasqua?

Corpo e Sangue di Cristo - Anno B 

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

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Mc 14,12-16 Preparare per la cena pasquale [1]

Gesù ha predisposto tutto accuratamente
La domanda dei discepoli, “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”, suscita una particolare risposta del Signore: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”... E successe esattamente così! Il Signore aveva già pensato e preparato tutto accuratamente. Per celebrare la cena di Pasqua volle scegliere quella “sala grande, arredata e già pronta”.

Fare attenzione alla preparazione
Come preparava bene le cose il Signore! E altrettanto bene rese i suoi discepoli partecipi nel preparare quell’avvenimento davvero sacro e speciale che fu l’ultima cena.
L’Eucaristia è la vita della Chiesa, è la nostra vita. Pensiamo alla comunione che ci unisce a Gesù quando ne riceviamo il Corpo e il Sangue. Pensiamo al suo sacrificio redentore (infatti quel che mangiamo è la sua “Carne donata per noi” e ciò che beviamo è il suo “Sangue sparso per il perdono dei peccati”). Di tutta questa ricchezza di amore dell’Eucaristia oggi guardiamo in particolare la sua preparazione.
Gesù ha dato molta importanza a questo aspetto del preparare. È uno dei compiti che nel cielo riserva .1 se stesso: “Vado .1 prepararvi un posto.
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (cfr Gv 14,4 ss.). In questa dinamica del “prepararci un posto in cielo”, l’Eucaristia è già un anticipo di quel posto, un pegno della gloria futura: ogni volta che ci riuniamo a mangiare il Corpo di Cristo, il posto dove celebriamo si trasforma per un poco nel nostro posto in cielo, Egli ci prende con sé e stiamo con Lui. Ogni luogo in cui si celebra l’Eucaristia — si tratti di una basilica, di un’umile cappellina o di una catacomba - è anticipo del nostro posto definitivo, anticipo del cielo che è la comunione piena di tutti i redenti con il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo.

 

Gesù prepara ogni giorno l’Eucaristia
Così ci sentiamo qui, stasera, nella festa del Corpus Domini: ci sentiamo nel nostro posto comune, riuniti dove c’è Lui. E il suo modo di esserci è quello del Risorto che prepara da mangiare ai discepoli reduci da tutta la notte senza aver pescato nulla. Giovanni ci dice che non appena scesi a terra i discepoli videro delle braci predisposte, con su un pesce, e del pane (cfr Gv 21,9). Questa è l’immagine vera di chi è Gesù per noi: colui che ogni giorno ci prepara l’Eucaristia. E a questo compito siamo tutti invitati a partecipare con le nostre buone opere. A questo si riferiscono le parabole del Signore che ci sollecitano a “essere preparati” alla sua venuta. Preparati come “il servo fidato e prudente che dà a ciascuno di loro il cibo a tempo debito” (cfr Mt 24,45).
Così come è bello, dopo la comunione, pensare che la nostra vita sia una messa prolungata in cui portiamo il frutto della presenza del Signore al mondo della famiglia, del quartiere, dello studio o del lavoro, allo stesso modo ci fa bene pensare la nostra vita quotidiana come preparazione per l’Eucaristia, in cui il Signore prende tutto ciò che è nostro e lo offre al Padre.

Domandare oggi dove preparare l’Eucarestia
Insieme ai discepoli, oggi possiamo domandare di nuovo a Gesù: dove vuoi che ti prepariamo l’Eucaristia? E lui ci farà sentire che anche oggi ha preparato tutto. Nella nostra città ci sono molti cenacoli dove il Signore già condivide il suo pane con gli affamati, ci sono molti luoghi ben disposti dov’è accesa la luce della sua Parola, attorno alla quale si riuniscono i suoi discepoli […].
Gesù ci prepara un posto per stare con noi, ma non si tratta di un posto statico e chiuso, bensì dinamico e aperto, come la sponda del lago nella mattina della pesca miracolosa. Il posto in cui Gesù vuole che prepariamo l’Eucaristia è tutto il territorio della nostra patria e della nostra città, simboleggiata da questa piazza. Perciò prepariamo l’Eucaristia camminando, come segno di inclusione, facendo posto affinché entriamo tutti, uscendo verso tutte le sponde esistenziali. In questa società così piena di posti chiusi, di tante riserve di potere, di luoghi esclusivi ed escludenti, vogliamo preparare per il Signore una “sala grande” come questa piazza, grande come la nostra città, grande come la nostra patria e come il mondo intero, dove ci sia posto per tutti. Infatti i banchetti del Signore sono così. La festa in cui la sala, dapprima disprezzata da molli invitati, poi si riempie di invitati umili che vogliono partecipare con gioia all’azione di grazia del Signore.
[…] Gli domandiamo:
Dove vuoi, Signore, che oggi ti prepariamo la tua Eucaristia?
Dove vuoi che camminiamo in atteggiamento di adorazione e di servizio?
Dove vuoi che ti apriamo la porta in modo che tu ci spezzi il Pane?
Quali persone vuoi che seguiamo, portatrici di acqua viva, maestri della verità?
Chi vuoi che usciamo a invitare - poveri e malati, giusti e peccatori ai crocevia delle strade?

14,16.25 I cammini di Pasqua [2]

Il cammino per preparare la Pasqua
La strada che porta all’Eucaristia è iniziata quel giorno con una domanda: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?” (Mt 26,17). I discepoli interpellano il Signore e Lui li manda in città a seguire l’uomo con una brocca d’acqua che incontreranno come per caso. È una strada che pare incerta ma, tuttavia, è sicura. Gesù li manda a seguire uno sconosciuto tra la moltitudine della grande città... ma ha previsto e pianificato tutto. Il Maestro conosce ogni dettaglio della stanza al piano superiore della casa dove sta per donarsi come Pane di vita per il mondo.
Essi partirono, obbedienti nella fede. Forse si scambiarono qualche sguardo complice, all’inizio di quella specie di caccia al tesoro a cui il Signore li mandava. Il Vangelo ci conferma che “trovarono come aveva detto loro” (Mc 14,16; Lc 22,13). Era tipico del Signore far percorrere al suo inviato una strada incerta, ma già prevista da Lui, in modo che alla fine l’atto di obbedienza del discepolo potesse fondersi con la sapienza del Maestro. L’ha fatto con Pietro, quando lo mandò a pescare un pesce e a tirare fuori dal suo ventre la moneta per pagare il tributo. L’ha fatto con i discepoli quando ordinò loro di gettare la rete a destra oppure di contare quanti pani e pesci avevano a disposizione: “Diceva così per metterli alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere” ci dice Giovanni (cfr. Gv 6,6).
Come abbiamo ricordato nella notte di Pasqua, dal giorno in cui Abramo intraprese il suo cammino di fede “senza sapere dove andava”, nel percorso dell’umanità è successo qualcosa di nuovo. Egli obbedì e fu giustificato. Anche a noi succede lo stesso quando camminiamo seguendo le sue istruzioni, come hanno fatto i discepoli, quando ci lasciamo “condurre spiritualmente” dal Signore: quelle strade ci portano all’Eucaristia, al pane dell’incontro, della verità e della vita.

Il nostro cammino
Dopo aver dato loro l’Eucaristia, il Signore parla agli apostoli di un nuovo cammino, un cammino che si trova in continuità con il precedente, ma è di ampio respiro, perché punta verso il cielo. È la strada verso il banchetto celeste che avrà luogo nella casa del Padre, il banchetto in cui Gesù stesso ci farà sedere a tavola e ci servirà. E per chiarire che ci siamo incamminati sulla via del Regno, il Signore usa un’immagine: dice che non berrà “mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio” (Mc 14,25). Ha inizio così un’era intermedia, il tempo della Chiesa pellegrina verso il cielo, dove l’ha preceduta il suo Buon pastore. È un cammino di speranza, cammino verso ciò che non vediamo, ma di cui abbiamo le primizie nell’Eucaristia. Facendo la comunione ci sentiamo sicuri che il Signore è là e ci sta aspettando.

È sempre il cammino del pane
Due strade, dunque, e in entrambe il pane è protagonista. Il cammino quotidiano, tra le cose di tutti i giorni, in mezzo alla città, che termina nell’Eucaristia fraterna, nella messa. E il cammino lungo di tutta la vita, dell’intera storia: anch’esso finirà nella comunione con il Signore, nel banchetto del cielo, nella casa del Padre. L’Eucaristia è il sostegno e la ricompensa di entrambi.
L’Eucaristia quotidiana è il Pane di vita che ristora le forze e dona la pace al cuore. Il pane dell’unico Sacrificio, il pane dell’incontro. Ma allo stesso tempo è pane della speranza, il pane spezzato che apre gli occhi pieni di stupore al Risorto che ci ha accompagnati in incognito per tutto il giorno, per tutta la vita. È pane che accende il fervore del cuore e fa uscire di corsa verso la missione nella comunità grande; è pane-àncora che ci strattona il cuore verso il cielo, e risveglia nei figli prodighi la fame del Dio più grande, il desiderio della casa paterna.[…]

…assaporando il pane della speranza grande, di un banchetto finale
La difficoltà della strada lunga, quella che ci conduce al Regno definitivo, può essere lo sconforto, quando la promessa si offusca nella quotidianità della vita. Quando si raffredda il fervore della speranza, la brace che riscalda di carità i nostri gesti quotidiani. Senza di essa possiamo, sì, continuare a camminare, tuttavia man mano diventiamo freddi, indifferenti, autocentrati, distanti, esclusori.
Lungo la strada ci rafforzerà assaporare il pane della speranza grande, la speranza di un banchetto finale, di un incontro con un Padre che ci aspetta a braccia aperte, ci trasforma il cuore e lo sguardo e riempie la nostra vita di un nuovo significato. Quando Paolo ci dice che dobbiamo pregare in ogni momento, ci sta parlando di questa preghiera: di gustare in ogni momento il pane della speranza. Può assalirci la tentazione contraria, ovvero di masticare l’uva aspra e le amarezze della vita, anziché il Pane di Dio, quel pane che Maria “masticava” nel suo cuore, guardando suo Figlio e guardando la storia di salvezza con il sapore della speranza.

14,22 “Prendete, questo è il mio corpo” [3]

Parole che indicano la presenza del Signore
Il Vangelo presenta il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia, compiuta da Gesù durante l’Ultima Cena, nel cenacolo di Gerusalemme. La vigilia della sua morte redentrice sulla croce, egli ha realizzato ciò che aveva predetto: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,51.56). Gesù prende tra le mani il pane e dice “Prendete, questo è il mio corpo” (Mc 14,22). Con questo gesto e con queste parole, egli assegna al pane una funzione che non è più quella di semplice nutrimento fisico, ma quella di rendere presente la sua Persona in mezzo alla comunità dei credenti.

Punto di arrivo di tutta la vita di Cristo
L’Ultima Cena rappresenta il punto di arrivo di tutta la vita di Cristo. Non è soltanto anticipazione del suo sacrificio che si compirà sulla croce, ma anche sintesi di un’esistenza offerta per la salvezza dell’intera umanità. Pertanto, non basta affermare che nell’Eucaristia è presente Gesù, ma occorre vedere in essa la presenza di una vita donata e prendervi parte. Quando prendiamo e mangiamo quel Pane, noi veniamo associati alla vita di Gesù, entriamo in comunione con Lui, ci impegniamo a realizzare la comunione tra di noi, a trasformare la nostra vita in dono, soprattutto ai più poveri.

Punto di riferimento di tutta la nostra vita
Ci spinge ad accoglierne l’intimo invito alla conversione e al servizio, all’amore e al perdono. Ci stimola a diventare, con la vita, imitatori di ciò che celebriamo nella liturgia. Il Cristo, che ci nutre sotto le specie consacrate del pane e del vino, è lo stesso che ci viene incontro negli avvenimenti quotidiani; è nel povero che tende la mano, è nel sofferente che implora aiuto, è nel fratello che domanda la nostra disponibilità e aspetta la nostra accoglienza. È nel bambino che non sa niente di Gesù, della salvezza, che non ha la fede. È in ogni essere umano, anche il più piccolo e indifeso.
L’Eucaristia, sorgente di amore per la vita della Chiesa, è scuola di carità e di solidarietà. Chi si nutre del Pane di Cristo non può restare indifferente dinanzi a quanti non hanno pane quotidiano.

14,23 “Rese grazie”: la lode più grande [4]

La lode più grande che possiamo rivolgere al Padre è l’offerta della passione del suo Figlio. La nostra carne, peccatrice ed esiliata, offre le piaghe della carne del Verbo. Per questo motivo la lode assume la forma di una benedizione: eulogia significa “benedizione”, mentre eucaristia vuol dire “rendere grazie” (Mc 6, 41; 14, 23). La benedizione esprime la riconoscenza, la gratitudine. Nasce dall’avvertimento di un dono ricevuto da Dio e si conclude con il riconoscimento della fraternità di tutti i credenti. Pronunciare parole di benedizione vuol dire rinunciare a considerarsi proprietari dei beni che ci circondano. Il vero proprietario è Dio: “Ti rendo lode, Padre” (Mt 11, 25-26; Lc 10, 21). Gesù era scacciato dai sapienti che si ritenevano proprietari del mondo, ma gli umili gli andavano incontro. Egli stesso attribuisce al Padre il potere, lodandolo (per esempio quando risuscita Lazzaro, Gv 11, 41). La preghiera di lode nasce solamente da coloro che sanno vedere, nella propria storia, la presenza di Dio che compie meraviglie.

NOTE
[1] Omelia, Corpus Domini, Buenos Aires, 9 giugno 2012, in Facciamo posto affinché entriamo tutti, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro SJ., Rizzoli, Milano 2016, 921-923; Dove vuoi, Signore, che prepariamo oggi la tua eucaristia, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Agli educatori. Il pane della speranza. Non stancarti di seminare, LEV, Città del Vaticano 2014,71-75; Gesù Pane di Vita, M. BERGOGLIO, Vita, (= Le parole di papa Francesco, 13), Corriere della Sera, Milano 2015,78-88; J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Riflessioni di un pastore. Misericordia, Missione, testimonianza, vita, LEV, Città del Vaticano 2013, 539-543.
[2] Omelia, Corpus Domini Buenos Aires 2006, in Il Signore cammina al nostro fianco, J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.J., Rizzoli, Milano 2016,461-464; J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 326-330.
[3] Angelus, 7 giugno 2015.
[4] Il mistero dell’avvicinamento a Dio, in M. BERGOGLIO . PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 222-229; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica pensati alla luce della speranza, Oscar Mondadori - LEV, 25-231.