La Trinità: mistero

non problema!

Santissima Trinità - Anno B

a cura di Franco Galeone * 

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1. Arrivati in cima, ci guardiamo tutt’intorno, rivediamo il cammino percorso, per contemplare non i particolari del viaggio ma l’insieme del panorama. È questo che dobbiamo fare con la festa della Trinità. A conclusione del periodo natalizio e pasquale, sforzarci di capire che Dio è il protagonista della storia, non un Dio astratto, ma un Dio-famiglia, una comunità di amore: Padre, Figlio, Spirito. Prendere coscienza che non siamo soli, che Dio è con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo. Dio si è impegnato con noi, perciò chiede fiducia e fedeltà.

 

2. Non siamo solo noi a credere in Dio, ma siamo solo noi credere in un solo Dio Padre, Figlio, Spirito. Chiamiamo questa verità con un nome astratto, per niente biblico, inadeguato e d’ispirazione filosofica: Trinità. Questa verità è rifiutata dagli ebrei che due volte al giorno pregano: Il Signore è uno solo (Dt 6,4-5), e dai musulmani per i quali solo Allah è grande e Maometto è il suo profeta. Gli ebrei scoprono il mistero di Dio attraverso gli avvenimenti della loro storia di salvezza, meditata e raccontata per secoli al popolo, prima di essere scritta secoli dopo nella Bibbia. I musulmani hanno il Corano, dal quale ricavano i 99 nomi di Allàh: il centesimo rimane indicibile, perché l’uomo non può comprendere tutto di Dio. Per noi cristiani, il libro che ci apre una spiraglio sul mistero della Trinità è Gesù, il libro aperto a colpi di lancia sulla croce.

La Trinità: un mistero, non un problema …

3. In infiniti modi, la mente umana ha cercato, se non di spiegare, almeno di intuire qualcosa di questo mistero trinitario. Sempre l’uomo si è trovato davanti l’abisso, il mistero, ed è stato necessario il silenzio, la preghiera, l’adorazione. Il problema è qualcosa che non conosciamo, ma che con l’affinamento della ragione, con lo sviluppo della scienza potremo alla fine conoscere. Il mistero invece è qualcosa che mai comprenderemo, perché lui comprende noi, e ci obbliga a fare un salto, il salto della fede. Ignoramus et ignorabimus! Non è qualcosa di assurdo, ma una verità superiore, accecante come il sole, che pur nella sua lucentezza non possiamo vedere se non grazie ad uno schermo oscuro.

4. Il mistero della Trinità ci fa toccare con mano la nostra povertà epistemologica, la fragilità di ogni filosofia e teologia! Dio non si trova alla conclusione di un sillogismo o nelle cinque vie tomiste. Il dio dei filosofi non è il Dio di Gesù Cristo. A nessuno interessa un dio motore immobile, atto puro, pensiero del pensiero, causa finale, architetto dell’universo … Abbiamo bisogno di un Dio che possiamo chiamare Padre! Le prove a priori o a posteriori non hanno mai convinto nessun incredulo. Questo mistero può essere nascosto ai sapienti e rivelato ai semplici. La più bella definizione di Dio l’ho ascoltata da un bambino: Cosa è la Trinità? È una famiglia unita! Non lasciamoci invischiare nelle trappole della logica umana. Trinità non significa 1+1+1=3, ma 1x1x1=1. Ogni vero amore è unità, pur nella diversità. Noi non siamo politeisti! Noi veniamo dagli ebrei, e per loro, come per noi, il monoteismo è un dogma di fede centrale.

La Trinità è una famiglia unita!

5. La Trinità non è un tema per sofisticate esercitazioni teologiche; non è una riedizione purificata del politeismo; non è una festa astratta per intelletti metafisici, con lancio finale di scomuniche. Abbiamo trasformato nei secoli precedenti questa festa della Famiglia unita in uno scandalo della divisione. Dio ne è costernato! Trinità è la carta d’identità di Dio, il suo stato di famiglia!

6. Per anni, la Trinità ha suscitato in me un senso di timore; mi spaventava quel vecchio centenario, quel triangolo, quell’occhio scrutatore! Diventato adulto, ho abbandonato quei simboli. Tutto cambia quando si parla di Trinità come Famiglia: il Padre, il Figlio, lo Spirito si amano davvero. È la vita più bella, una vita davvero divina! Anche nella nostra famiglia, nella nostra vita di ogni giorno: i rapporti umani non sono altro che un riflesso, più o meno felice, della Famiglia trinitaria. È così che la Trinità è entrata nella nostra vita relazionale. Ci insegna ad accettare, amare, donare all’altro, senza nulla chiedere. Amare chi ci sta accanto, ma anche chi incontriamo per caso, per entrare nel flusso d’amore del Padre, del Figlio, dello Spirito. La Trinità, una famiglia, dove ogni Persona dona tutta se stessa all’altra. Un progetto di vita, per tutti!

Dio: un bambino, un crocifisso, un pane

7. Si può parlare di Dio, ma è preferibile parlare a Dio, meglio ancora, ascoltare Dio. La nube do-mina la storia, e oggi la nube si allarga. Non c’è da meravigliarsi se i simboli antichi crollano con tutti i loro linguaggi e le loro liturgie. La nube si allarga, il mistero della trascendenza ci avvolge. Cosa dobbiamo fare? Non esercitarci in presuntuose logomachie, ma crescere nella fede, nell’adorazione, nel silenzio. Ogni vero credente è sempre in crisi per il divario fra uomo e Dio. Dobbiamo amare questo divario; esso non è necessariamente mancanza di fede; può essere un appello ad una fede più radicale, sulla misura di Abramo, di Giobbe, di Cristo. Gli uomini si sono sempre tanto sbagliati parlando di Dio, che è venuto Lui stesso sulla terra, ha spezzato ogni vitello d’oro, ha detto parole tanto rivoluzionarie che gli sono costate la vita. Ogni profeta vero ha i giorni contati. Come è vera la parola di Giovanni: Dio nessuno lo ha mai conosciuto. Istintivamente, gli uomini immaginano un Dio simile alle loro ambizioni di potenza, di ricchezza, di successo. Dio diventa così l’ottativo del cuore umano. Ma quell’Uomo in croce testimonia che Dio non può nulla, che l’uomo ha il terribile potere della libertà, che Dio propone la salvezza, e l’uomo ne dispone, spesso rovinando l’amore. Ma proprio di un Dio-amore-crocifisso, proprio di un Dio-fatto-bambino, proprio di un Dio-diventato-pane noi abbiamo bisogno. Cosa è un crocifisso? Un bambino? Un pane? Forse nulla, ma per chi crede, per chi cerca, è la possibilità di salvarsi.

Credo in Dio padre onnipotente

8. Si discute sull’origine di questo testo e sul significato di Matteo 28,16-20. L’opinione più autorevole sostiene che Gesù non ha fatto una dichiarazione sul mistero della Santissima Trinità. Il contenuto di questo mistero, così come è stato definito nei concili del secolo IV (Nicea e Costantinopoli), non c’è nel Nuovo Testamento. Non vi si dice che esistono tre persone divine, unite in un solo Dio. Nel Nuovo Testamento si afferma la fede in Dio come Padre, in Gesù come Figlio e nello Spirito Santo. Cioè, si dice che il Dio nel quale crediamo è prima di tutto Padre che non si impone per il suo potere, ma per la sua bontà. Questo Padre si è fatto conoscere in un essere umano, Gesù, che viene denominato il Figlio. Così il Figlio, Gesù, rivela un Padre profondamente umano e vicino a tutti gli esseri umani. Infine questo Dio nel mondo e nella storia agisce per mezzo della forza dello Spirito, dell’Amore. Perciò nella storia e nella vita gli uomini di spirito ci segnano l’orientamento ed i percorsi che dobbiamo seguire per essere fedeli al Padre di Gesù nello Spirito.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano