L'invasione pacifica

della Grazia!

Domenica di Pentecoste - Anno B

a cura di Franco Galeone *

pentecosteRID

Lo Spirito: il Dio ignoto?

1. Pentecoste: 50 giorni dalla Pasqua. Festeggiamo la discesa dello Spirito sugli apostoli nel cenacolo e il compleanno della chiesa, come ci ricorda anche un bell’inno del poeta Manzoni, forse il suo più bello. Se ci è facile parlare di Dio-Figlio, ci è difficile parlare di Dio-Padre, e ci è difficilissimo parlare di Dio-Spirito, perché lui è spirito, santità, amore, e noi siamo materia, peccato, egoismo. Anche per noi valgono le domande di Atti 19,2: Avete sentito parlare dello Spirito? Quale battesimo avete ricevuto? Quello di acqua o di Spirito? Per molti cristiani, lo Spirito è quel Dio ignoto, la cui statua Paolo trovò nell’Areòpago di Atene (Atti 17,23). Proviamo a parlarne, con molto pudore. Non si parla dello Spirito come di una inutile chiacchiera, ma allo Spirito come ad una persona viva. Soprattutto si prega, si adora, si tace!

 

A Pentecoste, niente pessimismo

2. Oggi nessuno ha il diritto di essere pessimista; oggi nessuno deve esitare a rallegrarsi; oggi non siamo cristiani se non sappiamo gridare di gioia. È possibile che Dio ci sia così vicino e che noi lo annunciamo senza entusiasmo? Oggi Dio incarica noi, proprio noi, di annunciarlo; ci manda fuori dal Cenacolo, con una grande notizia: Non siamo più orfani! Basta che riflettiamo un momento, e subito lo Spirito in noi ci fa gridare: Abba, Padre, io ti amo! E il Padre ci risponde: Tu sei mio figlio, mia figlia, in cui trovo la mia delizia. Impariamo almeno oggi a riconoscere questo Spirito creatore, che volteggiava sulle acque:
▪ la terra era senza forme e senza vita; lo Spirito ha fatto sorgere mille vestigia, mille immagini, mille somiglianze con Dio. Dio era sconosciuto, invisibile, e lo Spirito lo ha manifestato nella creazione di tutti questi esseri pieni di significato. Lo Spirito, soffiando sull’argilla, ha creato l’uomo e ha popolato questa nostra terra di persone care, di volti amici. Sì, tutto è teofania;
▪ è ancora lo Spirito che ha parlato per mezzo dei profeti, poveri uomini presi di mezzo agli uomini, labbra impure come Isaia, lingue balbettanti come Geremia, cuori pessimisti come Giobbe, cocciuti nel sottrarsi alle missioni di Dio come Giona … ma basta che il suo carbone ardente tocchi perché le loro labbra perché ardano;
▪ e poi, la più bella opera dello Spirito, l’Incarnazione. Et incarnatus est de Spiritu Sancto. Stavolta non si tratta di un uomo ribelle ma di una ragazza di 16 anni. Ha detto: Sì, e Maria ha veramente portato in sé la Parola di Dio. Con Maria, il segnale è dato, lo Spirito comincia il suo segreto lavoro d’amore: Elisabetta la sterile partorisce, Zaccaria l’incredulo profetizza, il vecchio Simeone non teme più la morte, i pastori parlano con gli angeli, i magi dall’oriente portano doni al Cristo …
▪ e infine, Gesù: finalmente un uomo ama il Padre, cura la sua gloria; finalmente un uomo compie il bene, ripara il male, porta buone notizie. Gesù ha una tale fiducia nello Spirito che, pur volendo fondare il più vasto e duraturo regno del mondo, si lascia uccidere, tanta è la sua fiducia in quello che farà e potrà lo Spirito;
▪ e oggi? Lo Spirito è sempre in movimento con le su ispirazioni, per esempio, in quel ragazzo cresimato ieri e che già si propone di diventare sacerdote; in quel giovane che a venti anni riesce a morire rassegnato; in quella madre al capezzale del suo piccino morente, che ringrazia Dio per averglielo dato almeno per alcune ore; in quella suora che sente la rinunzia quando vede una donna con il suo bambino, ma che si è consacrata tuttavia con gioia al suo sposo, Cristo; in quel povero peccatore che si getta vinto in un confessionale, e a cui lo Spirito non dà pace finché non avrà cacciato tutti i suoi peccati. Quando sentiamo la voglia di pregare o di sorridere, la nostalgia di pulito o di perdono, il desiderio del bene e della generosità … è Lui, è lo Spirito, che ci tira dalla palude verminosa verso le altezze della grazia. I motivi di scoraggiamento non mancano; il rosario delle tragedie è infinito; le litanie del male non si contano. Si tratta di essere né ottimisti né pessimisti: l’ottimista è uno stupido che è felice; il pessimista è uno stupido che è infelice. Dobbiamo imparare a diventare realisti, cioè persone di fede.

Lo Spirito è libero!

3. Per comprendere qualcosa dello Spirito, sarà bene accostare le due letture: la prima è tratta da Genesi, e racconta la costruzione della Torre di Babele; la seconda invece racconta come persone diverse, pur parlando lingue diverse, riescono a comunicare. Quindi abbiamo due posizioni estreme: da un lato il peccato di orgoglio, l’istinto di potere simboleggiato nella costruzione della Torre, la confusione tra le genti, come suggerisce la stessa parola Babele (Bilbùl); dall’altro la realizzazione di una unità nonostante le diversità. I progetti di unità, che abbiamo ereditato, si stanno sfilacciando. L’umanità nei decenni passati sembrava una piramide, e in questa piramide sembrava che a noi cristiani toccasse il vertice, cioè il compito di guidare l’umanità, anche con la forza. Ma la coazione non raccoglie consenso, e da qui la riedizione della confusione babelica. Questa stato di confusione è destinato ad aumentare, siamo appena agli inizi di questa liquidazione delle presunzioni storiche; abbiamo appena cominciato a liberare lo Spirito dalla prigione presuntuosa delle nostre teologie, dei nostri diritti canonici, delle nostre liturgie. Nessuno di noi gestisce i destini del mondo: non ci sono popoli eletti. Se parliamo di popolo di Dio, esso è l’umanità e i cristiani sono gli amici del genere umano (Origene).

4. Quante presunzioni, razzismi, barriere, discriminazioni, orgogli … abbiamo accumulato! Lo Spirito viene come uragano e abbatte ogni discriminazione. Lo Spirito fece crollare la religione ebraica con le sue leggi, e aprì la via della salvezza a tutti i popoli; ma noi abbiamo eretto nuovi templi, nuove leggi, nuove sinagoghe, e lo Spirito di nuovo deve soffiare per restituirci la libertà dei figli di Dio. Non dobbiamo legare lo Spirito ad un partito, ad una cultura, ad una chiesa, anzi, dobbiamo ricordare che lo Spirito scavalca i nostri recinti, parla con la bocca dei lontani, solleva profeti che non hanno il nostro colore, che anzi puntano il dito contro di noi, diventati forse gli archivisti dello Spirito!
Buona vita! 

* Gruppo biblico ebraico-cristiano