Rimanete

nel mio amore

Domenica VI di Pasqua B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

heartforgod2

15,9-11 Meno parole, più fatti [1]

Rimanere nell’amore
Il Signore ci chiede di rimanere nel suo amore, cioè rimanere nell’amore che lui ha (Gv 15,9-11). Qual è quell’amore?. È l’amore del Padre e Gesù stesso ci assicura: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi». È, dunque, la pienezza dell’amore: rimanere nell’amore di Gesù.

Come discernere il vero amore?
Questa realtà del vero amore bisogna capirla bene. Dunque, come è l’amore di Gesù? Come so che io che sento il vero amore?. Due criteri ci aiuteranno a distinguere il vero dal non vero amore. Il primo criterio è che l’amore si deve porre più nei fatti che nelle parole. E il secondo criterio consiste nel fatto che è proprio dell’amore comunicare: l’amore si comunica. Solo con questi due criteri possiamo trovare il vero amore di Gesù nei fatti, ma nei fatti concreti.

 

L’amore è nei fatti, non nella parole
La concretezza è dunque fondamentale: Noi possiamo guardare una telenovela, un amore di telenovela: è una fantasia. Sì, sono storie, ma non ci coinvolgono. Ci fanno battere un po’ il cuore, ma niente di più. Da parte sua, invece, Gesù ammoniva i suoi: «Non quelli che dicono: “Signore! Signore!” entreranno nel regno dei cieli, ma quelli che hanno fatto la volontà del Padre mio, che hanno osservato i miei comandamenti. Se osservate i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore».
Queste parole ci riportano alla concretezza dell’amore di Gesù. Esso è concreto, è nei fatti, non nelle parole. E così quando quel giovane dottore della legge è venuto da Gesù e gli ha chiesto: “Dimmi, Signore, qual è il più grande comandamento della legge?”, Gesù ha detto la legge com’era: “Amerai il tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima e il prossimo come te stesso”. A quel punto, quel giovane si è sentito un po’ imbarazzato e non sapeva come uscire da quella piccola vergogna. E per uscire ha fatto la domanda: chi è il prossimo? Per spiegarglielo Gesù ha raccontato la parabola del buon samaritano. E alla fine ha proposto a quel giovane: «Va’ e fai lo stesso».

… a volte è anche doloroso
Con questa esortazione Gesù mostra che il vero amore è concreto, è nelle opere, è un amore costante; non è un semplice entusiasmo. Ma tante volte è anche un amore doloroso: pensiamo all’amore di Gesù portando la croce. In ogni caso, le opere dell’amore sono quelle che Gesù ci insegna nel brano del capitolo 25 di san Matteo. Le parole sono chiare e concrete, come a dire: «chi ama fa questo». È un po’ il protocollo del giudizio: ero affamato, mi hai dato da mangiare, eccetera....

15,9-11 Il lavoro di Gesù [2]

Il lavoro di Dio con noi
«O Dio, che per la tua grazia da peccatori ci fai giusti e da infelici ci rendi beati, custodisci in noi il tuo dono», cioè lo Spirito Santo. In questa preghiera fatta all’inizio abbiamo ricordato al Signore qual è stato il suo lavoro con noi: “Da peccatori ci fai giusti e da infelici ci rendi beati”. Sì, è proprio questo il lavoro che ha fatto Gesù e noi oggi lo ricordiamo con gratitudine. Ma, in più, gli chiediamo anche di custodire il suo dono, il regalo che ci ha dato: lo Spirito Santo. Tanto che non diciamo “custodisci noi”, ma “custodisci il tuo dono”.

Tre parole chiave
È una questione importante perché Gesù, nel discorso di congedo, negli ultimi giorni prima di andarsene in cielo, ha parlato di tante cose, ma sempre intorno allo stesso punto, rappresentato da tre parole chiave: pace, amore e gioia.

1. Pace
Sulla prima abbiamo riflettuto già nella messa dell’altro ieri, convenendo che il Signore non ci dà una pace come la dà il mondo, ci dà un’altra pace: una pace per sempre!

2. Amore
Riguardo alla seconda parola chiave, amore, aveva detto tante volte che il comandamento è amare Dio e amare il prossimo. E ne aveva parlato anche in diverse occasioni quando insegnava “come si ama Dio”, senza gli idoli. E anche “come si ama il prossimo”. In sostanza Gesù racchiude tutto questo discorso nel “protocollo” al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, sul quale noi tutti saremo giudicati. Lì il Signore spiega come si ama il prossimo.

Rimanere nell’amore
Però nel passo evangelico proposto dalla liturgia di oggi (Gv 15,9-11), Gesù dice una cosa nuova sull’amore: non solo amate, ma “rimanete nel mio amore”. Infatti la vocazione cristiana è rimanere nell’amore di Dio, cioè respirare e vivere di quell’ossigeno, vivere di quell’aria. Dunque dobbiamo “rimanere nell’amore di Dio”. E con questa affermazione il Signore chiude la profondità del suo discorso sull’amore. E va avanti.
Ma com’è questo amore di Dio? Ecco le parole di Gesù: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi». Perciò, è un amore che viene dal Padre. E il rapporto di amore tra Lui e il Padre diventa rapporto di amore fra Lui e noi. Così, a noi chiede di rimanere in questo amore che viene dal Padre. Poi l’apostolo Giovanni andrà avanti e ci dirà anche come dobbiamo dare questo amore agli altri, ma la prima cosa è “rimanere nell’amore”. E questa è, dunque, anche la seconda parola che ci lascia Gesù.

Come rimanere nell’amore
E come si rimane nell’amore? «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore». Ecco: “custodire i comandamenti” è il segno che noi rimaniamo nell’amore di Gesù. È una cosa bella questa: io seguo i comandamenti nella mia vita!. Bella a tal punto che quando non rimaniamo nell’amore sono i comandamenti che vengono, da soli, dall’amore». E l’amore ci porta a compiere i comandamenti, così naturalmente perché la radice dell’amore fiorisce nei comandamenti e i comandamenti sono il filo conduttore che lega, in questo amore che viene, la catena che unisce il Padre, Gesù e noi.

3. Gioia
La terza parola è “gioia”: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». La gioia è il segno del cristiano: un cristiano senza gioia o non è cristiano o è ammalato, la sua salute cristiana «non va bene». E, ha aggiunto, «una volta ho detto che ci sono cristiani con la faccia da peperoncino in aceto: sempre con la faccia rossa e anche l’anima è così. E questo è brutto!. Questi non sono cristiani!, perché un cristiano senza gioia non è cristiano.
Per il cristiano, infatti, la gioia è presente anche nel dolore, nelle tribolazioni, pure nelle persecuzioni. Guardiamo alle martiri dei primi secoli - come le sante Felicita, Perpetua e Agnese - che andavano al martirio come se andassero alle nozze. Ecco, allora, la grande gioia cristiana che è anche quella che custodisce la pace e custodisce l’amore.

Comprendere il vero significato di queste parole
Tre parole chiave, dunque: pace, amore e gioia. Bisogna, però, comprenderne fino in fondo il vero significato. Non vengono infatti dal mondo ma dal Padre. Del resto è lo Spirito Santo che fa questa pace; che fa questo amore che viene dal Padre; che fa l’amore tra il Padre e il Figlio e che poi viene a noi; che ci dà la gioia. Sì, è lo Spirito Santo, sempre lo stesso: il grande dimenticato della nostra vita! Ho voglia di domandare, - ma non lo farò! - quanti pregano lo Spirito Santo. No, non alzate la mano!; la questione è che lo Spirito Santo è veramente il grande dimenticato!. Ma è Lui il dono che ci dà la pace, che ci insegna ad amare e ci riempie di gioia.

15,12-15 Il comandamento nuovo [3]

Il comandamento nuovo…
Il Vangelo di oggi - Giovanni, capitolo 15 - ci riporta nel Cenacolo, dove ascoltiamo il comandamento nuovo di Gesù. Dice così: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (v. 12). E, pensando al sacrificio della croce ormai imminente, aggiunge: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando» (vv.13-14). Queste parole, pronunciate durante l’Ultima Cena, riassumono tutto il messaggio di Gesù; anzi, riassumono tutto ciò che Lui ha fatto: Gesù ha dato la vita per i suoi amici. Amici che non lo avevano capito, che nel momento cruciale lo hanno abbandonato, tradito e rinnegato. Questo ci dice che Egli ci ama pur non essendo noi meritevoli del suo amore: così ci ama Gesù!

… è la legge dell’amore…
In questo modo, Gesù ci mostra la strada per seguirlo, la strada dell’amore. Il suo comandamento non è un semplice precetto, che rimane sempre qualcosa di astratto o di esteriore rispetto alla vita. Il comandamento di Cristo è nuovo perché Lui per primo lo ha realizzato, gli ha dato carne, e così la legge dell’amore è scritta una volta per sempre nel cuore dell’uomo (cfr Ger 31,33). E come è scritta? È scritta con il fuoco dello Spirito Santo. E con questo stesso Spirito, che Gesù ci dona, possiamo camminare anche noi su questa strada!
È una strada concreta, una strada che ci porta ad uscire da noi stessi per andare verso gli altri. Gesù ci ha mostrato che l’amore di Dio si attua nell’amore del prossimo. Tutti e due vanno insieme. Le pagine del Vangelo sono piene di questo amore: adulti e bambini, colti e ignoranti, ricchi e poveri, giusti e peccatori hanno avuto accoglienza nel cuore di Cristo.

… redento, liberato dall’egoismo
Dunque, questa Parola del Signore ci chiama ad amarci gli uni gli altri, anche se non sempre ci capiamo, non sempre andiamo d’accordo… ma è proprio lì che si vede l’amore cristiano. Un amore che si manifesta anche se ci sono differenze di opinione o di carattere, ma l’amore è più grande di queste differenze! È questo l’amore che ci ha insegnato Gesù. È un amore nuovo perché rinnovato da Gesù e dal suo Spirito. È un amore redento, liberato dall’egoismo. Un amore che dona al nostro cuore la gioia, come dice Gesù stesso: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (v.11).

… si manifesta nei piccoli gesti
È proprio l’amore di Cristo, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori, a compiere ogni giorno prodigi nella Chiesa e nel mondo. Sono tanti piccoli e grandi gesti che obbediscono al comandamento del Signore: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (cfr Gv 15,12). Gesti piccoli, di tutti i giorni, gesti di vicinanza a un anziano, a un bambino, a un ammalato, a una persona sola e in difficoltà, senza casa, senza lavoro, immigrata, rifugiata… Grazie alla forza di questa Parola di Cristo, ognuno di noi può farsi prossimo verso il fratello e la sorella che incontra. Gesti di vicinanza, di prossimità. In questi gesti si manifesta l’amore che Cristo ci ha insegnato.
Ci aiuti in questo la nostra Madre Santissima, perché nella vita quotidiana di ognuno di noi l’amore di Dio e l’amore del prossimo siano sempre uniti.

15,12 La carità fraterna è la prima legge dei cristiani (AL 306)

In qualunque circostanza, davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis. La carità fraterna è la prima legge dei cristiani (cfr Gv 15,12; Gal 5,14). Non dimentichiamo la promessa delle Scritture: «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati» (1Pt 4,8); «sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti» (Dn 4,24); « l’acqua spegne il fuoco che divampa, l’elemosina espia i peccati » (Sir 3,30). È anche ciò che insegna sant’Agostino: «Come dunque se fossimo in pericolo per un incendio correremmo per prima cosa in cerca dell’acqua, con cui poter spegnere l’incendio, [...] ugualmente, se qualche fiamma di peccato si è sprigionata dal fieno delle nostre passioni e perciò siamo scossi, rallegriamoci dell’opportunità che ci viene data di fare un’opera di vera misericordia, come se ci fosse offerta la fontana da cui prender l’acqua per spegnere l’incendio che si era acceso».

Amando si annuncia Dio-Amore [5]

Il comandamento di cui parla San Paolo (1Tm 6,14) ci fa pensare anche al comandamento nuovo di Gesù: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). È amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perché il Signore non è un’idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia. Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell’oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio.


NOTE
[1]Meditazione, 7 maggio 2015.
[2]Meditazione, 22 maggio 2014.
[3]Angelus, 10 maggio 2015.
[4]De catechizandisrudibus, I, 14, 22: PL 40, 327; cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 193: AAS 105 (2013), 1101.
[5]Omelia, giubileo dei Catechisti, 25 settembre 2016.