Che la vostra gioia

sia piena!

Domenica VI di Pasqua B

a cura di Franco Galeone * 

amatevi-gli-uni-gli-altri

1) Tema centrale delle letture di questa domenica è l’amore universale di Dio Padre. Molti cattolici considerano il mondo come una vasta estensione in cui mandare i missionari a diffondere la verità del Vangelo. Da questo mondo, avvolto nelle tenebre del peccato e della morte, emerge ai loro occhi, bianca e luminosa, la chiesa, alla quale tutti devono guardare, se vogliono salvarsi, perché nulla salus extra ecclesiam. Il segno dell’amore di Dio nel mondo sarebbe la chiesa e solo la chiesa. Questa concezione teologica provoca nei credenti forme di narcisismo collettivo, di superbia storica, di rifiuto dello spirito eucaristico (intollerante fanatismo, guerre sante, inquisizione…). La delusione è dietro l’angolo! Esiste un altro modo di concepire la salvezza del mondo, più evangelico: Dio ama il mondo intero e illumina ogni uomo (Gv 1,9): nessun potere, nessuna istituzione, nessuna sapienza può prevedere o monopolizzare Dio. Il cristianesimo non aggiunge nulla alla realtà dell’amore. Quando si va verso gli increduli (=diversamente credenti), Dio è con loro da tempo; è il grande missionario e ci ha preceduti: Illumina ogni uomo. La chiesa porta agli uomini la rivelazione di quello che oscuramente intuiscono. Il cristianesimo rivela, cioè toglie il velo.

 

Tutte le creature sono pure!
2) Il fatto accadde a Cesarea, la bella capitale fondata da Erode il grande. In questa città risiedeva il procuratore romano con una guarnigione al comando del centurione Cornelio: un uomo onesto, rispettoso, generoso… ma tutto questo non bastava per gli ebrei: non era circonciso, non era ebreo, e perciò era considerato impuro, nessuno ebreo gli si avvicinava, e tra questi anche Pietro. Pietro era un tradizionalista, orgoglioso della sua elezione (Dt 7,6), evitava ogni contatto con gli stranieri… ma gli anni trascorsi insieme a Gesù l’avevano messo in crisi, le sue certezze vacillavano: le discriminazioni erano volute da Dio o dagli uomini? Decidere è sempre recidere; doveva scegliere, esitava, non era un tipo trasgressivo, ma alla fine ci credette e con altri sei discepoli andò a Cesarea e qui cominciò a comprendere la parola di Gesù: non esistono due categorie di persone, quelle impure e quelle pure. Per Dio tutte le persone sono pure, perché sue creature e suoi figli. Pietro non era responsabile della sua chiusura mentale, era solo vittima dell’educazione religiosa del tempo: la tradizione lo aveva reso un uomo chiuso e nello stesso tempo sicuro! Dio gli sconvolge i suoi pregiudizi e gli mostra che Dio è sovranamente libero!

Il cristiano è un “salvato” che diventa “salvatore”
3) Il cristiano non uno che, novello Tantalo, porta sulle sue spalle il destino del mondo. È Dio che ama e salva! Accettare questa verità che la Scrittura oggi ci propone non è facile, perché in noi agisce una volontà di dominio, una sete di potere, un inconscio narcisismo, per cui anche le parole del vangelo finiscono per legittimare la nostra superbia religiosa. Riscoprire il vangelo significa ritrovare la strada del regno di Dio, dentro cui la chiesa deve collocarsi e giudicarsi, senza giudicare il mondo, perché non è essa la luce del mondo ma Gesù, che illumina ogni uomo. L’amore di Dio è discensivo, va verso gli ultimi; è un amore che precipita verso le bassezze; non è un amore che dà appuntamento in alto, ai bravi, ai mistici, ai contemplativi; l’amore di Dio riempie la terra con la sua alluvione misteriosa, discende in basso, come l’acqua che cerca il fondo dove fermarsi. È agàpe e non eros. Un cristiano non deve fare altro che immergersi in quest’acqua di salvezza. Un cattolico fanatico guarda il mondo come un salvatore assetato di salvare gli altri, ma con la sicurezza di portare la verità, di distribuire la salvezza; è affetto da libido dominandi; da qui nascono quelle ricerche di appoggio economico, quel bisogno di potere, quel furore della verità dogmatica. Chi ama invece guarda tutte le creature con profonda simpatia, non distingue gli uomini in massa damnationis e in massa salvationis. A volte ci sarà capitato di ascoltare la voce di Dio in persone lontane, scomunicate, fuori da ogni chiesa. Dio non segue le nostre filosofie e le nostre teologie.

Le belle notizie del vangelo
4) Il vangelo di oggi ci consegna una serie di belle notizie. Ce ne rendiamo conto? Purtroppo siamo abitudinari, trituriamo nel frullatore delle banalità le rivelazioni più sconvolgenti. Anche qui, in chiesa, se non facessimo le belle statuine, dovremmo dirci l’un l’altro: Ma abbiamo capito bene? Cose dell’altro mondo, che invece devono diventare cose di questo mondo. Cose da non credere, che invece sono le uniche da credere e da vivere. Sono queste le belle notizie che, ascoltate e realizzate, ci fanno uscire dalle strettoie di un cristianesimo tremebondo e brontolone, in alto, verso una vita serena e con passo di danza. Siamo gli amici e i familiari di Dio! Così scrive I. A. Chiusano in Note di un contemporaneo: Possibile che tu sia così disattento da non esserti accorto che c’è Qualcuno che non smette un attimo di tenerti d’occhio? Da sempre? Da prima che tu nascessi?

L’amore può essere comandato?
5) Gesù dice: Questo è il mio comandamento: che vi amiate. Sembrano parole contraddittorie, perché l’amore non può essere comandato. E allora? Diciamo subito che esistono due tipi di comandi, uno viene dall’esterno, da una volontà diversa dalla mia (eteronomia), uno viene dall’interno, coincide con la mia stessa volontà (autonomia). L’uomo può fare o non fare il bene perché obbligato o perché libero: nel primo caso le leggi lo obbligano, nel secondo caso l’amore lo spinge. Nei primi versetti del vangelo, Gesù presenta il suo comandamento non come una legge ben definita in tutti i suoi dettagli, non come un codice da seguire meticolosamente ma come un orientamento dei vita, che va esplicitato nelle sue implicazioni quotidiane, momento per momento. Il vangelo è come una bussola di vita non come un codice di leggi! Frutto di questa scelta è la gioia piena. Per ben 12 volte, in questo vangelo, risuona il tema dell’amore e per sette volte il termine gioia. È radicata la convinzione che seguire Gesù equivalga a rinunciare a ciò che ci rende felici. Non è vero! Gesù certo mette in guardia dalla gioie facili che non rendono felici. La gioia cristiana è una tristezza superata perché passa attraverso il dolore: Sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia (Gv 16,20). Prendere altre scorciatoie significa allontanarsi dalla Gioia. Gesù, dopo aver parlato dei suoi comandamenti, come se fossero molti, poi dichiara: Questo è il mio comandamento: che vi amiate (Gv 15,12), come se si trattasse di uno soltanto. Lo ha capito molto bene Agostino quando scrisse in una delle sue dieci omelie a commento della I lettera di Giovanni: Ama e fa’ ciò che vuoi. È vero: i comandamenti sono molti ma sono soltanto esplicitazioni di un solo comandamento: l’amore all’uomo. È al bene dell’uomo devono fare riferimento tutte le leggi religiose e civili.

6) In Matteo 25,31, Gesù parla di azioni fatte o non fatte all’uomo, cioè a Gesù, cioè a Dio. Da tutto il brano si comprende che l’elemento determinante della religione non è la fede, ma l’etica. Se ci atteniamo al testo, Gesù non chiederà conto a nessuno della sua fede, delle sue idee religiose, dei suoi dubbi o delle sue oscurità teologiche, delle sue fedeltà o infedeltà alla dottrina della fede. Di più, nessuno dovrà risponde re del proprio agnosticismo o del proprio ateismo. Nessuno dovrà spiegare perché sia stato progressista o conservatore, di destra o di sinistra, ortodosso o eterodosso. Tutto questo, che tanto preoccupa la gente di chiesa, per Dio, non sembra essere il problema decisivo. Nel giudizio finale, l’elemento determinante per la salvezza non è il sacro ma il profano, non il religioso ma il laico. La lista di cose che decideranno la salvezza o la perdizione nel giudizio ultimo riguarda tutte quelle cose che oggi definiremmo problemi umani, troppo umani. Quelle che Gesù indica come decisive sono sei questioni che saranno i grandi temi dell’esame di Dio: il mangiare, il bere, il vestire, la salute, l’accoglienza agli stranieri, la visita ai carcerati (Mt 25,35). Nessuno dei temi presentati da Gesù si riferisce direttamente a tematiche religiose. Ma non è solo questo. Altro elemento considerevole è che, nel giudizio finale, Dio non terrà conto di come ciascuno abbia affrontato i suoi problemi, ma i problemi degli altri. Quello che a Dio importa non è ciò che ciascuno fa per la propria salvezza, ma quello che fa per la felicità delle persone che incontriamo nella vita. L’insegnamento chiave è che, se vogliamo essere coerenti con il fondamento della nostra fede, il progetto cristiano non può essere un progetto di divinizzazione, ma un progetto di umanizzazione, appunto di …
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano