Permettere a Dio

di fare pulizia per divenire

il nuovo tempio

Domenica III del tempo di Quaresima B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Giotto
Giotto, Cacciata dei mercanti dal tempio (1303-1305), Padova, Cappella degli Scrovegni 

Gv 2,13-25 Un gesto profetico [1]

Alla domanda di un segno… 
Il Vangelo di oggi (Gv 2,13-25) ci presenta l’episodio della cacciata dei venditori dal tempio: Gesù «fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi» (v. 15), il denaro, tutto. Tale gesto suscitò forte impressione, nella gente e nei discepoli. Chiaramente apparve come un gesto profetico, tanto che alcuni dei presenti domandarono a Gesù: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» (v. 18), chi sei tu per fare queste cose? Mostraci un segno che tu hai autorità per farle. Cercavano un segno divino, prodigioso che accreditasse Gesù come inviato da Dio. Ed Egli rispose: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (v. 19). Gli replicarono: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?» (v. 20). Non avevano compreso che il Signore si riferiva al tempio vivo del suo corpo, che sarebbe stato distrutto nella morte in croce, ma sarebbe risorto il terzo giorno. Per questo “in tre giorni”. «Quando poi fu risuscitato dai morti – annota l’Evangelista – i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (v. 22).

… Gesù risponde con l’annuncio del nuovo Tempio
In effetti, questo gesto di Gesù e il suo messaggio profetico si capiscono pienamente alla luce della sua Pasqua. Abbiamo qui, secondo l’evangelista Giovanni, il primo annuncio della morte e risurrezione di Cristo: il suo corpo, distrutto sulla croce dalla violenza del peccato, diventerà nella Risurrezione il luogo dell’appuntamento universale tra Dio e gli uomini. E Cristo Risorto è proprio il luogo dell’appuntamento universale - di tutti! - fra Dio e gli uomini. Per questo la sua umanità è il vero tempio, dove Dio si rivela, parla, si fa incontrare; e i veri adoratori, i veri adoratori di Dio non sono i custodi del tempio materiale, i detentori del potere o del sapere religioso, sono coloro che adorano Dio «in spirito e verità» (Gv 4,23).

Costruiamo a Dio un tempio nella nostra vita… 
In questo tempo di Quaresima ci stiamo preparando alla celebrazione della Pasqua, quando rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo. Camminiamo nel mondo come Gesù e facciamo di tutta la nostra esistenza un segno del suo amore per i nostri fratelli, specialmente i più deboli e i più poveri, noi costruiamo a Dio un tempio nella nostra vita. E così lo rendiamo “incontrabile” per tante persone che troviamo sul nostro cammino. Se noi siamo testimoni di questo Cristo vivo, tante gente incontrerà Gesù in noi, nella nostra testimonianza.

… permettendo a Gesù di fare pulizia… 
Ma - ci domandiamo, e ognuno di noi si può domandare –: il Signore si sente veramente a casa nella mia vita? Gli permettiamo di fare “pulizia” nel nostro cuore e di scacciare gli idoli, cioè quegli atteggiamenti di cupidigia, gelosia, mondanità, invidia, odio, quell’abitudine di chiacchierare e “spellare” gli altri? Gli permetto di fare pulizia di tutti i comportamenti contro Dio, contro il prossimo e contro noi stessi, come oggi abbiamo sentito nella prima Lettura? Ognuno può rispondere a sé stesso, in silenzio, nel suo cuore. “Io permetto che Gesù faccia un po’ di pulizia nel mio cuore?”. “Oh, padre, io ho paura che mi bastoni!”. Ma Gesù non bastona mai. Gesù farà pulizia con tenerezza, con misericordia, con amore. La misericordia è il suo modo di fare pulizia. Lasciamo - ognuno di noi - lasciamo che il Signore entri con la sua misericordia - non con la frusta, no, con la sua misericordia - a fare pulizia nei nostri cuori. La frusta di Gesù con noi è la sua misericordia. Apriamogli la porta perché faccia un po’ di pulizia.

… e crescere come tempio vivo 
Ogni Eucaristia che celebriamo con fede ci fa crescere come tempio vivo del Signore, grazie alla comunione con il suo Corpo crocifisso e risorto. Gesù conosce quello che c’è in ognuno di noi, e conosce pure il nostro più ardente desiderio: quello di essere abitati da Lui, solo da Lui. Lasciamolo entrare nella nostra vita, nella nostra famiglia, nei nostri cuori. Maria Santissima, dimora privilegiata del Figlio di Dio, ci accompagni e ci sostenga nell’itinerario quaresimale, affinché possiamo riscoprire la bellezza dell’incontro con Cristo, che ci libera e ci salva.

2,13-22 Togliere dalla nostra vita le scorie del peccato [2]

Il gesto di Gesù richiama al culto autentico …
In occasione della festa della Pasqua ebraica, Gesù si reca a Gerusalemme. Giunto al tempio, non trova gente che cerca Dio, ma gente che fa i propri affari: i mercanti di bestiame per l’offerta dei sacrifici; i cambiamonete, i quali scambiano denaro “impuro” recante l’immagine dell’imperatore con monete approvate dall’autorità religiosa per pagare la tassa annuale del tempio. Che cosa troviamo noi quando ci rechiamo, quando noi andiamo ai nostri templi? Lascio la domanda. L’indegno commercio, fonte di lauti guadagni, provoca l’energica reazione di Gesù. Egli rovescia i banchi e butta a terra il denaro, allontana i mercanti dicendo loro: «Non fate della casa del Padre mio un mercato!» (Gv 2,16).
Questa espressione non si riferisce soltanto ai traffici che si praticavano nei cortili del tempio. Riguarda piuttosto un tipo di religiosità. Il gesto di Gesù è un gesto di “pulizia”, di purificazione, e l’atteggiamento che Lui sconfessa lo si può ricavare dai testi profetici, secondo i quali Dio non gradisce un culto esteriore fatto di sacrifici materiali e basato sull’interesse personale (cfr Is 1,11-17; Ger 7,2-11).

… che si esprime nella corrispondenza tra liturgia e vita …
Questo gesto è il richiamo al culto autentico, alla corrispondenza tra liturgia e vita; un richiamo che vale per ogni epoca e anche oggi per noi. Quella corrispondenza tra liturgia e vita. La liturgia non è una cosa strana, là, lontana, e mentre si celebra io penso a tante cose, o prego il rosario. No, no. C’è una corrispondenza, tra la celebrazione liturgica che poi io porto nella mia vita; e su questo si deve andare ancora più avanti, si deve fare ancora tanto cammino.
La Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium definisce la liturgia come «la prima e indispensabile fonte alla quale i fedeli possono attingere il vero spirito cristiano» (n. 14). Ciò significa riaffermare il legame essenziale che unisce la vita del discepolo di Gesù e il culto liturgico. Esso non è anzitutto una dottrina da comprendere, o un rito da compiere; è naturalmente anche questo ma in un’altra maniera, è essenzialmente diverso: è una sorgente di vita e di luce per il nostro cammino di fede.
Pertanto, la Chiesa ci chiama ad avere e promuovere una vita liturgica autentica, affinché vi possa essere sintonia tra ciò che la liturgia celebra e ciò che noi viviamo nella nostra esistenza. Si tratta di esprimere nella vita quanto abbiamo ricevuto mediante la fede e quanto qui abbiamo celebrato (cfr Sacrosanctum Concilium10).

… nell’incontro con Gesù e con il prossimo …
Il discepolo di Gesù non va in chiesa solo per osservare un precetto, per sentirsi a posto con un Dio che poi non deve “disturbare” troppo. “Ma io, Signore, vado tutte le domeniche, compio…, tu non immischiarti nella mia vita, non disturbarmi”. Questo è l’atteggiamento di tanti cattolici, tanti. Il discepolo di Gesù va in chiesa per incontrare il Signore e trovare nella sua grazia, operante nei Sacramenti, la forza di pensare e agire secondo il Vangelo. Per cui non possiamo illuderci di entrare nella casa del Signore e “ricoprire”, con preghiere e pratiche di devozione, comportamenti contrari alle esigenze della giustizia, dell’onestà o della carità verso il prossimo. Non possiamo sostituire con “omaggi religiosi” quello che è dovuto al prossimo, rimandando una vera conversione. Il culto, le celebrazioni liturgiche, sono l’ambito privilegiato per ascoltare la voce del Signore, che guida sulla strada della rettitudine e della perfezione cristiana.

… compiendo un itinerario di conversione e di penitenza
Si tratta di compiere un itinerario di conversione e di penitenza, per togliere dalla nostra vita le scorie del peccato, come ha fatto Gesù, pulendo il tempio da meschini interessi. E la Quaresima è il tempo favorevole a tutto questo, è il tempo del rinnovamento interiore, della remissione dei peccati, il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, che ci fa passare dalle tenebre del peccato alla luce della grazia e dell’amicizia con Gesù. Non bisogna dimenticare la grande forza che questo Sacramento ha per la vita cristiana: esso ci fa crescere nell’unione con Dio, ci fa riacquistare la gioia perduta e sperimentare la consolazione di sentirci personalmente accolti dall’abbraccio misericordioso di Dio. […]
A Lui, Gesù Cristo, Pietra angolare, ci stringiamo fiduciosi in questa Santa Messa, rinnovando il proposito di impegnarci per la purificazione e la pulizia interiore della Chiesa edificio spirituale, di cui ognuno di noi è parte viva in forza del Battesimo.

2,13-22 Il tempio nella vita del Cristiano [3]

La denuncia dei profeti
[…] Il cammino del popolo di Dio, nel suo rapporto con il tempio nel corso della storia, si è mosso tra questi due poli di benedizione e maledizione (Cfr Ez 47,1-2.8-9.12). I profeti denunceranno molte volte il culto superficiale e perfino superstizioso, fatto di gesti privi di retta intenzione: «Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? Dice il Signore» (Is 1,11). Essi si lamentano dei cattivi sacerdoti che hanno imbastardito il servizio divi¬no e hanno profanato il tempio: «Molti pastori hanno devastato la mia vigna, hanno calpestato il mio campo» (Ger 12,10). La Parola di Dio è dura quando descrive la corruzione dei suoi sacerdoti nel servizio del tempio; i figli di Eli sono un esempio di tale stato di vita: «Ora i figli di Eli erano uomini perversi; non riconoscevano il Signore, né le usanze dei sacerdoti nei confronti del popolo» (1Sam 2,12). A causa del loro cattivo ministero, il tempio del Signore viene profanato da ogni sorta di malcostume, che nel fondo costituisce una idolatria. Ne consegue l’appello alla coscienza dell’israelita fedele affinché purifichi il tempio, dato che il santuario era in uno stato di desolazione, abbandonato dalla gloria del Signore.

Gesù si fa carico della purificazione del tempio
Nel passo del Vangelo che oggi ci è stato annunciato, Gesù si fa carico di tutta questa tradizione di purificazione del tempio e la assume con un gesto definitivo e profetico. Non si tratta soltanto di parole, ma di fatti concreti e direi perfino artigianali: «Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”» (Gv 2,15-16). Con il suo gesto e le sue parole, proclama che la casa del Padre suo è luogo di incontro di Dio con il suo popolo, e la libera da ogni tipo di commercio materiale e spirituale. In altri momenti condannerà, con l’aggettivo «ipocriti», i ministri che adulterano in modo sofisticato la purezza della casa di Dio. A loro rinfaccerà che «legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbi” dalla gente» (Mt 23,4-7). Dirà loro chiaramente che sono strumento di conflitto tra il popolo e Dio: «Chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare» (Mt 23,13), «pagate la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà» (Mt 23,23). A colpi di frusta, Gesù li caccia perché profanano il tempio e impediscono, con la loro ipocrisia clericale, l’incontro del popolo con il suo Signore. Non sono uomini di Dio, sono semplicemente mondani.

… e chiede ai pastori di favorire l’incontro con Dio
Noi pastori siamo chiamati a fomentare e custodire quest’incontro. Ci è chiesto di essere uomini di preghiera e penitenza, affinché il nostro popolo fedele possa incontrarsi con Dio; uomini che convocano con atteggiamenti di umiltà e servizio. Oggi, all’inizio di quest’assemblea, preghiamo insie¬me l’uno per l’altro. Il nostro popolo ci vuole pastori dedicati a questo compito, vuole provocare l’incontro con Dio e prendersene cura, e sappiamo bene che in questo lavoro per il Regno siamo assediati da tante tentazioni mondane. Mi colpisce molto, ogni volta che la leggo, l’autocritica di san Gregorio Magno, a proposito del ministero pastorale: «Vi sono altre cose, fratelli carissimi, che mi rattristano profondamente sul modo di vivere dei pastori. E perché non sembri offensivo per qualcuno quello che sto per dire, accuso nel medesimo tempo anche me, quantunque mi trovi a questo posto non certo per mia libera scelta, ma piuttosto costretto dai tempi calamitosi in cui viviamo. Ci siamo ingolfati in affari terreni, e altro è ciò che abbiamo assunto con l’ufficio sacerdotale, altro ciò che mostriamo con i fatti. Noi abbandoniamo il ministero della predicazione e siamo chiamati vescovi, ma forse piuttosto a nostra condanna, dato che possediamo il titolo onorifico e non le qualità. Coloro che ci sono stati affidati abbandonano Dio e noi stiamo zitti. Giacciono nei loro peccati e noi non tendiamo loro la mano per correggerli» (Omelia 17,14; PL 76,1146). Quando leggiamo questo, se siamo all’altezza di riconoscerci, ci sforziamo di pentirci e speriamo che non ci sia nessuna corda con cui Gesù possa fare una frusta. Sebbene sappiamo di essere tutti peccatori, siamo sinceramente desiderosi di servire il Signore e il suo santo popolo fedele. Siamo deboli, ma vogliamo aprire il nostro cuore alla misericordia del Signore tutti i giorni, per servire meglio e aiutare l’incontro di Dio con il suo popolo, per sforzarci di mantenere aperte le porte del tempio dal quale scorre l’acqua vivificante e salvatrice. […]

 

NOTE
[1] Angelus 8 marzo 2015.
[2] Omelia nella parrocchia romana di Ognissanti a via Appia Nuova,7 marzo 2015.
[3] Omelia di apertura della 98a assemblea della Conferenza episcopale argentina, Filar, 9 novembre 2009, in J. M. BERGOGLIO, Impegno, (= Le parole di papa Francesco, 12), Corriere della sera, Milano 2015, 171-82; Purificare il Tempio, in J. M. BERGOGLIO -PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.I., Rizzoli, Milano 2016,733-736.