Scacciò tutti

fuori dal tempio

Domenica III del tempo di Quaresima B

a cura di Franco Galeone *

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Cecco del Caravaggio, Cacciata dei mercanti dal tempio, 1610-15, Berlino, Staatliche Museen

 

La pulizia pasquale, ma anche la revisione della vita

 

1. Fa parte delle usanze la tradizione della “pulizia pasquale”: si sente il bisogno di rimettere ordine nelle nostra case, di prepararsi a ricevere la primavera, la Pasqua. La “pulizia pasquale” è, in qualche modo il residuo di quella “revisione di vita” alla quale la chiesa ci sollecita durante il tempo di quaresima. Il gesto con il quale Gesù “fa pulizia” nel tempio, poco prima di Pasqua, è un appello a tutti a noi, per verificare a che punto è la riforma, per fare ordine nel nostro piccolo tempio, ove non mancano mai buoi e cambiavalute, i simboli di una vita tutta presa dai dèmoni del denaro e del successo.

2. Gesù non ha voluto “purificare” il tempio, ma “farla finita” con il tempio. Quando le autorità religiose (“i giudei”: Gv 1,19; 11,47; 19,7.12; cf. 8,31; 11,19; 12,11) chiedono spiegazioni a Gesù, lui risponde: “Distruggete questo tempio ed in tre giorni lo farò risorgere”. E si riferiva alla sua persona. Per Gesù il tempio è l’essere umano. E la pensava così la Chiesa primitiva: ogni cristiano è il tempio di Dio (1Cor 3,17; 6,19; 2Col 6,16). Ed ogni essere umano è una pietra viva del santuario che Dio vuole (Is 66, 1ss; At 7, 49-51; 17,24). Fa riflettere l’episodio di Mosè: era sul monte Oreb, tra pietre e sterpaglia e Dio gli ordina: “Togliti i sandali, perché il luogo dove tu ti trovi è terra sacra” (Es 3,5). Capite? Quel luogo era terra sacra! Tutta la natura è terra sacra e l’uomo è la sua immagine vivente!

 

3. Noi cristiani abbiamo ripristinato quello che Gesù ha demolito. Oggi meritano più rispetto i templi che molti esseri umani. E nelle chiese / santuari ritorna ad essere adorato il dio denaro, causa di quella “sporcizia” che ha convinto papa Benedetto alla rinunzia. Ogni tanto conviene ricordare il libro di Rosmini, Le cinque piaghe della Chiesa: la terza piaga è quella della mondanità dei vescovi e la quinta è quella della ricchezza dei prelati! E questo avviene con le rubriche liturgiche osservate alla perfezione! Si ha l’impressione che ci si preoccupi più del rito che del Vangelo, di monetizzare tutto! Certamente nella Chiesa la religione è arrivata ad avere più importanza del Vangelo. Stando ad Atti 6,4 gli uomini di chiesa sono chiamati a fare solo due cose: pregare e predicare!

4. Cacciare buoi e cambiavalute dalla nostra coscienza, significa liberarci da tutta quella zavorra che sfigura l’immagine di Dio. Interrompere i nostri mercati, ritornare ad essere uomini di preghiera, però, non è facile, e per questo Gesù ha dovuto usare la frusta. Una specie di ottavo sacramento! Certo, non ci mancano quelle “fruste” che sono gli avvenimenti dolorosi della vita; ma le sofferenze, le delusioni, l’insuccesso … non bastano a fare pulizia se non sappiamo cogliere tutto questo come “segno”.

La frusta contro l’idolatria della legge, del tempio, dalla ragione

5. È tra gli episodi che più ricordiamo, quello di Gesù che caccia i mercanti dal tempio, sia per la sferzante energia delle sue parole e dei suoi gesti, sia per la somma di insegnamenti che quelle frustate racchiudono. Molto importante, quello contro il mercimonio della cose sacre (ci sarà una parola per questo: la simonia), e quello contro chi pretende di mettersi in pace con la coscienza, mediante l’osservanza esteriore del culto o con l’alibi delle offerte materiali. Il rapporto con Dio non si mercanteggia, e consiste essenzialmente nell’adorare Dio “in spirito e verità”. Un filo rosso collega le letture di questa domenica: la liberazione della coscienza:
▪ dalla Legge: la prima lettura parla della Legge santa di Mosè, santa perché ha formato un popolo. Grazie alla Legge, una moltitudine di fuggiaschi è diventata un popolo, il santo popolo dell’Alleanza. Però la Legge è anche ostacolo, diventa occasione di peccato; infatti non tutti possono osservare la Legge, e allora gli uomini si dividono in giusti e peccatori, il giusto che crede di essere giusto è sempre nel giusto. Gesù ha operato un superamento della Legge: la Legge è un mezzo e non il fine, ha valore provvisorio, è una via che deve condurre all’Amore;
▪ dal Tempio: Gesù che caccia i mercanti dal tempio e dice quella parola radicale “Questo tempio sarà distrutto” ci insegna che la religione del tempio divide le sfere sociali in due parti: il sacro e il profano. Gli uomini del tempio sono più forti egli altri, sono la classe egemone che domina le coscienze. In tutta la storia, i sacerdoti hanno costituito una casta privilegiata, uno stato nello stato. E ancora una volta il tempio, il sabato, il diritto canonico, il sacro … rendono l’uomo schiavo, non servono Dio ma si servono di Dio;
▪ dalla Ragione: anche la scienza e la contemplazione aristocratica divide, perché c’è chi ha tempo e denaro per contemplare, e c’è chi non riesce a placare gli stimoli della fame. La contemplazione ha separato gli uomini anche nella chiesa, teorizzando due caste: una di perfetti illuminati, di chierici istruiti, di monaci dediti alle cose di Dio (orantes), e l’altra dei braccianti (laborantes), che possono salvarsi se docili alla casta degli specialisti del sacro.

6. Queste divisioni sono abolite, il velo del tempio viene squarciato, Cristo proclama di essere la via, la verità, la vita. Ma questa rivoluzionaria rivelazione l’abbiamo solo in parte compresa, prigionieri come siamo tutti della Legge, del Tempio, della Ragione. Siamo tutti rinchiusi nella caverna di platonica memoria; non vogliamo diventare liberatori, anzi, non vogliamo neppure essere liberati! Cristo ha rivelato che chi vive nel buio della passione forse conosce Dio molto meglio di chi vive nel tempio con dogmi perfetti, con orari comodi e con garanzie di silenzio. Molti che non sanno pregare, forse, sono dentro il regno di Dio più profondamente di tanti teologi specialisti del sacro. Dio, proprio perché padre universale, supera tutte le barriere e le distinzioni. Nel mondo ci sono creature che vivono nell’agonia perché portano il peso dei nostri egoismi; il nostro benessere è dovuto al loro malessere. C’è un peccato storico collettivo, quello dello sfruttamento di popoli interi, ai quali non abbiamo ancora chiesto perdono, ai quali non abbiamo ancora restituito il maltolto e la dignità.

La frusta: un ottavo sacramento!

7. Un anno, un mio amico, laico e onesto, dopo avere ascoltato questo vangelo di Giovanni, mi disse con affettuosa ironia: “Don Franco, voglio vedere come voi preti commentate questo episodio che vi riguarda tutti da vicino”. Ha ragione quel mio amico, ma la verità è molto più complicata e coinvolge tutti, preti e laici. È vero anzitutto che i peggiori nemici del cristianesimo vanno individuati non fuori ma dentro i sacri recinti. Il vero pericolo per la chiesa non viene dai nemici esterni, che anzi la possono rendere vigilante; e poi, contro i nemici della fede c’è la promessa di Dio che “non praevalebunt”, e il sangue dei martiri è un seme che moltiplica i credenti. Ma la chiesa è impotente contro i nemici interni; contro questi è necessaria la frusta!

8. Oggi la chiesa sta rivalutando sempre più questo “ottavo sacramento”; il ritorno ad una chiesa povera non è più opera di pochi temerari, ma viene incoraggiato da tutto il magistero dell’ultimo concilio. Abbiamo compreso, dopo venti secoli:
▪ che abbiamo “ammucchiato troppe cose intorno a Cristo, nella sua casa, sui suoi altari, persino sulla sua parola, credendo di fargli onore” (P. Mazzolari);
▪ che tante forme di prestigio, di precedenze, di titoli, di lustrini, di paludamenti, di patacche hanno semplicemente allontanato i fedeli da Dio (Y. Congar);
▪ che il manto regale messo addosso agli uomini di chiesa e tante altre acconciature non hanno alcun valore religioso: sono infiltrazioni mondane sacralizzate lungo i secoli (T. Gauthier).

9. Va anche aggiunto, per completezza, che questo racconto di Giovanni interessa però anche i laici tutti. La povertà riguarda tutti, perché alcuni fedeli vanno in chiesa solo per comperarsi un pezzo di paradiso a buon mercato con una messa la domenica e relativa elemosina. Una mentalità che merita solo frustate! Altri vanno in chiesa solo nel momento del pericolo, e guai a Dio se non risponde subito al nostro SOS. Con i santi, poi, peggio ancora: abbiamo un lungo elenco di santi del pronto soccorso, ognuno addetto ad un settore: dalle malattie di gola ai pericoli di esami, dagli oggetti smarriti ai problemi di cuore, dai viaggi in macchina ai casi impossibili. Naturalmente, niente gratis: paghiamo il disturbo con una candela accesa, un ex voto, un pellegrinaggio, un’offerta … Una mentalità che merita solo frustate! Cosa avviene dopo le frustate di Gesù ai mercanti? L’evangelista Matteo dice che nel tempio rientrarono “ciechi e zoppi e Gesù li guarì” (Mt 21,14). Un particolare molto importante: il tempio è profanato dai mercanti ed è riconsacrato dai poveri; quando il tempio ha cessato di essere un sacro mercato, i poveri vi entrano come in casa propria!
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano