Il profeta 

è un personaggio

scomodo

IV Domenica del tempo ordinario B

a cura di Franco Galeone * 

Gesù guarisce

1. La prima e la terza lettura si richiamano a vicenda, come il concavo e il convesso: la promessa esige la realizzazione. Nella prima lettura Dio promette un profeta, un uomo che annuncia con fedeltà il suo progetto; nella Bibbia, Dio parla al suo popolo attraverso la voce dei profeti, che non sono coloro che svelano il futuro, ma coloro che riportano con fedeltà le parole di Dio (I lettura). Gesù viene presentato nel vangelo non solo come colui che chiude storicamente la serie dei profeti antichi, ma come colui che porta a compimento le promesse antiche, come colui nel quale si svela e si realizza il disegno di Dio sull’umanità; egli infatti non si limita a ripetere ma insegna con autorità e dimostra con i miracoli (vangelo).

2. Sei venuto a rovinarci? … Davanti a questa pagina di vangelo proviamo un certo imbarazzo. Il primo miracolo raccontato da Marco è la liberazione di un indemoniato; molto meglio Giovanni, che racconta il primo miracolo di Gesù in un matrimonio! L’imbarazzo nasce dal fatto che noi, razionalisti, scienziati e psicologi del profondo, riconduciamo a livello patologico ciò che gli antichi attribuivano al demonio. Noi, oggi, più che di indemoniato, parleremmo di epilessia, isteria, schizofrenia, paranoia. Attenzione: Gesù parla con le categorie culturali del tempo; egli non è venuto a fondare la moderna psichiatria; egli vuole insegnarci “non come vanno i cieli ma come si va in cielo”. Gesù fa una lettura teologica del fatto e non scientifica: davanti a lui c’è un uomo disgregato, occupato da un altro; la sua diagnosi va alla radice; in ogni caso il risultato finale è la guarigione. Quel povero indemoniato probabilmente era uno schizofrenico. Ma che importa? Evitiamo di cadere oggi in un nuovo tipo di conformismo, ricorrendo esclusivamente alle scienze umane e ai maestri del sospetto. L’epoca delle possessioni non è finita. Anche noi, dalla nostra infanzia, quante idolatrie abbiamo attraversato! Eravamo posseduti! La nostra autonomia interiore non è mai un prodotto compiuto, ma un processo umile; il nostro è un viaggio attraverso schiavitù che ci occupano dentro.  

3. Proviamo a interrogarci: chi sono, oggi, quei demòni che con aria di sfida gridano a Gesù: “Che c’entri tu con noi?”. Angeli e demòni sono davvero personaggi della nostra infanzia, relegati ormai nell’immaginario delle fantasie? In realtà, se ci guardiamo allo specchio, senza ipocrite mascherine, dobbiamo con sincerità ammettere che anche noi siamo posseduti da tanti altri, che continuano a gridare: “Che c’entri tu con noi?”. Ognuno ha i suoi demoni, ognuno ha il dovere di liberarsi da queste oscure presenze. Noi viviamo continuamente l’esperienza, soggettiva ed oggettiva, di essere come occupati e invasati da una intelligenza estranea a noi, da forze che ci sovrastano con dittatura impersonale, da un Leviatano impalpabile ma efficace come l’ombra del Grande Fratello. La nostra dignità umana resta mutilata e mortificata. Ci sono delle infatuazioni ideologiche, teologiche, consumistiche, che portano all’ossessione. Sono rimasto molto impressionato da quanto scrive U. Eco: “L’Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall’eccessivo amor di Dio o della verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente. Temi, Adso, i profeti e coloro disposti a morire per la verità, che di solito fanno morire moltissimi con loro, spesso prima di loro, talvolta al loro posto … Forse il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, far ridere la verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità” (Il nome della rosa, p. 494).

4. Nel vangelo di questa domenica, Gesù viene descritto da Marco con due pennellate incisive: Gesù è “il maestro” che insegna; Gesù è “il liberatore”, perché la sua parola è efficace. Ci troviamo davvero davanti a una “dottrina nuova”, dove “nuova”, nel linguaggio biblico non significa originale, inedita, ma perfetta e definitiva. Gesù insegna con autorità, e comanda con efficacia; egli proclama e agisce, dice e fa, predica e guarisce. Gesù non è un’autorità professionale, istituzionale, accademica; egli semplicemente si impone, anche senza avere titoli; la sua, più che autorità, è autorevolezza! Noi facciamo un’attenta distinzione tra la «potestà» (dýnamis) e l’«autorità» (exousía). I due termini indicano una relazione di dipendenza, di potere. Ma una cosa è il potere «impositivo» che sottomette con la forza, ed un’altra cosa è il potere «seduttore» che attrae per le sue qualità, per il suo prestigio. Questo è il termine usato dal Vangelo. Il testo di Marco chiarisce inoltre che i fedeli che erano presenti nella sinagoga si resero conto subito che l’«autorità» di Gesù non era come quella degli «scribi». Dove stava la differenza tra l’«autorità» di Gesù e quella degli scribi?

5. Gli scribi insegnavano, ripetevano e spiegavano la Legge di Mosè; gli scribi erano meri ripetitori di norme che rendevano sottomessa la gente; mirava soprattutto ad inculcare sempre il senso di colpa, l’indegnità delle persone. In contrasto con quest’ufficio sgradevole, Gesù liberava la gente oppressa dalle forze del male, dal «giogo» della religione. La gente riconosce che nell’insegnamento di Gesù c’è l’autorità divina. La gente ha capito che Dio non si manifesta nella dottrina imposta dagli scribi, ma nell’attività liberatrice di Gesù. “«Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!»”. Questo spiega il conflitto tra Gesù e gli scribi: a Cafarnao, i capi religiosi si sono resi conto che era apparso un Profeta che non imponeva al popolo carichi e norme, ma che liberava la gente; da allora hanno visto in Gesù un nemico che li smascherava, li lasciava senza clienti fedeli e sottomessi. Per questo bisogna chiedersi: io tolgo carichi e gioghi di dolore? O vado legittimando le forze che causano il dolore e la sofferenza?

6. Nel vangelo di Marco Gesù per tre volte entra in una sinagoga e ogni volta sarà occasione di conflitto. Il numero tre, secondo il linguaggio simbolico della Bibbia, significa quello che è completo. L’evangelista intende segnalare la completa opposizione tra Gesù, il figlio di Dio che è venuto a liberare il popolo, e un’istituzione che pretende di dominare Dio, ma che in realtà domina il popolo. Interessante notare che Gesù non va in sinagoga per pregare, per partecipare alle cerimonie religiose, ma per insegnare alla gente.

7. “Ecco”, letteralmente “subito” (ευθυς). Quindi appena Gesù si mette non a pregare ma a insegnare, subito. L’evangelista non scrive che Gesù partecipa al culto, ma che entra nella sinagoga e si mette a insegnare. “Ed erano stupiti del suo insegnamento”, l’insegnamento di Gesù stupisce, sente un insegnamento diverso. Il messaggio di Gesù è la risposta di Dio al desiderio di pienezza di vita che ogni uomo si porta dentro. Gli scribi invece contrabbandavano come insegnamento divino quella che invece era la loro volontà di dominio.

8. Tutti furono presi da…”, qui la traduzione CEI traduce con “timore”, ma non è timore, è stupore, meraviglia. Non è paura, è una piacevole sorpresa (εθαμβήθησαν): «Chi è mai questo? Un insegnamento nuovo». Non è un nuovo insegnamento, che si va ad aggiungere a quello degli scribi, ma un insegnamento nuovo. L’aggettivo adoperato dall’evangelista per “nuovo” (καινή), indica una qualità migliore. La gente sente nel messaggio di Gesù la parola di Dio che arriva al cuore delle persone.

9. In ebraico, come in altre lingue semitiche, il termine “davàr” (דבר) significa anche parola e fatto; in Dio la parola non è solo un flatus vocis ma ha anche efficacia ontologica, performativa: “Dio disse: Sia luce! E la luce fu” (Gn 1,3); “Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste” (Sal 33,9). La parola non muore quando è stata pronunziata, anzi proprio allora comincia a vivere. Questo vale anche per noi: quante volte una parola di elogio ci ha portato alle stelle, e una parola di critica ci ha buttati nello sconforto. Davvero basta poco per consolarci, perché basta poco per affliggerci (B. Pascal).
Buona Vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano