Dio prepara, vede

e chiama

III Domenica del tempo ordinario B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

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1,14-20 Gesù, il Vangelo, al centro [1]

Mettere al centro Gesù
Il tempo liturgico che abbiamo appena vissuto aveva al centro l’attesa di Gesù e poi la venuta di Gesù: la nascita e i misteri della nascita fino al battesimo. Oggi incomincia un nuovo tempo liturgico e la Chiesa ci fa vedere al centro di questo inizio anche Gesù. Dunque il centro della liturgia di oggi è Gesù: Gesù come la prima e l’ultima parola del Padre. Infatti Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo: Gesù il Figlio, il Salvatore, il Signore, lui è il Signore dell’universo.
È stato un lungo cammino affinché arrivasse questo momento della manifestazione di Gesù che abbiamo celebrato nel tempo di Natale. Egli continua a essere il centro della vita cristiana: Gesù Cristo, Figlio del Padre, Salvatore del mondo. Non ce n’è un altro, è l’unico. È questo il centro della nostra vita: Gesù Cristo che si manifesta, si fa vedere, e noi siamo invitati a conoscerlo, a riconoscerlo nella vita, nelle tante circostanze della vita.  

Tre compiti per assicurarci che Gesù sia al centro della nostra vita

1. conoscere Gesù…
Ecco il punto: Riconoscere Gesù, conoscere Gesù. E se è un bene conoscere la vita di quel santo, di quella santa o anche le apparizioni di quello di là e di là, non bisogna però mai perdere di vista il fatto che il centro è Gesù Cristo: senza Gesù Cristo non ci sono i santi. Certo, i santi sono i santi, sono grandi, sono importanti, ma le apparizioni non tutte sono vere.
È opportuno porsi una domanda: “il centro della mia vita è Gesù Cristo? Qual è il mio rapporto con Gesù Cristo?”. All’inizio della celebrazione, nella orazione della preghiera colletta, abbiamo chiesto la grazia di vedere, la grazia di conoscere cosa dobbiamo fare e la grazia di avere la forza per farlo. Ma la prima cosa che dobbiamo fare è guardare Gesù Cristo. E ci sono tre cose, diciamo tre compiti, per assicurarci che Gesù è al centro della nostra vita.
Prima di tutto riconoscere Gesù, conoscere e riconoscerlo. Al suo tempo, l’apostolo Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, dice che tanti non lo hanno riconosciuto: i dottori della legge, i sommi sacerdoti, gli scribi, i sadducei, alcuni farisei. Di più, lo hanno perseguitato, lo hanno ucciso. Dunque, il primo atteggiamento è conoscere e riconoscere Gesù; cercare com’era Gesù: a me interessa questo?. Si tratta di una domanda che tutti noi dobbiamo farci: a me interessa conoscere Gesù o forse interessa più la telenovela o le chiacchiere o le ambizioni o conoscere la vita degli altri?.

… leggendo il Vangelo (vangelo in tasca)
Insomma, si deve conoscere Gesù per poterlo riconoscere. E per conoscere Gesù c’è la preghiera, lo Spirito Santo, sì; ma un buon sistema è prendere il Vangelo tutti i giorni. Quanti di voi prendono il Vangelo ogni giorno e leggono un passo? E dirvi alzate le mani: ma non lo farò, state tranquilli! È importante portare sempre con sé una copia del Vangelo, magari quello tascabile, che è piccolino, per portarlo in tasca, nella borsa, sempre con me. Si racconta che santa Cecilia aveva il Vangelo vicino al cuore: vicino, vicino! E così, tenendolo sempre a portata di mano, si può leggere tutti i giorni un passo del Vangelo: è l’unico modo di conoscere Gesù, di sapere cosa ha fatto, cosa ha detto.
È fondamentale leggere la storia di Gesù: sì, il Vangelo è la storia di Gesù, la vita di Gesù, è Gesù stesso, è lo Spirito Santo che ci fa vedere Gesù lì. Per favore, fate questo: tutti i giorni un passo del Vangelo, piccolino, tre minuti, quattro, cinque. Proprio leggendo il Vangelo si capisce; e questo lavora dentro: è lo Spirito Santo a fare il lavoro dopo. Questo è il seme. Chi fa germogliare e crescere il seme è lo Spirito Santo.

2. Adorare Gesù
Se il primo è quello di riconoscere Gesù, conoscere Gesù, il secondo compito è: adorare Gesù, è Dio! Bisogna adorare. Nel salmo abbiamo pregato: “Adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli” (salmo 96). E se gli angeli lo adorano davvero, è bene chiedersi se lo adoriamo anche noi. Il più delle volte noi preghiamo Gesù per chiedergli qualcosa o ringraziarlo per qualcosa. E tutto questo sta bene, ma la vera domanda è se noi adoriamo Gesù.
Pensiamo a due modi di adorare Gesù. C’è la preghiera di adorazione in silenzio: “Tu sei Dio, tu sei il Figlio di Dio, io ti adoro”. Questo è “adorare Gesù”. Ma poi dobbiamo anche togliere dal nostro cuore le altre cose che “adoriamo”, che ci interessano di più. Ci deve essere solo Dio, le altre cose servono se sono in direzione di Dio, servono se io sono capace di adorare solo Dio. Perciò dobbiamo adorare Dio, adorare Gesù, conoscere Gesù col Vangelo, adorare Gesù”.
C’è una piccola preghiera che noi preghiamo, il Gloria: “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”, ma tante volte la diciamo meccanicamente come pappagalli. Invece questa preghiera è adorazione, gloria: io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco, allora, il suggerimento: adorare, con piccole preghiere, col silenzio davanti alla grandezza di Dio; adorare Gesù e dire: Tu sei l’unico, tu sei il principio e la fine e con te voglio rimanere tutta la vita, tutta l’eternità. Tu sei l’unico. E così anche cacciare via le cose che m’impediscono di adorare Gesù.

3. seguire Gesù
Il terzo compito che vi suggerisco per avere Gesù al centro della nostra vita è: seguire Gesù (Mc 1,14-20). Quando il Signore vede Pietro e Andrea che lavoravano, erano pescatori, dice loro: “Venite dietro a me”. Dobbiamo dunque seguire Gesù, le cose che lui ci ha insegnato, le cose che noi troviamo tutti i giorni quando leggiamo quel pezzo del Vangelo. E chiedere: “Signore cosa vuoi che io faccia? Indicami il cammino”.

Tenere sempre Gesù al centro
In conclusione, l’essenziale è tenere sempre Gesù al centro. E questo significa conoscere, riconoscere Gesù, adorare e seguire Gesù: è molto semplice la vita cristiana, ma abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo perché svegli in noi questa voglia di conoscere Gesù, adorare Gesù e seguire Gesù. Proprio per questo abbiamo chiesto al Signore di conoscere cosa dobbiamo fare e di avere la forza di farlo. E, nella semplicità di ogni giorno - perché ogni giorno per essere cristiani non sono necessarie cose strane, cose difficili, cose superflue, no, è semplice - il Signore ci dia la grazia di conoscere Gesù, di adorare Gesù e di seguire Gesù.

1,14-15 L’annuncio di Gesù, annuncio del compimento [2]

Il Vangelo ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare “dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato” (1,14). Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, “il Vangelo di Dio” (ibid.). L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è lui stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a Lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.
Gesù è il compimento delle promesse divine perché è Colui che dona all’uomo lo Spirito Santo, l’“acqua viva” che disseta il nostro cuore inquieto, assetato di vita, di amore, di libertà, di pace: assetato di Dio. Quante volte sentiamo, o abbiamo sentito il nostro cuore assetato! Lo ha rivelato Egli stesso alla donna samaritana, incontrata presso il pozzo di Giacobbe, alla quale disse: “Dammi da bere” (Gv 4,7).

1,14-20 Dio ci prepara la strada [3]

Dio prepara la strada per ognuno di noi…
Gesù, dopo l’arresto di Giovanni, va in Galilea (1,14-20), e proclama il Vangelo con le stesse parole di Giovanni: il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi. Giovanni aveva preparato la strada a Gesù. E Gesù la segue. Preparare le strade, anche preparare le nostre vite, è proprio di Dio, dell’amore di Dio per ognuno di noi. Lui non ci fa cristiani per generazione spontanea. Lui prepara la nostra strada, prepara la nostra vita, da tempo.

… da tante generazioni…
Sembra che Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni sono stati qui definitivamente eletti; ma questo non significa che da questo momento siano anche stati “definitivamente fedeli”. In realtà proprio loro commettono degli sbagli: fanno proposte non cristiane al Signore, di fatto lo rinnegano. E Pietro più degli altri. Si sono spaventati, e sono andati via, hanno abbandonato il Signore.
Anna, la seconda moglie di Elkanà, (cfr 1Sam 1,1-8), era sterile, piangeva quando l’altra moglie, Penninà, che aveva figli, la derideva. Ma nel pianto di Anna c’era la preparazione alla nascita del grande Samuele. Così il Signore ci prepara da tante generazioni. E quando le cose non vanno bene, lui si immischia nella storia e le sistema. Nella stessa genealogia di Gesù ci sono peccatori e peccatrici. Ma come ha fatto il Signore? Si è immischiato; ha corretto la strada; ha regolato le cose. Pensiamo al grande Davide, grande peccatore e poi grande santo. Il Signore sa. Quando il Signore ci dice: con amore eterno io ti ho amato, si riferisce a questo.

… con un amore concreto, artigianale
Da tante generazioni il Signore ha pensato a noi. Ci accompagna provando i nostri stessi sentimenti quando ci si accosta al matrimonio, quando si è in attesa di un figlio: in ogni momento della nostra storia ci attende e ci accompagna.
Questo è l’amore eterno del Signore. Eterno ma concreto. Un amore anche artigianale, perché lui va facendo la storia e va preparando la strada per ognuno di noi. E questo è l’amore di Dio. […]
Voi sacerdoti pensate ai vostri sessant’anni di messa. Quante cose sono accadute. Quante cose. Il Signore era lì a preparare la strada anche per altri che non conosciamo, ma lui conosce.

Il Signore ha preparato la strada anche a me
Egli è il Signore della preparazione, che ci ama da sempre e mai ci abbandona. Forse è un atto di fede non facile da credere questo, è vero. Perché il nostro razionalismo ci fa dire: ma perché il Signore, con le tante persone con le quali ha a che fare va a pensare a me? Eppure egli ha preparato la strada a me, con le nostre mamme, le nostre nonne, i nostri padri, i nostri nonni, e i bisnonni, tutti: il Signore fa così. E questo è il suo amore: concreto, eterno e anche artigianale.
Preghiamo chiedendo questa grazia di capire l’amore di Dio. Ma non si capisce mai, eh! Si sente, si piange, ma capirlo non si capisce. Anche questo ci dice quanto grande è questo amore.

1,14-20 Gesù è il compimento delle promesse [4]

Gesù è il compimento delle promesse…
Gesù cominciò a predicare “dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato” (1,14). Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, “il Vangelo di Dio” (ibid.). L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è lui stesso il compimento delle promesse; è lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.

… perché dona lo Spirito…
Gesù è il compimento delle promesse divine perché è colui che dona all’uomo lo Spirito Santo, l’“acqua viva” che disseta il nostro cuore inquieto, assetato di vita, di amore, di libertà, di pace: assetato di Dio. Quante volte sentiamo, o abbiamo sentito il nostro cuore assetato! Lo ha rivelato egli stesso alla donna samaritana, incontrata presso il pozzo di Giacobbe, alla quale disse: “Dammi da bere” (Gv 4,7) […].

… e ha fatto propria la nostra sete
Dio, facendosi uomo, ha fatto propria la nostra sete, non solo dell’acqua materiale, ma soprattutto la sete di una vita piena, di una vita libera dalla schiavitù del male e della morte. Nello stesso tempo, con la sua incarnazione Dio ha posto la sua sete – perché anche Dio ha sete - nel cuore di un uomo: Gesù di Nazaret. Dio ha sete di noi, dei nostri cuori, del nostro amore, e ha messo questa sete nel cuore di Gesù. Dunque, nel cuore di Cristo si incontrano la sete umana e la sete divina. E il desiderio dell’unità dei suoi discepoli appartiene a questa sete. Lo troviamo espresso nella preghiera elevata al Padre prima della Passione: “Perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21). Quello che voleva Gesù: l’unità di tutti! Il diavolo - lo sappiamo - è il padre delle divisioni, è uno che sempre divide, che sempre fa guerre, fa tanto male.

1,15 Un filo divino passa e tesse la storia [5]

Dio è vicino
Un filo divino passa per la storia umana e tesse la storia della salvezza […]. Dio è vicino, il suo Regno è vicino (cfr Mc 1,15): il Signore non desidera essere temuto come un sovrano potente e distante, non vuole restare su un trono in cielo o nei libri di storia, ma ama calarsi nelle nostre vicende di ogni giorno, per camminare con noi. Pensando al dono di un millennio abbondante di fede, è bello anzitutto ringraziare Dio, che ha camminato con il vostro popolo, prendendolo per mano, come un papà il bambino, e accompagnandolo in tante situazioni. È quello che, anche come Chiesa, siamo chiamati sempre a fare: ascoltare, coinvolgerci e farci prossimi, condividendo le gioie e le fatiche della gente, così che il Vangelo passi nel modo più coerente e che porta maggior frutto: per positiva irradiazione, attraverso la trasparenza della vita.

Dio è concreto
Dio è concreto. Tutto, nell’agire di Dio, è concreto: la Sapienza divina “opera come artefice” e “gioca” (cfr Prv 8,30), il Verbo si fa carne, nasce da una madre, nasce sotto la legge (cfr Gal 4,4), ha degli amici e partecipa a una festa: l’eterno si comunica trascorrendo il tempo con persone e in situazioni concrete. Anche la vostra storia, impastata di Vangelo, Croce e fedeltà alla Chiesa, ha visto il positivo contagio di una fede genuina, trasmessa di famiglia in famiglia, di padre in figlio, e soprattutto dalle mamme e dalle nonne, che bisogna tanto ringraziare. In particolare, avete potuto toccare con mano la tenerezza concreta e provvidente della Madre di tutti, che sono venuto qui a venerare come pellegrino e che abbiamo salutato nel Salmo come “onore della nostra gente” (Gdt 15,9).

1,15 L’invito alla conversione [6]

È la prima parola della predicazione di Gesù
Gesù ha fatto della conversione la prima parola della sua predicazione: “Convertitevi e credete nel vangelo” (Mc 1,15). È con questo annuncio che egli si presenta al popolo, chiedendo di accogliere la sua parola come l’ultima e definitiva che il Padre rivolge all’umanità (cfr Mc 12,1-11). Rispetto alla predicazione dei profeti, Gesù insiste ancora di più sulla dimensione interiore della conversione. In essa, infatti, tutta la persona è coinvolta, cuore e mente, per diventare una creatura nuova, una persona nuova. Cambia il cuore e uno si rinnova.

Non parte dal giudicare, ma dal farsi vicino…
Quando Gesù chiama alla conversione non si erge a giudice delle persone, ma lo fa a partire dalla vicinanza, dalla condivisione della condizione umana, e quindi della strada, della casa, della mensa... La misericordia verso quanti avevano bisogno di cambiare vita avveniva con la sua presenza amabile, per coinvolgere ciascuno nella sua storia di salvezza. Gesù persuadeva la gente con l’amabilità, con l’amore, e con questo suo comportamento Gesù toccava nel profondo il cuore delle persone ed esse si sentivano attratte dall’amore di Dio e spinte a cambiare vita. Ad esempio, le conversioni di Matteo (cfr Mt 9,9-13) e di Zaccheo (cfr Lc 19,1-10) sono avvenute proprio in questo modo, perché hanno sentito di essere amati da Gesù e, attraverso di Lui, dal Padre. La vera conversione avviene quando accogliamo il dono della grazia; e un chiaro segno della sua autenticità è che ci accorgiamo delle necessità dei fratelli e siamo pronti ad andare loro incontro.

… soprattutto sentiamo di dover cambiare
Quante volte anche noi sentiamo l’esigenza di un cambiamento che coinvolga tutta la nostra persona! Quante volte ci diciamo: “Devo cambiare, non posso continuare così… La mia vita, per questa strada, non darà frutto, sarà una vita inutile e io non sarò felice”. Quante volte vengono questi pensieri, quante volte!... E Gesù, accanto a noi, con la mano tesa ci dice: “Vieni, vieni da me. Il lavoro lo faccio io: io ti cambierò il cuore, io ti cambierò la vita, io ti farò felice […].

Dobbiamo solo spalancare la porta
Gesù, che è con noi, ci invita a cambiare vita. È lui, con lo Spirito Santo, che semina in noi questa inquietudine per cambiare vita ed essere un po’ migliori. Seguiamo dunque questo invito del Signore e non poniamo resistenze, perché solo se ci apriamo alla sua misericordia, noi troviamo la vera vita e la vera gioia. Dobbiamo soltanto spalancare la porta, e lui fa tutto il resto. Lui fa tutto, ma a noi spetta spalancare il cuore perché lui possa guarirci e farci andare avanti. Vi assicuro che saremo più felici.

1,15 La conversione nasce dall’azione di ringraziamento [7]

L’assuefazione ci narcotizza il cuore
Uno dei pericoli maggiori che ci minacciano è l’ “assuefazione” comoda”. Ci abituiamo tanto alla vita e a tutto ciò che troviamo in essa al punto che niente ormai ci meraviglia, né il bene che ci porta a ringraziare, né il male per rattristarci veramente. Mi ha stupito e lasciato perplesso, quando ho chiesto a un conoscente come stesse, ricevere come risposta: “Male, ma mi sono abituato”.
Ci abituiamo ogni giorno ad alzarci dal letto come se non potesse essere diversamente. Ci abituiamo alla violenza come qualcosa di immancabile nei telegiornali. Ci abituiamo al paesaggio abituale della povertà e della miseria camminando per le strade della nostra città. Ci abituiamo ai bambini e alle donne che si trascinano a forza nelle notti del centro prendendo quello che altri buttano via (i “cartoneros”). Ci abituiamo a vivere in una città che è diventata pagana, in cui i bambini non vanno più a pregare né si fanno il segno di croce.
L’assuefazione comoda ci narcotizza il cuore. Non c’è capacità per questo stupore che ci rinnova nella speranza. Non c’è spazio per il riconoscimento del male, né potere per lottare contro di esso. […]

L’azione di ringraziamento e la conversione camminano insieme
La conversione nasce dall’azione di ringraziamento per tutto ciò che Dio ci ha regalato, per tutto ciò che compie e continuerà a realizzare nel mondo, nella storia e nella nostra vita personale.
Azione di ringraziamento, come quella di Maria, che malgrado le pene che ha dovuto soffrire non si è fermata a uno sguardo disfattista, ma ha saputo cantare le grandezze del Signore. L’azione di ringraziamento e la conversione camminano insieme. “Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino” (Mc 1,15), predicava Gesù all’inizio della sua vita pubblica. Soltanto la bellezza e la gratuità del Regno fanno innamorare il cuore e lo sollecitano davvero al cambiamento. Azione di ringraziamento e conversione come quella di tutti coloro che hanno ricevuto gratuitamente dalle mani di Gesù la salvezza, il perdono e la vita.

1,17-18 Gesù passando, vide… [8]

Portate sul volto le tracce di chi ha visto il Signore
Nei vostri sguardi (dei vescovi), il Popolo messicano ha il diritto di trovare le tracce di quelli che “hanno visto il Signore” (cfr Gv 20,25), di quelli che sono stati con Dio. Questo è l’essenziale. Non perdete, dunque, tempo ed energie nelle cose secondarie, nelle chiacchiere e negli intrighi, nei vani progetti di carriera, nei vuoti piani di egemonia, negli sterili club di interessi o di consorterie. Non lasciatevi fermare dalle mormorazioni e dalle maldicenze. Introducete i vostri sacerdoti nella comprensione del ministero sacro. A noi ministri di Dio basta la grazia di “bere il calice del Signore”, il dono di custodire la parte della sua eredità che ci è affidata, benché siamo amministratori inesperti. Lasciamo al Padre di assegnarci il posto che ha preparato per noi (cfr Mt 20,20-28). Possiamo forse essere veramente occupati in altre cose se non in quelle del Padre? Al di fuori delle “cose del Padre” (cfr Lc 2,48-49) perdiamo la nostra identità e, colpevolmente, rendiamo vana la sua grazia.

… per essere capaci di incrociarvi con gli sguardi di ogni uomo
Se il nostro sguardo non testimonia di aver visto Gesù, allora le parole che ricordiamo di Lui risultano soltanto delle figure retoriche vuote. Forse esprimono la nostalgia di quelli che non possono dimenticare il Signore, ma comunque sono solo il balbettare di orfani accanto al sepolcro. Parole alla fine incapaci di impedire che il mondo resti abbandonato e ridotto alla propria potenza disperata.
Penso alla necessità di offrire un grembo materno ai giovani. Che i vostri sguardi siano capaci di incrociarsi con i loro sguardi, di amarli e di cogliere ciò che essi cercano con quella forza con cui molti come loro hanno lasciato barche e reti sull’altra riva del mare (cfr Mc 1,17-18), hanno abbandonato banchi delle imposte pur di seguire il Signore della vera ricchezza (cfr Mt 9,9).
Mi preoccupano tanti che, sedotti dalla vuota potenza del mondo, esaltano le chimere e si rivestono dei loro macabri simboli per commercializzare la morte in cambio di monete che alla fine tarme e ruggine consumano e per cui i ladri scassinano e rubano (cfr Mt 6,20). Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per la gioventù e per l’intera società messicana, compresa la Chiesa.

NOTE
[1] Meditazione, 9 gennaio 2017.
[2] Angelus, 25 gennaio 2015.
[3] Meditazione, 3 gennaio 2014.
[4] Angelus, 25 gennaio 2015.
[5] Omelia, nella santa Messa in occasione del 1050mo anniversario del Battesimo della Polonia, XXXI GMG, 28 luglio 2016.
[6] Udienza giubilare, 18 giugno 2016.
[7] Ricevere gratuitamente, dare gratuitamente, in: J. M. BERGOGLIO, Perdono, (= Le parole di papa Francesco, 10), Corriere della Sera, Milano 2015, 82-88.
[8] Discorso nell’incontro con i vescovi del Messico, Cattedrale, Città del Messico, 13 febbraio 2016.