Il Battesimo: un impegno

e una scelta

Battesimo del Signore (B)

a cura di Franco Galeone *

Raggi

Se chiedessimo: “Cos’è il battesimo?”, avremmo qualche risposta, perché “battesimo” e “battezzare” sono termini ricorrenti; significano: iniziare, inaugurare; abbiamo così il battesimo dell’aria, di una nave, di un bambino. Battesimo significa inizio. Il sacramento del battesimo ci rende figli di Dio non in senso naturale ma adottivo; l’adozione non è solo esteriore ma interiore, per cui possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Padre. Questa è la nostra nuova dignità: formiamo la famiglia di Dio. Chi ha adottato un bambino, può meglio comprendere questa verità. Non si tratta di un’adozione a distanza, ma Dio chiama noi, estranei, nella sua casa, e ci dà tutto: nome, cognome, affetto, vita eterna. Questa scena del battesimo è stata scritta per noi, perché almeno una volta all’anno facciamo memoria di questa misteriosa e dimenticata adozione. Purtroppo nessuno di noi ricorda il giorno del suo battesimo. È un male! Chi di noi ricorda di essere stato profumato con olio benedetto, di avere ricevuto una veste bianca, di avere promesso di seguire Cristo e di rinunziare al male?


Ricordi lontani, e perciò è urgente riflettere su quell’inizio della nostra storia di salvezza: da quel momento siamo entrati nella Chiesa, famiglia di Dio. Il battesimo di acqua, di privilegio, di separazione, lo hanno chiesto altri per noi; ma il battesimo di fuoco, di consacrazione, di testimonianza, dobbiamo chiederlo noi. Se pensiamo 
- che la famiglia non è più oggi l’unica agenzia educativa; 
- che i genitori non possono fare scelte definitive per i figli;
- che molti figli non avranno un’educazione religiosa; 
- che molti genitori chiedono il battesimo per paura o per tradizione o per convenienza (un padrino importante!); 
- che aborto, convivenze, separazioni, fecondazione eterologa … provocano un calo demografico e guasti nella coppia; 
- che dobbiamo convivere con culture e religioni diverse dalla nostra; 
- che solo il 15% di giovani fa riferimento al Vangelo nella vita; che il 70% rifiuta l’etica della Chiesa; che l’80% si stacca dalla parrocchia dopo la cresima … è a tutti evidente che cristiani non si nasce, ma si diventa! 
Nati e vissuti in una religiosità da scenario, una “cristianità senza cristianesimo”, direbbe S. Kierkegaard, dobbiamo riscoprire le esigenze e la grandezza, la gioia e la fatica di essere cristiani. Non è facile, perché viviamo in un’epoca da molti definita post-cristiana, dove sarà sempre più necessario scegliere, rischiare, schierarsi. Qualcuno addirittura sostiene che i cristiani siano una razza in estinzione! Ciò che deve contare non è fissare la data o il ristorante o il regalo o il padrino, ma percorrere insieme un cammino di fede. 

 

Dal “battesimo religioso” al “battesimo messianico” 

Mentre il battesimo “religioso” è un rito che separa il neonato dalla comunione degli uomini, il battesimo “messianico” rende il battezzato solidale con tutte le gioie e le speranza del mondo, al di fuori di ogni discriminazione: è un compito di straordinaria importanza. Abbiamo tutti la possibilità di fare il bene nella famiglia, nella scuola, nella società. Vivere secondo le beatitudini dovrebbe diventare lo stile del cristiano, che dunque non si distinguerà più per il cumulo delle pratiche religiose o per un abito sacro; noi stiamo perdendo tante caratteristiche esterne, che ci distinguevano dagli altri; ma questa è una grazia: immergendoci nel mondo, come Gesù ha fatto con la sua vita, noi troviamo continue occasioni per vivere il vangelo; noi siamo nella possibilità di vivere come fermento dentro la pasta: la pasta non è fatta per il lievito, ma è il lievito per la pasta; il mondo non è fatto per i cristiani, ma i cristiani sono per il mondo. Il battesimo esce così dalle angustie sacrali e diventa invece assunzione di responsabilità.
Buona Vita

Gruppo biblico ebraico-cristiano