Che cosa vuoi

che io faccia per te?

Sorella Laura - Bose

20 novembre 2017


In quel tempo Gesù 31prese con sé i Dodici e disse loro: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo: 32verrà infatti consegnato ai pagani, verrà deriso e insultato, lo copriranno di sputi 33e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà”. 34Ma quelli non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.
35Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. 36Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37Gli annunciarono: “Passa Gesù, il Nazareno!”. 38Allora gridò dicendo: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”. 39Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. 40Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: 41“Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Egli rispose: “Signore, che io veda di nuovo!”. 42 E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”. 43Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Lc 18,31-43

Gesù ha mostrato a più riprese di sapere quello che lo attendeva, presentando la sua passione e resurrezione come un compimento delle Scritture: “… si compirà tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo”. Se ha potuto anticipare ai suoi quello che sarebbe accaduto non è perché fosse un indovino, in grado di predire il futuro, ma perché, dialogando nella preghiera con il Padre e leggendo la Scrittura, sentiva di dover aderire con la sua vita alle parole di quel libro. In particolare nei Profeti, Gesù a poco a poco aveva individuato una chiamata in cui riconoscersi, che lo interpellava, che lo convinceva, che gli chiedeva di entrare nella storia del popolo d’Israele non come semplice lettore o interprete, ma come protagonista, come attore. Gesù ha scelto di aderire con la sua vita ad alcuni passi della Scrittura e ha detto un sì, un sì libero, un sì a caro prezzo.
Gesù ha letto le Scritture di Israele con la disponibilità a lasciarsi coinvolgere personalmente, e questo significa prima di tutto che per noi non è possibile incontrarlo e conoscerlo in profondità senza conoscere e meditare quegli scritti, senza l’Antico Testamento. Ma poi significa anche, e forse questo lo dimentichiamo, che a nostra volta siamo chiamati a leggere la Bibbia nello stesso modo: apriamo un libro che non solo ci offre l’occasione di leggere noi stessi, come molti altri libri, ma ci coinvolge in una storia che è anche la nostra, continua con noi, se solo accettiamo di entrarvi.
“Leggere la Bibbia oggi non significa decifrare da solo una partitura scritta dalla mano stessa del compositore, significa lasciar venire verso di me un immenso oceano sonoro fatto di mille voci e di mille strumenti, e avere la gioia di divenirne una nuova minuscola onda” (J.-L. Chretien, Sotto lo sguardo della Bibbia, Qiqajon).
Scriveva Origene: “A che mi serve che il Verbo sia venuto nel mondo, se non viene in me? E a che mi serve che gli ebrei si siano affrancati dalla schiavitù dell’Egitto, se io stesso non posso essere liberato dall’Egitto della mia servitù? A che mi serve leggere che Gesù ha fatto camminare dei paralitici, se io resto, davanti a quella pagina, intorpidito e anchilosato, se la mia mente rimane immobile e non balza con alacrità dalla barella dei suoi pregiudizi?”.
Così, anche a proposito della guarigione del cieco di Gerico, a che ci serve leggere questa pagina se non sentiamo come rivolta a noi la domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Una domanda che fa riemergere il desiderio che ci abita, quello profondo, non quello superficiale. È il Signore che tramite la Scrittura ce la pone oggi, e ciascuno di noi, dalla condizione di debolezza o di forza in cui si trova, è chiamato a rispondere. Ma in questa pagina ci viene mostrato anche come accostarci agli altri, con quale atteggiamento porci al loro servizio: con il rispetto, la discrezione e l’intelligenza che fanno emergere nell’altro il suo desiderio (non il nostro!), lo riportano alla sua sorgente profonda.
Una sola cosa era necessaria per il cieco di Gerico: il desiderio, il desiderio di un incontro e il desiderio di una guarigione. Quando apriamo la Bibbia è importante essere mossi dal desiderio.