Prepararsi all'incontro

XXXII Domenica A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

vergini sagge e stolte 

25,10-13 Prepararsi all’incontro con Gesù [1]

Con l’Ascensione, il Figlio di Dio ha portato presso il Padre la nostra umanità da Lui assunta e vuole attirare tutti a sé, chiamare tutto il mondo ad essere accolto tra le braccia aperte di Dio, affinché, alla fine della storia, l’intera realtà sia consegnata al Padre. C’è, però, questo “tempo immediato” tra la prima venuta di Cristo e l’ultima, che è proprio il tempo che stiamo vivendo. In questo contesto del “tempo immediato” si colloca la parabola delle dieci vergini (cfr Mt 25,1-13). Si tratta di dieci ragazze che aspettano l’arrivo dello Sposo, ma questi tarda ed esse si addormentano. All’annuncio improvviso che lo Sposo sta arrivando, tutte si preparano ad accoglierlo, ma mentre cinque di esse, sagge, hanno olio per alimentare le proprie lampade, le altre, stolte, restano con le lampade spente perché non ne hanno; e mentre lo cercano giunge lo Sposo e le vergini stolte trovano chiusa la porta che introduce alla festa nuziale. Bussano con insistenza, ma ormai è troppo tardi, lo Sposo risponde: non vi conosco. Lo Sposo è il Signore, e il tempo di attesa del suo arrivo è il tempo che Egli ci dona, a tutti noi, con misericordia e pazienza, prima della sua venuta finale; è un tempo di vigilanza; tempo in cui dobbiamo tenere accese le lampade della fede, della speranza e della carità, in cui tenere aperto il cuore al bene, alla bellezza e alla verità; tempo da vivere secondo Dio, poiché non conosciamo né il giorno, né l’ora del ritorno di Cristo. Quello che ci è chiesto è di essere preparati all’incontro - preparati ad un incontro, ad un bell’incontro, l’incontro con Gesù -, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati è una vita triste, non è una vita felice. Il cristiano dev’essere felice, la gioia di Gesù. Non addormentarci!

25,1-13 Non dividere l’indivisibile [2]

Vorrei proporvi l’esempio evangelico delle vergini prudenti. Avverto che lì vi è un insegnamento di cui necessitiamo come Chiesa. Come tutti ricordano, le vergini prudenti si rifiutano di dividere il loro olio con le altre, e questo fa sì che, in una lettura rapida e superficiale, le si condanni (le si riempia di insulti) come meschine ed egoiste. Una lettura più profonda ci mostra la grandezza del loro atteggiamento, perché non dividevano l’indivisibile, non rischiavano ciò che non si poteva rischiare: l’incontro con il loro Signore e il valore di quell’incontro. Nella Chiesa forse ci viene addosso l’insulto e il disprezzo se, per seguire il Signore, smettiamo di “provare i buoi”, di “comprare il campo” e di “prendere moglie” (Lc 14,18-20). E nella sequela del Signore la nostra umiltà sarà povera, perché sarà molto vicina a conoscere “l’essenziale”: ciò che è bene e ciò che è male, senza perdersi negli inganni delle ricchezze. E poiché la vita di Dio in noi non è un lusso, bensì il pane quotidiano, la cureremo con la nostra preghiera e la nostra penitenza. Questo spirito di preghiera e penitenza, anche in mezzo a grandi avversità, ci farà guardare pieni di speranza al cammino di Dio.

25,10-13 Cristo servo della sua sposa [3]

I racconti stessi dell’ultima cena fanno riferimento alla cena del Messia, quella definitiva, alla morte di Gesù per il suo popolo, per la sua Chiesa: “fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi, nel regno del Padre mio” (Mt 26,29). “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele” (Lc 22, 28-30). Partecipare al banchetto di nozze del Signore glorioso è “decisivo” (Mt 25,10-13). Sarà lui stesso a servire gloriosamente il suo popolo, la Chiesa sua sposa (Fil 2,6-10); lui, che ha ricevuto la gloria proprio per aver assunto la condizione di servo (Fil 2,6-10); sarà egli stesso che, nella pienezza della sua gloria, si rallegrerà di essere servo dei suoi servi, servo della sua Sposa (Lc 12,35-38). Ecco l’aspetto decisivo del banchetto finale: anche in questo caso, ma non più in relazione con il peccato (Eb 10, 18) e la morte, Cristo si darà come servo alla sua Chiesa, si occuperà di lei e la festeggerà nel suo banchetto.

NOTE

[1] Udienza 24 aprile 2013
[2] Conversazione introduttiva, in PAPA FRANCESCO – J. M. BERGOGLIO, In lui solo la speranza. Esercizi spirituali ai vescovi spagnoli (15-22 gennaio 2006), Jaca Book – LEV, Milano - Città del Vaticano 2013, 11-14.
[3] L’epifania della sposa, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR Rizzoli, Milano 2014, 128-139; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV, Milano - Città del Vaticano 2014, 75-84.