Tanta storia in una

semplice frase (Mt 22,15)

Solo Dio ha il monopolio della salvezza

XXIX Domenica Tempo Ordinario A

A cura di Franco Galeone *

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Nella prima lettura abbiamo un dato davvero interessante: il termine Cristo viene attribuito niente di meno che al re dei persiani, Ciro, a cui Dio dice: Io ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Ti ho chiamato Cristo, Messia. Ne deriva un insegnamento profondo: per realizzare il suo Regno, Dio non fa differenza tra cristiani e non; per realizzare il Regno della pace sono importanti anche coloro che vivono fuori dalla chiesa e di ogni chiesa. Ciro era fuori di Israele, non conosceva il Dio degli ebrei, eppure diventa il Cristo di Dio. Non ha senso dividere i politici in uomini di Dio e uomini senza Dio, perché la politica si qualifica in relazione alla giustizia e alla pace, non alla liturgia o ai sacramenti. Nessuno si sottrae a Dio, nemmeno Ciro, nemmeno i capi di stato, i parlamenti, il popolo sovrano. Ma per sapere se un politico è il Messia di Dio non dobbiamo vedere se porta la croce sugli scudi, sulla corona, nella sala del trono … ma se il sovrano promuove il bene di tutti e dei singoli, se è dalla parte dei deboli e degli ultimi.

L’ipocrisia religiosa

Dopo la parabola degli invitati a nozze, l’élite religiosa non mostra nessun segno di conversione (impossibile!) ma inizia una serie di attacchi contro Gesù che sarà effettuata dai farisei, dagli erodiani, dai sadducei e da un dottore della legge. Gesù è un pericolo da eliminare. Ormai non c’è più tempo da perdere. Allora nel capitolo 22 di Matteo, ai versetti 15-21, leggiamo: Allora - quindi dopo aver ascoltato questa parabola - i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere Gesù in fallo nei suoi discorsi. Il termine esatto è messaggio (λογος). Vogliono ormai trovare una contraddizione in Gesù, nel suo messaggio, in modo da fargli perdere questo grande fascino che ha sulla folla. E quindi iniziano una serie di trappole ben congegnate che però Gesù smantellerà. Tra farisei ed erodiani c’era un odio mortale, ma ora hanno un nemico comune. Il nemico Gesù è un pericolo che va eliminato, quindi di fronte al pericolo comune ecco che i nemici si alleano.
Maestro: è il solito linguaggio curiale, falso. Nel vangelo di Matteo quando appare il termine Maestro è quasi sempre in bocca agli avversari di Gesù. Sappiamo che tu sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Untuosi e ipocriti, senza volerlo, i farisei fanno un bell’elogio a Gesù: un uomo veritiero! Non guarda in faccia a nessuno, mentre i farisei fanno tutto per essere ammirati.
Dunque, di’… non è una richiesta, il verbo è all’imperativo; pretendono - È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? La trappola è ben congegnata: se Gesù è favorevole a pagare il tributo a Cesare va contro la legge, nella quale bisognava riconoscere Dio come unico signore; se è contrario può essere accusato dagli erodiani filoromani – il braccio armato – di essere un sovversivo.
Ipocriti: Gesù non si lascia incantare da questi personaggi che ostentavano tanta religiosità e tanta vicinanza con il Signore. Gesù li chiama ipocriti che, nel linguaggio del tempo significa commedianti, teatranti. Tutta la loro ostentata religiosità, tutta la loro spiritualità è soltanto una commedia che fanno per ottenere l’applauso e l’ammirazione della gente.

A Cesare le cose, a Dio le persone

I furbi amano mettere in difficoltà l’avversario. I farisei lo hanno fatto spesso con Gesù. E ogni volta sono stati svergognati! Questa volta ricorrono ad un tranello politico. Gli ebrei erano occupati dai romani; un’occupazione odiosa, che violava i valori religiosi degli ebrei, e spremeva tasse esose alla popolazione. Pagare il tributo a Cesare pesava sugli ebrei come un macigno. Sappiamo che alla nascita di Cristo era in atto quel censimento, non certo perché Roma amasse gli ebrei, ma per organizzare al meglio la riscossione delle tasse. I farisei, amici degli ebrei, si fanno accompagnare da alcuni erodiani, amici dei romani: una mossa astuta! Questa è la domanda: È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Un no piaceva ai farisei, nazionalisti, ortodossi; un sì piaceva agli erodiani, filoromani, e perciò odiati dal popolo ebraico. Da un lato, i romani e gli erodiani assegnavano il primato a Cesare; dall’altro, gli zeloti, per i quali il primato spettava a Dio. Il dilemma era mortale: il “no” avrebbe provocato la denuncia di Gesù ai romani come ribelle; il “sì” gli avrebbe inimicato il popolo ebraico. A queste volpi diplomatiche, Gesù risponde in modo poco diplomatico: Ipocriti, perché mi tentate? Poi proclama un principio che ancora oggi conserva tutta la sua attualità: Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio. In questa frase c’è in nuce gran parte della storia europea, dalla lotta per le investiture al Kulturkampf, dai concordati alla libera Chiesa in libero Stato, dalle controversie sull’ora di religione all’intervento dei vescovi in tempo elettorale. Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.

Due patologie: clericalismo e laicismo

Questa sentenza, divinamente equilibrata, è una condanna del clericalismo e del laicismo. Il clericalismo è una forma di patologia religiosa, per cui il clero non si accontenta di vedere rispettati i diritti di Dio, ma vuole anche privilegi sociali, economici, politici per le sue associazioni, le sue scuole, le sue chiese, i suoi spazi sacri … Il laicismo è un’altra forma di patologia religiosa, nel senso che i laici riconoscono la religione ma come un fatto privato, non accettano i risvolti etici nella vita sociale. Se Gesù avesse pronunciato anche solo questa frase, sarebbe passato alla storia. Davvero, non c’è religione così immersa nella storia come il cristianesimo. Che però è anche la religione “assoluta”, come ha scritto Hegel.

Dio fa politica

Sbaglia Marx quando scrive che la religione è l’oppio del popolo, è la coscienza capovolta di un mondo capovolto, è il sospiro della creatura oppressa, è il sentimento di un mondo senza cuore. Il vero problema non è se fare politica o no, ma quale politica; si esclude la piccola politica intesa come l’arte del dominio sugli altri, l’accumulo di privilegi e ricchezze. Questa sporca politica è condannata dalla Bibbia, che presenta i tanti interventi politici di Dio a favore degli ultimi in Israele. Alcune rivoluzioni politiche sono state affermate da Dio, e con fortezza, come quando Dio manda Mosè dal faraone perché questi restituisca la libertà a Israele, o Natan dal re Davide per rimproverargli i suoi intrallazzi sentimental-politici, o Samuele al re Saul per non avere saputo guidare il popolo verso la pace, o i profeti ai re e ai ricchi di Israele per avere oppresso gli ultimi e gli indifesi … Tutti questi episodi significano presenza politica di Dio.

Gesù fa politica

Anche Gesù contesta l’establishment socio-religioso del suo tempo: il sabato, il Tempio, il culto, i sacrifici, le leggi, le tradizioni … vengono contestati quando sono assolutizzati, perché tutto appartiene all’uomo e l’uomo appartiene a Dio. E non ha paura di fare nomi: Erode è chiamato una volpe. Anche nell’episodio del tributo, Gesù condanna la piccola politica dell’arrivismo e del machiavellismo, che divide gli uomini, crea fazioni, semina vittime. Certi minuetti, certe alleanze, certi concordati, certi giri di valzer … con i poteri di questo mondo non sono per la gloria della chiesa e ancor meno per quella di Dio.

La Chiesa fa politica

Per non sbagliare mai politica, la chiesa dev’essere accanto al povero, all’ultimo, all’indifeso. Scriveva don Milani al sindacalista Pipetta: Fintanto che tu lotterai per ottenere giustizia, sarò accanto a te; nel momento in cui avrai vinto, sarò contro di te. Purtroppo, alcune volte, la chiesa si è schierata dalla parte di don Rodrigo contro Renzo e Lucia; altre volte, si è affacciata al balcone alleata con i potenti di turno, e ancora oggi noi paghiamo le conseguenze di questo connubio tra trono e altare, sacerdotium et regnum. A volte, la sete di potere e di denaro ha impedito alla chiesa di leggere i segni dei tempi, e così i valori del Vangelo sono stati portati avanti da laici, rivoluzionari, filosofi, enciclopedisti, marxisti … Papa Giovanni Paolo II, parlando alle masse dell’aeroporto di Bourget il 2 giugno 1980, coraggiosamente ha detto che il sacro trinomio di libertà, uguaglianza, fraternità è profondamente cristiano. Ma erano passati due secoli dalla caduta della Bastiglia, e tre secoli dagli enciclopedisti. Per fortuna oggi si scrivono pagine meravigliose nella Chiesa! Difendere il primato, i diritti dell’uomo, è l’unica via che permette ai cristiani di entrare nell’universo di Cesare, e di farlo crollare, se necessario.
Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano