Quanti vicini

sono lontani! (Mt 21, 28)

XXVI Domenica Tempo Ordinario A

La domenica “del fare la volontà del Padre”

A cura di Francesco Galeone *

26a

Siamo ormai verso la fine della vita terrena di Gesù. I capi religiosi sono furibondi perché Gesù ha dichiarato che il tempio è un covo di ladri dando implicitamente a loro dei banditi. I discorsi tra Gesù e le autorità politico-religiose diventano sempre più aspri. Gesù alterna il cammino tra Betania, il Tempio, l’Orto del Getsemani: sono i tre luoghi testimoni della sua imminente passione. È l’epilogo. Dopo l’entrata gloriosa di Gesù a Gerusalemme (Mt 21,1) e la violenta cacciata dei mercanti dal tempio (Mt 21,12), la gran parodia del potere (W. Carter), il vangelo di Matteo colloca tre parabole tremende, tutte e tre dirette contro i dirigenti religiosi (non contro il popolo di Israele: Gesù non è contro il suo popolo!): la parabola dei due figli (Mt 21,28), quella dei vignaioli omicidi (Mt 21,33) e quella del banchetto del Regno (Mt 22,1). Naturalmente ogni parabola sarà seguita dagli attacchi dei farisei e dei sadducei contro Gesù, che a loro volta provocheranno le invettive di Gesù contro di loro. Il brano di oggi è sviluppato con grande abilità: Gesù racconta una parabola (v.28), chiede il giudizio ai suoi interlocutori (v.31), e lo ritorce contro di loro, facendo la seguente applicazione: il Regno di Dio non è di coloro che dicono “sì” e fanno “no”.

 

Molti che sembrano lontani, sono vicini!

 

Nei secoli precedenti, si dava forse più importanza alla ortodossia, cioè al giusto modo di credere, alla verità; oggi noi siamo più sensibili alla ortoprassia, cioè al giusto modo di agire, di fare. A giudicare dal Vangelo di oggi, Gesù non si preoccupa molto di ortodossia, non parla di verità da contemplare, ma di verità da fare. Parole strane, contraddittorie, per noi educati all’intellettualismo etico. Non è forse vero che la verità si pensa, riguarda il piano dianoetico, è qualcosa di logico? Secondo Cristo, invece, la verità si fa; chi fa la verità conosce il vero Dio, e arriva all’esemplificazione scandalosa: le prostitute vi precedono! Le prostitute: non vergogniamoci di pronunciare questa parola in un luogo santo: non è la parola che ci deve spaventare, ma la realtà che c’è dietro. Gesù non ebbe paura di sporcarsi, si lasciò toccare e baciare da queste donne: La gente come me - e ce n’è tanta come me - se non avesse la certezza che Cristo è venuto sulla terra per capire, perdonare, salvare anche noi, sarebbe disperata. C’è sempre nella vita un momento quando rimane solo Lui a difenderci, proprio quando non abbiamo più difesa, e tutti ci sputano addosso (D. Fabbri, La bionda). Incoraggeremo la gente a prostituirsi? No, certamente, ma solo ricordarci che non dobbiamo giudicare perché da queste pietre Dio sa ricavare i figli della luce, che dal letame nascono i fiori, e che dai diamanti non nasce niente!

La cattedrale dell’umanità è costruita da credenti e da atei

Chi sono i cristiani? Quelli che dicono “sì” al Padre; ma quelli che dicono “sì” e poi fanno “no”, sono cristiani? La conversione consiste nel rendersi conto che noi non facciamo la verità che diciamo. Il compito di un profeta-educatore è quello di formare una coscienza inquieta, in modo che un “credente” non si senta più tranquillo, e magari qualche altro lo diventi. Molti che sembrano lontani, in realtà sono vicini al Signore (sant’Agostino). P. Peter Lippert ha scritto questo magnifico brano in Giobbe parla con Dio: I tuoi santi hanno baciato i lebbrosi ma non hanno fatto niente per curare la lebbra. Hanno donato ai poveri le loro ricchezze, ma non si sono sforzati, perché nessuno sia più mendicante. Con preghiere hanno tentato per secoli di allontanare lo straripamento dei fiumi e la peste, e in poche decine di anni i giganti della scienza hanno incatenato le acque e sterminato la peste. Questi uomini ti sono meno cari delle anime devote ma inoperose, immerse nell’orazione? I figli di questo secolo, che non onorano il tuo nome, hanno illuminato la notte, aperto strade larghe, vinto tante miserie, allungato la vita dell’uomo, attutito i suoi dolori; la loro arte è mirabile, sconfinato il desiderio di conoscere, accanita la loro brama di sperimentare. Cosa pensi di questi uomini e delle loro opere? Sì, la cattedrale dell’umanità è costruita da credenti e da atei: anche questi fanno parecchio!

Beati i nostri “no” che diventano “sì”

Nei due figli che dicono e subito si contraddicono, è rappresentato il nostro cuore diviso. Se ne accorse anche Paolo di Antiochia: Video bona proboque... deteriora sequor (Rm7,15). Come anche Goethe: Ho in me due anime. Il primo figlio si pentì, cioè trasformò il suo modo di vedere: la vigna non era solo del padre ma anche la sua; non si tratta di essere semplicemente obbedienti; il sogno di Dio è avere una casa abitata non da servi ma da figli, liberi e adulti. La morale evangelica non è quelle dell’obbedienza ma quella di portare molto frutto. I due figli, di cui parla il Vangelo, rappresentano le due coscienze degli uomini: la coscienza buona che, anche quando non ne ha voglia, finisce con obbedire al padre; e la coscienza cattiva che, pur professando docilità al padre, non passa dalle parole ai fatti. Per questo Gesù minaccia: Pubblicani e prostitute vi precedono nel Regno di Dio.
Frasi come Peccatori e prostitute vi precedono nel Regno di Dio piacciono a quelli che non sanno che farsene della morale. Gesù, con quelle frasi, sembra uno di loro, uno spirito superiore, un populista che simpatizza con i viziosi, che dà sempre ragione all’operaio solo perché operaio, che blandisce i giovani solo perché giovani. In realtà Gesù non giudica gli uomini per categorie sociali o per fasce sindacali o per credo religioso o per titolo accademico o per colore razziale. Leggiamola bene, questa parabola dei due figli: se Gesù elogia chi prima ha detto “no” è perché poi si converte, e quel “no” diventa un “sì”. In paradiso, i peccatori non vanno perché peccatori, ma perché hanno compreso la colpa, e hanno accolto il perdono.
È sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza: Non chi dice: Signore, Signore! Gesù denunzia i paraventi della cattiva coscienza, i finti devoti, gli abili ipocriti. Dio non si inganna! Chi si salva deve avere compiuto il bene, anche se c’è stato un rifiuto all’inizio. Chi si perde è perché è vissuto male, anche se è c’è stato un sì gioioso all’inizio. A questo punto una sola è la conclusione: beati quei “no” che diventano “sì”. La possibilità di dire “sì”, che poi diventa “no”, tocca anche noi cristiani. Questa scomoda parabola è un’occasione per un esame serio e sereno della nostra fedeltà a Cristo. Noi con facilità diciamo Amen, che significa Così è e così sia, cioè fiducia e abbandono a Dio! Noi con facilità recitiamo gli articoli del credo, diciamo “sì” nel rito del matrimonio, nella celebrazione dei sacramenti, ma poi dimentichiamo che il “sì” va inverato nelle scelte quotidiane.
Sottolineature:
- Il termine greco adoperato dall’evangelista (τέκνον) è pieno di tenerezza: potremmo tradurlo meglio con Figliolino mio. È la stessa radice da cui viene il verbo partorire (τικτειν), e quindi è un verbo di grande tenerezza materna. Oggi vai a lavorare nella vigna, la vigna - si sa - è immagine del popolo d’Israele. Egli rispose: Non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Quindi c’è un primo figlio che risponde di no all’invito del Signore, ma poi si pente. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì signore. Ma non vi andò. Mai fidarsi di quelli che dicono: Sì, Signore! Questo secondo non ha un rapporto con il padre, non ha detto Sì padre, dice Sì, signore. Dio è un signore al quale obbedire. E Gesù allora chiede alle autorità religiose, Quale dei due ha compiuto la volontà del padre? Ecco che appare il termine padre. Sarebbe stato meglio che anche questa volta fossero stati zitti, che non avessero risposto. Invece rispondono. Risposero: il primo!
- E Gesù disse loro: In verità... Quindi è un’affermazione solenne, importante, Io vi dico pubblicani e prostitute vi passano avanti. La costruzione del verbo greco (προαγειν), tradotto con passare avanti, non indica però precedenza, cioè vi passano avanti e poi voi venite, ma indica esclusione, cioè vi hanno preso il posto.
- Tre volte nel vangelo di Matteo appare il verbo pentirsi (μεταμελομαι): qui, nella parabola del figlio che si pente (Mt 21,29), nel caso di Giuda il traditore che si pente (Mt 27,3), ma le autorità no. Le autorità non si pentiranno mai. Si è pentito Giuda, ma le autorità non si pentiranno mai. L’evangelista ci fa comprendere che le autorità religiose sono completamente refrattarie alla buona notizia di Gesù perché dovrebbero perdere il loro potere, i loro privilegi e il loro prestigio.
- Si capisce subito che l’etica di Gesù non è l’etica delle buone intenzioni ma delle buone azioni. Per Gesù ciò che si dice non conta; ciò che conta è ciò che si fa. Che è ciò che è successo con quei due fratelli. Ed è quello che accade tante volte all’élite religiosa: nelle loro predicazioni parlano contro l’amore al denaro quelli che assomigliano a qualunque cosa meno che ad un povero; parlano contro l’orgoglio quelli che occupano sedi di potere e di dignità; sono severi censori del sesso quelli che nascondono e proteggono delinquenti sessuali.
- Gesù accentua la sua denuncia affermando che i gruppi più disprezzati dall’élite religiosa (pubblicani e prostitute) precederanno quest’élite nel cammino verso il Regno. L’aspetto notevole è che il verbo greco proágousin (Mt 21,31b) sta al presente, cioè già ora (M. Zerwick) i pubblicani e le prostitute vi precedono nel cammino verso il Regno. A giudizio di Gesù, quelli che sono più in ritardo nel cammino verso Dio sono proprio quelli che pensano di precedere gli altri e quelli che vedono se stessi come l’esempio da seguire.

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano