Un messia mite e umile

Fratel Roberto - Bose

20 settembre 2017


In quel tempo 18 Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte le azioni compiute da Gesù. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19 li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20 Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»». 21 In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22 Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23 E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
24 Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25 Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26 Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27 Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco, dinanzi a temando il mio messaggero,
davantia teegli preparerà la tua via.
28 Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
29 Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30 Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.
31 A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32 È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!».
33 È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: «È indemoniato». 34 È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!». 35 Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Lc 7,18-35

Giovanni è in carcere e viene informato circa i miracoli e l’insegnamento di Gesù. Perciò manda una delegazione di suoi discepoli ad interrogarlo direttamente riguardo la sua identità: “Sei tu il Veniente?”. Egli risponde con la Scrittura: come nella sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4,18-19), Gesù conferma la propria identità messianica, in conformità non alle attese dei giudei bensì alle Scritture. Giovanni aspettava un Messia quale giudice escatologico, per purificare con il fuoco il popolo di Israele; Gesù, al contrario, si presenta come giudice misericordioso, il buon pastore che si prende cura delle pecore smarrite. Egli ora invita Giovanni a non scandalizzarsi per il Messia mite e umile che non corrispondeva alle attese; Gesù non è il Messia politico e terreno aspettato dai giudei, ma neppure il giudice con scure e ventilabro in mano per purificare il popolo di Israele come pensava Giovanni (cf. Lc 3,9.17).
Tre domande poste da Gesù alle folle mettono in risalto la statura del Battista, la sua dignità superiore a quella dei profeti. Ma se da una parte ne conferma la grandezza, dall’altra la ridimensiona, relativizzandola. Egli è il più grande personaggio dell’Antico Testamento, ma è superato dal più piccolo discepolo di Gesù, reso partecipe del regno di Dio da lui inaugurato. I discepoli di Gesù godono di una situazione privilegiata rispetto a Giovanni; il tempo di Cristo supera quello del Battista, perché segnato dalla presenza dello Spirito di Dio, operante nel cuore dei credenti.
Mentre il popolo aveva accolto con favore il battesimo di Giovanni, i capi dei giudei avevano rifiutato il Precursore; questo diverso atteggiamento assunto nei confronti del Battista prefigurava quello riservato a Gesù. Mentre i peccatori “hanno riconosciuto che Dio è giusto”, cioè hanno accolto con fede l’appello di Giovanni alla conversione, facendosi battezzare e aprendosi al dono della salvezza, i farisei e i dottori della Legge, ritenendosi giusti, non hanno accettato il battesimo penitenziale del Battista e così “hanno reso vano il disegno di Dio su di loro”.
Con la similitudine di alcuni bambini che giocano in piazza inscenando feste nuziali o lamenti funebri e di altri che per i loro capricci non si attengono al gioco, Gesù richiama l’atteggiamento irragionevole assunto dai giudei nei confronti di Giovanni e nei propri confronti. Infatti, era venuto Giovanni, che conduceva una vita austera, ed è stato accusato di essere posseduto dal demonio. È venuto Gesù che mangia e beve insieme a giusti e peccatori per esprimere la gioia del tempo messianico ed anche di lui hanno avuto da ridire, definendolo come un mangione e un beone.
Seppure con un diverso stile di vita Giovanni e Gesù compiono il disegno salvifico di Dio in favore del popolo d’Israele. Mentre gli scribi e i farisei hanno invalidato il disegno salvifico di Dio, cioè la sua iniziativa di bontà misericordiosa e di salvezza, i peccatori si sono conformati al volere di Dio, hanno accolto con fede la predicazione penitenziale del Battista e aderito al messaggio evangelico di Gesù. “La Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”.