Il perdono nel dramma

dei rapporti umani

Domenica XXIV del tempo ordinario A

papa Francesco

A cura di Gianfranco Venturi

HandsForgiveness


18,21-22 Dio non si stanca mai di perdonare (EG 3)

Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché “nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore”.[1] Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: “Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici”. Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare “settanta volte sette” (Mt 18,22) ci dà l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti.



18,21-35 Tenere la porta sempre aperta [2]

La domanda
Il peccato non è un semplice sbaglio. Il peccato è idolatria. […] Pietro pone una domanda a Gesù: “Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?”. Nel Vangelo non sono tanti i momenti in cui una persona chiede perdono. C’è, ad esempio, la peccatrice che piange sui piedi di Gesù e bagna i piedi con le sue lacrime, li asciuga con i suoi capelli: in quel caso quella donna ha peccato molto, ha amato molto e chiede perdono. Poi si potrebbe ricordare l’episodio in cui Pietro, dopo la pesca miracolosa, dice a Gesù: “Allontanati da me, ché io sono un peccatore”: lì però lui si accorge che non ha sbagliato, che c’è un’altra cosa dentro di lui. Ancora, si può ripensare a quando Pietro piange, la notte del giovedì santo, quando Gesù lo guarda.
In ogni caso, sono pochi i momenti in cui si chiede perdono. Qui Pietro chiede al Signore quale deve essere la misura del nostro perdono: “Sette volte, soltanto?”. All’apostolo Gesù risponde con un gioco di parole che significa “sempre”: settanta volte sette, cioè tu devi perdonare sempre».
Qui si parla di “perdonare, non semplicemente di una richiesta di scuse per uno sbaglio: perdonare a quello che mi ha offeso, che mi ha fatto del male, a quello che con la sua malvagità ha ferito la mia vita, il mio cuore.
La misura del mio perdono
Ecco allora la domanda per ciascuno di noi: “Qual è la misura del mio perdono?”. La risposta può venire dalla parabola raccontata da Gesù, quella dell’uomo al quale è stato perdonato tanto, tanto, tanto, tanti soldi, tanti, milioni», e che poi, ben contento del suo perdono, esce e trova un compagno che forse aveva un debito di 5 euro e lo manda in carcere. L’esempio è chiaro: “Se io non sono capace di perdonare, non sono capace di chiedere perdono”. Perciò «Gesù ci insegna a pregare così, il Padre: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”».
Che cosa significa in concreto? Immagiamo il dialogo con un penitente: “Ma, padre, io mi confesso, vado a confessarmi...
- E che fai, prima di confessarti?
- Ma, io penso alle cose che ho fatto male
- Va bene
- Poi chiedo perdono al Signore e prometto di non farne più...
- Bene. E poi vai dal sacerdote?”. Ma prima “ti manca una cosa: hai perdonato a quelli che ti hanno fatto del male?”.
Se la preghiera che ci è stata suggerita è: “Rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo agli altri”, sappiamo che “il perdono che Dio ti darà” richiede il perdono che tu dai agli altri.
Chiedere perdono non è un semplice chiedere scusa ma, è essere consapevoli del peccato, dell’idolatria che io ho fatto, delle tante idolatrie; in secondo luogo, “Dio sempre perdona, sempre”, ma richiede anche che io perdoni, perché se io non perdono, in un certo senso è come se chiudessi la porta al perdono di Dio. Una porta invece che dobbiamo mantenere aperta: lasciamo entrare il perdono di Dio affinché possiamo perdonare gli altri.

18,21-22 Dio perdona e fa festa [3]

 

Dio perdona sempre…
Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Ma lui non si stanca di perdonare. Tanto che quando Pietro chiese a Gesù: “quante volte io devo perdonare, sette volte?”, la risposta ricevuta fu eloquente: “Non sette volte ma settanta volte sette» (cf. Mt 18,21-22). Cioè “sempre”, perché proprio così perdona Dio: sempre. Dunque se tu hai vissuto una vita con tanti peccati, tante cose brutte, ma alla fine, pentito, chiedi perdono, ti perdona subito. Lui perdona sempre.
Invece noi non abbiamo questa certezza nel cuore e tante volte dubitiamo, chiedendo se Dio perdonerà. In realtà, bisogna soltanto pentirsi e chiedere perdono: niente di più! Non si deve pagare niente! Cristo ha pagato per noi e lui perdona sempre.

… perdona tutto
Un’altra cosa: non solo che Dio perdona sempre, ma anche che perdona tutto: non c’è peccato che lui non perdoni. Magari qualcuno potrebbe dire: “io non vado a confessarmi perché ne ho fatte tante di cose brutte, tante di quelle cose, per cui non avrò perdono...”. Invece non è vero, perché Dio se tu vai pentito, perdona tutto. E tante volte non ti lascia parlare: tu incominci a chiedere perdono e lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto. Proprio come è successo con quel figlio che, dopo aver sprecato tutti i soldi dell’eredità, con una vita immorale, poi si è pentito e ha preparato il discorso per presentarsi davanti a suo padre. Però quando è arrivato il padre non lo ha lasciato parlare, lo ha abbracciato: perché lui perdona tutto. Lo ha abbracciato.

… fa festa
Poi c’è un’altra cosa che fa Dio quando perdona: fa festa. E questa non è un’immagine, lo dice Gesù: “Ci sarà festa nel cielo quando un peccatore viene dal Padre”. Perciò veramente Dio fa festa. Così quando noi sentiamo il nostro cuore appesantito dai peccati, possiamo dire: andiamo dal Signore a dargli gioia perché mi perdoni e faccia festa. Dio fa così: fa festa sempre perché riconcilia.

… dimentica
Una cosa bella sul modo di perdonare di Dio: Dio dimentica. La Scrittura dice anche: “I tuoi peccati li butterò nel mare e se sono rossi come il sangue, tu diventerai bianco come un agnellino” (cf. Mi, 7,19; Is 1,18).
Dio, dunque, si dimentica. E così se qualcuno di noi va dal Signore e dice: “Ti ricordi, io in quell’anno ho fatto quella brutta cosa?”, lui risponde: “No, no, no. Non ricordo”. Perché una volta che lui perdona non ricorda, dimentica, mentre noi tante volte con gli altri portiamo avanti un “conto corrente”: “questo una volta ha fatto questo, una volta ha fatto quest’altro...”. Invece Dio, no: perdona e dimentica. Ma se lui dimentica, chi sono io per ricordare i peccati degli altri? Il Padre dunque dimentica, perdona sempre, perdona tutto, fa festa quando perdona e dimentica, perché vuole riconciliare, vuole incontrarsi con noi.

La missione del sacerdote
Quando uno di noi - un sacerdote, un vescovo - va a confessare, deve pensare sempre: “sono disposto a perdonare tutto? Sono disposto a perdonare sempre? Sono disposto a rallegrarmi e a fare festa? Sono disposto a dimenticarmi dei peccati di quella persona?”. Così se tu non sei disposto, meglio che quel giorno non vai in confessionale: che vada un altro, perché tu non hai il cuore di Dio per perdonare. Infatti, nella confessione, è vero, c’è un giudizio, perché il sacerdote giudica dicendo: “hai fatto male qui, hai fatto...”. Però, è più che un giudizio: è un incontro, un incontro con il Dio buono che sempre perdona, che tutto perdona, che sa fare festa quando perdona e che dimentica i tuoi peccati quando ti perdona. E noi sacerdoti dobbiamo avere questo atteggiamento: far incontrare. Invece tante volte le confessioni sembrano una pratica, una formalità, dove tutto appare meccanico, ma così dov’è l’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa? Questo è il nostro Dio, tanto buono.
Insegnare a confessarsi
È importante anche insegnare a confessarsi bene, in modo che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi», e ricordino che andare a confes non è andare in tintoria perché ti tolgano una macchia: confessarsi è andare a incontrare il Padre che riconcilia, che perdona e che fa festa. […]
Il Signore ci dia la grazia di essere contenti oggi di avere un Padre che perdona sempre, che perdona tutto, che fa festa quando perdona e che si dimentica della nostra storia di peccato!

18, 21-35 Il dramma dei nostri rapporti umani [4]

“Voglio mandarvi tutti in paradiso!”.
Mi piace ricordare oggi, prima di tutto, le parole che, secondo un’antica tradizione, san Francesco pronunciò proprio qui, davanti a tutto il popolo e ai vescovi: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”. Cosa poteva chiedere di più bello il Poverello di Assisi, se non il dono della salvezza, della vita eterna con Dio e della gioia senza fine, che Gesù ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione?
Il paradiso, d’altronde, che cos’è se non il mistero di amore che ci lega per sempre a Dio per contemplarlo senza fine? La Chiesa da sempre professa questa fede quando dice di credere nella comunione dei santi. Non siamo mai soli nel vivere la fede; ci fanno compagnia i santi e i beati, anche i nostri cari che hanno vissuto con semplicità e gioia la fede e l’hanno testimoniata nella loro vita. C’è un legame invisibile, ma non per questo meno reale, che ci fa essere “un solo corpo”, in forza dell’unico Battesimo ricevuto, animati da “un solo Spirito” (cfr Ef 4,4). Forse san Francesco, quando chiedeva a Papa Onorio III il dono dell’indulgenza per quanti venivano alla Porziuncola, aveva in mente quelle parole di Gesù ai discepoli: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,2-3).
Quella del perdono è certamente la strada maestra da seguire per raggiungere quel posto in Paradiso. È difficile perdonare! Quanto costa, a noi, perdonare gli altri! Pensiamoci un po’. E qui alla Porziuncola tutto parla di perdono! Che grande regalo ci ha fatto il Signore insegnandoci a perdonare – o, almeno, ad avere la volontà di perdonare - per farci toccare con mano la misericordia del Padre!

Perché perdonare?
Abbiamo ascoltato la parabola con la quale Gesù ci insegna a perdonare (cfr Mt 18,21-35). Perché dovremmo perdonare una persona che ci ha fatto del male? Perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Non c’è nessuno fra noi, qui, che non sia stato perdonato. Ognuno pensi… pensiamo in silenzio le cose brutte che abbiamo fatto e come il Signore ci ha perdonato. La parabola ci dice proprio questo: come Dio perdona noi, così anche noi dobbiamo perdonare chi ci fa del male. È la carezza del perdono. Il cuore che perdona. Il cuore che perdona accarezza. Tanto lontano da quel gesto: “me la pagherai!” Il perdono è un’altra cosa. Precisamente come nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, quando diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). I debiti sono i nostri peccati davanti a Dio, e i nostri debitori sono quelli a cui anche noi dobbiamo perdonare.

La pazienza di Dio
Ognuno di noi potrebbe essere quel servo della parabola che ha un grande debito da saldare, ma talmente grande che non potrebbe mai farcela. Anche noi, quando nel confessionale ci mettiamo in ginocchio davanti al sacerdote, non facciamo altro che ripetere lo stesso gesto del servo. Diciamo: “Signore, abbi pazienza con me”. Voi avete pensato alcune volte alla pazienza di Dio? Ha tanta pazienza. Sappiamo bene, infatti, che siamo pieni di difetti e ricadiamo spesso negli stessi peccati. Eppure, Dio non si stanca di offrire sempre il suo perdono ogni volta che lo chiediamo. È un perdono pieno, totale, con il quale ci dà certezza che, nonostante possiamo ricadere negli stessi peccati, Lui ha pietà di noi e non smette di amarci. Come il padrone della parabola, Dio si impietosisce, cioè prova un sentimento di pietà unito alla tenerezza: è un’espressione per indicare la sua misericordia nei nostri confronti. Il nostro Padre, infatti, si impietosisce sempre quando siamo pentiti, e ci rimanda a casa con il cuore tranquillo e sereno dicendoci che ci ha condonato ogni cosa e perdonato tutto. Il perdono di Dio non conosce limiti; va oltre ogni nostra immaginazione e raggiunge chiunque, nell’intimo del cuore, riconosce di avere sbagliato e vuole ritornare a Lui. Dio guarda al cuore che chiede di essere perdonato.

Il dramma dei rapporti umani
Il problema, purtroppo, nasce quando noi ci troviamo a confrontarci con un nostro fratello che ci ha fatto un piccolo torto. La reazione che abbiamo ascoltato nella parabola è molto espressiva: «Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”» (Mt 18,28). In questa scena troviamo tutto il dramma dei nostri rapporti umani. Quando siamo noi in debito con gli altri, pretendiamo la misericordia; quando invece siamo in credito, invochiamo la giustizia! E tutti facciamo così, tutti. Non è questa la reazione del discepolo di Cristo e non può essere questo lo stile di vita dei cristiani. Gesù ci insegna a perdonare, e a farlo senza limiti: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). Insomma, quello che ci propone è l’amore del Padre, non la nostra pretesa di giustizia. Fermarsi a questa, infatti, non ci farebbe riconoscere come discepoli di Cristo, che hanno ottenuto misericordia ai piedi della Croce solo in forza dell’amore del Figlio di Dio. Non dimentichiamo, dunque, le parole severe con le quali si chiude la parabola: «Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (v. 35).

Il perdono genera il paradiso
Il perdono di cui san Francesco si è fatto “canale” qui alla Porziuncola continua a “generare paradiso” ancora dopo otto secoli. In questo Anno Santo della Misericordia diventa ancora più evidente come la strada del perdono possa davvero rinnovare la Chiesa e il mondo. Offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. Ripeto: offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. Il mondo ha bisogno di perdono; troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace. Chiediamo a san Francesco che interceda per noi, perché mai rinunciamo ad essere umili segni di perdono e strumenti di misericordia.

Tappare la bocca e perdonare…
Possiamo pregare su questo. Ognuno come lo sente. Invito i Frati, i Vescovi ad andare nei confessionali – anche io ci andrò – per essere a disposizione del perdono. Ci farà bene riceverlo oggi, qui, insieme. Che il Signore ci dia la grazia di dire quella parola che il Padre non ci lascia finire, quella che ha detto il figliol prodigo: “Padre ho peccato contro…”, e [il Padre] gli ha tappato la bocca, lo ha abbracciato. Noi incominciamo a parlare, e Lui ci tapperà la bocca e ci rivestirà... “Ma, padre, domani ho paura di fare lo stesso…”. Ma torna! Il Padre sempre guarda la strada, guarda, in attesa che torni il figliol prodigo; e tutti noi lo siamo. Che il Signore ci dia questa grazia.

…sempre. […]
Non dimenticatevi: sempre perdonare. Sempre! Perdonare dal cuore e, se si può, avvicinarsi all’altro, ma perdonare. Perché se noi perdoniamo, il Signore ci perdona; e tutti noi abbiamo bisogno di perdono… Qualcuno qui non ha bisogno di perdono?... Alzi la mano!... Tutti ne abbiamo bisogno.


NOTE

[1] Paolo VI, Esortazione apostolica Gaudete in Domino, 297.
[2] Meditazione, 10 marzo 2015.
[3] Meditazione, 23 gennaio 2015.
[4] Meditazione, Visita a Santa Maria degli Angeli, 4 agosto 2016.