Voi, chi dite

che io sia? (Mt 16,15)

XXI Domenica A

A cura di Franco Galeone *

cheiosia

Pietra sulla Roccia

In questo dittico, sono ben visibili due scene: a) la confessione di Pietro, portaparola dei Dodici, sulla messianicità di Gesù (v.16); b) la promessa del primato che Gesù fa a Pietro (v.17). Cronologicamente le due cose non sembrano coincidere, ma il motivo per cui Matteo ha unito le due parti è da ricercarsi nella sua teologia: la rottura con Israele è ormai definitiva, Israele non è più la pianta di Dio, il discepolo deve abbandonare Israele. Ma un popolo, senza un capo, non ha futuro, e Gesù, dopo la sua ascensione, dona a Pietro le chiavi del Regno. Un primato non di onore né di potenza, ma di servizio e di carità!

La Chiesa è costruita sulla Roccia di Cristo

Siamo al famoso testo del primato di Pietro. A Cesarea di Filippo, Gesù fonda la sua chiesa. Oggi Cesarea di Filippo non esiste più; la località dove essa sorgeva, presso le sorgenti del fiume Giordano, è ora chiamata Banyas, un nome che richiama Pan, il dio delle acque, dei boschi, della fertilità. Questi otto versetti, dal 13 al 20, sono stati tra i più studiati di tutta la Scrittura. Alcuni, del primato di Pietro non vogliono sentir parlare, sospettano un’interpolazione della curia romana, anche se il racconto è riportato in tutti i codici antichi. Altri, su quel primato, hanno costruito edifici molto temporali, teocrazie molto presuntuose. Che disturbi o meno, due verità sono innegabili: a) Gesù vuole fondare una Chiesa, una comunità tutta sua, con precise mansioni e con poteri, non solo spirituali ma anche disciplinari; b) Gesù ne affida la direzione a Pietro, elevandolo al di sopra degli altri. La Chiesa, realtà umana e divina, fisica e metafisica, presenta luci ed ombre: le luci sono per grazia di Dio, le ombre sono per colpa nostra. Casta moeretrix, sancta sed semper sanctificanda! Napoleone voleva distruggere la Chiesa, e Pio VII lo dissuase così: Non ci sono riusciti neppure i preti! Alcuni anni fa è circolato un libro, Via col vento in Vaticano, che descrive gli intrallazzi, gli arrivismi, la corruzione in Vaticano. Può essere tutto vero, ma resta sempre la promessa di Gesù: Non praevalebunt. La Chiesa è costruita sulla Roccia, che è Cristo.

Voi, chi dite che io sia?

Perché Gesù domandò agli apostoli cosa diceva la gente di Lui? Perché chiese anche agli apostoli il loro parere? Egli sapeva di certo quello che la gente pensava e diceva di Lui. Conosceva molto bene i cuori e i pensieri dei suoi discepoli. È vero, Gesù sapeva tutto ciò e anche altro, ma quando si ama si vuole che si dica, e si mostri l’affetto che sentiamo. Gesù, come noi e più di noi, aveva bisogno di affetto, di aiuto, di amicizia. Parafrasando il titolo di un vecchio film, possiamo dire che Dio ha bisogno di noi, del nostro amore, del nostro aiuto. Quella domanda, attraverso i secoli, giunge fino a noi, e noi dobbiamo rispondere, non con una risposta presa dal catechismo della nostra infanzia, perché è pericoloso avere una fede per delega. Anche se oggi molti parlano di silenzio di Dio, di eclissi del sacro, la domanda ci interpella, ci inquieta. Questa santa inquietudine può costituire la nostra salvezza, perché se il sonno della ragione genera mostri e paure, come nella Guernica di Picasso, l’indifferenza verso la religione genera lo sfascio e il fallimento della vita. Ogni secolo, ogni generazione ha dato la sua risposta: i giovani hanno visto Gesù come un giovane hippy, gli oppressi come un rivoluzionario o un guerrigliero. Per i suoi contemporanei, Gesù era almeno un grande maestro. Per tanti nostri ragazzi, Gesù è una specie di ufo, un superman con poteri eccezionali. Per tanti adulti di oggi, Gesù è un personaggio onnipotente, capriccioso, inutile … In ogni caso, il mondo, soprattutto il nostro Occidente, ne è tanto segnato che non si può più prescindere da Cristo. Questo spiega perché si possa e si debba insegnare la religione cattolica nelle scuole. Anche quel laico di B. Croce, che cristiano non era, ha scritto che non possiamo non sentirci e non dirci cristiani.

Tu sei il Cristo

Non si scoraggia davvero Pietro. Prima aveva osato camminare sull’acqua, ma aveva rischiato di annegare. Poco dopo, affronta acque ben più profonde: quelle del mistero di Dio. E questa volta, con successo: Beato te! Lo meritava davvero quell’elogio il povero Pietro! L’interrogativo di Gesù Chi sono io per la gente? Chi sono io per voi? era tale da far naufragare tanti teologi istruiti e tanti cristiani specialisti. Avremmo noi saputo rispondere meglio di Pietro? Pietro comincia: Tu se il Cristo. Siamo sempre tentati di arrivare subito alla parola che ci sembra più importante: Cristo. E invece è necessario fermarsi sul pronome personale Tu. Quel Tu significa che la religione cristiana mi mette in contatto con un Dio personale, che posso dare del Tu a Dio. Tu vuol dire che Dio si è presentato a noi, che Dio intreccia rapporti personali, ieri con Abramo, Isacco, Giacobbe, e oggi con Franco, Anna, Antonio, Maria … Tu significa anche che Dio rischia la libertà dell’accoglienza e del rifiuto. Il Tu di Dio ci invita alla sua stessa vita, ci unisce a Lui, e diventiamo un Noi.

Quanto sono inaccessibili le sue vie…

Chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?. I pensieri di Dio, noi, non li conosciamo. Il nostro mondo è il nostro mondo, noi ne siamo responsabili; non dobbiamo presuntuosamente usare il santo nome di Dio per contrabbandare come “volontà di Dio” quella che è invece “volontà dell’uomo”. Dio è Altro! Totaliter Alius! Tutto ciò che fa l’uomo è sempre un suo manufatto! È presuntuoso applicare alle nostre azioni, alle nostre teologie, alle nostre filosofie, l’etichetta: E’ parola di Dio, perché a Dio non si arriva attraverso nessuna passerella logica, nessun ponte lanciato sull’infinito. Dio è sempre al-di-là! I suoi pensieri non sono mai una conquista della nostra ragione, ma sempre una sua gratuita rivelazione. Nella fede religiosa l’uomo, argomentando dalle proprie interiori ed esteriori esperienze, arriva logicamente a immaginarsi qualcosa di Dio, il Dio dei filosofi, costruito a immagine e somiglianza dell’uomo; la storia del pensiero descrive questa immane e collettiva fatica per salire fino a Dio. Le formulazioni più alte di questa ricerca dal basso sono il Demiurgo di Anassagora, Dio come bellezza e bontà di Platone, il Motore immobile di Aristotele, l’Uno di Plotino … Ma sono tutti manufatti dell’uomo!

Dio in cerca dell’uomo

La fede cristiana è di segnale opposto: se le altre religioni sono ascensive, e rappresentano la faticosa conquista dell’uomo, sui tralicci della sua dialettica, la religione cristiana è discensiva, nel senso che l’iniziativa parte da Dio, che decide di rivelarsi. Nella storia umana, ad un certo punto, si nota una inversione radicale; nella ricerca scientifica, è l’uomo che pone domande e interroga; nella rivelazione biblica, invece, l’uomo viene interrogato; la scienza inizia con un interrogativo posto dall’uomo alla natura; la religione inizia con un interrogativo posto da Dio all’uomo: Adamo, dove sei? … Caino, cosa hai fatto? La Bibbia non è la storia del popolo ebraico che cerca Dio, ma la storia di Dio che cerca l’uomo (J. Heschel). Le altre religioni presentano l’uomo che ha bisogno di Dio. L’ebraismo e il cristianesimo raccontano Dio che ha bisogno dell’uomo. Il bisogno che noi sentiamo di Dio è solo l’eco del bisogno che Dio ha dell’uomo. Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano