Donna, grande 

è la tua fede! (Mt 15,28)

XX Domenica A

a cura di Franco Galeone *

Cananea

 

Una madre, quando prega, è onnipotente!

 

Il Vangelo di questa domenica ha come personaggio centrale una madre, che con la forza dell’amore ottiene il trionfo delle ragioni del cuore. La donna è una cananea, secondo Matteo; Marco precisa che è greca, di origine sirofenicia. In ogni caso è una pagana, secondo gli ebrei. Questa madre ha una figlia molto malata; ha saputo che Gesù è nei paraggi, e va a trovarlo. Ma Gesù non le bada, anzi, mostra un certo fastidio; anche gli apostoli non ne possono più: Esaudiscila, non vedi come ci grida dietro? Una seccatrice! Ma Gesù sembra irremovibile: Sono stato mandato solo alle pecore perdute di Israele. Gesù parla da ebreo, e considera gli ebrei come dei figli, e i pagani come dei cani, cioè infedeli. Gesù però attenua il tradizionale disprezzo verso gli infedeli chiamandoli non cani ma cagnolini, scoprendo così le sue carte. La donna se ne accorge. Grecamente, anche se non aveva studiato i sofisti, Socrate, l’Organon aristotelico, la donna sfrutta l’apertura della battuta stessa di Gesù: Il pane ai figli, sì, ma le briciole ai cagnolini! Donna, la tua fede è grande. Tua figlia è guarita! Davvero quella madre dimostrò che se Dio è onnipotente, la preghiera può essere onnipotentissima!

 

Una donna converte Gesù

 

Gesù appare nel vangelo sempre tra la gente o in preghiera con il Padre: era un uomo di incontri, di relazioni, di comunicazioni; in ogni relazione si riceve e si dà qualcosa; Gesù accendeva il cuore dell'altro ma anche lui ne era trasformato. Questa cananea, di un’altra religione e di un altro paese, converte Gesù, gli fa cambiare mentalità, gli apre il cuore al dolore di tutte le madri e di tutti i figli, che abitino in Israele o a Gaza: il dolore è uguale come uguale è l’amore delle madri. La donna dice a Gesù: No, tu sei venuto per tutti, tu provi dolore per tutti, la sofferenza conta più della religione, tu non appartieni a nessuna chiesa e perciò appartieni a tutti. Non ci sono figli e cani, ma tutti figli di Dio. È incredibile: questa donna non andava a pregare nel tempio, anzi, pregava un altro dio, eppure a questa donna pagana Gesù dice che ha una grande fede. Certamente quella donna non aveva la fede dei teologi ma quella della madri che soffrono. E Dio è felice quando vede una madre abbracciata alla carne della sua carne. E riceve il miracolo: la figlia guarisce. La sua fede fu come un grembo che partorì la figlia per la seconda volta.

 

Gesù ci esaudisce sempre, anche deludendoci!

 

Quello che subito colpisce in questo brano di Vangelo è la insensibilità, il silenzio, il rifiuto, il disprezzo di Cristo nel colloquio con la donna cananea. Eppure, dal Vangelo sappiamo che alla fine Gesù esaudisce la preghiera di quella madre. Cerchiamo allora di comprendere! Gesù conosce quella donna meglio di tutti, meglio di lei stessa. Sa a quale altezza di fede può arrivare, se la si aiuta. Accontentare in ritardo è un male, esaudire prima è ancor peggio. Quella madre chiedeva solo un favore, per poi tornarsene a casa tranquilla, un miracolo e poi fuggire lontano da Dio. Gesù, invece, voleva che la donna cananea si distaccasse da quello che domandava, per attaccarsi a Colui che pregava. Perciò occorreva del tempo, doveva farla maturare ancora. Ecco perché Gesù dice quella frase così dura: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. Poiché quella donna era umile, ha percepito, al di là delle parole, l’intenzione di Gesù: non si trattava di un rifiuto ma di una chiamata. E’ vero, Signore, ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola del padrone. Che affettuosa malizia in questa risposta, che afferra l’argomento di Gesù e lo rivolge a suo favore! Questa donna è viva, spirituale, inventiva. Hanno sorriso insieme, Gesù aveva scherzato con lei, sono diventati amici per sempre. Gesù poteva adesso, senza alcun pericolo, concederle quello che chiedeva. Tra amici, i doni non fanno alcun male, ma tra estranei creano obblighi. Gesù non temeva più di perderla, non rischiava più che ella se ne andasse lontana da Lui con il suo tesoro; il suo tesoro era ormai il ricordo di quelle parole, di quel dialogo con Gesù che si era chinato su di lei, l’aveva chiamata e attesa, finché zampillasse in lei quell’essere nuovo che essa stessa ignorava, e da cui tutti e due erano ora abbagliati:

 

Donna, davvero grande è la tua fede!

 

Noi, invece, usiamo sacramenti e preghiere come tranquillanti o come transazioni commerciali: un miracolo in cambio di un ex voto. Con i santi è ancora più tragicomico: abbiamo tutta una lista di santi del “pronto-soccorso”. Abbiamo un preciso elenco di santi e di sante contro ogni genere di malattia e di pericolo: dal mal di gola agli oggetti perduti, dai problemi di cuore ai depositi di esplosivi, dalla paura degli esami alle questioni di cuore; anche per i casi impossibili abbiamo una santa taumaturga! Naturalmente paghiamo il disturbo, non vogliamo nulla gratis: do ut des. Dio dev’essere costernato da questa mentalità sacro-mercantile! Come dobbiamo pregare? Bastano poche parole, ma pregate a lungo. Maria, come un lungo rosario, meditava in cuor suo le parole ascoltate da Gesù. Gesù per una notte intera ha detto solo: Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta! A noi quanto tempo sarà necessario? Facciamo silenzio, deserto, vuoto, attorno e dentro noi. Lasciamoci lievitare come pane, morire dolcemente come seme nel terreno. Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano