Nel lavoro quotidiano è nascosto il Regno

Inserito in Tempo liturgico.

 

Nel lavoro quotidiano

è nascosto il Regno

Domenica XVII del tempo ordinario A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

tesoro nascosto
13,44-52 Cercare e trovare [1]

Tra le parabole del Regno di Dio (Mt 13,44-52) ci sono due piccoli capolavori: le parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore. Esse ci dicono che la scoperta del Regno di Dio può avvenire improvvisamente come per il contadino che arando, trova il tesoro insperato; oppure dopo lunga ricerca, come per il mercante di perle, che finalmente trova la perla preziosissima da tempo sognata. Ma in un caso e nell’altro resta il dato primario che il tesoro e la perla valgono più di tutti gli altri beni, e pertanto il contadino e il mercante, quando li trovano, rinunciano a tutto il resto per poterli acquistare. Non hanno bisogno di fare ragionamenti, o di pensarci, di riflettere: si accorgono subito del valore incomparabile di ciò che hanno trovato, e sono disposti a perdere tutto pur di averlo.

Gesù, il tesoro e la perla
Così è per il Regno di Dio: chi lo trova non ha dubbi, sente che è quello che cercava, che attendeva e che risponde alle sue aspirazioni più autentiche. Ed è veramente così: chi conosce Gesù, chi lo incontra personalmente, rimane affascinato, attratto da tanta bontà, tanta verità, tanta bellezza, e tutto in una grande umiltà e semplicità. Cercare Gesù, incontrare Gesù: questo è il grande tesoro!
Quante persone, quanti santi e sante, leggendo con cuore aperto il Vangelo, sono stati talmente colpiti da Gesù, da convertirsi a lui. Pensiamo a san Francesco di Assisi: lui era già un cristiano, ma un cristiano “all’acqua di rose”. Quando lesse il Vangelo, in un momento decisivo della sua giovinezza, incontrò Gesù e scoprì il Regno di Dio, e allora tutti i suoi sogni di gloria terrena svanirono. Il Vangelo ti fa conoscere Gesù vero, ti fa conoscere Gesù vivo; ti parla al cuore e ti cambia la vita. E allora sì, lasci tutto. Puoi cambiare effettivamente tipo di vita, oppure continuare a fare quello che facevi prima ma tu sei un altro, sei rinato: hai trovato ciò che dà senso, ciò che dà sapore, che dà luce a tutto, anche alle fatiche, anche alle sofferenze e anche alla morte.

Nel vangelo si trova Gesù
Leggere il Vangelo. Leggere il Vangelo. Ne abbiamo parlato, ricordate? Ogni giorno leggere un passo del Vangelo; e anche portare un piccolo Vangelo con noi, nella tasca, nella borsa, comunque a portata di mano. E lì, leggendo un passo, troveremo Gesù. Tutto acquista senso quando lì, nel Vangelo, trovi questo tesoro, che Gesù chiama “il Regno di Dio”, cioè Dio che regna nella tua vita, nella nostra vita; Dio che è amore, pace e gioia in ogni uomo e in tutti gli uomini. Questo è ciò che Dio vuole, è ciò per cui Gesù ha donato sé stesso fino a morire su una croce, per liberarci dal potere delle tenebre e trasferirci nel regno della vita, della bellezza, della bontà, della gioia. Leggere il Vangelo è trovare Gesù e avere questa gioia cristiana, che è un dono dello Spirito Santo.
Cari fratelli e sorelle, la gioia di avere trovato il tesoro del Regno di Dio traspare, si vede. Il cristiano non può tenere nascosta la sua fede, perché traspare in ogni parola, in ogni gesto, anche in quelli più semplici e quotidiani: traspare l’amore che Dio ci ha donato mediante Gesù. Preghiamo, per intercessione della Vergine Maria, perché venga in noi e nel mondo intero il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.

13,44 La vocazione: tesoro nascosto nel campo [2]

Mi piace paragonare la vocazione al ministero ordinato al “tesoro nascosto in un campo” (cf. Mt 13,44). È davvero un tesoro che Dio mette da sempre nel cuore di alcuni uomini, da lui scelti e chiamati a seguirlo in questo speciale stato di vita. Questo tesoro, che richiede di essere scoperto e portato alla luce, non è fatto per “arricchire” solo qualcuno. Chi è chiamato al ministero non è “padrone” della sua vocazione, ma amministratore di un dono che Dio gli ha affidato per il bene di tutto il popolo, anzi di tutti gli uomini, anche di coloro che si sono allontanati dalla pratica religiosa o non professano la fede in Cristo. Al tempo stesso, tutta la comunità cristiana è custode del tesoro di queste vocazioni, destinate al suo servizio, e deve avvertire sempre più il compito di promuoverle, accoglierle ed accompagnarle con affetto.

13,52 Saper sintetizzare il nuovo e il vecchio [3]

Nelle parabole evangeliche, i padri di famiglia sono caratterizzati in questo modo: coloro che sanno sintetizzare il nuovo e il vecchio (Mt 13,52); un’altra immagine del padre è quella di colui che non esi­ta a sacrificare il suo stesso figlio - ricordate la parabola dei vignaioli? (Mt 21,33-42) - perché l’eredità inalienabile, quasi come l’olio delle dieci vergini, sia feconda e dia molto pane al popolo che la rispetti e non la pretenda per sé. Un altro padre è quello che non smette mai di vedere nel germoglio di grano, pur indebolito dalla troppa zizzania, la speranza della crescita (Mt 13,24-30), e per questo lo aspetta in stra­da, come racconta Luca nella sua parabola sulla misericordia, perché sa che Dio è Padre anche di coloro che arrivano all’undicesima ora (Mt 20,1-16).

13,55 La famiglia di Gesù: tesoro nascosto nel “campo” (AL 182)

Nessuna famiglia può essere feconda se si concepisce come troppo differente o “separata”. Per evitare questo rischio, ricordiamo che la fa­miglia di Gesù, piena di grazia e di saggezza, non era vista come una famiglia “strana”, come una casa estranea e distante dal popolo. Proprio per tale ragione la gente faceva fatica a riconoscere la sapienza di Gesù e diceva: “Da dove gli vengono queste cose? [...] Non è costui il falegname, il figlio di Maria?” (Mc 6,2-3). “Non è costui il fi­glio del falegname?” (Mt 13,55). Questo confer­ma che era una famiglia semplice, vicina a tutti, inserita in maniera normale nel popolo. Neppure Gesù crebbe in una relazione chiusa ed esclusiva con Maria e Giuseppe, ma si muoveva con piace­re nella famiglia allargata in cui c’erano parenti e amici. Questo spiega che, quando tornavano da Gerusalemme, i suoi genitori accettassero che il bambino di dodici anni si perdesse nella carovana per un giorno intero, ascoltando i racconti e con­dividendo le preoccupazioni di tutti: “Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giorna­ta di viaggio” (Lc 2,44). Invece a volte succede che certe famiglie cristiane, per il linguaggio che usano, per il modo di dire le cose, per lo stile del loro tratto, per la ripetizione continua di due o tre temi, sono viste come lontane, come separate dalla società, persino i loro stessi parenti si sento­no disprezzati o giudicati da esse.

NOTE

[1] Angelus, 27 luglio 2014.
[2] Discorso alla plenaria della Congregazione del Clero, 3 ottobre 2014.
[3] Discorso di apertura alla Congregazione Provinciale (8 febbraio 1978), in Papa Francesco - J. M. Bergoglio, Pastorale sociale, Jaca Book - Comunità Sant’Egidio, Milano 2015, 251-262.