Il seme del Regno:

sparso su ogni terreno,

accolto e fecondo

Domenica XV del tempo ordinario A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

seminatore

Mt 13,1-23 La fiducia nel seme del regno [1]

Per iniziare i suoi discepoli e le folle a questa mentalità evangelica e consegnare loro i giusti “occhiali” con cui accostarsi alla logica dell’amore che muore e risorge, Gesù faceva ricorso alle parabole, nelle quali il Regno di Dio è spesso paragonato al seme, che sprigiona la sua forza vitale proprio quando muore nella terra (cfr Mc 4,1-34). Ricorrere a immagini e metafore per comunicare la potenza umile del Regno non è un modo per ridurne l’importanza e l’urgenza, ma la forma misericordiosa che lascia all’ascoltatore lo “spazio” di libertà per accoglierla e riferirla anche a sé stesso. Inoltre, è la via privilegiata per esprimere l’immensa dignità del mistero pasquale, lasciando che siano le immagini – più che i concetti – a comunicare la paradossale bellezza della vita nuova in Cristo, dove le ostilità e la croce non vanificano ma realizzano la salvezza di Dio, dove la debolezza è più forte di ogni potenza umana, dove il fallimento può essere il preludio del più grande compimento di ogni cosa nell’amore. Proprio così, infatti, matura e si approfondisce la speranza del Regno di Dio: «Come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce» (Mc 4,26-27).
Il Regno di Dio è già in mezzo a noi, come un seme nascosto allo sguardo superficiale e la cui crescita avviene nel silenzio. Chi ha occhi resi limpidi dallo Spirito Santo riesce a vederlo germogliare e non si lascia rubare la gioia del Regno a causa della zizzania sempre presente.

13,1-23 La Parola ha bisogno di preghiera [2]

Non rincorriamo la voce delle sirene che chiamano a fare della pastorale una convulsa serie di iniziative, senza riuscire a cogliere l’essenziale dell’impegno di evangelizzazione. A volte sembra che siamo più preoccupati di moltiplicare le attività piuttosto che essere attenti alle persone e al loro incontro con Dio. Una pastorale che non ha questa attenzione diventa poco alla volta sterile. Non dimentichiamo di fare come Gesù con i suoi discepoli: dopo che questi erano andati nei villaggi per portare l’annuncio del Vangelo, ritornarono contenti per i loro successi; ma Gesù li prende in disparte, in un luogo solitario per stare un po’ insieme con loro (cfr Mc 6,31). Una pastorale senza preghiera e contemplazione non potrà mai raggiungere il cuore delle persone. Si fermerà alla superficie senza consentire che il seme della Parola di Dio possa attecchire, germogliare, crescere e portare frutto (cfr Mt 13,1-23).

13,3-9 La dispersione della semente [3]

Altre due cose possono aiutarci in questa preghiera in cui chiediamo la conoscenza, il sentimento interiore e la capacità di condannare. La prima è contenuta nell’esortazione di Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il pro­prio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era” (Gc 1,22-25). La Parola va accolta nella memoria e nel cuore ed esercitata con le mani. Riguardo a questo possiamo leggere, qui, con calma, la parabola del seminatore (cfr Mt 13,3-9). E interrogarci sulle menzogne della dispersione della semente lungo la strada, o tra i rovi, o tra i sassi che non lasciano crescere la Verità nel nostro cuore.
La seconda cosa che dobbiamo considerare è che la menzogna sul nostro cuore ci suona così convincente da farci credere che stiamo facendo il bene. Si tratta dell’inganno nelle cose di Dio, che attecchisce specialmente nella vita religiosa. La contemplazione della vicenda di Anania e Saffira (cf. At 5,1-11) deve condurci al sentimento che l’intera comunità cristiana di quei tempi provò verso la menzogna del cuore: “Un grande timore” (5,11).
Pregando ed esaminando raggiungiamo le radici dei nostri peccati, i disordini capitali, sapendo che sono lì, nascosti, perché è lì che si trova anche l’impronta del peccato originale: “Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati” (Eb 12,15).

13,10-13 La Parola rifiutata indurisce il cuore [4]

Il peccato s’insedia a poco a poco nel nostro cuore e lo rende ingiusto, lo indurisce. Dietro una disobbedienza c’è sempre un prescindere dal Signore, un’idolatria, un peccato di magia: “Peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l’ostinazione” (1Sam 15,23). Le Sacre Scritture ricordano spesso questo indurimento del cuore a causa del peccato, dell’abbandono di Dio verso i peccatori (Rm 1,18ss). Questa è già la fine di un processo, quando siamo dominati dalla nostra ingiustizia, trascinati dalle nostre colpe come dal vento (Is 64,5-6). La caratteristica fondamentale di questo indurimento è il rifiuto istintivo dell’amore, della Parola di Dio fatta carne (che ci parla di umiltà, annientamento, croce), di ogni richiesta venuta dal cuore del Signore. Sembra persino che proprio la Parola di Dio indurisca ancora di più questi cuori ostinati e li renda più ribelli (Lc 8,9-10; Mt 13,10-13; Mc 4,10-12).

13,14ss La durezza del cuore [5]

Gesù affronta questa durezza di cuore, che assume diverse forme a seconda dei casi ma la cui origine è sempre la stessa: il peccato come velo che offusca l’intelligenza (2Cor 3,14ss), come abbandono di Dio attraverso l’ostinazione di chi non si apre alla sua grazia salvifica (si ricordi il tragico testo di Rm 1,18ss), come inganno autosufficiente di chi ha scelto non più il peccato, ma l’ostinazione di non volerlo ab­bandonare nonostante le evidenze si impongano con tutta la loro forza (Mt 28,11-15). Ma quando un cuore è abituato a vivere nelle tenebre, diventa come una talpa e qualsiasi luce ne acceca la vista. Questa durezza di cuore era già stata profetizzata da Isaia: “Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito” (Is 6,9-10ss; Mt 13,14ss; At 28,26-27; Gv 12, 40).

13,22 Lo spirito del mondo soffoca la parola [6]

San Giovanni ci esorta a non amare il mondo, quel mondo che è autonomo rispetto a Dio, quel mondo che è oggetto di possesso: il mondo, che è stato creato per condurci a Dio, si trasforma in “mondo” malvagio, che fa a meno della sovranità di Cristo. E questa degradazione è figlia della concupiscenza: nasce quando il “desiderio” diventa “concupiscenza”. Allora parliamo dello “spirito del mondo”: Gesù ci mette in guardia da esso definendolo come colui che soffoca la parola (Mt 13,22), che è padre di figli molto più astuti dei figli della luce (Lc 16,8). Lo spirito del mondo indirizza il nostro cuore concupiscente appresso alla carne, agli occhi, alla stima orgogliosa dei beni (cfr 1Tm 6,9; Gv 7,18).

13,22 Lo spirito del mondo [7]

Gesù ci previene contro questo spirito del mondo defi­nendolo come quello che soffoca la Parola (Mt 13,22), come pa­dre di figli molto più astuti di quelli della luce (Lc 16,8). Questo spirito del mondo rivolge il nostro cuore concupiscente verso la carne, gli occhi, la fiducia orgogliosa nei beni (cfr 1Tm 6,9; Gv 7,18). Lo spirito del mondo è padre dell’incredulità e di ogni empietà. Fu precisamente il dio di questo mondo che accecò la sua mente (2Cor 4,4), sotto l’inganno di una sapienza che - in definitiva - non risultò più che un astuto stratagemma, incapace di valicare i confini del proprio egoismo: “Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mon­do? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo?” (1Cor 1,20). “Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei domina­tori di questo mondo che vengono ridotti al nulla” (1Cor 2,6). San Paolo insiste nel consiglio: “Non conformatevi alla mentali­tà di questo secolo” (Rm 12,2), più letteralmente: “non entrate negli schemi del mondo”.
E l’avvertimento a noi che abbiamo peccato e abbiamo cono­sciuto il Signore: “Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguen­do le voglie della carne e i desideri cattivi...” (Ef 2,1-3).
Così come il peccato ha indurito il nostro cuore rendendoci iniqui, è proprio dello spirito del mondo farci divenire vani­tosi.


NOTE

[1] Messaggio per la 51ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2017).
[2] Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione, 19 settembre 2014.
[3] Veracità e conversione. Terzo esercizio, in J. M. Bergoglio - Francesco, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI, Bologna 2014, 55-56.
[4] Peccato, in J. M. Bergoglio - Papa Francesco, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Milano 2014, 71-13; Male, in: Papa Francesco - J. M. Bergoglio, La misericordia è una carezza. Vivere il giubileo nella realtà di ogni giorno, a cura di Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano 2015, 77-108.
[5] La manifestazione del peccato, in J. M. Bergoglio – Papa Francesco, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 101-103; Francesco, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori - LEV 2014, 60-63.
[6] Lo Spirito del mondo, in Papa Francesco – J. M. Bergoglio, Pastorale sociale, Jaca Book – Comunità Sant’Egidio, Milano 2015, 281-285; Lo spirito del mondo, in J. M. Bergoglio - Papa Francesco, Nel cuore di ogni Padre. Alle radici della mia spiritualità. Introduzione di Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano 2014, 145-150.
[7] Lo spirito del mondo o l’antiregno, in Papa Francesco - J. M. Bergoglio, In lui solo la speranza. Esercizi spirituali ai vescovi spagnoli (15-22 gennaio 2006), Jaca Book (Milano) - LEV, Milano - Città del Vaticano 2013, 40-41.