In questa notte

cambia per tutti

il senso della vita

e della storia

Veglia pasquale nella Notte Santa 
papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

VEGLIA

Mt 28,1-10 Un evento inaspettato [1]

Il Vangelo pasquale ci narra il cammino delle donne verso il sepolcro. Esse sono certe che Gesù sia morto e vanno a fare visita alla sua tomba, imbattendosi in un evento inaspettato: la pietra è stata rimossa e l’angelo dice loro: “Non abbiate paura! [...] è risorto” (Mt 28,5-6). Questo fatto si trasforma in un avvenimento che cambia non solo il senso della loro vita, ma anche quello della vita di tutti noi. L’angelo esorta le donne ad andare a comunicare la notizia ai discepoli: “Vi precede in Galilea; là lo vedrete” (ivi, 7). Esse, allora, si mettono in marcia e lungo il cammino incontrano Gesù, che ripete loro le stesse parole: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno» (ivi, 10).

Invertire la rotta, ritornare al primo amore
Sembra che tutto abbia mutato direzione. Invece di recarsi al sepolcro, le donne devono invertire la rotta e tornare alla Galilea del primo incontro con Gesù, la Galilea del primo amore, della sorpresa che fece esclamare ai discepoli: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). Era trascorso molto tempo da quel giorno e la memoria ne era quasi svanita. Con il passare degli anni corriamo il rischio di perdere i nostri ricordi, ma non dobbiamo temere perché il Signore ci indica sempre il cammino.
La risurrezione di Gesù Cristo invita tutti noi a tornare sui nostri passi, verso la prima chiamata, il primo incontro con lui, per contemplarlo forti di quella speranza che ci conferisce la certezza della vittoria. Dobbiamo tornare indietro per rivivere ciò che è stato, consapevoli che il cammino percorso ha avuto un senso.

Ripensare la storia comunitaria e personale
[…] Oggi, alla luce della risurrezione di Gesù Cristo, siamo chiamati a ripensare alla nostra storia e, se necessario, a chiedere perdono, impegnandoci a riparare ai nostri errori e ad agire animati dalla speranza affinché la risurrezione di Cristo diventi realtà nella nostra vita e nella nostra patria.
Non posso fare a meno, inoltre, di pregare per coloro che hanno camminato più di tutti nella vita: gli anziani, fonte di saggezza del nostro popolo. Stanno vivendo una situazione difficile, e l’egoismo, l’ambizione, i furti e la corruzione hanno negato loro molti diritti, riducendoli allo stremo delle forze. Tuttavia, siamo consapevoli che essi possono aiutarci a tornare sui nostri passi come nazione, per raccogliere ciò che loro stessi hanno seminato. A voi anziani, dunque, dico in modo speciale, con il cuore traboccante di speranza: “Non temete. Cristo è risorto”.
La risurrezione di Gesù è in grado di cambiare le cose da dentro, di trasformare il nostro cuore, e anche la nostra patria. In questo risiede la nostra speranza. Non riponiamola in promesse che, alla lunga, si rivelano false e vuote.
Cristo è risorto. In quanto popolo, dobbiamo tornare sui nostri passi stringendo la mano agli anziani, custodi di saggezza, e lì ritroveremo Gesù e potremo rinascere come nazione. Mi rivolgo a Maria, colei che non ha mai perso la fede, che non ha mai dimenticato il primo amore, che non ha avuto bisogno di tornare indietro perché il suo cammino è sempre stato vivo nel suo cuore, affinché ci protegga e ci aiuti a riscoprire la sorgente della nostra fede. Così sia


Mt 28,1-10 Cosa accadde nel cuore di queste donne e dei discepoli? [2]

Una mattina ricca di agitazione e di sentimenti contrastanti
Nelle prime comunità cristiane, il brano del Vangelo di Matteo che narra la risurrezione di Cristo veniva letto tutte le domeniche. I fedeli rievocavano gli avvenimenti della prima mattina di Pasqua, che fu ricca di agitazione e di sentimenti contrastanti. Una mattina sconvolgente: “Vi fu un gran terremoto” (Mt 28,2) e i cuori sussultarono per lo sconcerto, il timore, il dubbio. Le donne che si recarono al sepolcro provarono paura, i discepoli inquietudine. Due di loro, che non volevano avere problemi, scapparono a Emmaus. In mezzo a questa confusione interiore ed esteriore compare Gesù, vivo, risorto, e tutto viene avvolto da un’aura di pace, gioia e allegria. Il Signore “non è qui, è risorto” (Lc 24,6), avevano detto gli angeli alle donne. E finalmente esse lo videro.

Aprirsi a ciò che ancora non si comprende
Cosa accade nel cuore delle donne e dei discepoli? Vorrei soffermarmi per un momento su un dettaglio del brano del Vangelo di Luca: “Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto” (ivi, 12). Egli non si lascia intimorire dalla perplessità e dai dubbi ma, deciso, si precipita a vedere cosa sta succedendo. E si stupisce. Il suo cuore avverte, e comincia ad assaporare, la meraviglia che nasce dall’incontro con il Signore, un sentimento che contempla ammirazione, gioia e adorazione, donatoci da Dio nel momento in cui si avvicina a noi. Pietro si abbandona all’annuncio e si apre a ciò che ancora non comprende. Potrebbe reagire in molti altri modi, eppure sceglie la via più diretta e obiettiva: andare a vedere. Non si lascia ingannare dal clima di incredulità creatosi con l’arrivo delle donne: l’annuncio era la vita, e lui corre fino alle frontiere della morte; dopodiché non rimane fermo, chiuso nella tomba, ma torna indietro, seppur sbalordito e scosso. Così facendo evita quindi di lasciarsi imprigionare dal sepolcro vuoto, proprio ciò che gli angeli avevano rimproverato alle donne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Tra tutti gli avvenimenti convulsi e i sentimenti contrastanti della mattinata, questa frase segna un momento chiave nella storia, in quanto assume un significato pregnante per la Chiesa universale e mostra i diversi modi in cui gli uomini reagiscono all’incontro con Cristo risorto: alcuni scelgono il sepolcro, continuando a cercare tra i morti, mentre altri, come Pietro, aprono il proprio cuore alla vita in mezzo alla Vita. Spesso, nel nostro affannarci quotidiano, per sfuggire alla disperazione e alla morte, anche noi desideriamo che qualcuno ci scuota e ci dica: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.
Abbiamo bisogno che questa frase ci venga gridata ogni volta che, arroccati in noi stessi, pretendiamo di placare la nostra sete con l’acqua stagnante dell’egoismo; oppure quando, sedotti dal potere terreno che distrugge i valori umani e cristiani, ci ubriachiamo con il vino dell’adorazione di noi stessi, che può garantirci solo un futuro vuoto. O ancora, nei momenti in cui riponiamo la nostra speranza nelle vanità mondane, nel denaro e nella fama, e ci vestiamo con il fatuo splendore dell’orgoglio. Ne abbiamo bisogno oggi, con il nostro popolo e immersi nella nostra cultura, affinché possiamo aprirci all’Unico che dà la vita, colui che non distorce la realtà, bensì dona la verità. Quante volte proviamo il desiderio che Maria ci sussurri con tenerezza materna, come per prepararci la strada, la frase vittoriosa e profondamente cristiana: “Figlio, non cercare tra i morti colui che è vivo!”.
Alla vigilia della Pasqua, preghiamo affinché questo annuncio ci venga rivolto con intensità e il nostro cuore debole e peccatore si apra all’ammirazione e allo stupore dell’incontro, per poter ascoltare dalle labbra del Signore le confortanti parole: “Non temete: sono io”.


Mt 28,1-10 Entrare nel mistero [3]

Notte di veglia, notte del mistero
Notte di veglia è questa notte. Non dorme il Signore, veglia il Custode del suo popolo (cfr Sal 121,4), per farlo uscire dalla schiavitù e aprirgli la strada della libertà. Il Signore veglia e con la potenza del suo amore fa passare il popolo attraverso il Mar Rosso; e fa passare Gesù attraverso l’abisso della morte e degli inferi.

Il primo segno
Notte di veglia fu questa per i discepoli e le discepole di Gesù. Notte di dolore e di paura. Gli uomini rimasero chiusi nel cenacolo. Le donne, invece, all’alba del giorno dopo il sabato, andarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Il loro cuore era pieno di commozione e si domandavano: “Come faremo ad entrare? chi ci rotolerà la pietra del sepolcro?...”. Ma ecco il primo segno dell’Evento: la grande pietra era già stata ribaltata e la tomba era aperta!
«Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito di una veste bianca…» (Mc 16,5). Le donne furono le prime a vedere questo grande segno: la tomba vuota; e furono le prime ad entrarvi… “Entrate nel sepolcro”. Ci fa bene, in questa notte di veglia, fermarci a riflettere sull’esperienza delle discepole di Gesù, che interpella anche noi. Per questo, in effetti, siamo qui: per entrare, entrare nel Mistero che Dio ha compiuto con la sua veglia d’amore.

Entriamo nel mistero
Non si può vivere la Pasqua senza entrare nel mistero. Non è un fatto intellettuale, non è solo conoscere, leggere… È di più, è molto di più! “Entrare nel mistero” significa capacità di stupore, di contemplazione; capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla (cfr 1Re 19,12).
Entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in sé stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi…
Entrare nel mistero significa andare oltre le proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede, la nostra fedeltà e la nostra ragione.
Per entrare nel mistero ci vuole umiltà, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedestallo del nostro io tanto orgoglioso, della nostra presunzione; l’umiltà di ridimensionarsi, riconoscendo quello che effettivamente siamo: delle creature, con pregi e difetti, dei peccatori bisognosi di perdono. Per entrare nel mistero ci vuole questo abbassamento che è impotenza, svuotamento delle proprie idolatrie… adorazione. Senza adorare non si può entrare nel mistero.

Entriamo con il cuore unto d’amore per passare da morte a vita
Tutto questo ci insegnano le donne discepole di Gesù. Esse vegliarono, quella notte, insieme con la Madre. E lei, la Vergine Madre, le aiutò a non perdere la fede e la speranza. Così non rimasero prigioniere della paura e del dolore, ma alle prime luci dell’alba uscirono, portando in mano i loro unguenti e con il cuore unto d’amore.
Uscirono e trovarono il sepolcro aperto. Ed entrarono. Vegliarono, uscirono ed entrarono nel Mistero. Impariamo da loro a vegliare con Dio e con Maria, nostra Madre, per entrare nel Mistero che ci fa passare dalla morte alla vita

NOTE

1 Cambia per tutti il senso della storia - Omelia, veglia pasquale, 2002, in J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 283-285.
2 Omelia, veglia pasquale, 2007, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 298-300.
3 Omelia, veglia pasquale nella Notte Santa, 4 aprile 2015.