Pasqua è

la morte della morte

Riflessioni pluri-tematiche

Domenica di Pasqua A

a cura di Franco Galeone *

 pasqua2017

“Se Cristo non è risuscitato, vana è la nostra predicazione e la vostra fede”.
Il filosofo N. Berdjaev, interrogandosi sul senso ultimo della storia e ricercando le radici culturali dell’Occidente, scriveva: “Il Cristianesimo è la più grande religione, perché è la religione della risurrezione, perché non si rassegna alla morte, perché cerca la risurrezione di tutto ciò che veramente è”. Mentre tutta la realtà del mondo, cosmica ed umana, affonda pian piano nell’entropia della morte, solo la speranza cristiana, andando contro corrente, propone un traguardo positivo alla storia universale: la risurrezione dell’uomo e la vita eterna. In forza di questa speranza, la fede cristiana attende con fiducia, pur in mezzo alle contraddizioni della condizione umana, il compimento della storia universale, quando si realizzeranno “nuovi cieli e terra nuova”. Il centro di questo messaggio di speranza è costituito da Cristo, morto e risuscitato. Gli stessi Vangeli non sono altro che narrazioni della passione / risurrezione, con una estesa introduzione. Anche oggi, il mistero pasquale di Gesù costituisce il centro dell’annuncio cristiano.
L’apostolo Paolo aveva compreso così profondamente il legame intimo tra la risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione dai morti, da affermare con molto vigore: “Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (ICor 15).

Pasqua: festa-cardine dell’anno della chiesa
Pasqua è il cardine dell’anno liturgico, la festa delle feste, eppure non può competere con Natale per auguri, addobbi, regali, spot pubblicitari… Forse perché Natale è diventato un luogo di sentimenti nobili ma innocui: il sentimento della famiglia, il giocattolo al figlio, il calore e le luci della casa in contrasto con il freddo e il buio all’esterno, il ricordo della lontana infanzia. Cos’è alla fine Natale? E’ un bambino che nasce, un fatto consueto, sperimentabile. La Pasqua, no! E’ un uomo che risorge, un fatto unico, non sperimentabile. Scandalo e follia! Il Natale può unire, la Pasqua invece divide! Questa società può tollerare il presepe, l’albero, il bambino in una culla. E’ tutto normale. Ma non un uomo che risorga, che lasci il sepolcro vuoto. E’ tutto anormale. Paolo, predicando la verità della risurrezione agli intellettuali ateniesi, venne giudicato un ciarlatano: “Alcuni dei presenti cominciarono a deridere Paolo. Altri invece gli dissero: “Su questo punto ti sentiremo un’altra volta” (At 17,32). Lo stesso governatore Festo, successore di Pilato: “Paolo, sei pazzo. La troppa scienza ti ha dato al cervello” (At 26, 24). Bene ha scritto lo storico Franco Cardini: “Il mondo tollera Cristo, a condizione che non sia risorto. La gente accetta il Natale ma rifiuta la Pasqua”. Se vogliamo credere a uno psicologo laico e non sospetto, E. Fromm - noi non amiamo la vita; la nostra è una società necrofila, come testimonia la caduta di natalità, l’aborto, l’esaltazione della omosessualità (amore sterile per eccellenza), le morti causate dalle auto, dall’alcol, dalla droga, dal fumo …

La gioia cristiana: una tristezza superata!
Essere cristiano significa credere alla risurrezione di Cristo. Noi non siamo cristiani perché crediamo al peccato, ma perché crediamo alla remissione del peccato; non perché crediamo alla sofferenza, al male, alla morte … ma perché crediamo alla gioia, al bene, alla vita. Il cuore della nostra fede è la speranza che ogni peccato si può mutare in grazia, ogni morte in risurrezione, ogni colpa in una felice colpa. Non pochi cristiani sono più inclini ad affliggersi con il Cristo morto, a meditare la via della croce, che a rallegrarsi con il Cristo risorto, a meditare la via della gioia! Sul Calvario c’erano ancora alcuni fedeli, ma alla risurrezione nessuno. Tutti erano fuggiti! Abbiamo certo meditato sulla “Via della croce” e abbiamo fatto molto bene. Ma la Chiesa ora ci invita a riflettere sulla “Via della Gioia”, sul Cristo risorto che, con affetto paziente, sveglia i suoi amici alla speranza. Noi cristiani siamo un po’ i professionisti della disgrazia, gli specialisti del dolore. Interveniamo volentieri quando le cose vanno male; quando poi dovremmo gioire, allora diventiamo assenti. Perché? Forse perché condividere la gioia di un Altro suppone delicatezza e generosità di cuore; nella tristezza invece ricerchiamo noi stessi, compatiamo noi stessi, fingendo di compatire gli altri. A Quaresima finita, dovremmo fare a Dio il regalo più grande: quello di vederci felici, a motivo del suo Cristo. Se conosciamo solo la croce, allora la nostra religione non ha fatto Pasqua, non ha compiuto il passaggio dalla morte alla vita. Non restiamo ancorati al sepolcro, per fedeltà a Cristo! Il sepolcro è vuoto! E’ inutile cercare tra i morti il Vivente!

Attualizzare … interiorizzare
Non consideriamo futuri quelli che sono impegni quotidiani. Oggi! “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose dell’alto” (Col 3, 12). Credere in una risurrezione futura è biasimevole, come la fede di Marta: “Mio fratello risorgerà”. Cristo vuole una risurrezione immediata: trasformare la nostra triste fede in un’esperienza felice. Tutta la vita cristiana è un seguito di morti e risurrezioni: comincia con il battesimo, continua con la confessione. Ogni sacramento è partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo. Ma ne abbiamo mai fatto esperienza? A quando una vera confessione? Chi non risorge mai sulla terra, come potrebbe risorgere in cielo? Crediamo alla risurrezione perché lo dice il parroco o è scritto nel vangelo? Ma questa è una fede per procura, per delega e non salva nessuno. “Sappiamo che siamo risorti, perché amiamo i nostri fratelli” dice Giovanni. Abbiamo creato un ambiente di vita? Abbiamo mai risuscitato qualcuno, donandogli un sorriso, una speranza, un po’ del nostro tempo? Dio si manifesta continuamente all’uomo: se saremo attenti, scopriremo anche noi i segni della sua presenza. Facciamo riferimento alla nostra esperienza. Non ci è mai capitato di essere stati a lungo accanto ad una persona, senza notarla, forse anche disprezzandola? “Conoscevamo” tutto di quella persona ma non la “ri-conoscevamo” nel suo valore. Poi, un giorno, una circostanza ci ha avvicinati, ne siamo rimasti stupefatti, le relazioni sono cambiate. Buona Pasqua: cioè ti auguro un buon passaggio da una vita complicata e banale ad una semplice e autentica. Abbiamo tutti bisogno di “passare”; in ognuno di noi esistono zone di ombra e spazi di luce, groviglio di vipere, stoffa per l’eroe e per il traditore, angelo e bestia, attirato dal cielo e dalla terra. Il gigantesco messaggio della Pasqua: risorgere si può, senza troppi clamori. Basta aprire la porta a Cristo!
BUONA VITA!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano