Siamo ciechi anche noi? 

Quarta domenica di Quaresima A

Riflessioni pluri-tematiche

a cura di Franco Galeone
(Gruppo Biblico ebraico-cristiano)

ilcieconato
L’uomo: un gigante ma cieco!

1. Come l’acqua, anche la luce è uno dei simboli fondamentali della vita e della religione. Già nel racconto della Genesi, Dio, creando la luce e separandola dalle tenebre, mette ordine e distinzione nel caos primordiale, che diventa così un cosmos abitabile. Una delle immagini più comuni per descrivere la condizione umana è quella della cecità. La Bibbia descrive l’uomo come seduto nelle tenebre e nell’ombra della morte. Qualcuno ha obiettato che si tratta di immagini riferite al tempo antico. Può darsi! A noi pare che la cecità faccia parte della condizione umana. A forme antiche di mali succedono oggi moduli nuovi di sofferenze: queste si rinnovano come le foglie di una pianta, ma il tronco resta. I supremi perché dell’esistenza esistono e resistono, come angosciose interpellanze conficcate nella carne dell’umanità: perché vivo? da dove vengo? dove vado? cosa mi aspetto? cosa mi aspetta? In una parola: chi è l’uomo?

2. Oggi è davanti a noi un fenomeno contraddittorio: mentre diventano più luminosi gli occhi della scienza, diventano invece più opachi gli occhi dell’uomo: La terra, interamente illuminata dalla ragione, brilla all’insegna di trionfale sciagura (Scuola di Francoforte). Sempre più evidenti i nostri obiettivi scientifici, economici, politici … sempre più confusi i valori dell’uomo, diventato un mistero a se stesso: L’uomo, uno zingaro sperduto in un universo gelido, che gli è totalmente indifferente (J. Monod). La luce di Cristo può illuminare queste nostre tenebre. Prepararsi a fare Pasqua significa lasciarsi invadere da questa luce santa!

3. Nel Vangelo di oggi, il cammino della fede è ben espresso dalle seguenti tappe: Non credo … E’ un profeta … E’ da Dio … Credo! Nelle catacombe romane, questo segno è dipinto sette volte, e sempre in riferimento al battesimo ed è tra i più drammatici del quarto Vangelo, per il violento contrasto tra verità-menzogna, tra luce-tenebre. Il dramma consiste nella progressiva illuminazione di chi è cieco, e nel progressivo accecamento di chi si crede nella luce. Il peccato dei farisei consiste nel considerarsi vedenti e invece sono ciechi e guide di ciechi; il cieco rappresenta l’uomo comune, il semplice cristiano, che giudica le cose con il buon senso, senza i sofismi dei rabbini.

4. Questo racconto, lungo e minuzioso nei dettagli, è pensato e redatto per sfociare nell’atto di fede finale, che non è fede in Dio o nel Figlio di Dio, ma fede nel Figlio dell’Uomo (Gv 9,35). L’espressione Figlio dell’Uomo nei vangeli è usata solo da Gesù, da nessuno più. È stata una novità introdotta da Gesù. Si tratta di un’espressione semitica, bar adam, figlio di Adamo. Adamo è lo stesso che uomo (Gen 4,25), il collettivo umano (Ez 2,1). Dire, quindi, figlio di Adamo è lo stesso che dire uomo, essere umano (Sal 90,3). Quindi il vangelo di Giovanni racconta un percorso molto difficile, che ha come epilogo finale e conclusione la fede nell’uomo.

5. L’iniziativa è di Gesù, poiché non si fa neanche cenno al fatto che il cieco possa essere curato (Gv 9,6). E, non appena incomincia a vedere, incominciano anche le difficoltà: i vicini dubitano (Gv 9, 8), i suoi genitori lo abbandonano e non prendono le sue parti (Gv 9,20), i capi religiosi lo insultano (Gv 9,28) ed alla fine lo scomunicano come uno nato tutto tra i peccati (Gv 9,34). Si tratta, quindi, di un percorso di crescente solitudine: lo abbandona la società, lo lascia solo la famiglia, lo scomunica la religione. Bisogna passare per tutto questo per credere veramente. Ma credere in cosa? In chi? In Dio? Nel Figlio di Dio? No. Si tratta di credere nel figlio dell’uomo, nell’uomo. Questa è la cosa più difficile. Noi uomini siamo disposti a credere nel potere, nell’onore, nel denaro, nella scienza, nell’esoterico ... Crediamo nelle divinità, nei miracoli, nei riti, nei santi e nei guaritori. Il vero problema è che non crediamo nell’uomo, nell’essere umano. Siamo ciechi e i fanatici della religione sono i più duri nemici dell’umanizzazione dell’essere umano. Eppure nell’essere umano si è incarnato Dio (Gv 1,14) e nell’uomo incontriamo Dio (Mt 25,40). Secondo il Vangelo, non possiamo rivolgere la nostra attenzione a Dio se non rivolgiamo la nostra attenzione all’essere umano.

6. Il cieco guarito: il santo patrono di tutti noi
Quando Shakespeare, Molière, Pirandello, leggevano questo episodio del cieco nato, certamente erano presi di ammirazione. Ci troviamo difatti davanti a una commedia piccola ma perfetta: un atto unico ma immortale, giocato ora sul dialogo a due, ora sulla sceneggiata corale, con episodi farseschi e improvvise aperture metafisiche. Gesù è il motore che mette e mantiene tutto in movimento. Ma anche il cieco guarito è un personaggio a tutto tondo; sembra essere uscito dalla penna non di un povero evangelista ma da quella di Dante o di Tolstoj. E che dialettica dimostra! E’ coraggioso, perché difende Gesù di fronte ai suoi nemici; è dialettico, perché riesce a sbeffeggiare quei faziosi che escludono a priori il miracolo. Infine, di fronte a Gesù ritrovato, si apre tutto alla luce della fede. Dobbiamo pregarlo questo credente della prima generazione; potrebbe essere il santo patrono di tutti noi. Non siamo tutti, chi più e chi meno, ciechi? La nostra anima con quante diottrie ci vede? E se qualcuno contraddice la nostra fede, la sappiamo difendere con la convinzione e l’eleganza di questo povero giudeo?
BUONA VITA!