La verità nel rispetto

della persona

Domenica III del tempo di Quaresima A

Domenica della Samaritana

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

alpozzo
4, 1-42 Gesù rispetta la persona che gli sta davanti [1]

Il confronto con chi è differente da noi può farci crescere
In viaggio dalla Giudea verso la Galilea, Gesù passa attraverso la Samaria. Egli non ha difficoltà ad incontrare i samaritani giudicati eretici, scismatici, separati dai giudei. Il suo atteggiamento ci fa capire che il confronto con chi è differente da noi può farci crescere. Gesù, stanco per il viaggio, non esita a chiedere da bere alla donna samaritana. La sua sete, lo sappiamo, va ben oltre quella fisica: essa è anche sete di incontro, desiderio di aprire un dialogo con quella donna, offrendole così la possibilità di un cammino di conversione interiore.
 
Gesù si rivela a lei progressivamente
Gesù è paziente, rispetta la persona che gli sta davanti, si rivela a lei progressivamente. Il suo esempio incoraggia a cercare un confronto sereno con l’altro. Per capirsi e crescere nella carità e nella verità, occorre fermarsi, accogliersi e ascoltarsi. In tal modo, si comincia già a sperimentare l’unità. L’unità si fa nel cammino, non è mai ferma. L’unità si fa camminando.
 
Gesù va all’essenziale
La donna di Sicar interroga Gesù sul vero luogo dell’adorazione di Dio. Gesù non si schiera a favore del monte o del tempio, ma va oltre, va all’essenziale abbattendo ogni muro di separazione. Egli rimanda alla verità dell’adorazione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo.
L’unità dei cristiani - ne siamo convinti - non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti, riconcilia le diversità.

Gesù è in grado di dissetarla 
Gradualmente, la donna samaritana comprende che Colui che le ha chiesto da bere è in grado di dissetarla. Gesù si presenta a lei come la sorgente da cui scaturisce l’acqua viva che estingue per sempre la sua sete (cfr Gv 4,13-14). L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: ricerca di verità, sete di amore, di giustizia e di libertà. Sono desideri appagati solo in parte, perché dal profondo del suo essere l’uomo si muove verso un “di più”, un assoluto capace di soddisfare la sua sete in modo definitivo. La risposta a queste aspirazioni viene data da Dio in Gesù Cristo, nel suo mistero pasquale.
Dal costato squarciato di Gesù sono sgorgati sangue ed acqua (cfr Gv 19,34): Egli è la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito Santo, cioè «l’amore di Dio riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5) nel giorno del Battesimo. Per opera dello Spirito siamo diventati una sola cosa con Cristo, figli nel Figlio, veri adoratori del Padre. Questo mistero d’amore è la ragione più profonda dell’unità che lega tutti i cristiani e che è molto più grande delle divisioni avvenute nel corso della storia. Per questo motivo, nella misura in cui ci avviciniamo con umiltà al Signore Gesù Cristo, ci avviciniamo anche tra di noi.

Gesù la trasforma in una missionaria
L’incontro con Gesù trasforma la Samaritana in una missionaria. Avendo ricevuto un dono più grande e più importante dell’acqua del pozzo, la donna lascia lì la sua brocca (cfr Gv 4,28) e corre a raccontare ai suoi concittadini che ha incontrato il Cristo (cfr Gv 4,29). L’incontro con Lui le ha restituito il senso e la gioia di vivere, e lei sente il desiderio di comunicarlo. Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre.
Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani (cfr EG 131). Il comune impegno ad annunciare il Vangelo permette di superare ogni forma di proselitismo e la tentazione di competizione. Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo!

Le schermaglie del dialogo

Gv 4,18 La psicologia della pavoncella [2]
[quando si cerca disviare dal discorso] Qualcosa di simile successe alla samaritana: il suo peccato erano i “cinque mariti...” (cfr Gv 4,18), eppure preferì fare una “riflessione teologica” sulla giustizia dovuta a Dio e al monte su cui doveva essere adorato. Questa si chiama “psicologia della pavoncella”: si tengono le uova in un punto del campo, ma si va a gracchiare in un altro.
La con­clusione: si smarrisce se stessi nel cammino da seguire.

4,1-18 Il tentativo di nascondere la propria situazione [3]
Tanto i tre uomini [che chiedevano di poterlo seguire: cfr Lc 9,57-62] quanto Nicodemo (Gv 3,1-21) e la Samaritana (Gv 4,1-41) pongono delle condizioni al loro avvicinamento a Gesù. I primi mettono un limite alla propria disponibilità: la ricchezza, gli amici, il padre. La Samaritana tenta di sviare il dialogo perché non vuole affrontare l’essenziale: preferisce discutere di teologia anziché dei suoi mariti. Nicodemo subordina il proprio avvicinamento a Gesù alla sicurezza e lo incontra di notte. Ma poiché Gesù non lo vede pronto lo lascia a dibattersi tra le sue mille cavillosità, che per Nicodemo sono il rifugio egoista di chi non vuole essere leale, Gesù lo lascia a dibattersi tra le sue mille cavillosità, che per Nicodemo sono il rifugio egoista di chi non vuole essere leale.

4,13-15 Dio non rimane lontano ad aspettare l’uomo, si avvicina [4]
Adamo è un pellegrino errante, ma gli è stato concesso in dono il senso dell’orientamento... e seguendo tale dono, riappropriandosi anche della sua stessa identità, chiede e trova quella via da percorrere, di cui intuisce l’esistenza, per ritornare alla casa del Padre. In altre parole, prega, e prega di poter tornare. La carne percorre un suo cammino, ed è attraverso la preghiera che si chiarifica il senso della sua esistenza, si intuiscono le risposte a domande quali «verso dove?», «da dove?», «cosa mi succederà adesso?» che inquietano il cuore dell’uomo.
Quando l’uomo si pone queste domande, Dio non rimane lontano ad aspettarlo, ma si avvicina e si mette al suo fianco. Dio, il Padre, «raccoglie» l’uomo là dove incontra, nelle sue più umili necessità, e lo guida verso un’altra acqua e un altro pane (Gv 4,13-15).
Il Padre non solo ci aspetta, ma ci induce alla ricerca, attraverso la nostalgia (nostos algos), e noi avvertiamo quel desiderio di ritorno che costituisce il punto di partenza della ricerca. Lui stesso poi conduce l’uomo al di là delle sue aspettative.

4, 31-34 Il cibo di Gesù [5]

Gesù è venuto per fare la volontà del Padre…
Gesù, quando entra nel mondo, dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta” (Ebrei, 10, 5), perché sono provvisori; non dico inutili, provvisori. “Un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Ebrei, 10, 5-7)». Questo atto di Cristo, di venire nel mondo per fare la volontà di Dio, è quello che ci giustifica, è il sacrificio: il vero sacrificio che, una volta per sempre, ci ha giustificato».
Gesù viene per fare la volontà di Dio e incomincia in una maniera forte, così come finisce, sulla croce. Il suo percorso terreno infatti incomincia annientandosi, come scrive Paolo ai Filippesi (2, 8): “Annientò se stesso. Si umiliò, prendendo forma di servo e facendosi obbediente fino alla croce” (cfr 2, 7-8).

L’obbedienza è strada di Gesù
Di conseguenza, l’obbedienza alla volontà di Dio è la strada di Gesù, che incomincia con questo: “Io vengo per fare la volontà di Dio”. Ed è anche la strada della santità, del cristiano, perché è stata proprio la strada della nostra giustificazione: che Dio, il piano di Dio, venga realizzato, la salvezza di Dio venga fatta». Al contrario di quanto accaduto nel Paradiso terrestre con la “non-obbedienza” di Adamo: quella disobbedienza che ha portato il male a tutta l’umanità.
In effetti anche i peccati sono atti di non obbedire a Dio, di non fare la volontà di Dio. Invece, il Signore ci insegna che questa è la strada, non ce n’è un’altra. Una strada che incomincia con Gesù, nel cielo, nella volontà di obbedire al Padre, e sulla terra incomincia con la Madonna, nel momento in cui ella dice all’angelo: “Che si faccia quello che tu dici (cfr. Lc 2,38), cioè che si faccia la volontà di Dio. E con quel “sì” a Dio, il Signore ha incominciato il suo percorso fra noi.

È importante per Gesù fare la volontà di Dio.
Lo testimonia l’episodio successivo all’incontro con la samaritana, quando in quel mezzogiorno, nel calore di quella zona un po’ desertica, allorché i discepoli gli dissero: “Mangia, maestro”, egli rispose: “No: il mio cibo è fare la volontà del Padre” (cfr Gv 4,31-34)». Facendo capire in tal modo che la volontà di Dio per lui era come il cibo, quello che gli dava forza, quello che gli permetteva di andare avanti. Non a caso spiegherà poi ai discepoli: “Io sono venuto nel mondo per fare la volontà di colui che mi ha inviato (cfr Gv 6,38), per compiere un’opera di obbedienza”.

Non è facile per Gesù
Eppure, neanche per Gesù è stato facile. Il diavolo, nel deserto, nelle tentazioni, gli ha fatto vedere altre strade, ma non si trattava della volontà del Padre e lui lo ha respinto. Lo stesso accade quando Gesù non viene capito e lo lasciano; tanti discepoli se ne vanno perché non capiscono com’è la volontà del Padre, mentre Gesù prosegue nel fare questa volontà. Una fedeltà che ritorna anche nelle parole: “Padre, sia fatta la tua volontà”, pronunciate prima del giudizio, la sera in cui pregando nell’orto chiede a Dio di allontanare “questo calice”, questa croce. Soffre , soffre tanto. Ma dice: “Che sia fatta la tua volontà”.

L’obbedienza è la strada del cristiano…
Questo è il cibo di Gesù, ed è anche la strada del cristiano. Lui ci ha fatto strada per la nostra vita, e non è facile fare la volontà di Dio, perché ogni giorno ci presentano su un vassoio tante opzioni: fa’ questo che va bene, non è male. Invece bisognerebbe subito chiedersi: “È la volontà di Dio? Come faccio per compiere la volontà di Dio?”.
Ecco quindi: Prima di tutto chiedere la grazia, pregare e chiedere la grazia di voler fare la volontà di Dio. Questa è una grazia. Successivamente occorre anche domandarsi: “Io prego che il Signore mi dia la voglia di fare la sua volontà? O cerco i compromessi, perché ho paura della volontà di Dio? Inoltre, bisogna pregare per conoscere la volontà di Dio su di me e sulla mia vita, sulla decisione che devo prendere adesso, sul modo di gestire le cose». Dunque, riassumendo: La preghiera per voler fare la volontà di Dio e la preghiera per conoscere la volontà di Dio. E quando conosco la volontà di Dio, anche una terza preghiera: per realizzarla. Per compiere quella volontà, che non è la mia, ma è quella di lui.

… non è facile…
Tutto ciò non è facile. Ce lo ricorda la vicenda del giovane ricco narrata nei Vangeli di Matteo (19,16-22) e di Marco (10,17-22). Quel giovanotto tanto buono, del quale dice il Vangelo che Gesù lo amò perché era giusto. Gesù gli ha proposto un’altra cosa e lui non ha avuto il coraggio. Perciò quando il Padre, quando Gesù ci chiede qualcosa, bisogna chiedersi: “È questa la sua volontà?”. Certo, “sono cose difficili, e noi non siamo in grado, con le nostre forze, di accettare quello che il Signore ci dice. Ma un aiuto per farlo c’è ed è la preghiera: Signore, dammi il coraggio, dammi la forza di andare avanti, secondo la volontà del Padre.

… ma così si diventa madre, padre, fratello e sorella di Gesù
E il Signore dia la grazia a tutti noi che un giorno egli possa dire di noi quello che ha detto di quel gruppo, di quella folla che lo seguiva, quelli che erano seduti attorno a lui: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre” (Mc 3,34-35). Fare la volontà di Dio ci fa essere parte della famiglia di Gesù, ci fa madre, padre, sorella, fratello. Il Signore ci dia la grazia di questa familiarità con lui; una familiarità che significa proprio fare la volontà di Dio.
 
NOTE

1 Omelia di Papa Francesco per la celebrazione dei vespri nella solennità della Conversione di San Paolo apostolo, 25 gennaio 2015.
2 Criteri di azione apostolica, in PAPA FRANCESCO – J. M. BERGOGLIO, Pastorale sociale, Jaca Book – Comunità Sant’Egidio, Milano 2015 [«Boletin de Espiritualidad de la Comparila de Jesus», gennaio 1980].
3 I dialoghi della condizione, in J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli Milano 2014.
4 La carne del viaggio del ritorno, in J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 214-218; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica pensati alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV, 2014,21-25.
5 Meditazione, 27 gennaio 2015.