Quaresima: tempo forte

di vivificazioni!

Riflessioni pluri-tematiche sul Vangelo della domenica

I domenica di Quaresima A

a cura di Franco Galeone
(Gruppo Biblico ebraico-cristiano)

diavolo-tentatore
40 giorni … senza scherzare con il diavolo!

1. Ritorna il numero 40: sappiamo tutti che si tratta di un numero simbolico, indica una sfida, che prelude qualcosa di nuovo e di grande. Dopo i 40 giorni del diluvio, Dio stipulò la nuova Alleanza con Noè e la suggellò con l’arcobaleno; dopo i 40 anni del deserto, Mosè formò il nuovo popolo degno di entrare nella Terra promessa; agli abitanti di Ninive furono offerti 40 giorni per la loro conversione al Dio di Giona; 40 sono anche i giorni di Gesù trascorsi nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica; 40 sono i giorni di avvento che preparano al Natale, come pure 40 sono i giorni di quaresima che precedono la Pasqua: insomma, un tempo forte, una scossa esistenziale, un cortocircuito spirituale! Quaresima diventa il tempo della verifica della nostra fedeltà a Dio.

È di scena il diavolo!

2. Diavolo vuol dire accusatore; Satana significa nemico tentatore; Demonio poi equivale a nume, genio talvolta benefico come il dèmone socratico, più spesso malefico. E siccome, bugiardo com’è, si trasforma in angelo di luce, gli si addice benissimo anche il nome di Lucifero, che vuol dire portatore di luce. Gesù lo chiama principe di questo mondo e padre della menzogna; Pietro presenta Satana infaticabile come un leone ruggente in cerca di chi divorare; Paolo lo chiama il falso dio di questo mondo. Il diavolo sembra ritornato alla ribalta. È vero che L. Sciascia, in una delle sua ultime opere, Il cavaliere e la morte, ha scritto che il diavolo se n’è andato, perché si è accorto che gli uomini hanno imparato a fare molto meglio di Lui! Già prima di Sciascia, il grande Goethe aveva scritto nel suo Faust che hanno cacciato via il Grande Maligno, e i malvagi più piccoli sono tutti restati. Da un lato la credenza nel maligno viene liquidata come una fantasticheria delle mitologie primitive; d’altra parte cresce l’interesse per questo essere misterioso e tragico; altrimenti come spiegare i tanti fenomeni di magia, folklore, superstizione, sette sataniche, delitti inspiegabili, atrocità allucinanti? Come spiegare il successo di film come Rosemary’s baby, o L’esorcista, o libri come Il diavolo esiste e io l’ho incontrato? C’è chi persino, sull’esempio di Carducci o di Nietzsche, esalta il diavolo come un eroe audace, come Prometeo, che aspira alla libertà e alla bellezza, e sfida i divieti della divinità. Anche il catanese Mario Rapisardi nel 1877, riprendendo l’inno A Satana del poeta Carducci, compose i 10.000 farraginosi versi del poema Lucifero, inneggiando a colui che porta all’uom salute e morte a Dio (sic!).

No al primato dell’economia, del potere, della politica

3. Le tentazioni sono tre (quella dell’economia, del potere, della politica), e si succedono su tre scenari diversi (nel deserto, nel tempio, sul monte). Il diavolo prospetta a Cristo e ai suoi futuri discepoli tre forme di religiosità. La prima è quella del potere economico: una Chiesa ricca, un’esistenza sazia. Ma Gesù proclama che non di solo pane vive l’uomo. La seconda è quella del potere religioso, inteso come pubblicità, magia, superstizione. Ma Gesù proclama di non tentare Dio. La terza è quella del potere politico, della teocrazia, che, come un idolo sacro, un Leviatano mostruoso, chiede dedizione assoluta. Ma Gesù proclama: Adorerai solo il tuo Dio. E il diavolo ci spinge ad entrare nel suo recinto di consumi, nella sua chiesa di dannati, con tecniche di persuasione tanto forti quanto morbide. No, non scherziamo con il diavolo, come Adamo ed Eva, che dialogano e inciuciano con il maligno; Cristo, davanti al diavolo, ha detto poche parole, precise, decise, tutte tratte dalla Bibbia, come dire che solo la Parola di Dio è capace di cacciare il diavolo, e non i sofismi della nostra ragione raziocinante!

Il deserto non giustifica nessuna fuga mundi

4. Questo episodio del Vangelo è servito a molti per giustificare una secessione della élite cristiana, che ha disertato la politica e il sociale, per rifugiarsi nelle solitudini della Tebaide. Anche E. Gibbon vide in questa fuga mundi una delle cause che condussero l’impero romano alla rovina: tutta protesa verso la vita futura, la religione cristiana avrebbe scoraggiato le virtù attive della società e lo spirito militare: Gli ultimi resti dello spirito militare andarono a seppellirsi nei conventi, l’attenzione degli imperatori si trasferì dai campi di battaglia ai sinodi dei vescovi. Invece, nella Chiesa primitiva, gli asceti e le vergini condividevano fraternamente la vita quotidiana. Nel IV secolo nacque e si sviluppò un eremitismo che le religioni pagane avevano sempre conosciuto, ma che Cristo non aveva mai raccomandato: Non chiedo che tu li tolga dal mondo (Gv 17,15). Il pagano cerca Dio. Il cristiano è cercato da Dio. Il pagano esalta la priorità di Dio, la sua trascendenza, i suoi diritti. Il cristiano ha imparato che Dio si è fatto l’ultimo e il servitore di tutti, il confidente, il fratello, che è presente solo là dove due o tre si riuniscono nel suo nome.

Quaresima: tempo forte di vivificazioni

5. Che strano proposito di Quaresima ci consiglia il Signore nel Vangelo: non essere tristi, non fare pesare al prossimo le nostre mortificazioni con il nostro acido umore! Al contrario, siamo invita­ti a profumarci, a mostrare a tutti un volto sorridente, a fare il bene senza ostentazione! Per i primi cristiani, la predicazione della penitenza era una Buona Novella: Il Regno di Dio è vicino, fate penitenza, credete alla buona Novella. Ma per noi, moderni, è una cattiva novella! Se in un’assemblea cristiana si parla di penitenza, di sacrificio, di mortificazione … quante facce si oscurano e la temperatura si abbassa! Perché? Ecco il motivo profondo: ci sono due religioni, una vera ed una falsa, e noi dobbiamo scegliere. La falsa è quella che tiene conto solo di quanto noi facciamo per Dio; è una religione meschina, degna del commerciante o del contabile! L’altra è quella che tiene conto di Dio, che ha fatto cose grandi nella nostra povertà; è la religione del Magnificat, dei Salmi, del Credo, che non dicono una sola parola di noi, ma cantano le iniziative, le invenzioni, le meraviglie di Dio. Fare penitenza non è fissare lo sguardo sulle nostre colpe, sul nostro peggior io: non c’è niente di attraente. Siamo cristiani non perché facciamo delle mortificazioni ma vivificazioni, non perché siamo i migliori ma perché sappiamo che Dio ama ognuno di noi. Mi piace pensare che il termine quaresima deriva dal latino quaerere, che significa domandare per essere; noi generalmente domandiamo per avere: soldi, raccomandazioni, informazioni … Noverim te, noverim me! (Agostino). Conoscere Dio, conoscere me: tutto qui e solo questo. Il resto viene dopo!
BUONA VITA!