Fiducia in Dio.

Si vive meglio!? (Mt 6,24)

VIII domenica del tempo ordinario A

A cura del Gruppo Biblico ebraico-cristiano di Napoli

fiduciaindio
1. Messaggio di straordinaria consolazione: abbiamo un Padre in cielo, che pensa a noi sulla terra. Dio è fedele, nonostante le nostre infedeltà. La fiducia del credente non poggia sull'uomo, ma su Dio, che veglia sul mondo, e dona sole e luce e pioggia a tutti, buoni e cattivi. Dio nella Bibbia appare come un padre che dà a tutti il nutrimento (Salmo 144). li cristiano evita la concezione magica, tipica di chi aspetta tutto da Dio, e a Lui si affida passivamente; ma evita anche la pretesa orgogliosa dell'ateo che vive "tamquam Deus non esset". Noi dobbiamo essere come quel bambino che è sereno perché c'è "papà", può dormire tranquillo sulle spalle del "papà", anche se intorno c'è il temporale. È vero che a volte non i possono evitare le preoccupazioni: i genitori devono preoccuparsi del futuro dei figli, del futuro delta famiglia; ogni uomo deve preoccuparsi di migliorare la propria vita... Tutto questo Dio lo sa. Quello che dobbiamo evitare non e la 'occupazione" ma la "preoccupazione"! Gesù non ci vuole atei, quasi che tutto dipenda dall'uomo, ma neppure stupidi, quasi che tutto dipenda da Dio. Gesù ci invita, come un sublime artista, a guardare i gigli dei campi, gli uccelli dei cielo (in Luca, anche i corvi!). Avvertiamo l'umorismo? Veniamo svergognati dagli erbaggi, dal passeri, dai corvi, proprio noi che ci crediamo la quintessenza dell'intelligenza universale! Via, smettiamola di essere così preoccupati, e cerchiamo di vivere un po' più poveri: ci sentiremo più liberi, più felici!

2. Il consumismo è diventato uno stile di vita, una necessità esistenziale. Negli anni '60, la parola d'ordine era "risparmiare"; in questi ultimi decenni la nuova parola d'ordine è "consumare". L'economista statunitense Galbraith ha sintetizzato in una battuta la caratteristica fondamentale della nostra civiltà: tutto accade come se san Pietro, per mandare i buoni in paradiso e i cattivi all'inferno, ponga loro soltanto questa domanda: "Cosa hai fatto sulla terra per far crescere il prodotto nazionale lordo?". È chiaro che, per mantenere in piedi il sistema della produzione crescente, occorre ricorrere alla sollecitazione dei bisogni artificiali indotti, perché altrimenti la flessione della domanda bloccherebbe il moto perpetuo dell'economia capitalistica. Sappiamo tutti che il denaro è strumento, e per giunta, convenzionale: è un simbolo! L'uomo se ne dovrebbe servire per soddisfare i bisogni. E invece l'uomo serve il simbolo, mortificando i suoi bisogni più profondi, secondo la forte denuncia di H. Marcuse, che in Eros e civiltà ne evidenzia il disumano "principio di prestazione". Non solo le cose sono diventate oggetti di consumo ma anche le idee, i sentimenti, i valori. Anche la natura deperisce; i fiori dei campi, gli uccelli del cielo sono dentro la grande nuvola di morte, che tutti avvelena. In questo confuso stato d'animo, che sa tanto di sindrome apocalittica, cade sempre attuale la novità del messaggio del Signore perché mette in primo piano i valori, trascurando i quali, qualsiasi società, agricola o industriale che sia, diventa fatalmente disumana.

3. Fiducia in Dio, quindi! Si lavora meglio, si dorme meglio, si digerisce meglio, meno pericoli d'infarto... L'inquietudine per il domani nuoce al lavoro di oggi. Dio e con te, nella tua vita oggi.
Ci sarà anche domani. Conta su di Lui! Cristo non protesta né contro il lavoro né contro la previdenza. Bisogna ragionevolmente prevedere e lavorare. Il Signore ci mette in guardia contro l'affanno, non contro l'occupazione, ma contro la preoccupazione. Pensando troppo all'avvenire, si perde Il coraggio per il presente. "Pensare al domani, che vanità! Serbate per il domani te lacrime di domani. Ce ne saranno sempre abbastanza. Sapete forse voi quello che Dio farà domani? Sapete se lo ha già deciso? Credete che Dio si diverta a farci degli scherzi? Dio è un uomo onesto, e agisce sempre con rettitudine" (C. Péguy).
BUONA VITA!