Una giustizia superiore

Domenica VI del tempo ordinario A

papa Francesco

domenica6a

5,17-24 GESÙ PORTA A PIENEZZA LA LEGGE EBRAICA

Gesù porta a compimento (17-20)
Oggi il tema è l’atteggiamento di Gesù rispetto alla Legge ebraica. Egli afferma: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17). Gesù dunque non vuole cancellare i comandamenti che il Signore ha dato per mezzo di Mosè, ma vuole portarli alla loro pienezza. E subito dopo aggiunge che questo “compimento” della Legge richiede una giustizia superiore, una osservanza più autentica. Dice infatti ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).
Ma che cosa significa questo “pieno compimento” della Legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? Gesù stesso ci risponde con alcuni esempi. Gesù era pratico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire.

… il quinto comandamento (21-22): niente chiacchiere
Inizia dal quinto comandamento del decalogo: “Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; … Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio” (vv. 21-22). Con questo, Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere! Quando si dice di una persona che ha la lingua di serpente, cosa si vuol dire? Che le sue parole uccidono! Pertanto, non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia. Neppure sparlare su di lui. Arriviamo alle chiacchiere: le chiacchiere, pure, possono uccidere, perché uccidono la fama delle persone! È tanto brutto chiacchierare! All’inizio può sembrare una cosa piacevole, anche divertente, come succhiare una caramella. Ma alla fine, ci riempie il cuore di amarezza, e avvelena anche noi. Vi dico la verità, sono convinto che se ognuno di noi facesse il proposito di evitare le chiacchiere, alla fine diventerebbe santo! È una bella strada!

Amare senza misura (23-24)
Gesù propone a chi lo segue la perfezione dell’amore: un amore la cui unica misura è di non avere misura, di andare oltre ogni calcolo. L’amore al prossimo è un atteggiamento talmente fondamentale che Gesù arriva ad affermare che il nostro rapporto con Dio non può essere sincero se non vogliamo fare pace con il prossimo. E dice così: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” (vv. 23-24). Perciò siamo chiamati a riconciliarci con i nostri fratelli prima di manifestare la nostra devozione al Signore nella preghiera.

5,20-26 IL PROGRAMMA PER VIVERE UNA GIUSTIZIA SUPERIORE

Per praticare la giustizia fino in fondo, vivendo il comandamento dell’amore, bisogna essere realisti, coerenti e riconoscersi figli dello stesso Padre, quindi fratelli.

Una giustizia superiore
Nel passo evangelico di Matteo (5,20-26) Gesù ci parla di come dev’essere l’amore fra noi. Egli comincia dicendo una cosa per far capire bene come noi dobbiamo andare sulla strada dell’amore fraterno. Ecco le sue parole: “Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
Dunque, afferma Gesù, dobbiamo essere giusti, dobbiamo amare il prossimo, che è il problema di oggi; ma non come questi dottori della legge che avevano una filosofia speciale, cioè dire bene tutto quello che si deve fare, - ritenendosi “intelligenti” e “bravi” - ma poi non farlo. Ed è per questo che, riguardo a loro, Gesù dice: “fate quello che dicono ma non quello che fanno”. E lo dice perché non erano coerenti.
Erano infatti persone che sapevano che il primo comandamento era amare Dio; sapevano che il secondo è amare il prossimo. Però avevano tante sfumature di idee, perché erano ideologi. E operavano tutta una serie di distinguo su ciò che significa “amare il prossimo”. Finendo, quindi, per assumere un atteggiamento che non era amore, ma piuttosto indifferenza verso il prossimo.

Tre criteri per vivere la giustizia…
Ecco allora che Gesù raccomanda di superare questo modo di fare, che non è giustizia ma è equilibrio sociale. E per farlo, Gesù ci suggerisce “tre criteri”.

…essere realisti (5,25-26)
Il primo è proprio “un criterio di sano realismo”. Dice infatti Gesù che “se tu hai qualcosa contro l’altro, e voi non potete sistemare” la questione e “cercare una soluzione”, è opportuno trovare il modo “almeno di mettervi d’accordo”. Soprattutto, raccomanda il Signore: “mettiti d’accordo col tuo avversario mentre sei in cammino”. Forse non sarà l’ideale, ma l’accordo è una cosa buona: è realismo!.
E a quanti obiettano che gli accordi non durano tanto che, come si suol dire, “si fanno per romperli”, la risposta è che lo sforzo di fare accordi serve a salvare tante cose: uno fa un passo, l’altro fa un altro passo e così almeno c’è la pace. Anche se forse è una pace molto provvisoria perché nasce da un accordo.
In sintesi, “Gesù è realista” quando afferma che questa capacità di fare accordi tra noi significa anche superare la giustizia dei farisei e dei dottori della legge. È “il realismo della vita”. Tanto che Gesù raccomanda espressamente di raggiungere un accordo “mentre siamo in cammino”, proprio per fermare la lotta e l’odio tra noi. Invece noi tante volte vogliamo finire le cose, portarle al limite.

… essere coerenti (5,21-22)
Un secondo criterio che ci dà Gesù è il criterio della verità. C’è, infatti, il comandamento di non uccidere; ma “anche sparlare dell’altro è uccidere, perché la radice è lo stesso odio: non hai il coraggio di ucciderlo o pensi che è troppo, ma lo uccidi in un’altra maniera, con le chiacchiere, con le calunnie, con la diffamazione.
Nel Vangelo di Matteo, le parole di Gesù a riguardo sono nette: “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna”. Perciò, quando sentiamo persone che si dicono tante cose brutte, bisogna sempre ricordare che dando dello “stupido” o del “pazzo” si uccide il fratello, perché l’insulto ha una radice di odio. Esso infatti nasce dalla stessa radice del crimine: è la stessa, l’odio!. Invece, cercare insulti è una abitudine molto comune fra noi. C’è gente che per esprimere il suo odio contro un’altra persona ha una capacità impressionante. E non pensa quanto faccia male sgridare e insultare.

… essere figli - sentirsi fratelli (5,23-24)
Il terzo criterio che ci dà Gesù “è un criterio di filiazione”. Noi, ha affermato il Pontefice, “non dobbiamo uccidere il fratello” proprio in quanto egli è nostro fratello: “abbiamo lo stesso padre”. E, si legge nel Vangelo, “non posso andare dal padre se non sono in pace con il mio fratello”. Dice infatti Gesù: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. Dunque, raccomanda il Signore, “non parlare con il padre se non sei in pace con tuo fratello” o “almeno con un accordo”.

In conclusione: tre criteri, un programma
Ecco tre criteri: un criterio di realismo; un criterio di coerenza, cioè non ammazzare ma non insultare pure perché chi insulta ammazza, uccide; e un criterio di filiazione: non si può parlare col padre se non posso parlare col mio fratello. Sono i tre criteri per “superare la giustizia degli scribi e dei farisei.
Un programma non facile, ma è la via che Gesù ci indica per andare avanti. Chiediamo al Signore la grazia di poter andare avanti in pace fra noi, magari anche con gli accordi ma sempre con coerenza e con spirito di filiazione.

5,20-26 INVITO A SUPERARE

Gesù vero legislatore
Gesù è in mezzo al suo popolo e insegna ai discepoli, insegna la legge del popolo di Dio. Infatti Gesù è quel legislatore che Mosè aveva promesso: “Verrà uno dopo di me...”. Egli dunque è il vero legislatore, quello che ci insegna come dev’essere la legge per essere giusti. Ma il popolo era un po’ disorientato, un po’ allo sbando, perché non sapeva cosa fare e quelli che insegnavano la legge non erano coerenti. Ed è Gesù stesso a dire loro: “Fate quello che dicono, ma non quello che fanno”. Del resto, non erano coerenti nella loro vita, non erano una testimonianza di vita. Così Gesù, in questo passo del Vangelo, parla di superare: “La vostra giustizia deve superare quella degli scribi e dei farisei”. Dunque, a questo popolo un po’ imprigionato in questa gabbia senza uscita, Gesù indica il cammino per uscire: è sempre uscire in su, superare, andare in su.

Superare nell’amore…
E in questa direzione, Gesù prende come un primo esempio - ne prende tanti, no? - il primo comandamento: amare Dio e amare il prossimo: “Avete inteso che fu detto agli antichi: non ucciderai”, uno dei comandamenti di amore al prossimo, “ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto a giudizio. E chi poi dice al fratello stupido, dovrà essere sottoposto al sinedrio e chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna”.
In sostanza, Gesù afferma che è peccato non solo uccidere, ma anche insultare e sgridare il fratello. E questo fa bene sentirlo, proprio in questo tempo dove noi siamo tanto abituati ai qualificativi e abbiamo un vocabolario tanto creativo per insultare gli altri. Anche offendere, quindi, è peccato, è uccidere. Perché è dare uno schiaffo all’anima del fratello, alla dignità propria del fratello, dire frasi come: “non farci caso, questo è un pazzo, questo è uno stupido”, e tante altre parolacce che noi diciamo, con molta carità, agli altri. Questo è peccato. Gesù risolve i dubbi di questo popolo disorientato e imprigionato guardando in su: la legge in su.

… superare nell’adorazione
E va avanti, collega la condotta del popolo con l’adorazione a Dio e dice: “Se tu vai all’altare a dare un’offerta e hai un problema con il fratello, o il fratello ce l’ha con te, va prima dal fratello, riconciliati”. E questo è superare la legge e quello che dice è una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei.
Quante volte noi nella Chiesa sentiamo queste cose, quante volte! Non è raro sentire frasi del tipo: “Ma quel prete, quell’uomo, quella donna dell’azione cattolica, quel vescovo, quel Papa ci dicono “dovete fare così!”, e lui fa il contrario”. Questo è proprio lo scandalo che ferisce il popolo e non lascia che il popolo di Dio cresca, che vada avanti. Non libera. Anche questo popolo aveva visto la rigidità di questi scribi e farisei, tanto che quando veniva un profeta che dava loro un po’ di gioia lo perseguitavano e anche lo ammazzavano: non c’era posto per i profeti lì.
Per tale ragione Gesù dice ai farisei: “Voi avete ucciso i profeti, avete perseguitato i profeti: quelli che portavano l’aria nuova”. Gesù, come ha detto nella sinagoga di Nazareth, è venuto a portarci l’anno di grazia, a portarci la liberazione, la vera liberazione: quella di Gesù, appunto. La generosità, la santità è uscire ma sempre, sempre in su: uscire in su. Questa è la liberazione dalla rigidità della legge e anche dagli idealismi che non ci fanno bene.

… con un sano realismo
Gesù ci conosce tanto bene e conosce come noi siamo stati fatti perché lui è il creatore, conosce la nostra natura. Ed ecco che ci suggerisce: “Se tu hai un problema con un fratello - dice la parola “avversario”- mettiti presto d’accordo”. Così il Signore ci insegna anche un sano realismo: tante volte non si può arrivare alla perfezione, ma almeno fate quello che potete, mettetevi d’accordo per non arrivare al giudizio. È questo il sano realismo della Chiesa cattolica: la Chiesa cattolica mai insegna “o questo, o questo”. Piuttosto la Chiesa dice: “questo e questo”. Insomma, fai la perfezione: riconciliati con tuo fratello, non insultarlo, amalo, ma se c’è qualche problema almeno mettiti d’accordo, perché non scoppi la guerra. Ecco il sano realismo del cattolicesimo. Invece non è cattolico ma è eretico dire: “o questo o niente”.

… liberi dal rigidismo…
Gesù sempre sa camminare con noi, ci dà l’ideale, ci accompagna verso l’ideale, ci libera da questo ingabbiamento della rigidità della legge e ci dice: “Fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene. È questo il nostro Signore, è questo quello che insegna a noi dicendoci: “Per favore, non insultatevi e non siate ipocriti: andate a lodare Dio con la stessa lingua con la quale insultate il fratello, no, questo non si fa, ma fate quello che potete, almeno evitate la guerra fra di voi, mettetevi d’accordo”. Mi permetto di dirvi questa parola che sembra un po’ strana, è la santità piccolina del negoziato: non posso tutto, ma voglio fare tutto, ma mi metto d’accordo con te, almeno non ci insultiamo, non facciamo la guerra e viviamo tutti in pace.

… e dall'idealismo
Gesù è un grande e ci libera da tutte le nostre miserie, anche da quell’idealismo che non è cattolico. Per questo chiediamo al Signore che ci insegni, primo, a uscire da ogni rigidità, ma uscire in su, per poter adorare e lodare Dio; che ci insegni a riconciliarci fra noi; e anche, che ci insegni a metterci d’accordo fino al punto che noi possiamo farlo.

(Fonte: J.M. Bergoglio – Papa Francesco, Matteo il Vangelo del compimento. Lettura Spirituale e Pastorale, a cura di Gianfranco Venturi, Libreria Editrice Vaticana. Nel medesimo volume si trovano altri testi che aiutano a riflettere sul vangelo di questa domenica)