L'equilibrio dell'educatore

Inserito in NPG annata 1971.


(NPG 1971-08/09-27)

 

Questo equilibrio inizia proprio con una riconciliazione non solo col mondo moderno ma anche con tutto quello che in esso è causa di rivolgimento e di trasformazione.

RICONCILIARSI CON I MASS-MEDIA

I mezzi audiovisivi «arricchiscono» tutti

«È comprensibile l'allarme contro la sfacciataggine e talvolta l'aggressività o la mancanza di senso della misura di alcune informazioni, ma questi eccessi non provano forse che, intuitivamente o per natura, l'uomo ha saputo trovare i mezzi per adattarsi ed evitare gli effetti più dannosi? Non è questa una dimostrazione attuale dell'arbusto pensante di Pascal? Si piega, ma non si rompe, continua a crescere e, in forme e con condizioni nuove, mantiene la sua autonomia.
In queste prospettive, quale può essere il bilancio?
– Notevole apporto dell'attualità e del mondo "di fuori" nella vita di ognuno. Il cumulo delle informazioni può, è vero, far rinunciare alla scelta e all'azione, ma può anche spingere all'umiltà, alla curiosità, alla volontà di mettere ordine nel materiale e nelle idee;
– semplificazione, che proviene dalla necessità di comunicare con le masse, di far loro parte ("rendere comune"!) di una scienza o di una iniziativa. Ma questa non può diventare la strada per la generalizzazione e la sintesi, condizioni di ogni scienza e, in effetti, di ogni comunicazione tra uomini?;
– disponibilità per tutti di un voluminoso bagaglio di immagini, concetti, anche parole; tutti "riferimenti" che dovrebbero facilitare l'incontro e il dialogo;
– amalgama, o meglio giustapposizione, di un gran numero di fatti, situazioni, nozioni, spesso senza mostrare ciò che li unisce o li oppone. Questo apparente disordine, con elementi raccolti a caso, non è la prima condizione di una "generalizzazione" (quella della "raccolta" più che della "cultura" intesa in senso tradizionale) senza di cui la maggior parte degli "utenti" non si sentirebbe interessata?
Ma questa stessa mancanza di ordine non agisce come un eccitante? Essa fa nascere nuove esigenze, nuove curiosità, nuove sensibilità. D'altronde, l'insoddisfazione provocata da questa valanga di novità, raramente assimilabili dalla maggioranza, non crea uno stato di malessere? Non fa sorgere l'istintivo timore di essere presi nell'ingranaggio di tutte le strutture di massa – politiche o culturali, ideologiche od economiche – che imprigionano l'uomo d'oggi? Si può essere inquietati dalle molteplici forme della moderna anarchia (beatniks, pop-art, rivoluzioni giovanili, indifferenza politica o religiosa, ecc.), ma non vi si devono del pari riconoscere i segni precorritori di un piano per sorpassare la situazione presente?» (Jean Jousselin, «Le devenir de l'education», Ed. Les bergers et les mages).

I «bambini della televisione»: più disponibili per una evoluzione

«Il centro audiovisivi di Bruxelles ha dimostrato che, prima di fare il loro ingresso nella scuola, i ragazzi francesi hanno già al loro attivo una media di venti ore alla settimana di televisione. Secondo un'altra inchiesta, effettuata in un ambiente operaio italiano, il 30% della educazione degli intervistati era opera del cinema. Non sappiamo ancora come sarà Io sviluppo adulto dello spirito dei bambini nati nell'epoca della televisione. È tuttavia probabile che la loro "forma mentis" sarà diversa da quella dei "bambini del libro". Essi saranno maggiormente dotati per una comprensione integrante. Sapranno accettare la compresenza di pareri diversi. Saranno ribelli a ogni posizione statica, fissata definitivamente o assoluta. Saranno disposti al cambiamento, all'evoluzione.
Non è un caso che la logica delle matematiche moderne e la grammatica strutturale si preparino ad occuparsi e ad organizzare queste nuove possibilità intellettuali del periodo scolastico. La nuova pedagogia ha iniziato la sua vita (J. Gritti-M. Souchon, «La sociologie face aux mass-media», Ed. Mame).

Ma, prescindendo da questi apporti, i mezzi audiovisivi ci fanno vivere in un mondo pluralista, di cui noi vediamo soprattutto il rovescio, mentre l'altro lato è pieno di promesse.

RICONOSCERE L'APPORTO DEL PLURALISMO

«Effettivamente, sono troppo visibili, nel nostro paese e nel mondo intero, le conseguenze del pluralismo: compromessi più o meno profondi, impotenza di fronte ad alcuni problemi, mancanza di vigore e di continuità nelle scelte, assenza di un linguaggio comune, tentazione di tecnocrazia, gusto per gli uomini forti, propaganda e semplicismo politico, ecc. Dobbiamo rassegnarci o possiamo pensare che sia possibile trovare una soluzione?
Il gioco normale del pluralismo ideologico in un regime di partecipazione ci sembra positivo perché obbliga tutti a mantenere aperto un ventaglio di possibilità. Costringe chi detiene il potere a non fermarsi alla gestione a breve termine, ma a programmare a medio e lungo termine. Scendendo più nel profondo, si può dire che una opzione è tanto più vigorosa quanto più è stata elaborata attraverso una vera comparazione: i paesi "senza storia" giungono ad accontentarsi di un semplice mantenimento dello status quo.
Si ammette facilmente che l'intelligenza ha bisogno di formazione per raggiungere pieno sviluppo, ma molto meno decisa è, di solito, la persuasione che la libertà non è qualcosa di dato una volta per tutte, e che è necessaria una vera e propria educazione ad esercitarla. A questo proposito, il rendersi coscienti del pluralismo, il rischio che esso comporta di sterili discussioni e di vuoti pragmatismi, le difficoltà per una partecipazione veramente democratica, sono altrettante sfide alla libertà. Solo degli uomini capaci di adattare i loro progetti e i loro atti ai differenti livelli di globalità, potranno partecipare efficacemente alla costruzione del mondo. I problemi sono così complessi, l'ampiezza dei compiti è così estesa, che questa formazione deve essere permanente. Avviata nella scuola con l'iniziazione alla responsabilità, col risveglio a tutte le ricchezze e a tutte le possibilità della nostra epoca, continuerà nell'esercizio concreto della partecipazione. Riconosciamo che ne siamo ancora molto lontani!». («Options humaines», Ed. Ouvrières).

In un'epoca come la nostra, in cui tutto è rimesso in discussione, e gli interrogativi si moltiplicano all'infinito, si potrebbe credere che le nostre certezze stiano crollando. Invece, tutti questi problemi ci risvegliano dal letargo e ci riconducono all'essenziale, come dice Karl Rahner.

COMPRENDERE CHE I PROBLEMI ARRICCHISCONO L'UOMO

«Nessuno finalmente potrà più impedire all'uomo di considerarsi con tutta la serietà che si merita. Più l'uomo diventa razionale, man mano che la storia umana progredisce, più si rende conto di ciò che è, della sua singolarità unica, della sua libertà e dignità personale. E più la dimensione sociale acquisterà importanza ai suoi occhi, e si rivestirà di esigenze, più l'individuo verrà valorizzato. Se fosse diversamente, non si tarderebbe a vedere la società umana degradarsi a gregge, a moltitudine di esseri insignificanti.
Come si potrebbe impedire all'uomo di porre gli interrogativi fondamentali, che si possono ricondurre a questi: Chi sono io, nella totalità del mio essere? Qual è, in fondo, il senso del mondo in cui io mi trovo, e di una esistenza che è la mia? Il senso pieno, non solo quello dei rapporti funzionali tra i suoi elementi? Né vale l'affermazione che non esiste risposta, o il tentativo di sfuggire al problema affermando che non interessa, che è senza senso. Perché nessuno potrà impedire che si ponga e continui a porsi, almeno nel senso che i negatori dovranno continuamente ricominciare a spiegare perché, ai loro occhi, sia senza senso. Ed è per questo che ci saranno sempre degli uomini tanto coraggiosi da chiedere alla religione dell'avvenire assoluto la risposta a questo problema. Questa risposta non pretendono di trovarla sul piano delle realtà esperienziali, di identificarla con una di esse. Ma piuttosto, se è vero che ogni reale molteplicità esige più a monte un principio di unità, l'ordito su cui si inscrive l'insieme delle realtà esperienziali non può essere, ai loro occhi, che una realtà di tutt'altro ordine, un Mistero sottratto alla loro visuale. Ma è proprio conservando il carattere di mistero che questa realtà fondamentale è veramente a misura dell'uomo e costituisce il suo avvenire assoluto, tanto che egli può e deve qualificarla così, che essa può e deve formare l'oggetto della sua attesa. Ecco la fede dei cristiani, ecco ciò che essi intendono con la parola "religione"». («Entretiens de Salzbourg», Marxistes et Chrétiens, K. Rahner, Ed. Manne).

Che noi siamo cristiani o no, colti o no, dobbiamo passare da un sistema di barriere, di ripari, dove i segnali «bene» e «male» erano ben visibili, a un atteggiamento coraggioso, in cui ciascuno percorre la sua strada personalizzando i punti di riferimento.

Conclusione: imparare a tracciare la propria strada

«Esaminiamo a grandi linee la società di poco più di cent'anni fa. Era un mondo a compartimenti stagni, pieno di sbarramenti e di divieti. Un mondo fatto di gruppi omogenei, gerarchizzato e strutturato. Ciascuno aveva l'impressione di essere simile al vicino, con le stesse idee e lo stesso credo. Ciascuno sapeva il posto in cui si trovava, ciò che era, ciò che faceva, ciò che avrebbe fatto. C'era da una parte la virtù e dall'altra il vizio, l'errore e la verità, il corpo e l'anima, il cielo e la terra. C'era del bianco e del nero, ma senza sfumature. Le azioni potevano essere giudicate con certezza assoluta. C'erano dei modelli da imitare, senza dover molto inventare. In questo mondo, che sembrava statico, il senso profondo delle cose era, come tutto il resto, scontato.

Oggi ci vuole spirito di inventiva

Che cosa è reale? Che cosa non Io è? Bisogna cercare... Qualcuno mi diceva di essere stato scioccato, all'Expo di Montréal, da una sala che conteneva quattro o cinque schermi su cui venivano proiettati films diversi, parlati in lingue diverse. e il nostro mondo, dove non esperimentiamo più la sicurezza di avere un interlocutore che ci dica qualcosa di preciso in un discorso chiaro, ma dove dobbiamo continuamente ricostruire la trama, inventando da noi il senso del testo» (Docteur Bertolus, «Le sens de la sexualité», Parents et Maitres, n. 63).