(NPG 1978-10-49)


Nel panorama dello sport attuale l'associazionismo presenta aspetti diversissimi: si va dalle società professionistiche, che altro non sono che... società per azioni per produrre spettacoli e campioni, ai piccoli gruppi paesani o di quartiere. Le differenze, tuttavia, sono soltanto quantitative: il grande club ha di più (più soldi, più tifosi, più campioni); la piccola società ha di meno (meno soldi, meno attrezzature, meno prestigio).
Il modello cui si riferiscono è però il medesimo; le finalità, gli strumenti e i metodi sono gli stessi. Non fanno testo, purtroppo, le rare società che stanno realizzando uno sport nuovo. Esse, tuttavia, sono un segno visibile di un mondo sportivo che sta nascendo, di un futuro che è possibile realizzare.
Lo schema che segue ci sembra più efficace di un lungo discorso per evidenziare il vecchio e il nuovo nello sport, la nostra critica e la proposta.

LA SOCIETÀ SPORTIVA

Modello tradizionale
È «vivaio» di futuri campioncini.
I ragazzi vengono selezionati; i migliori hanno spazio e possono continuare.
Il traguardo è il raggiungimento di un risultato tecnico, la coppa, la promozione alla serie superiore.
Pochi comandano (= i dirigenti) e molti eseguono.
Chi conta è il presidente (che paga) e pochi altri. I soci non hanno alcun dovere economico verso la società.
Gli atleti vengono vincolati con tessera pluriennale: altrimenti se se ne vanno, chi compensa gli sforzi della società sportiva? La società per vivere deve anche servirsi degli atleti.
È una società sportiva: quindi si parla solo di sport. Gli altri problemi non interessano in questo luogo, e devono essere affrontati fuori.
Nessun contatto con gli altri: gli unici incontri sono quelli agonistici.
I dirigenti sono scelti dall'alto, o si «autoscelgono».
Si fa così, e basta!
Tende ad espandersi «verticalmente»: un solo sport praticato, con diverse squadre di diversa età.
I ragazzi sono oggetti di un servizio.
Giovani (= atleti) da una parte; adulti (= dirigenti) dall'altra.

Proposta alternativa
È luogo di incontro per tutti coloro che fanno sport.
Lo sport è proposto a tutti: ciascuno è libero di esprimersi secondo le proprie capacità.
La mèta è soprattutto la crescita completa dei soci, sia come singoli, sia socialmente.
Tutti partecipano per assumere le decisioni e per realizzarle.
L'assemblea dei soci (atleti e non) è sovrana. Tutti sono corresponsabili, anche sul piano economico.
C'è assoluta libertà di entrata e di uscita: terminato l'anno sociale, ciascuno deve decidere se rimanere o andarsene. È la società che serve i propri soci.
È un luogo di incontro di persone che portano avanti l'esperienza sportiva, ma che, proprio in quanto persone, sono interessate e vogliono discutere numerosi altri problemi.
Apertura al mondo che circonda la società sportiva: scuola, famiglia, lavoro, mondo ecclesiale, ecc.
È l'assemblea dei soci che sceglie i responsabili cui affidare la realizzazione delle decisioni assunte da tutti.
Tutto il lavoro è periodicamente veri-, ficato e discusso dall'assemblea dei soci.
Tende alla polisportività, in modo da offrire un servizio a tutti: pensa anche ai giovanissimi e alle ragazze, grandi esclusi dalla scena sportiva.
Tutti i soci sono protagonisti.
Giovani e adulti, insieme in un'unica esperienza: si decide e si realizza insieme.