La nostra azione ha smosso la realtà comunale

Inserito in NPG annata 1978.


Polisportiva Limena (PD)

(NPG 1978-10-23)

 

Si tratta di un gruppo spontaneo sorto tra ragazzi di 18-20 anni nel 1972. I promotori sono partiti da un fatto: l'esistenza di una palestra di una Scuola media, nuova e non utilizzata, li ha spinti ad operare per ottenerla e utilizzarla per attività sportive e sociali. Diverse difficoltà burocratiche sono state superate con molta fatica (ogni volta la palestra veniva concessa con circa 2 mesi di ritardo rispetto alla domanda). Essenzialmente il gruppo è nato per il bisogno di stare insieme e fare movimento e pertanto all'inizio la struttura organizzativa era molto semplice e tutti i componenti del gruppo erano ugualmente responsabili: ogni decisione era sempre presa insieme e discussa da tutti (anche per il fatto che si tratttava di un numero limitato di persone – 10/15).
Successivamente (1973) è emersa dal gruppo l'esigenza di offrire un servizio a giovani coetanei che insieme facevano attività pre-atletica, guidati dal gruppo promotore che cominciava a distinguersi come gruppo dirigente (sempre come servizio, che tra l'altro era gratuito). Due «Dirigenti» avevano partecipato al corso animatori del C.S.I. nell'estate del 1973.
All'inizio del 1974, chiarite un po' meglio le idee, l'attività ha assunto una visione ancor più di servizio aprendosi al settore giovanile per ora limitato alle Scuole medie inferiori. L'attività riguardava la corsa campestre, l'atletica su pista, la pallavolo e la pallacanestro. L'anno successivo l'attività si rivolse anche ai ragazzi della quarta e quinta elementare, con carattere polisportivo. Proseguiva intanto l'attività con i ragazzi allievi (14, 15, 16 anni) e juniores che partecipavano ai tornei di pallavolo e pallacanestro del C.S.I.
Nel 1976 ci fu un momento di stasi, soprattutto per i ragazzi più piccoli, perché andò militare Adriano, l'animatore del gruppo, il quale seguiva e segue tuttora il settore giovanile. Proseguiva, invece, l'attività per allievi e juniores e per adulti. Attualmente l'attività è la seguente:
– pallacanestro juniores maschile (ragazzi di 18-20 anni) praticata da 12-13 persone e diretta da un responsabile che è anche giocatore: crediamo infatti nel ruolo unico dell'animatore;
– pallavolo maschile (ragazzi di 13, 14, 15 anni) praticata da 14-15 ragazzi che non fanno ancora attività ufficiale: vi sono 2 responsabili rispettivamente di 19 e 20 anni;
– pallavolo femminile (ragazze di 13, 14, 15, 16 anni) è praticata da 20 ragazze che non fanno ancora attività ufficiale e come responsabili vi sono 2 ragazzi di 25 e 20 anni;
– attività polisportiva (9, 10, 11 anni) praticata da 50 fra ragazzi e ragazze con prevalenza per gli uomini; come responsabile vi è Adriano (25 anni) ed un altro ragazzo di 16 anni;
– attività ludico-motoria rivolta a 25 fra ragazzi e ragazze di la, 2a e 3a elementare, responsabili i 2 ragazzi che si occupano di attività polisportiva e 2 ragazze di 14 anni;
– attività per adulti (da 18 a 35 anni): si tratta di una decina di persone che continuano a fare, insieme ad alcuni dei vecchi promotori, quell'attività di preatletica che è stata la spinta iniziale del gruppo.
In totale vi sono 145 tesserati di cui 120 che frequentano con una certa assiduità; tra loro 40 ragazze.
Vi sono 10 animatori dirigenti fra cui 2 ragazze.
Ritengo opportuno dare alcune note sul paese. Il Comune di Limena ha circa 5 mila abitanti, sorge nella immediata cintura periferica della città di Padova, ha subito una industrializzazione convulsa, trasformandosi da paese agricolo ad industriale in circa 15 anni (ha sfruttato la legge sulle località depresse). La società sportiva opera nel quartiere che costituisce il centro del paese di circa 2 mila abitanti e che pertanto è formato prevalentemente da operai, impiegati di medio livello ed artigiani.

ASSETTO EDUCATIVO

Per quanto riguarda la «socializzazione» si cerca di coinvolgere tutti nelle decisioni adeguando la partecipazione a seconda dell'età. Infatti i ragazzi non possono essere caricati di responsabilità superiore alla loro età e vengono quindi coinvolti e stimolati dagli animatori sulle modalità del gioco che stanno svolgendo, ma è evidente che è l'animatore, sia pure indirettamente, che li dirige. Non si tratta quindi di partecipazione nel senso tecnico della parola, ma di coinvolgimento dei ragazzi per renderli protagonisti della loro esperienza senza eccessivi condizionamenti secondo una pedagogia della direzione e del rispetto del bambino. Ciò è possibile in quanto il gruppo è seguito direttamente da Adriano laureanti in pedagogia, indirizzo psicologico, all'Università di Padova. La sua tesi è propr sull'attività psico-motoria e questo gruppo è un po' la sua «cavia». L'esperienza sta andando bene nonostante le inevitabili difficoltà ed errori con la speranza di proseguire e che nascano altri animatori capaci di estendere l'esperienza. La partecipazione comincia ad esserci in senso più vasto con i ragazzi di 10-11 anni che vengono responsabilizzati ed invitati ad autogestire l'allenamento, sia pure sempre sotto la guida di un ragazzo più anziano e più esperto: si tratta di un istruttore-animatore, la tendenza è di arrivare al ruolo unico. La partecipazione totale si ha con i ragazzi più «anziani» dai 14 anni in su. Essi sono invitati ad occuparsi dei ragazzi più piccoli: evidentemente non tutti sono portati ad essere educatori, ma a tutti viene data questa possibilità. Questa esperienza ha portato i ragazzi stessi a chiedere di essere loro a fare da istruttore ai ragazzi più giovani
soprattutto quando si è trattato di partecipare ai «momenti» di polisportività organizzati a livello provinciale dal C.S.I.
Il gruppo ha anche tentato nella estate un'animazione culturale sportiva dell'ambiente in questo modo: esistendo in comune una struttura pubblica di attrezzature sportive all'aperto, alcuni atleti sono andati nel campo sportivo, hanno cominciato a giocare invitando tutta la gente che passa di là a fare una esperienza insieme di gioco e di movimento. Si cerca di far capire e di trasmettere agli altri il concetto che lo sport è fatto per il movimento, per stare insieme con gioia a prescindere dal risultato.
Per quanto riguarda il processo di personalizzazione esso avviene (come già emerge da quanto detto prima) nel metodo di approccio allo sport che viene usato seguendo le varie fasi di età. La creatività, il dialogo, la libertà e l'amicizia emergono già tra i giovani della prima fascia (6-10 anni) con adeguati stimoli da parte dell'animatore. Il momento migliore si ha con i ragazzi della seconda fascia (11-14 anni): ad essi si offre l'attività polisportiva anche per dare loro una libertà di scelta. I problemi sorgono dopo le scuole medie inferiori (a Limena non esistono scuole superiori), i ragazzi più giovani socializzano e fanno gruppo anche perché sono sempre insieme a scuola e negli altri momenti del loro tempo libero e quindi si ritrovano nella società sportiva. Successivamente, dopo le medie, alcuni vanno a lavorare, altri proseguono gli studi e, pur continuando a trovarsi in società sportiva, si dividono in vari gruppi che purtroppo si distinguono anche in classi: ad esempio gli studenti vanno in parrocchia, gli operai al bar e verso i 17-18 anni al circolo giovanile dei vari partiti.
Per un po' quindi l'unico momento unificante è proprio la società sportiva; col crescere dell'età si verifica anche un distacco da questa attività ed i ragazzi si dividono e si inseriscono in altri gruppi. Resta pur sempre una certa amicizia, ma gli interessi divergono. In società sportiva restano quelli che fanno gli animatori (quest'ultimo dato è ancora una tendenza che non può ancora essere considerata definitiva).

RAPPORTI CON LA REALTÀ

Riteniamo opportuno approfondire alcune motivazioni per le quali si è detto prima che i tecnici, gli animatori ed organizzatori del gruppo tendono al ruolo unico. La scelta è stata dapprima non cosciente, in quanto si era in pochi e si doveva fare un po' di tutto, attualmente è diventata una scelta coerente e voluta dopo una serie di discussioni tra atleti e animatori. Si è trattata in definitiva di una lenta presa di coscienza dovuta alle esperienze fatte.
Nel paese esistono due assocazioni sportive: la Libertas e la A.S. Calcio Limena che, all'inizio, hanno guardato con diffidenza, per altro ricambiata, la nuova realtà che sorgeva: è mancato evidentemente il dialogo iniziale. Dopo varie polemiche si è trovato un modo di convivenza: per la verità da parte nostra vi è una maggiore apertura, infatti le altre società, essendo più tradizionali e legate da un'origine lontana nel tempo, hanno una struttura più chiusa che non permette il dialogo, almeno per ora. Questo, invece, sarebbe molto importante, ora, per affrontare insieme a livello dell'intero Comune tutti i problemi relativi allo sport. Infatti l'amministrazione comunale appare ora molto più aperta di una volta all'attività sportiva intesa come servizio sociale, probabilmente anche per la nostra azione che è servita a smuovere la realtà comunale. Praticamente tutta l'organizzazione dei giochi della gioventù ricade sulle nostre spalle e poiché abbiamo portato idee nuove che fanno molta presa sui ragazzi, anche i politici hanno cominciato a capire che si tratta di qualcosa di importante.
Per quanto riguarda i rapporti con la chiesa locale bisogna dire che la società sportiva non è parrocchiale e fa attività in ambiente pubblico, pur essendo i suoi «dirigenti» e promotori provenienti dall'ambiente parrocchiale stesso. Vi è una distinzione di ruolo, nel rispetto delle persone e delle istituzioni, che viene recepito anche dal Parroco e dalla comunità parrocchiale in maniera positiva. La parrocchia non interferisce nell'attività e la società del resto non intralcia la attività parrocchiale. La scelta del Centro Sportivo Italiano (C.S.I.) è dovuta all'accettazione dell'associazione stessa senza però l'esplicito riferimento all'ispirazione cristiana. Si tratta quindi di una adesione non formale, ma sostanziale, che, attraverso il modo di agire, rivela l'ispirazione cristiana dei componenti del gruppo.