La spiritualità dell'Azione Cattolica

Inserito in NPG annata 1978.

 

Fortunato Spertini

(NPG 1978-07-30)


PREMESSE

È assai diffuso, oggi, in molti campi ed anche riguardo alla fede, un atteggiamento di rinuncia, quasi di disimpegno: qualcuno lo attribuisce alla «crisi di valori» che caratterizza le diverse proposte o esperienze, altri al «vuoto culturale» soprattutto del mondo giovanile, altri alle carenze educative pedagogiche che le scienze dell'educazione non riescono a colmare.
Al di là di tutte queste affermazioni che formano un discorso quasi logoro e di moda, molti giovani, oggi, non volendosi arrendere né alle meschinità delle proposte né ad atteggiamenti deresponsabilizzanti, si interrogano sulle conseguenze più radicali ed esigenti della propria fede, chiedono delle proposte di vita, cercano dei motivi che orientino la propria vita nella prospettiva della realizzazione piena e della oblatività per servire Dio e i fratelli.
Anche per rispondere a queste esigenze l'Azione Cattolica Italiana ritiene indispensabile riproporre – in modo particolare a tutti i suoi aderenti – la imprescindibile esigenza di vivere una profonda spiritualità in modo da garantire al mondo d'oggi una genuina testimonianza evangelica, una testimonianza di santità di laici di cui il mondo ha grande bisogno per credere.
Per questo l'A.C.I. fa sua la pagina del Concilio sulla universale chiamata alla santità: «Tutti nella Chiesa, sia che appartengono alla Gerarchia sia che da essa siano diretti, sono chiamati alla santità, secondo il detto dell'Apostolo " Certo la volontà di Dio è questa, che vi santifichiate " (1 Tess 4,4; cfr EI 1,4). ... Tutti i fedeli sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (LG 40).
Quindi «nei vari generi di vita e nei vari uffici una unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio» (LG 41).
Inoltre: «Ognuno, secondo i propri doni e le proprie funzioni deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità» (LG 41).
Ed è in ordine ai «doni» ricevuti e alle specifiche «funzioni» nella Chiesa che i laici devono assumere «la instaurazione dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operino direttamente e in modo concreto; che come cittadini cooperino con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; che cerchino dappertutto e in ogni cosa la giustizia del regno di Dio. L'ordine temporale deve essere istaurato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso ulteriormente conforme ai principi della vita cristiana...» (AA n. 7).
All'interno del comune impegno laicale, l'Azione Cattolica, che è una «Associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria ed organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa, l'impegno dell'A.C.I., essenzialmente religioso apostolico, comprende la evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana della loro coscienza in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità ed i vari ambienti» (n. 1-2 Statuto 1969).
Pertanto l'A.C.I., all'interno del pluralismo associativo, viene a situarsi «come segno e strumento per la partecipazione del popolo di Dio alla missione pastorale della Chiesa... e come scuola di formazione dei laici al senso e al servizio della Chiesa» (Lettera del Consiglio Permanente della CEI al Presidente Nazionale dell'A.C.I. 2-2-1976).
Infatti, «se la vocazione specifica dei laici è la loro presenza attiva nelle realtà temporali, non bisogna tuttavia trascurare o dimenticare l'altra dimensione: i laici possono anche sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i loro Pastori nel servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vitalità della medesima, esercitando ministeri diversissimi, secondo la grazia ed í carismi che il Signore vorrà loro dispensare» (Evangelizzazione e Ministeri, n. 78). Tra questi ministeri si situa l'Azione Cattolica, già dal Concilio vista come una forma ministeriale (AG 15) e da Paolo VI ribadita, «in quanto collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico della Chiesa, avente un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale...», perché «chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla " Plantatio Ecclesiae " e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministeri ordinati» (Paolo VI, 25-4-1977).
Pertanto, «in linea con gli orientamenti del Concilio, la scelta religiosa dell'A.C.I. va configurandosi sempre più chiaramente nella concretezza della «scelta pastorale», come assunzione ordinata, cioè, dei compiti primari della Chiesa: l'evangelizzazione, la celebrazione liturgica, la testimonianza di vita nuova, il servizio di carità» (Lettera CEI n. 6) e perciò l'A.C. deve rendere «i suoi soci consapevoli delle responsabilità proprie ad ognuno, sviluppare concrete disponibilità di servizio, educare a sentire la vita della Chiesa quale costante termine di riferimento per la propria vita e per il proprio operare... ed è chiamata oggi più che mai a portare nella Chiesa elementi di chiarificazione e di carità» (Lettera CEI n. 4).

I CONTENUTI DELLA PROPOSTA DI SPIRITUALITÀ

I brevi richiami alla natura dell'A.C.I. ci offrono il «terreno» da cui partire per indicare le linee fondamentali della proposta di spiritualità dell'A.C.I. che, anche oggi, si colloca nella sua più genuina tradizione storica, così come l'hanno caratterizzata Giovanni Acquaderni, Armida Barelli, Piergiorgio Frassati, Ludovico Necchi e tanti altri, meno noti, ma che ugualmente hanno vissuto da laici amando e soffrendo nel solo nome e a causa solo del Signore Gesù, operando nella Chiesa italiana un prezioso servizio ed una significativa testimonianza. Poiché «ogni associazione ha una particolare impronta di spiritualità» (AA 4) anche l'A.C.I., dalla sua identità e dalla sua storia coglie così il suo messaggio di spiritualità che qui brevemente, riassumiamo in alcune delle sue principali accentuazioni.

Assunzione della spiritualità cristiana nella globalità delle sue dimensioni
E cioè:
- cristologica trinitaria;
- fondata sulla Parola e sulla liturgia;
- trae sostanza dall'esperienza dei Padri;
- è ecclesiologica, pasquale e di esodo continuo, tende all'unità ecumenica;
- è fondata su un'antropologia specificamente cristiana;
- è tesa alla missione apostolica;
- è impegnata nell'azione sociale;
- vede tutto sotto il fine supremo che è la escatologia.

Ha una dimensione vocazionale-battesimale
Il battesimo è dono, è vocazione fondamentale all'esistenza cristiana, in quanto ci fa figli, crea tra noi una sostanziale uguaglianza di dignità, è dono che viene vissuto da ciascuno nella particolare situazione della sua vita. «Dal battesimo scaturisce, dunque la sacramentalità della vita a fondamento della spiritualità e l'esigenza della radicalità evangelica, secondo lo spirito e la pratica delle beatitudini alla sequela di Gesù povero, umile, obbediente. Esse impegnano alle opere nella concretezza storica ma nella prospettiva, nell'attesa e a causa del Regno. L'originalità della testimonianza cristiana nel mondo di oggi, anche nelle attività sociali e politiche, può essere data proprio attraverso la liberazione interiore che la pratica delle beatitudini comporta: così che povertà, purezza di cuore, umiltà, generosità, sofferenza, virtù familiari, professionali e sociali creino lo stile nelle comuni opere della vita, lo stile di vita del cristiano che, ad imitazione del Maestro, a Lui unito e per dono della Sua grazia, vince la ricorrente tentazione dell'orgoglio, del denaro, del potere, dell'autosufficienza.
La consapevolezza della Sacramentalità della vita fondata sulla vocazione battesimale esalta la vocazionalità dello stato proprio di ciascuno (coniugale, di verginità o di celibato, di vedovanza), da viversi mai casualmente o anonimamente, ma come dono ricevuto a vantaggio di tutta la Chiesa e come testimonianza del Regno (LG 39-41; AA 11).

Dimensione laicale
Essere laici nella Chiesa diventa un modo proprio di tendere all'unica santità, diventa una scelta e va quindi vissuto come una vocazione, come una modalità storica di annunciare e testimoniare Cristo Signore. Le stesse situazioni di vita per i laici diventano luogo e strumento di santificazione e manifestazione dell'amore del Signore.
«Tutti i fedeli saranno ogni giorno più santificati nelle loro condizioni di vita, nei loro doveri o circostanze, e per mezzo di tutte queste cose, se tutti le prendono con fede dalla mano del Padre celeste, e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato il mondo» (LG 41).
«Tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e coorporale, se sono compiuti nello Spirito, e persino le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo» (LG 34).
«Né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla spiritualità della loro vita, secondo il detto dell'Apostolo «tutto quello che fate, in parole e in opere, tutto fatelo nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e al Padre per mezzo di Lui» (AA 4).

Chiamati a servire la Chiesa mistero di «comunione»
L'A.C. si pone nella Chiesa «popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 6) con l'impegno di «promuovere l'accoglienza e l'attenzione della diversità e della originalità dei cristiani e muovere ogni rapporto personale e comunitario verso l'edificazione dell'unità voluta dal Signore» (Lettera CEI, 4).
Pertanto, se l'itinerario di spiritualità è proposto al singolo aderente all'A.C.I., nella sua attuazione va vissuto in un'esperienza di comunione nei gruppi ai vari livelli e con tutta l'associazione: come laici che insieme intendono rispondere ad una chiamata e insieme si impegnano a dare una testimonianza di fedeltà evangelica.
Nella dimensione ecclesiale di comunione questa fedeltà evangelica assume come sua nota qualificante il «sentire con la Chiesa», l'orientare la propria vita sentendosi membra vive della Chiesa, il vivere e favorire la comunione con tutti i fratelli, il vivere in comunione con i Pastori, compartecipi e corresponsabili della vita e del compito missionario della Chiesa. La reciproca carità, la reciproca sopportazione, lo sforzo di essere gli uni obbedienti agli altri, gli uni servi degli altri.

Laici evangelizzatori
Già la «vocazione cristiana è per sua natura anche vocazione all'apostolato» (AA 2), e tale dimensione in A.C. è vissuta insieme e in forma organica, in comunione con la missione della Chiesa, in un continuo impegno di «sequela» di Cristo, di ascolto della Sua Parola, per una presenza veramente cristiana in ogni situazione umana, per annunciare e testimoniare il Signore in un coerente servizio di integrale promozione di ogni uomo.
È una evangelizzazione compiuta e attualizzata da laici nelle forme più varie: esercitando l'apostolato del simile verso il simile (AA 13), raggiungendo spazi ed ambiti che diversamente rimarrebbero intoccati, assumendo il linguaggio più consono all'uomo d'oggi, facendosi «anima del mondo», annunciando con la parola e con la vita l'amore del Signore a chiunque si incontri sul sentiero della propria storia.

INDICAZIONI PER UN ITINERARIO DI VITA SPIRITUALE

L'A.C.I., mentre continuamente ripropone i contenuti e le finalità che caratterizzano il suo servizio, nella Chiesa, indica anche a quanti vi aderiscono gli strumenti e le modalità che, con sfumature diverse per le diverse età e condizioni, possono facilitare e garantire l'attuazione di un cammino spirituale capace di far tradurre in vita concreta, in esperienza quotidiana, il messaggio di spiritualità che le è proprio.
Richiamiamo qui, brevemente, le principali indicazioni per l'itinerario di vita spirituale dell'A.C.I., precisando che sono da assumere e vivere nella loro globalità.

La preghiera
Ogni aderente all'A.C.I. garantisce nell'amore alla preghiera e nella sua quotidiana pratica, la possibilità di non far scadere mai l'apostolato, l'evangelizzazione, la missionarietà, in un'abitudine o in una «professione».
La preghiera in tutte le sue espressioni:
Preghiera personale, come segno di povertà, capacità di ascolto, espressione di gratuità e dí amore, come esperienza contemplativa che ci pone in una vera familiarità col Signore, ma anche come capacità di vera sintesi e di vera unità nella propria esistenza: Dio ci «rimanda» ai fratelli.
Preghiera comunitaria: la comunione e la collaborazione nell'impegno apostolico vanno continuamente sostenute dnlla frequente esperienza comunitaria di preghiera: li ci sentiamo tutti più bisognosi, tutti più poveri, tutti più impegnati a «portare gli uni i pesi degli altri».
Preghiera liturgica «culmine e fonte» dell'azione della Chiesa e di tutte le nostre «fatiche apostoliche» (cfr SC 10), quindi, una preghiera che ogni giorno, con tutta la Chiesa, ci raccoglie per la Liturgia delle Ore, e durante l'anno per vivere tutto il mistero di Cristo, seguendo l'impareggiabile pedagogia della Chiesa. Per la vita personale e per un'autentica vita spirituale dei nostri gruppi, si sottolinea la centralità dell'Eucaristia in cui è «racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo... ed è fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione» (PO 5).
Nella celebrazione del ciclo annuale si colloca giustamente anche ogni espressione di vera devozione, in particolare a Maria S.S. e dei vari santi testimoni di Cristo (SC 103-104).

Parola di Dio e servizio al Vangelo
L'A.C. deve avere la «passione per l'annuncio del Vangelo»: è una sua costante, una sua caratteristica, un suo specifico impegno da attuarsi verso ogni uomo, in ogni condizione di vita; ma ciò è possibile solo a patto che ciascuno conservi «un contatto continuo con le Scritture, mediante la Sacra lettura assidua e la meditazione accurata» (DV 25).
La familiarità con la Parola di Dio, accolta nella Chiesa, in clima di fede, sia a livello personale che di gruppo, dà agli aderenti all'A.C. la possibilità di essere veri laici evangelizzatori e di mostrare nella prassi la fecondità del Vangelo.

Disponibilità al servizio di carità
Ogni aspetto della vera carità va vissuto e in particolare, oggi, dobbiamo essere presenti «nel mondo della sofferenza e dell'emarginazione facendoci presenza di carità... anche operando per cambiare la società affinché diventi capace di accogliere i valori spesso intensamente testimoniati dalle persone emarginate (III Assemblea Naz. 4.3.3).

Amore alla Chiesa
È un continuo impegno educativo formativo per i gruppi di A.C., in modo da far «sentire la vita della Chiesa quale costante termine di riferimento per la propria vita e per il proprio operare» (Lettera CEI n. 4): amore che si fa cooperazione e solidarietà pastorale in ogni Chiesa locale e in ogni parrocchia.

Consigli evangelici
Quanti seguono Cristo e vogliono essere suoi testimoni sono invitati a vivere la «radicalità» delle beatitudini e in particolare la povertà, la castità, l'obbedienza come attualizzazione quotidiana della vocazione battesimale, nelle forme adeguate alla condizione di ciascuno e secondo la tipica esperienza laicale.

Missionarietà
Caratterizzazione per quanti sentono la vocazione dell'A.C. è la missionarietà: ogni dono nella Chiesa diventa servizio, quindi, ogni aderente all'A.C. deve sentirsi «missionario» verso ogni fratello, nel mondo del lavoro, nella scuola, nella cultura. È una missionarietà che oggi esige anche una significativa mediazione culturale per inserire «nel vivo del processo storico il fermento lievitante del Vangelo» (EN 23).

Fede e vita
L'accoglienza di Cristo e la sequela a Lui coinvolgono tutta la persona in una profonda coerenza di vita.
Lo stesso zelo per l'evangelizzazione deve scaturire da «una vera santità di vita» (EN 76). L'itinerario di spiritualità in A.C. deve continuamente tener presente questa esigenza, anche perché «la testimonianza della vita è divenuta più che mai una condizione essenziale per l'efficacia profonda della predicazione» (EN 76).

L'esperienza associativa
L'Azione Cattolica Italiana si propone come una «associazione libera, carismatica e laicale che si definisce per uno speciale servizio all'evangelizzazione» (III Assemblea Naz. 3.3).
Pertanto anche l'itinerario di spiritualità, non trascura questo aspetto ma lo assume e lo fa vivere in tutta la sua ricchezza; con tutto il sostegno che l'associazione dà e negli impegni concreti e costanti che richiede; nella fedeltà alla sua storia e nel faticoso sforzo di attualizzazione e di superamento delle inevitabili inadeguatezze.
L'associazione quindi, se ben capita e vissuta, è già di per sé un grande fatto pedagogico, formativo e promozionale. Si richiede di coglierla in tutta la sua struttura ed articolazione, segno anche questo di autentico servizio alle persone nelle diverse condizioni ed esigenze.
Inoltre si ribadisce, per un vero cammino spirituale, di curare la vita di gruppo, perché sia ambiente di umanità e animata da un chiaro progetto formativo, eccelsiale e associativo.
In ogni gruppo si privilegi la persona e le si garantisca la piena crescita umana, cristiana e la realizzazione della sua vocazione nella Chiesa.
In ogni gruppo, inoltre, vi siano educatori laici, adulti nella fede, che promuovono la globalità dell'esperienza associativa servendo l'originalità di ogni articolazione e favorendo una coerente continuità del progetto formativo; e il Sacerdote, assistente, presente come «padre nella fede».
Ogni gruppo, proprio perché fa parte di una associazione che si esprime a vari livelli (parrocchiale - diocesano - nazionale) non può chiudersi in se stesso, ma deve assumere la caratterizzazione di apertura e di missionarietà che sono tipiche di tutta l'associazione.