Essere cristiani nella prassi politica

Inserito in NPG annata 1978.


Franco Barbero

(NPG 1978-07-27)


Provo una certa difficoltà a concettualizzare la proposta di fede che il movimento delle comunità cristiane di base rivolge ai giovani, sia per il fatto che una attenzione precisa (non generica) al mondo giovanile è recente all'interno delle C.d.B., sia per il fatto che il movimento presenta differenziazioni e caratterizzazioni anche rilevanti da regione a regione. Cercherò tuttavia di raccogliere (nel rischio sempre possibile di compiere delle scelte arbitrarie o a me più congeniali) le linee portanti della proposta cristiana così come essa vive e circola, in uno stadio di notevole fluidità, all'interno del movimento.

ORIZZONTE TEOLOGICO

Una spiritualità di incarnazione
Questa sembra una nota leggibile in tutto il movimento. Sovente essa si esprime in una incarnazione «partigiana» che colloca in una situazione di comunione dialettica, di polemica o anche di rottura con la chiesa «ufficiale».
Il movimento esprime la costante proccupazione di non confondere fede e politica, di non ridurre la fede alla politica, e anche di evitare facili separatezze. In questo senso esiste una reale educazione alla politica, nel senso che l'impegno politico cessa di essere visto come nemico della fede. La storia è luogo teologico, spazio della rivelazione. Ma qui la storia non è assunta come categoria astratta, ma come «la storia che si fa» nella prassi quotidiana.

Una spiritualità cristocentrica
Caratteristica saliente del cristocentrismo delle C.d.B è il riferimento al Cristo storico e alla sua prassi messianica. Non che si neghi il rapporto di unione vitale con Cristo, ma la sequela implica un rapporto mai smesso a questo Cristo storico e alla sua prassi.

Una spiritualità della grazia
Proprio la conoscenza del Gesù storico e l'incontro con il dato del N.T. rivela l'impossibilità di chiudere l'esistenza nella sola prassi della fraternità. La fraternità cristiana si vive «davanti al Padre». Anzi la dimensione agapica rivela che la nostra prassi di fraternità trae origine dal fatto che per fede riconosciamo il Padre il cui amore (che non nasce da noi e non può fermarsi a noi) ci spinge agli altri. In questo orizzonte la prassi politica non è la salvezza, né l'impegno poli tico costituisce l'autogiustificazione.

Una spiritualità comunitaria
Se da un lato la proposta delle C.d.B. si articola come concentrazione cristologica, dall'altro diventa una affermazione di necessaria ecclesialità. Se il vivere insieme nella storia non è un caso, il credere insieme in una chiesa-comunione è il grande dono che il Signore ci fa. Ma la chiesa nel movimento delle C.d.B., senza negare l'aspetto istituzionale, è vissuta sottolineando maggiormente la dimensione dello evento e della fraternità. Il discorso dei carismi e dei ministeri trova qui un insolito spessore, una densità teologica ed una attenzione comunitaria che sembrano crescenti. La fraternità comunitaria e il dialogo ecumenico pongono pressanti domande ad ogni atteggiamento di presunzione ecclesiologica e magisteriale.

INCONTRARE GESÙ CRISTO: CHE COSA SIGNIFICA?

Nel movimento delle C.d.B. emergono alcuni significati centrali dell'incontro vitale con la persona di Gesù Cristo che si traducono in esigenze di vita e in atteggiamenti esistenziali che riassumerei così:
1. Gesù è la novità assoluta della storia e di ogni esistenza. Questo è un dato molto concreto che soltanto la fede illumina. L'incontro con Gesù Cristo rende uomini nuovi, opera il passaggio dalla sapienza di questo mondo alla sapienza di Dio. Crea una rottura ed una novità che esigono una conversione senza fine: dal cuore alle opere e dalle opere al cuore. Si scopre il tesoro per il quale merita vendere tutto, come dice la parabola di Matteo. Ma tutto questo, che è dono di Dio, deve vedersi.
2. Incontrare Gesù Cristo significa rendersi obbedienti ad una chiamata che è imprevedibile ed entrare in un cammino di morte e di risurrezione. Ma questa chiamata non ci tira fuori dalla storia; ci raggiunge in essa e ci spinge ad una fedeltà nel mondo. Lì, con discernimento, siamo chiamati a provare tutto, ritenendo ciò che è buono.
3. Incontrare Gesù Cristo significa incontrare il profeta di ulteriorità cioè il predicatore del regno. Egli ci chiede di vivere in pienezza l'impegno, la lotta politica, tutta la passione e la gioia dell'oggi, ma di tener aperto il cuore e l'occhio a ciò che è «oltre». Egli tiene aperto il nostro presente, le sue lotte, le sue gioie, le sue speranze, i suoi sensi parziali, al progetto del Padre. Per il cristiano tutto sta davanti a Dio. Questa caratteristica è molto presente specialmente in coloro che sono più impegnati politicamente. Questa nota crea un'istinto di libertà da ogni totalizzazione delle ideologie o delle prassi.
4. Incontrare Gesù Cristo significa vivere una relazione vitale e personale con lui sia nel contesto socio-politico, sia nel contesto comunitario-sacramentale. Qui lo spazio della ricerca e l'incontro con tutta la tradizione delle chiese cristiane è insieme problematico, critico e fecondo. In questi ultimi anni la dimensione «sacramentale» viene riaffermata e ripensata in dialogo con tutta la chiesa.
5. Incontrare Gesù Cristo significa fare i conti con la sua speranza, con la sua croce e risurrezione e con la sua vita pubblica. Nel movimento delle C.d.B. si cerca di evitare il pericolo di rendere la speranza cristiana o evasione dalla storia o declamazione parolaia. Così pure la croce e la risurrezione non possono essere simboli da contemplare o da venerare con commozione, ma realtà da incontrare in Cristo e nella storia di oggi. La vita pubblica di Cristo è un elemento che oggi ci richiama l'esigenza di farci carico della dimensione pubblica della nostra fede, senza rifluire nel qualunquismo, nell'intimismo o nell'individualismo radical-borghese.

COSA FA IL MOVIMENTO

Mentre le situazioni diverse esigono sovente interventi diversi, mi sembra sufficientemente chiaro in tutto il movimento il fatto che la laicità della politica ci dispensa dall'essere gestori in proprio di iniziative politiche. Esiste invece uno spazio di lotta ideologica (politicamente connotata, anche se non partiticamente) all'interno della chiesa là dove si individuano imposizioni o pressioni a spese del popolo di Dío.
Ma l'azione del movimento delle C.d.B. si concentra su alcuni pilastri fondamentali.

La lettura della Parola di Dio
È impossibile in questa sede riassumere la ricchezza di temi che il movimento esprime al riguardo da un decennio. Esiste una ampia letteratura al riguardo. Da una partenza segnata ideologicamente e attraversata da un pericoloso spontaneismo si sta gradualmente passando ad una lettura che tenga conto degli apporti scientifici (esegesi). L'attenzione però rimane rivolta al fatto che la lettura della Bibbia, superando gli scogli dell'intellettualismo o della separatezza religiosa diventi ascolto di fede della Parola di Dio.

Preghiera e celebrazione dei sacramenti
L'esigenza di autenticità che sia l'impegno politico sia l'età giovanile sottolineano conduce il movimento su due direzioni: la rifondazione biblica e teologica e una celebrazione legata con la vita. La ricerca su questi punti è sia sciolta (nel senso che ogni comunità ha un suo cammino), sia profondamente comunicante, nel senso che si sta creando nel movimento un fecondo interscambio, incentivato da seminari, convegni, riviste. La prassi sacramentale e la riscoperta della preghiera sono fonte di profonde tensioni, incertezze, deviazioni, carenze, ma sembra profilarsi un cammino che esigerà tempo, studio e dialogo.

La riappropriazione
Sia l'impegno politico, sia il confronto biblico, sia la coscienza conciliare dell'essere soggetti nella chiesa alimentano nel movimento delle C.d.B. la prassi della riappropríazione. Essa non è una dinamica socio-politica meccanicamente trasportata nel movimento ma piuttosto il tentativo di superare la pura concettualizzazione del sacerdozio universale per verificare quali siano le eventuali strade per praticarlo. I giovani sollecitano costruttivamente in tale direzione. La riappropriazione rappresena ín verità un elemento che nel movimento viene vissuto come evangelico: si tratta di assumere fino in fondo la nostra responsabilità di fronte ai doni di Dio per fare in modo che il Popolo di Dio non sia più diviso in gestori e consumatori, ma, pur nella diversità dei carismi e dei ministeri, attui una reale corresponsabilità.

La funzione dell'educatore, animatore, esperto
Una prima fase ha immaturamente polemizzato contro ogni figura che sapesse di autorità. Si profilò un periodo di diffidenza tanto sistematica quanto emotiva verso ogni educatore-esperto. Ora la vita comunitaria ha evidenziato l'esigenza non astratta di fare i conti con l'animatore e con la figura dell'esperto. Mi sembra che mentre cadono alcune resistenze si intravvede un'accoglienza critica, più libera e matura. L'adulto-educatore nella comunità viene valorizzato nella misura in cui il giovane possa constatare che merita confrontarsi con lui. È cresciuta però l'esigenza nei suoi riguardi e gli si chiede di essere coerentemente dalla parte dei poveri nella vita quotidiana. L'animatore viene valorizzato nel senso che si avverte la necessità del confronto anche interpersonale con chi è capace di vedere profeticamente lontano, con chi è rimasto «vivo» in un mondo che disegna progetti di normalizzazione e di morte, con chi è maestro di preghiera. Ma all'interno delle comunità di base si vigila perché non si riproducano meccanismi di soggezioni indebite e affinché l'adulto educatore si renda progressivamente inutile.