Introduzione a: Una spiritualità per i giovani

Inserito in NPG annata 1978.

 


(1978-2-15)

 

I Centri catechistici e pastorali salesiani d'Italia stanno lavorando, in modo unitario, su una tematica di grossa attualità, in campo di pastorale giovanile: quale spiritualità per i giovani d'oggi.
Siamo partiti da una facile costatazione: la diffusa crisi di molti modelli di spiritualità e le difficoltà riscontrate nella elaborazione di proposte alternative. La riflessione teologico-pastorale di questi anni ha modificato, spesso radicalmente, i presupposti su cui si reggevano molti progetti. Si pensi, solo per fare un esempio, al rapporto chiesa-mondo, con la conseguente necessaria ridefinizione di quella «fuga mundi» che forniva la radice di tanti suggerimenti ascetici.
E questo ha spinto molti educatori a lasciar decantare certi temi, a «buttar via l'acqua con il bambino», per dirla in modo brutale. D'altra parte, non è stato facile operare sostituzioni.
Ci troviamo in un tempo di forte pluralismo anche teologico.
Esistono modalità diverse per definire l'esistenza cristiana e le sue dimensioni costitutive. Qualche volta si ha l'impressione che siano gli orientamenti antropologici («quale uomo», per esempio) a costituire l'origine delle diverse definizioni d'identità cristiana. Si aggiunga una certa passione sconsiderata per il «nuovo» a tutti i costi, come se la storia incominciasse solo con noi. Questi fatti si intrecciano sul terreno dell'educazione dei giovani alla fede e producono un pericoloso eclettismo pratico. Manca una immagine articolata di «giovane cristiano»: un quadro unitario di vita e la reinterpretazione delle dimensioni fondamentali dell'esistenza cristiana alla luce di questo orientamento di fondo.
L'impresa non è facile. E per questo abbiamo iniziato uno studio che, partendo da lontano, dovrebbe approdare a qualche concreta proposta operativa. Questo dossier fa il punto del nostro lavoro: offre già una serie di orientamenti precisi e stimolanti.
Per collocare bene a fuoco la proposta, dobbiamo aggiungere alcune precisazioni. Non vogliamo fare un progetto di «evangelizzazione dei giovani», ma solo ritagliare (sul piano contenutistico e su quello metodologico) un «modello di giovane cristiano», proponibile oggi a quei giovani che se la sentono di giocare la propria vita per Gesù Cristo, nella sua Chiesa.
In questo senso parliamo di «spiritualità». Siamo consapevoli che il termine potrebbe risultare equivoco, anche perché evoca un mondo che qualcuno ha ormai messo a disuso. Lo utilizziamo egualmente, perché crediamo alla necessità di una spiritualità giovanile, come «identità», come significato globale di vita, capace di unificare, nella prospettiva del senso, i singoli gesti che qualificano l'uomo-cristiano.
Destinatari della proposta sono, come sempre, tutti i giovani.
Prendiamo atto che non mancano, nella chiesa italiana, progetti interessanti; alcuni però sono un poco élitari, nel senso almeno che costituiscono una proposta ben organizzata, da prendere o lasciare. Noi cerchiamo invece qualcosa che possa risultare veramente (come contenuto e come metodo) sulla misura di tutti i giovani, soprattutto dei molti che vivono ai margini dei vari movimenti ecclesiali. Questo, non per svuotare o banalizzare la forza discriminante di Gesù Cristo, ma per permettere ad ogni giovane di incontrarlo «al punto in cui si trova la sua libertà e la sua fede» (Cost. salesiane, 25). La terza precisazione riguarda l'orientamento globale del nostro progetto. Lentamente, i Centri promotori della ricerca sono arrivati ad una scelta condivisa. Essa, grosso modo, risulta negli articoli delle «prospettive». Il lavoro non è concluso, né per noi né, tanto meno, per i nostri lettori. I criteri contenuti nella rubrica «per l'azione» forniscono una serie di parametri sui quali ciascuno può continuare la sua ricerca: analizzare i modelli con cui si apre il dossier e elaborare nuove sintesi.
Nella comunità ecclesiale italiana esistono proposte concrete di spiritualità giovanile, proprio nel senso con cui abbiamo assunto questa formula.
A titolo d'esempio, apriamo il dossier riportando la testimonianza di alcuni di questi progetti, collegati con movimenti molto noti.
La rassegna non conclude la nostra ricerca. Non si tratta di modelli da riprodurre. Noi non invitiamo a scegliere per l'uno o per l'altro. Né tanto meno ci arroghiamo il diritto di giudicarli. Li «ascoltiamo», per registrare la presenza dello Spirito nella sua Chiesa.
Queste esperienze ci offrono infatti un preziosissimo «materiale di lavoro».
La prassi viva di movimenti giovanili ecclesiali è uno stimolo su cui riflettere, se vogliamo riflettere nel concreto. E una inflorescenza di suggerimenti, da raccogliere e da riformulare, se crediamo che la prassi ecclesiale è sempre «luogo teologico», luogo di rinvenimento di proposte per comprendere e vivere la fede.

FATTI

L'ascolto e lo studio di questo «materiale» vengono filtrati dal criterio che ci siamo dati: una spiritualità per «tutti» i giovani.
Ogni movimento dialoga con i suoi interlocutori, offrendo loro una proposta precisa e articolata, da accogliere o rifiutare in blocco. Questo è importante, perché solo chi ha qualcosa da dire senza mezzi termini, può trovare oggi ascolto e consenso.
La comunità ecclesiale deve però dialogare anche con i giovani che restano ai margini dei vari movimenti. Perché non li conoscono a sufficienza. O perché non se la sentono di fare un passo troppo lungo. O, forse, perché la «logica» del movimento non corrisponde agli orientamenti generali che definiscono il loro progetto di sé.
Noi cerchiamo una spiritualità anche per questi giovani. Solo a queste condizioni sarà per «tutti» i giovani.

PROSPETTIVE

Abbiamo raccolto molto materiale. Esso non ha la funzione di documentare quello che sta capitando nella comunità ecclesiale italiana; si tratta infatti di un campione molto ridotto. E prezioso, invece, perché contiene due ordini di suggerimenti: descrive alcune costanti (e cioè alcune indicazioni operative) all'interno della «logica» tipica del movimento (e cioè l'orientamento spirituale specifico delle singole esperienze).
Per spiegarci meglio, facciamo un esempio.
L'Agesci propone la necessità di essere «contemplativi nell'azione». In questo caso, l'azione è definita nello spirito tipico del movimento: la scoperta della natura. Contemplativi nell'azione significa soprattutto saper cogliere la carica educativa e spirituale presente nella natura.
Le Comunità di Base mettono invece l'accento sulla storia, una natura da trasformare mediante la prassi politica. Anche questo movimento cerca la «contemplazione». Essa è riflessione sulla prassi politica, per cogliere e la salvezza di Gesù Cristo nella faticosa promozione della giustizia.
L'urgenza della contemplazione è una «costante» dell'Agesci e delle C.d.B. L'orientamento globale è però diverso: nella logica della creazione i primi, in quella pasquale i secondi.
Lavorare sul materiale per fare un nostro progetto significa, concretamente, leggere queste esperienze nel loro profondo, decidere un orientamento globale, nel confronto critico con quelli offerti, e reinterpretare in questa logica i tratti fondamentali dell'esistenza cristiana. Spesso si dovrà collegare e unificare quegli aspetti che nelle esperienze sono vissuti in modo alternativo (per esempio, «natura-creazione» e «storia-pasqua»).
Il tutto tenendo l'occhio sempre attento alla condizione giovanile, se vogliamo che il progetto risulti veramente praticabile da «tutti» i giovani. E non è certo un'impresa facile.
Questa parte del dossier dà una mano a coloro che vogliono imbarcarsi per questa operazione, mediante due contributi:
1. La nuova domanda religiosa dei giovani
Questo primo studio dà il polso della condizione giovanile attuale, sul versante che ci interessa più da vicino. Ci sono attese-domande religiose nei giovani d'oggi? Quali?
Se vogliamo fare un progetto utile per i giovani, esso deve integrarsi profondamente su queste attese. Anzi, queste domande vanno considerate come la chiave interpretativa delle possibili risposte.
2. La spiritualità della «liberazione»
Il secondo studio offre un progetto, elaborato a grandi linee, di spiritualità giovanile. Si tratta di quell'orientamento che i Centri promotori della ricerca ritengono il più vicino alle attese giovanili: fedele a Dio e fedele a «tutti» i giovani. Questo articolo è quindi la «nostra» proposta.
Nella sua completezza ci aiuta a cogliere le due dimensioni di ogni progetto:
la scelta di un orientamento teologico di fondo e la reinterpretazione dei tratti costitutivi dell'esperienza cristiana alla luce di questo orientamento. Non si tratta però di un discorso concluso.
È una proposta, fra le tante, da verificare alla luce dell'obiettivo. E, soprattutto, richiede il successivo lavoro di traduzione, per passare a suggerimenti metodologici.
La terza parte del dossier vuole appunto iniziare e sostenere questa grossa impresa pastorale.

PER L'AZIONE

Spesso, nelle pagine precedenti, abbiamo ricordato che questo dossier ha un tono speciale, perché documenta e ripropone la ricerca sulla spiritualità giovanile vissuta dai Centri catechistici e pastorali salesiani d'Italia. Con lo studio sulla «spiritualità della liberazione» abbiamo ritagliato la piattaforma teologica da noi condivisa. La vediamo veramente sulla misura dei giovani d'oggi, almeno come tendenza teologica generale.
Questa proposta è per noi un punto d'arrivo e un punto di partenza. Punto d'arrivo perché descrive l'orientamento a cui siamo giunti, dopo aver valutato il «materiale di lavoro» (le nostre esperienze e quelle dei movimenti ecclesiali studiati), alla luce di alcuni criteri (soprattutto la fedeltà all'attuale condizione giovanile).
Punto di partenza, perché questa proposta, per diventare praticabile, va trascritta in precisi suggerimenti metodologici. Solo in questa formulazione, la spiritualità della liberazione può diventare la spiritualità per tutti i giovani, la «risposta» alle loro domande religiose.
In questa terza parte del dossier vogliamo formulare con chiarezza i criteri che hanno orientato il nostro cammino e che hanno determinato l'opzione per la spiritualità della liberazione; e descrivere a grandi tappe l'itinerario metodologico.
Così i nostri lettori possono veramente fare strada con noi: valutare le esperienze dei diversi movimenti, per fare eventualmente una scelta diversa dalla nostra; e raccogliere imperativi metodologici con cui dare un tono operativo ad ogni progetto.