Seconda parte:
SCUOLA E CULTURA AL SERVIZIO DELLA PERSONA
COME CONDIZIONE 
DI UN PROGETTO PASTORALE


Questa monografia è la continuazione logica di quella apparsa, sotto lo stesso titolo, in 1973 /6-7. La presuppone e porta a compimento le istanze aperte in quella circostanza.
Il primo studio era tutto teso a stimolare il problema, offrendo un'abbondante documentazione sulle due tematiche all'ordine del giorno: «la scuola italiana oggi» e «i cristiani nella scuola».
A partire da queste analisi, si rendeva necessario operare scelte caratterizzanti e indicare prospettive concrete di intervento. Queste pagine tentano le due cose: un progetto operativo all'interno di un'opzione. Una chiave di lettura rende comprensibile tutto l'arco degli articoli: l'impegno dei cristiani nella scuola consiste – così almeno ci pare –, prima di tutto, nella fatica per farla funzionare come «scuola», inserendo all'interno di questa spinta umanizzante la ricerca di interventi più esplicitamente pastorali.
Questa affermazione apre un ventaglio di suggestioni e segna quindi i limiti oggettivi della nostra proposta.
Non c'è, in queste pagine, una chiara analisi della situazione, perché era abbondante nella prima monografia.
Non ci sono soprattutto quelle molte indicazioni spicciole che stanno a cuore a chi è con le mani in pasta. Le poche che abbiamo indicato, a titolo d'esempio, possono servire a far degustare lo spazio in cui ci piacerebbe situarci.
Ogni sforzo è stato finalizzato a precisare e a motivare la scelta portante di tutto l'impianto. E non è un servizio piccolo. In un clima, come il nostro, di incertezze, di radicalismi emotivi e di rigurgiti di nuovi integrismi.

1. I cristiani si interrogano sulla scuola

C'è una domanda che sta a monte di tutto il discorso: quale spazio il cristiano assume nella scuola, per immergere in essa a pieno titolo la sua identità? L'esperienza storica e qualche tardivo sussulto di una certa prassi indicano vari modelli.
Realizzano essi a termini pieni il ruolo di servizio del cristiano in una struttura «profana» come è la scuola? La letteratura teologica, sulla lunghezza d'onda della riflessione conciliare, è oggi ampia. Ma necessariamente generica. Tanto che nelle applicazioni operative risulta difficile la traduzione al concreto.
Tentiamone una esplicita applicazione al fatto «scuola», per identificare adeguatamente lo spazio di presenza di un cristiano che creda all'urgenza di salvare la sua identità e di rispetare l'autonoma consistenza del profano.

2. La scuola come luogo di umanizzazione

Il primo, indilazionabile compito che urge al cristiano presente nella scuola, è l'impegno a fare di essa un luogo di maturazione permanente. Una scuola centrata sull'uomo. Tesa a mettere il giovane di fronte al progetto più vero di sé, in un'epoca in cui gli stimoli si moltiplicano verso un largo disegno di manipolazione. Una scuola e una cultura preoccupate di gerarchizzare problemi e soluzioni, con profondo realismo storico. Per «criticare» ogni umanesimo chiuso, totalizzante, retoricamente neutrale, areligioso.
Questa è la scuola che ipotizziamo, quando la definiamo «luogo di umanizzazione».
Per giungervi, non basta la buona volontà 'e l'improvvisazione. C'è un impianto strutturale a monte, da verificare, e spesso da costruire. E un modo diverso di gestire cultura e processi di apprendimento.

3. La scuola come luogo di educazione alla vita di fede

L'impegno di dare una dimensione umanizzante alla scuola, così come se ne è parlato, non esaurisce l'insieme degli interventi da porre in cantiere, per la sua trasformazione a luogo di educazione alla vita di fede. Dichiarare l'impegno prioritario del cristiano nella scuola sulla linea dell'umanizzazione, non può significare concluso il discorso a quei livelli.
È possibile e doveroso andar oltre. Come?
L'interrogativo non è di facile soluzione, anche perché di esperienze rivelanti non ce ne sono molte sul mercato.
Questa terza parte della monografia offre materiale per elaborare prospettive operative.
Dopo una proposta teologica per situare ben a quadro il rapporto tra evangelizzazione e realtà profane, ci muoviamo con una cadenza che va dall'analisi della «scuola cattolica» come possibile momento privilegiato, a istanze pastorali più ampie, perché abbracciano la gestione in sé della cultura.