Introduzione a: Essere donna, oggi

Inserito in NPG annata 1975.


(NPG 1975-12-02)

 

Il 1975, che per il Popolo di Dio è Anno Santo, per l'intera famiglia umana è l'Anno Internazionale della Donna. Possiamo scorgere nella felice coincidenza un «segno dei tempi»: se infatti l'Anno Santo vuole essere anno di «rinnovamento e riconciliazione», non v'è dubbio che molti e decisi sforzi devono essere promossi in seno al Popolo di Dio per rinnovare l'intera concezione che si ha della persona e della missione della donna nella Chiesa e nella società, come pure per riconciliare, nel reciproco rispetto, in tutte le manifestazioni e in tutti gli incontri, uomini e donne, così da instaurare nuovi rapporti che si ispirino alla verità, all'uguaglianza, alla giustizia, all'amore e alla pace.
Nella scia luminosa dell'Anno Santo, la Chiesa potrà contribuire
in un modo tutto suo al movimento, in atto ormai in tutto il mondo, volto a ridare alla donna la pienezza di dignità che le era stata conferita inizialmente dal Creatore e che il peccato e multiformi vicende storiche sono venute in gran parte offuscando. Quanto più la Chiesa si sforzerà di aiutare la donna, in seno al Popolo di Dio, ad assumere quel posto e a realizzare quella missione che, profeticamente, sono delineati nelle prime pagine della Bibbia e proclamati nel Vangelo, tanto più essa aiuterà la società umana nell'analogo impegno di promozione e liberazione della donna nell'ambito delle realtà terrene.
Quale potrà essere l'apporto originale della Chiesa come Popolo di Dio all'Anno Internazionale della Donna?
Si possono distinguere tre linee fondamentali:
1. discernimento dei «segni dei tempi»;
2. impegno educativo;
3. testimonianza di vita.

1. I molti fenomeni che inducono le donne di oggi ad una partecipazione più effettiva alla vita della società esigono che tutta la comunità dei credenti, sotto la guida dei Pastori, faccia uno sforzo di «discernimento» alla luce della fede, per cogliere il senso di questi «segni dei tempi» (cf Pacem in terris) e per avere una maggiore comprensione del disegno di Dio sull'uomo e sul mondo.

2. La Chiesa come Popolo di Dio deve sostenere e sviluppare, in un senso cristiano e con un impegno soprattutto educativo, alcuni elementi altamente positivi di questi nuovi fenomeni:

– un più alto livello di coscienza della donna: una presa di coscienza della sua condizione di persona che può essere il punto di partenza di una progressiva personalizzazione;
– una nuova sensibilità per tutto quello che può offendere la dignità della persona. È di grande importanza in questo contesto un'azione educativa degli uomini e delle donne, dei giovani e degli adulti, in rapporto con i «mass-media» e l'«immagine» della donna che essi diffondono in tutti gli ambienti;
– una più grande esigenza di giustizia nella società, tendente ad eliminare «ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione...» (Gaudium et spes, 29). I cristiani sanno che ogni oppressione ha la sua origine nel peccato, e che ogni speranza di liberazione si fonda nella redenzione del Cristo;
– la ricerca di una «qualità di vita», che va interpretata e sviluppata anche nel senso di una vita resa più pienamente umana dalla cooperazione armoniosa in tutti i settori fra uomini e donne.

3. Infine, «la Chiesa deve rendere testimonianza alla giustizia». Sono parole del documento, «La giustizia nel mondo», elaborato nel 1971 dal Sinodo dei Vescovi. «L'agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo appaiono chiaramente come una dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè della missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni oppressione». E chiedendo «un esame circa il modo di agire... e lo stile di vita, che si hanno all'interno stesso della Chiesa», i Vescovi dichiararono: «Vogliamo che le donne abbiano la propria parte di responsabilità e di partecipazione nella vita comunitaria della società e della Chiesa».
(dal documento a cura della Pontificia Commissione di Studio sulla donna nella società e nella Chiesa)

In questo spirito intende muoversi lo studio monografico che presentiamo: un nostro modesto contributo, maturato in lunghi confronti redazionali, orientato a dare una mano agli operatori pastorali in un terreno decisamente complicato.
Abbiamo la consapevolezza dell'importanza dell'argomento, anche
in prospettiva specificamente pastorale, se è vero che l'educazione alla fede avviene all'interno di una matura crescita in umanità. Quale progetto-donna? Un obiettivo del processo educativo:
– Da proporre alle ragazze, chiedendo ad esse il coraggio di verificare alla luce di alcuni punti-fermi la criticità nei confronti delle molte proposte oggi sul mercato; e di modellare su questi parametri la creatività nell'autonoma progettazione di sé.
– E da proporre ai ragazzi, se è vero – come ripetutamente ricordiamo nel corso della monografia – che la crescita in umanità avviene sempre e necessariamente «assieme», nella dinamica correlazione di progetti maschili e femminili e nel reciproco impegno di liberazione e di autenticità.
La proposta di questa monografia percorre le tre direzioni segnate dal documento citato in apertura.

1. Partiamo dai FATTI, per leggervi «dentro», aiutando il lettore a quel discernimento critico, particolarmente urgente nei temi in questione.

2. Elaboriamo la ricerca di linee educative attraverso TENDENZE. La bibliografia è tutt'altro che univoca: poco decantata e orientata soprattutto dalla spinta calda delle emozioni. Ci troviamo in presenza di un argomento più chiaro sul versante negativo (ciò che va superato) che su quello positivo (orientamenti precisi e sicuri)... Non possiamo indicare che alcune «tendenze», particolarmente evidenti, nella sensibilità attuale, pedagogica ed ecclesiale.

3. L'insieme delle tendenze forma il nostro PROGETTO. Corrisponde ad un nuovo modo di essere, di educare, di progettarsi e di confrontarsi, che ci pare capace di «fare giustizia» alla donna, testimoniando quella novità di vita che deve caratterizzare l'esistere del cristiano. Questo discorso è aperto. È tutto da inventare. Lo riprenderemo, in seguito, a battute più operative, offrendo contributi di ordine metodologico e sussidi. Intanto ci preme ascoltare le reazioni dei nostri lettori su queste pagine di studi e confrontarci con le loro concrete esperienze.

Attendiamo perciò il «parere» dei lettori: esperienze, modelli, reazioni su queste proposte, linee orientative... tutto, insomma, quel «materiale di lavoro» che può rendere stimolante la continuazione operativa di questa monografia che abbiamo voluto soprattutto a carattere interlocutorio.
Esiste oggi, soprattutto presso le generazioni più giovani, una diffusa sofferenza nei confronti del modello tradizionale di donna. Le ricerche confermano abbondantemente questa facile percezione. Nuove situazioni sociali hanno messo in crisi i ruoli del passato. Molti modelli alternativi fanno pressione, mentre persistono quelli più tradizionali, creando le condizioni dell'attuale situazione conflittuale. Questo dato» interessa da vicino la pastorale giovanile, perché l'educazione alla fede si innesta nell'impegno educativo di costruire personalità mature e realizzate.
Siamo perciò chiamati a considerare con attenzione queste percezioni. Per «giudicarle» alla luce della fede: lasciarci provocare da questi segni dei tempi, saperli discernere, assumerli nel quadro dei valori educativi, vivificarli nella novità progettuale definitiva che è il Cristo.
Per fare il punto delle problematiche aperte e introdurre le prospettive di un rinnovamento educativo, questo primo intervento a carattere di «sintesi». Questo articolo offre una chiave di lettura e un quadro di riferimento a tutta la monografia. Soprattutto ci aiuta a collegare i «problemi» ai «fatti» che ne sono la matrice. I lettori troveranno le idee più importanti di questo contributo riprese negli articoli che seguono. Qui hanno la sintesi. Hanno la documentazione di attese e di percezioni. Nella parte conclusiva della monografia («tendenze») troveranno la nostra posizione e il materiale di risposta, in un insieme più approfondito e organico.