Un campo estivo per «scoprire la Chiesa»

Inserito in NPG annata 1978.


(NPG 1978-06-67)


Nonostante il recente ampliamento del periodo scolastico, le vacanze rappresentano ancora uno spazio considerevole nella vita dei ragazzi. Tre mesi che interrompono bruscamente il ritmo disciplinare e lo stile scolastico per introdurre in un periodo vissuto con maggior spontaneità, durante il quale ogni ragazzo potrà misurare il livello della propria capacità di autocostruzione. Sono mesi importanti per i preadolescenti, ma anche per gli educatori, che possono realizzare con i ragazzi un dialogo più efficace, favorito dal clima di spontaneità di questo periodo.
L'educatore è chiamato anzitutto ad aiutare i ragazzi a superare il loro atteggiamento qualunquistico ed istintivo, che tende a bruciare il tempo libero nell'ozio o in passatempi futili. Infatti se in un clima di maggior spontaneità più facilmente cresce e matura nei ragazzi la capacità di cogliere il mondo che li circonda, è anche vero che è proprio in questi mesi estivi, vissuti non di rado all'insegna dell'improvvisazione, che si risolvono positivamente o negativamente alcuni problemi di crescita sociale e di uso responsabile della propria libertà. Bisogna dunque far rientrare in un «progetto-vacanze il tempo estivo dei ragazzi, dando ampio spazio ad un intervento educativo che si inserisca nel vivo dei nuovi interessi. Molti ragazzi si orientano spon-
taneamente al movimento, al gioco, alla scoperta: da questi interessi imparano a conoscere la natura, le cose, gli altri, il proprio corpo e le proprie capacità, acquistano spirito di osservazione e fantasia. Bisogna impegnarsi perché tutti i ragazzi in qualche modo riescano ad aprirsi a questi interessi, sovente riservati ai soliti estroversi, incoraggiando i più timidi e i meno disposti all'espressione fisica, a provare il successo nel superamento delle difficoltà ed aiutando i più aggressivi a riflettere e ad autocontrollarsi, a superare la tendenza ad escludere da queste attività i meno capaci.
Le vacanze sono in questo senso un periodo privilegiato soprattutto per maturare il proprio sviluppo sociale, ed è proprio in questi mesi apparentemente inutili che si possono gettare le basi per aiutare i ragazzi a fare una vera esperienza di vita di gruppo. I vari gruppi infatti, messi normalmente in crisi dalla nuova situazione di dispersione, dopo un primo breve periodo di disgregazione, possono raggiungere una coesione nuova e più profonda. La mancanza dell' assillo-tempo, la maggior disponibilità anche psicologica – soprattutto se si avrà cura che i ragazzi non trovino il loro normale passatempo nell'ozioso vagare per le strade, esperienza che rappresenta sempre una grande attrattiva per i ragazzi – sono elementi su cui si può lavorare per costruire su basi più solide la vita di gruppo.
Esperienza di gruppo, dunque, costruita in primo luogo attraverso la gioia di trovarsi insieme, di parlarsi, di vivere l'amicizia. Il gruppo diventa in questo periodo non tanto uno strumento di attività frenetiche (come avviene talvolta, inevitabilmente, durante l'anno), ma un momento di intensa comunione. A questo riguardo, la prima cosa importante è che venga resa possibile la vita di gruppo attraverso la ristrutturazione della «massa» dei ragazzi. Non basta aprire i cancelli dell'oratorio o portare i ragazzi al campeggio per aiutarli a fare esperienza di comunità. I ragazzi vanno inseriti in gruppi sufficientemente piccoli e accoglienti in modo che divengano possibili i rapporti primari. Anche gli orari e le varie attività di oratorio o di campeggio vanno pensati in modo che i gruppi possano crescere socialmente attraverso l'intensificarsi dell'amicizia. La vita di comunità può diventare così «esperienza di Chiesa», colta non tanto attraverso interventi catechistici e in modo artificioso, quanto attraverso un clima di comunione vissuto, nel quale tutti si sentano coinvolti.
È in questa linea che si colloca il sussidio «Scoprire la Chiesa», che presentiamo in questo numero e che è disponibile anche in una stesura illustrata per i ragazzi. Tentare di far scoprire la Chiesa ai preadolescenti non è obiettivo da poco, anche se la Cresima li ha inseriti di recente nella comunità ecclesiale a pieno titolo. Si corre soprattutto il rischio di a salire in cattedra» per spiegare realtà difficili, di far studiare e quindi di «annoiare».
La preadolescenza è un'età vivace, in cui la sensibilità è attenta e molti gli interessi: la disponibilità dei ragazzi può quindi venire orientata facilmente verso realtà nuove che li riguardano da vicino. La Chiesa è certamente una di queste: i ragazzi al proposito sono pieni di prevenzioni, attinte dai loro ambienti di vita. È il momento di verificarle, di favorire il dialogo spontaneo che possa farli approdare ad una «appartenenza nuova».
Il nostro sussidio «Scoprire la Chiesa» si offre come occasione di dialogo, come spunto per aiutare a riflettere. Non chiede ulteriori ampie spiegazioni ed ampliamenti, anche perché gli anni della scuola media sono più un periodo di esperienza e di sensibilizzazione che di approfondimento sistematico. È importante tuttavia che almeno chi si serve di questo strumento si sappia muovere con disinvoltura tra le testimonianze, i testi biblici e le piste di discussione e di attività, in modo che l'uso del fascicolo divenga un fatto spontaneo, gli obiettivi da raggiungere siano chiari e le varie attività finalizzate allo stesso scopo.


Hai già visto una gallina bere?
Abbassa il becco sull'acqua e poi risolleva il capo:
si direbbe che voglia masticare l'acqua.
Invece chiude il becco, sembra riflettere un poco,
poi scuote una zampa e manda giù. Quindi ricomincia...
Anche le pagine che seguono vanno sorbite con calma, a sorsate,
punto dopo punto, con il passo resistente del maratoneta.
E questo perché il tema della «Chiesa»,
pur essendo di grande attualità,
non è né facile, né scontato.
Soprattutto perché non si parla della Chiesa
come dell'ultima partita di basket.
L'obiettivo è quello di una «appartenenza nuova».
E oggi chi vuole «vivere la Chiesa»
deve disporsi a vivere «controcorrente».
È dunque un tema serio, quello che ti viene proposto.
E ti chiediamo scusa se avrai talvolta l'impressione
che abbiamo voluto rovinarti questi giorni di vacanza
con argomenti complicati.
Siamo convinti che lo stile di tutto un anno di vita di gruppo
può trovare in questi temi una base solida.
Parole come «comunità, amicizia, fratellanza, condivisione, giustizia,
impegno» trovano nel tema della Chiesa piena giustificazione.
Anche perché la Chiesa prende facilmente
il volto che le diamo noi: il volto del compromesso
o quello dell'entusiasmo e della vita nuova.

AVVERTENZE PER L'UTILIZZAZIONE DI QUESTO SUSSIDIO

– È indispensabile adattare tutto il materiale presentato alle esigenze del proprio gruppo.
– Lo schema di ogni incontro può quindi essere modificato; si potrà sviluppare maggiormente alcune parti, limitando ad un accenno gli altri argomenti, anche se sarebbe auspicabile che il tema della Chiesa trovasse un minimo di svolgimento logico.
– I brani del Nuovo Testamento volutamente non li abbiamo riportati tutti per disteso, affinché ogni gruppo potesse avere la possibilità di utilizzare la Bibbia. Evidentemente ogni gruppo, in base al tempo a disposizione ed alle altre situazioni, vedrà l'opportunità di leggere con calma tutte le citazioni o di limitarsi ad alcune più funzionali al discorso che il gruppo desidera avviare.
– Quanto alle proposte di attività, ci siamo limitati a pochi suggerimenti, variandoli opportunamente, anche se una stessa tecnica potrebbe andar bene anche più volte.
Soprattutto abbiamo tralasciato di segnalare suggerimenti più comuni, che tuttavia potrebbero risultare molto efficaci; ne diamo qui un elenco schematico:
• test e questionari: preparati in antecedenza, per conoscere la situazione di partenza dei ragazzi;
• azioni mimate e psicodrammi: preparati con cura o allestiti lasciandosi guidare dall'improvvisazione;
• letture: si distribuiscano dei brani da leggere: diventeranno una base a cui riferirsi durante la conversazione;
• riunioni di gruppo: nelle varie modalità: divisi per età, per gruppi di provenienza... gruppi molto piccoli, nei quali tutti possano esprimersi;
• attività varie, anche quelle più comuni e necessarie possono venire coinvolte nel discorso (pulizia della casa, il lavoro in cucina...);
• manifesti, collages, giornali murali e ciclostilati...
• incontri con adulti, con i genitori...
• proiezioni di diapositive, cinedibattiti, uso di foto problemi...

1. SCOPRI LA TUA COMUNITÀ

21 luglio 1969. Alle quattro del mattino Armstrong e Aldrin scendono sulla luna. Centinaia di milioni di spettatori assistono alla più emozionante ripresa televisiva della storia. Con estrema commozione vedono il piede di Armstrong ondeggiare un poco nel vuoto, sullo sfondo della landa biancastra illuminata dal sole, scendere la scaletta a nove pioli, fino alla «scodella» che costituisce una delle zampe del Lem e posarsi sulla luna. Contemporaneamente un grande applauso scroscia spontaneo nella vasta sala dei comandi del centro spaziale di Houston. Il successo dell'«Apollo 11» non è il trionfo di una persona isolata, ma di una comunità. Da otto anni ventimila industrie americane e trecentomila uomini tra scienziati, tecnici, operai e funzionari della Nasa hanno lavorato a questa impresa. Quella conquista straordinaria è un'opera di faticosa ed entusiasmante collaborazione.
Riflettiamo sulla storia: ogni uomo porta dentro di sé una irresistibile spinta ad unire i propri sforzi a quelli degli altri per riuscire nelle sue imprese. È per questo che Cristo ha dato un volto nuovo alla religiosità dell'uomo, ed ha creato una comunità, la Chiesa, che fosse segno nella società di una collaborazione fondata sull'amore.

Pista numero 1:
LA PICCOLA COMUNITÀ DEGLI, APOSTOLI
«In quei giorni Gesù andò sul monte a pregare, e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, radunò i suoi discepoli: ne scelse dodici e diede loro il nome di apostoli» (Lc 6,12-13). Leggere attentamente anche: Lc 8,1-2; Gv 1, 37-51; Gv 12,4-6.
Gesù non visse solo, ma volle fondare una comunità. Per questo scelse dodici giovani e con loro visse durante gli anni della sua vita pubblica. I dodici ed altri discepoli condividono pienamente il suo stile di vita:
• li chiama amici: «Vi ho chiamati amici perché vi ho fatto conoscere tutto quello che ho udito dal Padre mio» (Gv 15,15);
• essi si amano: «Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15,17);
• non mancano di nulla, anche se sono poveri: «Quando vi mandai senza soldi, senza bagagli e senza sandali, vi è mancato qualcosa? Essi risposero: Niente! (Lc 22,35);
• è una comunità fedele a Cristo: «Voi siete quelli rimasti sempre con me, anche nelle mie prove» (Lc 22,28);
• è una comunità destinata a grandi cose: «Io vi faccio eredi di quel regno che Dio, mio Padre, ha dato a me» (Lc 22,29).
«Ho cercato attorno a me, fuori dalla Chiesa, altri gruppi. Non trovo nessuna ragione positiva veramente seria per " abbandonare questo popolo "... In esso ho sperimentato " la pienezza di vivere come fratelli" di cui parla il Vangelo. Ho avuto una chiamata che ha sviluppato le mie capacità, che mi ha dato coscienza che mi attendeva una specie di compito, come una missione da compiere...» (Maria Luisa).

Pista numero 2:
LA PRIMA COMUNITA CRISTIANA
«La comunità dei credenti viveva unanime e concorde, e quelli che possedevano qualcosa non la consideravano come propria, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme. Gli apostoli annunziavano con convinzione e con forza che il Signore Gesù era risuscitato. Dio li sosteneva con la sua grazia. Tra i credenti nessuno mancava del necessario, perché quelli che possedevano campi o case li vendevano, e i soldi ricavati li mettevano a disposizione di tutti» (At 4,32-34).
«Quand'ero piccolo pensavo che Cristo avesse forse parlato in modo troppo enfatico quando insisteva sul pericolo della ricchezza. Oggi so che è assai difficile essere ricchi e conservare sentimenti umanitari. Il denaro ha la facoltà di impedire la vista, di inaridire le creature: le mani, gli occhi, le labbra, il cuore si induriscono pericolosamente» (Helder Camara).
Nel corso di una sessione del Concilio Vaticano II un certo numero di vescovi ha promesso pubblicamente:
– Ci sforzeremo di vivere secondo il modo ordinario della nostra popolazione in ciò che concerne l'abitazione, il nutrimento, i mezzi di locomozione.
– Rinunciamo per sempre all'apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa.
– Non possederemo né immobili, né mobili, né conti in banca a nostro proprio nome; e se è necessario possedere, metteremo tutto sotto il nome della diocesi, o delle opere sociali o caritative.

Pista numero 3:
UNA SOLA CHIESA, MOLTI «MINISTERI«
«Chiamata per un servizio» può essere definita la vocazione cristiana.
Sin dalle origini della Chiesa, i cristiani hanno cercato di vivere in forma attiva e personale nella comunità ecclesiale. E la comunità accoglieva con gioia i «carismi» di ognuno, cioè il servizio specifico compiuto dai singoli.
Tra di essi alcuni hanno scelto di lavorare «a tempo pieno» nella Chiesa: sono i vescovi, i preti, i diaconi. Tra i vescovi in primo piano vi è il papa, il vescovo di Roma. Costoro, sin dai tempi apostolici, svolgono una funzione di maggior responsabilità e servizio nelle comunità cristiane.
Leggere attentamente Mt 16,17-18; Mc 9,33-35; Gv 13,13-15; Lc 22,31-32; Gv 21,15-17; Mt 20,20-28; At 6,1-4.
«Il Compito del Vescovo di Roma è il compito stesso di Pietro: tenere unita la Chiesa, custodirla nell'unità di fede e di vita» (Cat. Olandese).
«Non sono papa per comandare, ma innanzi tutto per servire i miei fratelli in Cristo» (Papa Giovanni).
«Non è vero che noi giovani siamo contrari all'autorità della Chiesa e che desideriamo fare solo ciò che vogliamo. Ciò che rifiutiamo è il modo autoritario con cui normalmente chi ha l'autorità interviene» (Carlo).

Pista numero 4:
TESTIMONI DEL RISORTO
La «grande impresa» a cui tutti i cristiani sono chiamati è portare a tutti gli uomini l'annuncio che Cristo è risorto, che è Lui la salvezza del mondo.
«Gesù si avvicinò e disse: A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,16.18-20).
Leggere attentamente anche: Lc 10,1-12; Lc 24, 45-49.
«Io resto nella Chiesa perché, per restare fedele al Vangelo occorre un testimone storico di Gesù Cristo nel mondo: un testimone che continui a tradurre la scrittura in modo visibile; è per mezzo della Chiesa che Gesù Cristo continua ad essere presente; l'ha voluto egli stesso» (C. Duquoc).
«Prima avevo paura, ma dopo aver parlato con Lui ho fatto la mia scelta: voglio testimoniare il Vangelo con la mia vita» (Patrizia).
«Ho capito che il messaggio del Vangelo deve arrivare ai miei fratelli attraverso la vita piuttosto che le parole» (un prete operaio).
«Io non Ti conoscevo, ma oggi Ti voglio ringraziare perché Ti sei rivelato a me e ai miei amici come il Cristo vivo, il Dio che vive oggi con noi e cammina con noi» (Andrea).

PARLIAMONE INSIEME
1. Quale dei vari brani letti ti sembra più «centrato» per conoscere come viveva la piccola comunità degli apostoli?
2. Facciamo un confronto tra le nostre comunità di oggi e quelle della Chiesa primitiva.
3. Chi sono coloro che posseggono l'autorità nella nostra comunità cristiana? Come li accettiamo ed aiutiamo concretamente? Perché il loro «ruolo» è importante?
4. Quali sono gli ambienti in cui tu oggi sei chiamato a testimoniare Cristo Risorto? Come puoi riuscirci?

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
– realizziamo oggi un gesto di comunione tra di noi (per esempio a merenda mettiamo in comune tutto ciò che abbiamo);
– insieme a noi ci sono dei «responsabili»: rivediamo con loro le leggi principali della nostra convivenza comunitaria. Chiediamo a tutti di accettare la loro autorità, per poterci sentire più «uniti», ma anche perché ci sia lealtà e giustizia tra di noi;
– organizziamo una serata di amicizia, durante la quale ciascuno possa presentare se stesso agli altri (ci si può presentare anche in modo originale... a gruppi di amici, ecc.);
– ciascuno costruisca un ciondolo di legno col buco: ci scriva sopra una frase «astuta» o un disegno e poi lo regali ad un altro. Al termine della giornata tutti avranno un ciondolo che gli sarà stato donato dalla comunità.

2. UNA CHIESA PER UN MONDO NUOVO

Nel comune di Rosolina, un paesino abitato da pescatori e contadini, ha sede da qualche anno uno strano club, lo «Albarclub Holding». I componenti sono tipi bizzarri e per distinguersi invece di chiamarsi per nome preferiscono essere identificati con un numero, più o meno come fa la «banda Bassotti»: 19, 77, 124... Dietro questi numeri tuttavia si nascondono industriali, attori e professionisti, i quali hanno scelto per sé l'isola Albarella, un'isola lunga cinque chilometri, per trascorrere il loro tempo libero. In questo rifugio dorato essi dimenticano i problemi e vivono una vita di comunità al di fuori dei problemi della società.
La comunità cristiana non è un «club riservato», frequentato da pochi facoltosi che si rifugiano in un'isola splendida, vaccinata contro tutti I mali del mondo. Al contrario i cristiani si immergono nella società fino al collo, per riuscire a cambiarne il volto.

Pista numero 1: CRISTO LIBERATORE
«Gesù andò a Nazaret, il villaggio nel quale era cresciuto. Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. Gli diedero il libro del profeta Isaia, ed egli aprendolo trovò questa profezia: Il Signore ha mandato il suo spirito su di me.
Egli mi ha scelto
per portare ai poveri
la notizia della loro salvezza.
Mi ha mandato per annunciare
la liberazione ai prigionieri
e il dono della vista ai ciechi,
per liberare gli oppressi,
per dire a tutti che è giunto il tempo nel quale il Signore salverà il suo popolo» (Le 4,16-19). Leggere attentamente anche: Mc 8,27-30. Chi è Cristo? È la domanda alla quale in qualche modo tutti devono rispondere. Cristo non è soltanto un rivoluzionario politico o un uomo perfetto: egli è il volto di carne di Dio, il dono del Padre agli uomini. È per questo che la salvezza che egli dona libera gli uomini in profondità, e la strada che egli indica è quella che
tutti devono seguire per costruire un mondo nuovo.
«Cristo ci rivela che " Dio è amore ", e ci insegna anche che il nuovo comandamento dell'amore è la legge per la trasformazione del mondo e per la perfezione dell'uomo» (Gaudium et Spes n. 38).
«Per me Cristo è una speranza. È uno che può risolvermi la vita, come me la può far fallire completamente, perché è una scelta totale. Se riuscissi a credere fino in fondo avrei risolto tutti i miei problemi» (Angela).

Pista numero 2: VERSO UN MONDO NUOVO
«Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica, e tuttavia una grande parte degli uomini è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria e intere moltitudini sono ancora analfabete. Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà, e intanto si affermano nuove forme di schiavitù sociale e psichica. E mentre il mondo avverte così lucidamente la sua unità, violentemente viene spinto in direzioni opposte; infatti permangono ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali e ideologici... Si vuol costruire con ogni sforzo un ordine temporale più perfetto, senza che cammini di pari passo il cammino spirituale» (Gaudium et Spes, n. 4).
Leggere attentamente: Apocalisse 21,1-6.
«Io mi aspetto tre cose dai giovani d'oggi: innanzi tutto che conoscano il loro tempo; dopo aver compreso il mondo, che essi lo " valutino ", non per giudicarlo o per condannarlo, ma per vederlo alla luce del vangelo. Infine chiedo ai giovani che si mettano d'impegno per servire il mondo appassionatamente, secondo le loro capacità» (J. Folliet).

Pista numero 3:
SOTTO IL SEGNO DELL'AMORE
«Io vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Amatevi come io vi ho amato! Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri» (Gv 13,34-35). «Essi erano un cuor solo ed un'anima sola... fra loro non c'erano bisognosi e godevano della simpatia della gente» (At 2,44-47).
In un mondo preso dall'affanno del progresso, che rende difficili i rapporti umani e l'amicizia, i cristiani sono chiamati a portare la gioia fresca del loro amore e della simpatia.
«Chi non ama è morto: non ha conosciuto Dio. Noi sappiamo di essere vivi, perché amiamo i fratelli» (1 Gv 3,14-4,8).
«Il rispetto e l'amore si devono estendere anche a quelli che pensano diversamente o agiscono diversamente da noi in materia sociale, politica o religiosa» (Gaudium et Spes, n. 28).
Il cristiano: vede il bene dove altri vedono solo difetti
si sforza di capire, dove altri sono pronti a condannare
cerca di dare fiducia, dove altri emarginano sa accogliere, dove altri rifiutano.

Pita numero 4:
LA NOSTRA FACCIA MIGLIORE
Non sempre i cristiani riescono ad offrire agli uomini una testimonianza viva. Noi stessi viviamo immersi in un mare di compromessi. Tuttavia vogliamo anche riconoscere che la Chiesa nel suo insieme, almeno nei suoi uomini migliori, testimonia vivamente il Cristo risorto e lavora per la costruzione di un mondo migliore. «Tutti i giorni alle due del mattino la mia sveglia suona. Mi alzo, mi vesto e cerco di riunire tutti i pezzi della mia anima che il lavoro della giornata ha sparpagliato. Li cucio insieme e mi metto a pregare, a scrivere o a pensare, preparandomi per la messa...» (H. Camara).
«Occupiamoci di coloro a cui manca tutto, ai quali nessuno pensa. Siamo gli amici di coloro che non hanno amici» (C. de Foucauld). Ad un giornalista che le chiedeva: «Con precisione che cosa fate per queste persone moribonde«? Madre Teresa rispose: «Per prima cosa cerchiamo di far comprendere che gli si vuol bene; vogliamo che si rendano conto che c'è della gente che realmente li ama».
Al «Cottolengo» di Torino, un industriale avvicina una giovane suora:
– Suora, da quanto tempo fa questo mestiere?
– Da sette anni, signore.
– Non deve essere una cosa allegra.
– No di certo!
– Come ha fatto a resistere per tanto tempo?
– Spero di resistere per tanti anni ancora... «Renato Giordano ha 24 anni. Capelli e barba biondissimi. Ha studiato agraria a Torino. Fa parte dell'Operazione Mato Grosso dell'Oratorio Salesiano S. Paolo. È stato al lebbrosario di Sao Juliao (Campogrande) per 4 anni. Poi una malattia misteriosa lo ridusse in fin di vita. Guarì dopo cinque mesi, senza che nessuno all'ospedale specialistico capisse che cosa aveva. Lui dice: " Sono state le preghiere dei miei lebbrosi a guarirmi "» (da Mondo Erre).

PARLIAMONE INSIEME
1. Se tu dovessi votare per eleggere l'uomo o la donna che, a tuo giudizio, ha maggiormente lavorato in quest'anno a favore della fratellanza tra gli uomini, chi sceglieresti?
2. «Perché i cristiani vogliono mettere il naso negli affari sociali? Di che si impicciano? Ci parlino di Gesù Cristo e basta!». Perché una tale frase è gravemente sbagliata, anche se è abbastanza diffusa?
3. È facile ricercare nella storia della Chiesa gli episodi neri. Vuoi ricercare con i tuoi amici tutto ciò che di positivo è stato realizzato nella storia degli ultimi 2.000 anni sotto l'influsso dei cristiani?
4. Confronta la «carica profetica» dei cristiani d'oggi, con l'influsso che esercitano i divi dello sport o del cinema.

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
– L'idea che è bene rimanga bene impressa attraverso gli incontri e le attività di oggi è quella della novità. I cristiani sono chiamati a dare alla storia un impulso di vita nuova. Facciamo notare al gruppo che ognuno di noi in realtà è sclerotizzato, pieno di remore, di tabù che si impone da se stesso. Gesù ci vuole dare uno scossone. Ci si impegni oggi a fare alcune cose alle quali non siamo abituati (per esempio, chi ha la mania di lavarsi minuziosamente per quest'oggi non si lavi). È bene però che ci si aiuti in gruppo ad individuare le nostre piccole o grandi manie: si favorisca una discussione aperta, durante la quale ciascuno è impegnato a riconoscere «la propria legge non scritta» alla quale però ogni giorno è ferreamente fedele.
– Attraverso ricerche e cartelloni si faccia un parallelo tra l'uomo della società e l'uomo Gesù:
• l'uomo della pubblicità, del cinema, dei partiti, della strada, dell'economia...
• l'uomo Gesù, cioè l'uomo delle Beatitudini: un pugno allo stomaco per gli uomini del nostro tempo.

3. NEL GIORNO DELLA RISURREZIONE DI CRISTO

È domenica, la prima domenica dopo la morte di Gesù in croce.
Due dei suoi discepoli se ne stanno andando in un villaggio di nome Emmaus, desiderosi soltanto di abbandonare Gerusalemme. Mentre parlano e discutono della tragica fine di Gesù e delle loro speranze deluse, Gesù in persona si unisce a loro.
«Di che state parlando con tanto calore?», chiede loro.
Cleofa, uno dei due, gli risponde: «Tu sei l'unico che non sappia che cosa è capitato in questi giorni? Parliamo di Gesù Nazareno, il profeta, condannato a morte e crocifisso. Noi ci eravamo fidati di lui, credevamo fosse il Messia! Intanto sono già tre giorni che è sepolto. È vero che alcune donne sono venute a dirci che nella tomba non c'è più e che un angelo avrebbe detto loro che è vivo, ma chi crede alle donne?».
«Come siete duri di mente!» li rimprovera Gesù benevolmente, «Ma non avete letto anche voi nelle scritture che il Messia avrebbe dovuto proprio fare una tale morte per poter essere glorificato?». E cominciò a spiegare loro per bene la parola dei profeti.
Giungono nelle vicinanze del villaggio verso cui sono diretti che è sera e i due invitano Gesù a passare la notte con loro: «È ormai sera e si fa buio: resta con noi!». E Gesù entra. Prima della cena, però, Gesù prende un pezzo di pane, lo benedice, lo spezza e lo dà loro. A quel gesto, a loro familiare durante la vita di Gesù, i loro occhi si aprono e lo riconoscono. Gesù però è già sparito. I due si battono la mano sulla fronte: «Non sentivamo come un fuoco nel cuore mentre parlava, lungo la strada?». Si alzano e di gran corsa si dirigono a Gerusalemme, per trovare gli 11 apostoli e dire loro che avevano riconosciuto Gesù allo spezzare del pane. E gli apostoli confermano: «Il Signore è veramente risorto! È stato visto anche da Pietro!».

Pista numero 1:
IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA
La comunità cristiana è nata dalla risurrezione di Cristo. Se Cristo non fosse risorto, la Chiesa non sarebbe mai esistita. Nel momento della morte in croce infatti della comunità faticosamente costruita da Cristo, non rimaneva più nulla: apostoli e discepoli si sono dispersi, delusi e disorientati per la sua morte. Per questo ogni domenica – primo giorno della settimana, giorno della risurrezione di Cristo – le comunità cristiane fanno festa perché «Cristo ha sconfitto la morte» ed è diventato segno di novità di vita per il mondo e per l'uomo, e si riuniscono in assemblea (celebrazione eucaristica) per ripetere il gesto dello «spezzare il pane» compiuto da Gesù.
«I primi cristiani ascoltavano con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme» (At 2,42).
«Abbiamo partecipato alla messa là dove si mangiava. Era la stessa cosa e tuttavia tutto era diverso. Ed era la messa. Ma i tavoli erano stati disposti a ferro di cavallo, come per prolungare l'altare. Al posto di ognuno c'era un biglietto con il nome stampato, come per un vero pranzo di cerimonia. Mi ha colpito il fatto che io ero invitato, che mi si attendeva e che era un vero pranzo tra amici. Era ancora più bello di tutto quello che avevamo fatto durante il campo di lavoro. Ne conservo un ricordo profondo» (Giampiero).

Pista numero 2:
FATE. QUESTO IN MEMORIA DI ME
La messa non è soltanto una bella cerimonia o un'assemblea scolastica o sindacale: è un fare memoria di Cristo, morto e risorto, è sentire viva nella comunità la sua presenza. È anche ricordare che la risurrezione di Cristo è passata attraverso la croce. Allo stesso modo il nostro impegno di diventare uomini nuovi e quello di costruire una società più giusta passa necessariamente attraverso la nostra pasqua.
«Quando venne l'ora della cena pasquale, Gesù si mise a tavola con i suoi apostoli. Poi disse loro: " Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi, prima di soffrire ". Poi prese un pane, ringraziò Dio, e lo spezzò. Quindi lo diede ai suoi discepoli dicendo: " Questo è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria di me ". Allo stesso modo, alla fine della cena, offrì loro il calice dicendo: " Questo calice è la nuova alleanza per voi "» (Lc 22,14-20).
Leggere anche: Gv 6,25-59.

Pista numero 3:
UNA PARROCCHIA SENZA VOLTO
«Certo andare a messa esige uno sforzo. Ma se non ci fosse più pratica religiosa, se non ci fosse più questo impegno, non rimarrebbe nulla a distinguerci dai non credenti. A mio giudizio,
il cristiano è colui che va a messa» (Gianni). La partecipazione dei cristiani alla messa della domenica è scarsa un po' ovunque, ed è già un fatto che dovrebbe far riflettere molto le comunità cristiane. Ma anche quelli che vanno alla messa, con che animo vi partecipano? È per loro soltanto un rito, un'abitudine o un momento di vera comunione con gli altri della comunità?
«Io credo che i cristiani, ogni volta che vanno a messa, sono chiamati a fare tre comunioni: prima di tutto con la parola di Dio, per conoscere la vita di Cristo; poi con i fratelli: è una "comunità" quella che si ritrova per la messa, non gente sparsa che non si conosce e che si ritrova in una specie di strano ristorante; la terza comunione il cristiano la fa con il pane e il vino, cioè con il corpo e il sangue di Cristo. Credo che queste tre comunioni siano tutte e tre importantissime per vivere davvero la messa» (Leonardo).

Pista numero 4:
DIVIDERE IL PANE PER CONDIVIDERE LA VITA
Rileggere con calma: At 4,32-34.
«Voi andate a Messa, fate la Messa con Cristo. Ma bisogna che la vostra comunione sia completa. Bisogna che la vostra comunione eucaristica continui negli altri, si prolunghi negli altri, finisca negli altri» (Abbé Pierre).
«Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di questo tempo, soprattutto dei poveri e di quelli che soffrono, sono anche le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» (Gaudium et Spes, n. 1).

PARLIAMONE INSIEME
1. Proviamo a ricostruire una Cena, così come veniva fatta nella Chiesa primitiva, alla presenza di un apostolo che si era trovato accanto a Gesù nei vari momenti della sua vita.
2. Qual è il motivo per cui un certo numero di cristiani presenti a messa non fa la comunione?
3. Una percentuale alta di cristiani non va a messa alla domenica. Anche parecchi ragazzi e ragazze vanno normalmente in crisi al riguardo. In questi casi si tratta di «crisi di fede o di qualche altro motivo ( per esempio, perché in parrocchia non si hanno degli amici, o perché non si capisce il significato vero della messa...)?
4. Che ne dici delle «tre comunioni ad ogni messa» proposte da Leonardo?
5. Come si potrebbe fare festa e celebrare la risurrezione di Cristo in ogni domenica?

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
Scopo di tutta la giornata è quello di far «scoprire» la centralità della celebrazione eucaristica per i cristiani, ma anche quello di comprendere il significato profondo di questa assemblea.
Sarebbe interessante – qualora si decidesse di celebrare in questo giorno l'Eucaristia – far costruire ai ragazzi l'altare di Mosè e di «drammatizzare» i riti dell'alleanza (cfr Esodo 24, 1-11). Gli Ebrei hanno stipulato la loro prima alleanza mangiando e bevendo alla presenza di Javhè. Trovare il modo di rendere efficaci e trasparenti i vari elementi (sostituendo per esempio il sangue spruzzato sugli Ebrei con dell'acqua o facendo circolare un grosso calice di vino).
In un secondo momento si potrebbe «drammatizzare» l'episodio dei discepoli di Emmaus (Cfr Lc 24,13-35) mettendone in evidenza la
struttura, che è quella di ogni messa: camminare insieme (anche con chi non si conosce), ascolto della parola di Cristo che fa «sentire come un fuoco nel cuore», riconoscimento di Cristo allo spezzare del pane, entusiasmo nell'andare ad annunciarlo agli altri.
L'Eucaristia sia celebrata in forma più adeguata ad una comunità giovanile, rendendo più significative le varie parti:
– ascolto della Parola: in luogo adatto, divisi per età o per gruppi;
– offertorio: eseguito in forma processionale, verso l'altare, che è un tavolo, ma su cui c'è in modo ben visibile la croce;
– liturgia eucaristica: possibilmente si usi una focaccia di pane azzimo e si permetta di bere al calice;
– conclusione: impegno solenne di annunciare a tutti quanto è stato fatto tra di noi, ciò che abbiamo compreso, l'incontro avuto con Cristo risorto.
La giornata dovrebbe chiudersi con un momento di vera festa (incentrata su una cena gioiosa e fraterna) in cui ogni gruppo prepara qualcosa per rendere felici gli altri.

4. CHIESA SOTTO INCHIESTA

Duemila giovani di sessanta Paesi arrivano al primo incontro di giovani a Taizé nel 1966; 2.500 nella Pasqua del 1970, 16.000 in quella del 1972, 20.000 nel '74. 40.000 sono i giovani venuti sulla collina di Taizé per il «Concilio dei giovani».
Papa Giovanni ha definito questa fiumana di giovani la «primavera della Chiesa». Eppure sono proprio giovani come questi che normalmente, parlando della Chiesa più audacemente la contestano.
Nella regola di Taizé sta scritto: «Ama i diseredati, tutti quelli che, vivendo nell'ingiustizia degli uomini, hanno sete di giustizia». All'ingresso delta chiesa della Riconciliazione vi è un cartello con su scritto: «Voi che entrate qui, riconciliatevi. Il padre con il figlio. Il marito con sua moglie. Il credente con chi non crede. Il cristiano con il suo fratello separato». Taizé è diventata così il segno di un futuro diverso, di un modo nuovo di essere Chiesa, il germe di una vita comunitaria che, come disse una giovane, Margherita Moyano, segretaria generale delle gioventù cattoliche latino-americane «renda più nitido il volto di una Chiesa autenticamente povera, missionaria e pasquale, staccata da ogni potenza temporale e impegnata coraggiosamente nella liberazione di tutto l'uomo e di tutti gli uomini».

Pista numero 1:
COSA PENSA LA GENTE DELLA CHIESA?
«È una organizzazione per fare soldi«
«La Chiesa è una parte della società che sfrutta i popoli».
«Odio la Chiesa perché è borghese... perché è asservita al capitalismo internazionale». Queste alcune delle dichiarazioni tratte dalle interviste realizzate dai «Ragazzi Nuovi» che hanno aperto un dibattito ad Assisi su questo scottante tema. Le critiche della gente intervistata nel complesso erano state:
– dettate da superficialità e da ignoranza
– passionali, ispirate da una antipatia viscerale
– da critica negativa assoluta
– da critica positiva, desiderosa di rinnovamento.
Padre Martina ha così elencato per i 600 Ragazzi Nuovi le «Pagine nere» della storia della Chiesa:
• Lentezza della Chiesa a capire i segni dei tempi: il mondo corre veloce e tante volte la Chiesa è in ritardo.
• Collusione della Chiesa con i potenti e i ricchi.
• Ricorso alla forza per mantenere la dottrina cattolica nella sua «purezza».
• Discriminazione contro gli Ebrei.
• Le ricchezze della Chiesa sono state spesso occasione di scandalo.
• I peccati della Chiesa: non sono mancati veri
• propri delitti.
Così però padre Martina ha concluso il suo discorso: «Se il mio compito oggi, qui in mezzo a voi era di parlare delle colpe della Chiesa, so benissimo che potrei scrivere la storia opposta, quella della Chiesa dei santi, che è una storia meravigliosa...».
«Amo questa Chiesa perché non è perfetta e forse è la ragione per la quale mi sento in essa come a casa mia» (Corrado).

Pista numero 2: UNA CHIESA DIVISA
Tra i mali a cui è soggetta la Chiesa oggi, in primo piano c'è certamente anche quello della divisione esistente tra coloro che si ispirano allo stesso Vangelo. La prima grande divisione risale al 1054: una grande fetta di popolazione cristiana si staccò da Roma e dal Papa, dando origine allo scisma d'oriente. Nel 1521 la Chiesa subì una divisione ben più grave e dolorosa: nasceva il mondo protestante per opera del monaco Lutero: fu lo scisma d'occidente. Da allora confessioni e sette senza numero, odi e lotte spietate, non del tutto scomparse ancora oggi (Irlanda, Libano), anche se le cause di ogni lotta sono sempre complesse, così come furono complesse le cause delle divisioni iniziali.
Leggere attentamente: Gv 17,20-21.
«Alcuni affermano: dato che da secoli siamo separati, ci vorranno secoli perché si realizzi l'unità in una sola Chiesa. Ma possiamo dire di vivere il Vangelo ritardando così l'unità della comunità dei battezzati? Noi siamo le vittime di un divorzio vecchio di quattro secoli e mezzo. Questa riconciliazione noi la vogliamo subito, a breve scadenza» (R. Schutz, priore di Taizé).

Pista numero 3:
COSA PENSI TU DELLA CHIESA?
«Credere nella Chiesa è molto difficile, anche perché si presta a critiche anche molto serie.
Ma le difficoltà non impediscono di credere in questo mistero che è la Chiesa. La Chiesa è una realtà divina e umana, perché così l'ha voluta Cristo che l'ha fondata» (Sergio).
«Credo la Chiesa» vuol dire: credo a quel mistero che è la Chiesa cattolica, così lontana dal mio ideale. Credo che la Chiesa, questa Chiesa, è mezzo di salvezza per tutti» (Padre Martina). «Io credo nella Chiesa ed ho fiducia nei miei fratelli, per questo mi impegno a testimoniare Cristo in qualsiasi ambiente, cioè ad avere una faccia e un discorso solo in qualsiasi compagnia e luogo» (Silvia).
«Io credo la Chiesa, credo che sia il Cristo e, tramite suo, credo che la Chiesa siamo tutti noi» (Fabio).

PARLIAMONE INSIEME
1. Continuate l'elenco delle cose che la gente pensa della Chiesa. Date un giudizio su ciascuna di esse: vi pare che siano «centrate«?
2. Fatevi raccontare da qualcuno la storia della divisione dei cristiani. Come fare per anticipare in qualche modo l'unità dei cristiani?
3. Cosa pensate voi della Chiesa? Fate un giro di opinioni tra i presenti.
4. Le nostre divisioni sono le divisioni della Chiesa. Come riuscire a vivere nell'unità tra di noi?

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
– È la giornata dei cartelloni e degli slogans di effetto;
– fate un'inchiesta volante nel paese in cui vivete o dove fate campeggio: armatevi di registratore e blok notes e intervistate la gente sul problema della Chiesa;
– una attività efficace: fate tutti insieme una stessa cosa (per esempio una torre, un castello di sabbia, una palizzata, la verniciatura di un muro, ecc.); tutti devono fare qualcosa. Al termine analizzate gli atteggiamenti di ognuno: da chi si ritira sfiduciato, a chi dà ordini, a chi si agita di più, a chi non sa cosa fare e si arrabbia; chi fa un progetto e chi fa la prima cosa che gli viene in mente. È importante che qualcuno noti tutto! Al termine (in ogni caso il lavoro in qualche modo deve essere fatto!) aiutare i ragazzi a comprendere i diversi atteggiamenti di fronte ad una cosa da fare e far comprendere come sia difficile lavorare insieme. La Chiesa si trova di fronte alle stesse difficoltà...

5. IL DONO DEL PERDONO

Il fenomeno punk è esploso anche in Italia. Fiorucci espone e vende moda punk, discoteche e radio libere diffondono dischi punk, esce clandestinamente il primo numero della rivista «Dudu Punk News». «Punk» significa letteralmente sporchi, marci, ed i ragazzi punk si presentano come tipi emarginati, che a differenza degli hippies non fuggono dalle grandi metropoli e non protestano coi fiori, ma attraverso la violenza, l'alcool e il sesso. Anche i punk hanno i loro rituali e le loro divise: si colorano di viola o di verde, si infilano spille e lamette alle orecchie, si vestono di pelle e stracci tenuti su da catene e lucchetti.
Il fenomeno punk, nonostante la spregiudicatezza di certi atteggiamenti, in fondo realizza un rinnovamento superficiale, che si risolve spesso in una sterile protesta sociale.
Al contrario quando Cristo o gli Apostoli propongono agli uomini di accogliere il Battesimo e il dono del perdono, si riferiscono ad un rinnovamento che scava nel profondo e che è capace di rinnovare una vita.

Pista numero 1:
ENTRARE NELLA CHIESA E DIVENTARE NUOVI
«Gesù aggiunse: Così sta scritto: il Messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva risuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l'invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati» (Lc 24, 46-48).
«Gesù si avvicinò e disse: A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,18-19).
«Giovanni il Battezzatore venne nel deserto e cominciò a dire: Cambiate vita, fatevi battezzare e Dio perdonerà i vostri peccati!» (Mc 1,4). «Giovanni portò questa testimonianza: Dio mi mandò a battezzare con acqua, ma Dio mi disse: tu vedrai lo spirito scendere e fermarsi su un uomo: è lui che battezzerà con Spirito Santo» (Gv 1,33).
Il Battesimo è l'atto ufficiale che esprime insieme la volontà di diventare nuovi, cioè di convertirsi, e quello dell'inserimento nella comunità della Chiesa. Per questo i primi cristiani si preparavano per circa tre anni (erano gli anni del catecumenato) al Battesimo. Erano tre anni che permettevano ai futuri cristiani di conoscere Cristo e la Chiesa, ma anche di compiere il rinnovamento personale. Il sabato santo i battezzandi smettevano i loro abiti usuali, venivano battezzati per immersione in una vasta piscina e poi indossavano una veste bianca, che portavano ovunque per una settimana, per significare l'inizio della nuova vita.

Pista numero 2:
DIVENTARE LIBERI
I cristiani non sono come i popoli antichi che ritenevano irrimediabili gli errori compiuti: il cristiano sa che a Dio non importa nulla del nostro peccato, Egli è più forte delle nostre mancanze e può farci interamente nuovi. A Dio interessa il futuro dell'uomo e la sua volontà di diventare nuovo.
Leggere attentamente: Lc 15,1-7; 11-24; Lc 19, 1-10; Gv 8,3-12.
«Fratelli, Dio vi ha chiamati a libertà» (Gal 5,1).
«Gesù replicò: Io vi dichiaro questo: chi pecca è schiavo del peccato... se il Figlio vi renderà liberi, sarete veramente uomini liberi» (Gv 8,34-36).
«Secondo me essere liberi significa mettere in atto le proprie idee, senza lasciarsi influenzare dagli altri» (Giovanna).
«Mi sento libero quando mi sento interiormente contento» (Luca).
«Sono libero quando non penso troppo al mio passato, ma so vedere il domani con maggior decisione» (Miro).
«Se la Chiesa d'oggi non riacquista lo spirito di sacrificio della Chiesa primitiva, non solo perderà la sua autenticità, ma anche la fedeltà di milioni di uomini, e verrà respinta in quanto considerata alla stregua di un'associazione mondana ed inutile» (L. King).

Pista numero 3:
IL PERDONO QUOTIDIANO
«Se un tuo fratello ti fa del male, va' a trovarlo e mostragli il suo errore, ma senza farlo sentire ad altri. Se ti ascolta, avrai ricuperato tuo fratello» (Mt 18,15; leggere anche vv. 16-17). «Se un tuo fratello ti offende, tu rimproveralo! Se poi si pente di quello che ha fatto, tu perdonalo! E se anche ti offende sette volte al giorno e sette volte al giorno torna da te a chiederti scusa, tu perdonalo» (Lc 17,1-4).
Essere perdonati è un invito a perdonare. Il perdono quotidiano concesso a chi manca nei nostri confronti, ci fa comprendere la larghezza d'animo di Dio che perdona sempre.
Leggere anche: Colossesi 3,12-17; 1 Gv 1,8-10. «Quando qualcuno mi manca di riguardo, divento triste e nero. Vorrei farlo sparire dalla faccia della terra! Poi penso che anch'io ho spesso bisogno di perdono e, anche se a fatica, mi sforzo di dimenticare» (Sergio).
«Quando uno sbaglia, molto spesso non lo fa apposta. È solo il bene che facciamo ad occhi aperti, il male quasi ci sfugge dalle mani: non vorremmo, ma è più forte di noi. Ecco perché mi sforzo di perdonare» (Silvia).

Pista numero 4:
LA COMMEDIA DELLA CONFESSIONE
I giovani non comprendono la confessione, per questo la usano male. Le loro confessioni sono delle «piccole commediole», in cui si gioca a «dire e non dire» o a ripetere sempre lo stesso ritornello.
Ecco alcune righe da «Donare, il diario di Anna Maria»:
«Sabato 24 dicembre: "Debbo andare a confessarmi. Ieri sera sono andata a cercare Renata per andarci assieme. Era uscita. Ed io non ho voluto andar sola.
Dopo pranzo: Anche questa è fatta! Non ho trovato Renata ma sono andato a cercare Franchina. Anche lei doveva andarvi, ma aspettava, per farlo il più tardi possibile. Sul tardi, dice, vi è molta gente e allora ci si sbriga più presto. Non so proprio perché vado a confessarmi; non mi serve proprio a nulla. E la cosa d'altronde non mi stupisce, dato il modo come la faccio. Racconto solo sciocchezze, mentre vorrei discutere di tutto un sacco di problemi che mi tormentano. Ma non è possibile: non ne avrei mai il coraggio, il parroco non ci capirebbe niente. Ho così l'impressione di recitare una commedia».
«Le cose non vanno tanto bene e penso che c'entri proprio il problema della confessione. Preti per andare a confessarsi ce ne sono tanti, ma sono discorsi " economici " in cui io per gli sbagli fatti pago una penitenza e basta; mentre io ho bisogno di una persona che mi risponda, che mi dica quello che Dio pensa dei miei errori, che mi sia guida nel mio andare verso Dio e i fratelli» (Silvano).
«Non mi sento di andare lì, dire tutta la fila degli sbagli e sentirmi a posto per una settimana.
Non credo di essere più un bambino e ho bisogno di una persona che mi aiuti oltre che mi assolva, che mi indirizzi per sbagliare meno» (Aldo).

PARLIAMONE INSIEME
1. La confessione è ritenuta giustamente un nuovo battesimo. In che senso? Che significa?
2. Scegli fra le frasi o gli episodi della vita di Gesù quello che esprime meglio il perdono cristiano.
3. Ha scritto J. Green: «Non cercate altrove i veri nemici della Chiesa. Sono stati allevati nel cattolicesimo, ci vivono, ci muoiono, ma non capiscono né ciò che rappresentano, né ciò che avviene intorno a loro, e nulla avvertono del mistero che li avvolge». Vi sembra abbia ragione?
4. I «punk» rifiutano la società e si sono costruito un tipo di vita sulla loro misura. È questo il modo di rinnovarsi e di essere liberi?
5. La confessione di molti giovani e ragazzi è spesso una cosa improvvisata, che non aiuta molto a maturare. Come dovrebbe avvenire una confessione che possa realizzare qualcosa nel cammino personale verso la libertà?

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
È la giornata della riconciliazione. Si può organizzare una celebrazione penitenziale comunitaria. Nel qual caso tenere presente:
– realizzate una celebrazione fortemente simbolica. Usate la struttura del recital (ricostruendo i vari tipi di riconciliazione auspicabili nella società o nella nostra vita privata: conversione nella giustizia ai vari livelli, tra bianchi e neri, tra nordisti e sudisti...);
– si può realizzare anche una celebrazione del tipo «luce e suono»: si cammina al buio, in un sentiero tra gli alberi: in certi spazi illuminati da pile c'è un lettore che evidenzia i vari temi del rinnovamento. Se non si vuole attendere il buio si può trasformare questa celebrazione in un recital itinerante.
– Quanto alla penitenza, sia particolarmente significativa, come: pulire locali abitualmente trascurati, visita ad ammalati... Evitare tuttavia di proporre come penitenza la rinuncia a qualcosa di gradito ai ragazzi, si propongano invece iniziative che partano da un atteggiamento attivo di rinnovamento.

6. NOI FACCIAMO LA CHIESA

Il giro dura 36 secondi, con un'accelerazione che parte da zero a 88 km all'ora in pochi secondi. I 26 passeggeri vengono a trovarsi immediatamente in una struttura circolare alta 25 metri che scaraventa i passeggeri contro i sedili con una forza centrifuga sei volte superiore alla forza di gravità (più forte della pressione a cui furono sottoposti gli astronauti americani per il lancio dei razzi Saturno). Dopo una salita di 37 metri con un'inclinazione di 70°, Il convoglio si ferma di colpo, poi cade in discesa come un sasso, risale una seconda volta e i viaggiatori sono sospesi a pancia in giù a 28 metri di altezza. Infine discende e si blocca con una decelerazione sbalorditiva: da 75 km/h a zero.
È questa l'esperienza che fa provare il «shuttle loop», l'ultima attrazione dei parchi di divertimento americani. Per provare il brivido mortale su questi pazzeschi ottovolanti la gente fa anche due o tre ore di fila. Finora sono sfilati oltre 80 milioni di persone.
È questa un'esperienza che probabilmente non spiacerebbe neanche a te: l'avventura infatti' ti affascina. Qualcuno ha detto addirittura che l'avventura rappresenta per i ragazzi qualcosa di irresistibile, quasi una droga.
In questa giornata parleremo di un'esperienza ugualmente da capogiro: quella di costruire un gruppo che possa permetterti di fare nel tuo piccolo l'esperienza della Chiesa. È questa una avventura difficile ed entusiasmante, che risponde pienamente tuttavia non solo ai bisogni sociali dei giovani, ma anche alle esigenze fondamentali di chi vuole costruire la propria fede in un contesto di vita comunitaria.

Pista numero 1:
SCOPRIRE LA PROPRIA «VOCAZIONE«
«Se vogliamo assumere l'atteggiamento giusto nei confronti della Chiesa, dobbiamo essere convinti e pensare spesso che " La Chiesa siamo noi". Solo allora prenderemo pienamente coscienza della realtà della Chiesa e ci sentiremo responsabili nella Chiesa» (Padre Martina).
Molti giovani criticano senza mezzi termini la Chiesa, chiedendo ad essa il rinnovamento e una maggior sensibilità alle varie situazioni. In realtà quella del rinnovamento è un'esigenza fondamentale per la comunità cristiana, che deve lungo i secoli evangelizzare nelle situazioni più diverse e nuove. Tuttavia sarebbe ipocrisia pretendere dagli altri uno stile di vita che noi non ci sentiamo di accettare per primi.
È urgente, soprattutto per chi sente di dover occupare una posizione attiva nella Chiesa, domandarsi quale sia la propria «vocazione specifica» nella comunità.
Ti senti di dedicarti «a tempo pieno» all'annuncio del vangelo?
Ti senti di occuparti con costanza all'assistenza dei poveri, alla catechesi, alla animazione dei gruppi giovanili in parrocchia?
Sei ancora giovane e forse non è ancora il momento di prendere una decisione definitiva. Ma è importante riflettere. Soprattutto perché Cristo Risorto ti chiede di annunciare e testimoniare il vangelo con la tua vita.
«Abbiamo contestato spesso don Luigi. Proprio per questo gli volevamo bene: perché ci lasciava parlare, riconosceva i suoi difetti, così come ci faceva notare i nostri. Ora che si è trasferito in un'altra parrocchia il nostro gruppo si è sfasciato. Se non verrà un altro prete, credo proprio che del nostro gruppo rimarrà solo più il ricordo» (Roberto).

Pista numero 2:
UN GRUPPO PER CONDIVIDERE
Per esperimentare la «grande Chiesa» è indispensabile costruire una piccola comunità, nella quale gli ideali e la comunione tra i cristiani sia veramente, «fisicamente», possibile. Il gruppo permette di vivere insieme nella stessa fede, di mettere in comune le proprie esperienze, il proprio impegno, l'amore reciproco. «Fare gruppo» è diventata quasi una moda, ma in effetti il gruppo risponde ad una esigenza precisa.
«Ci siamo ritrovati alcuni amici ed abbiamo formato il gruppo: " Costruire insieme ": il nostro nome è anche il nostro programma. Vogliamo lottare, lavorare, soffrire insieme con i poveri, gli emarginati» (Maurizio).
«Nel gruppo pian piano ho scoperto Dio. Non un Dio che puzza di sacrestia o di vecchie funzioni religiose, ma un Dio vero, vivo. Un Dio che è come un mio fratello» (Sandro).

Pista numero 3:
L'AMORE DELLA CHIESA ATTRAVERSO LA COMUNIONE DI GRUPPO
«Il mezzo migliore per farsi amare è amare» (C. de Foucauld).
Perché molti, pur sentendo vivo il desiderio di avere degli amici, in realtà vivono soli, rifiutando l'esperienza della vita di comunità? «Vorrei trovare qualcuno che mi dicesse: " Vieni, camminiamo insieme, cammina insieme con noi ". Qualcuno che mi accogliesse a braccia aperte» (Antonella).
«Nell'anno che ho trascorso nel gruppo ho imparato a conoscere i miei compagni non solo esternamente, ma anche internamente. Ho imparato a trasformare in amicizia il nostro stare insieme» (Cristoforo).
«Sento il bisogno di ritrovare ogni tanto dei ragazzi della mia età, che la pensano un po' come me, che hanno i miei stessi ideali, che incontrano le mie stesse difficoltà. Dopo questi incontri io ritorno più sereno, più ottimista nel mio ambiente e mi riesce più facile essere un suo testimone» (Giacomo).
«Ho cominciato quasi per gioco, poi mi sono trovato entusiasta e solo ora capisco tutto ciò che ho ricevuto dal gruppo. Sono cose impercettibili all'istante, ma che con il passar del tempo si capiscono. Ora sono cambiato parecchio e con me altri. La mia vita ha un senso e, anche se non posso dire di avere una fede con le basi solide, trovo in Dio una grande serenità» (Claudio).

Pista numero 4:
GRUPPO - PICCOLA CHIESA
L'essere aperti agli altri, sentirsi amici, vivere in gruppo attivamente, sono premesse molto importanti per «vivere la Chiesa». La vita di gruppo rende presente concretamente la vita di comunione della Chiesa tra gli amici con cui vivo. «Il nostro gruppo è una comunità che si rifà alla comunità di Gesù ed alla comunità apostolica. Noi in gruppo siamo Chiesa perché siamo salvati, fratelli attorno ad un prete e ci sforziamo di essere testimoni del Risorto nei nostri ambienti» (Carla).
«Ho capito che io sono Chiesa, ed ho capito anche che sono stupido a criticarla: ogni critica mette in discussione la mia vita; oggi mi impegno a testimoniare il Vangelo nel mio gruppo, nella speranza che tutti Ti possano conoscere come io ti ho conosciuto» (Piero).

PARLIAMONE INSIEME
Forse siamo di quelli che criticano la Chiesa.
È tempo di guardare a noi stessi. Come concretamente rappresentiamo la Chiesa e la realizziamo nell'ambiente in cui viviamo?
«Un fallimento! Abbiamo iniziato con tanto entusiasmo, ma tutto è finito nel nulla. Gelosie, coppiette, scemenze più o meno collettive. Più che di un gruppo, nel nostro caso si trattava di un insieme di persone che volevano soltanto ricevere, senza impegnarsi a dare». Volete fare insieme una revisione critica del vostro gruppo?
3. «Ora credo nell'amicizia. Ragionando in questi due anni mi sono convinto che l'amicizia non bisogna stare ad aspettarla, ma bisogna cercarla. Oserei dire che innanzi tutto bisogna "donare amicizia", senza pretendere niente in cambio. L'amicizia degli altri dopo verrà da sé; e sarà un'amicizia più vera, più sincera, perché l'abbiamo meritata» (Paola).
Che ne dici di questo modo di concepire l'amicizia?
4. Il vostro è un gruppo-Chiesa o semplicemente un gruppo di amiconi felici di stare insieme? Cos'è che distingue un gruppo ecclesiale da un altro gruppo?

PROPOSTE DI ATTIVITÀ
È la giornata della costruzione del proprio gruppo, compito che va vissuto realmente con spirito missionario, così come i primi apostoli sentivano bruciante il compito di impiantare le varie Chiese locali.
– Si potrebbe costruire un incontro-recital o celebrazione di preghiera in cui venga espresso il concetto di missione. Siamo inviati a costruire la nostra missione. Come devo fare? Come hanno fatto gli altri missionari? (analizzare alcune figure di missionari: a cominciare da San Paolo: zelo, impegno, spirito di sacrificio, fede costante, amore...). Ciascuno di noi è Chiesa quando prende coscienza di essere un «inviato», un evangelizzatore, un costruttore di Chiesa nell'ambiente in cui vive.
– Ciascuno faccia una descrizione esatta dell'ambiente concreto in cui è chiamato ad essere missionario: presenti anche una strategia di intervento.