(NPG 1978-06-31)


COSA È L'«ESTATE RAGAZZI»

Non vogliamo entrare in una descrizione né tecnica né particolareggiata di una esperienza che ha avuto notevole risonanza nella grande stampa.
Ne parliamo solo per ricordare un modello di apertura del Centro Giovanile verso il territorio, mediante una stretta collaborazione con l'Ente locale. Descriviamo l'estate-ragazzi mediante due documenti.

Il primo è tratto dalla relazione dell'Assessore Mario Vecchione al Convegno promosso dalla Regione Piemonte per studiare i problemi delle «vacanze ragazzi». Si riferisce alle realizzazioni fatte nell'estate 1976; l'esperienza è stata ripetuta anche nel 1977 con un coinvolgimento più pieno delle istituzioni d'ispirazione cristiana (per esempio: gli Oratori).

«Nella nostra Regione si sono realizzati due tipi di interventi con caratteristiche differenti.
Il primo, e qualitativamente il più importante, è rappresentato dai soggiorni estivi diurni. Fino a pochi anni fa si trattava unicamente di attività di tipo oratoriale collegate alle Parrocchie o di sporadici esperimenti dei " Parchi Robinson ". Nella scorsa estate il cambiamento non è solo rilevabile nel sensibilissimo aumento di giovani utenti, ma nel fatto che le attività, pur differenti da situazione a situazione, si sono andate sempre più collegando alla scuola dell'obbligo, tentando di trasformarla.
Ciò non solo per l'ubicazione della sede del centro estivo che spesso si è avvalso delle strutture scolastiche o perché una parte almeno del personale si identifica con quello della scuola dell'obbligo, ma perché l'attività nei soggiorni diurni sta diventando pedagogicamente più stimolante, l'offerta del servizio ai minori avviene tramite le normali strutture scolastiche e sempre più spesso si tenta di coinvolgere nella programmazione e nella gestione gli insegnanti e gli organi democratici della scuola.
Esempio tipico, ma non unico, quello dell'«Estate ragazzi» 1976 del Comune di Torino: qui il salto quantitativo è stato grandioso (si è arrivati a più di 14 mila ragazzi al giorno), ma anche dal punto di vista qualitativo si è trattato di un notevole cambiamento. Basterebbe pensare all'utilizzazione in chiave educativa dei parchi pubblici, alla massiccia mobilitazione delle risorse del locale Teatro Stabile ed alla progettazione di un museo-laboratorio della scultura in legno. Il tutto è stato realizzato tentando di coinvolgere le strutture scolastiche cittadine».

Il secondo è tratto dalla lettera di presentazione con cui i responsabili dell'Oratorio salesiano «Rebaudengo» hanno lanciato la loro iniziativa.

«L'oratorio maschile e femminile del Rebaudengo aprirà un Centro estivo di vacanza per favorire l'iniziativa " Estate Ragazzi " avviata dalla città l'anno scorso. Abbiamo risposto positivamente all'invito, rivolto dall'Autorità pubblica agli Enti privati di coordinare le attività educative a favore dei minori (della scuola elementare e media).
I ragazzi e le ragazze iscritti potranno favorire di tutti quei mezzi che l'Amministrazione Comunale pone al servizio dei Centri estivi direttamente gestiti (pranzo, piscina, gite istruttive e ricreative, soggiorno montano a Cervinia o al mare, cinema, sport...).
Il Centro sarà gestito direttamente dal personale dell'Oratorio (maschile e femminile) coadiuvato da personale che frequenta già l'ambiente e da qualche educatore esterno preparato. Offre ambienti sani, ampi cortili per le attività sportive, una palestra e una sala cinematografica. Permette di soddisfare la richiesta di assistenza religiosa nel rispetto delle scelte del singolo».

DESCRIZIONE DELLA ESPERIENZA

I responsabili dell'esperienza hanno steso una «relazione finale» in cui è stata descritta e valutata l'iniziativa. Riportiamo le pagine più interessanti, relative al rapporto Centro giovanile e Comune.

L'Oratorio salesiano «Rebaudengo» di Torino opera in una zona tipicamente periferica, denominata «Barriera di Milano». La popolazione è composta principalmente di immigrati del Sud, in massima parte lavoratori.
Partecipando all'estate-ragazzi, in collaborazione con il Comune, il Centro ha inteso offrire un servizio più qualificato e più completo alle famiglie del Quartiere, e ha risposto all'appello del Comune a realizzare un modo nuovo di intendersi e di collaborare.

Obiettivo suddiviso in mete educative settimanali:
– conoscenza e socializzazione tra i ragazzi stessi e gli animatori,
– scoperta di sé come soggetti socievoli e scoperta degli altri come soggetti da amare,
– conoscenza ed appropriazione dell'ambiente e del quartiere,
– apertura e servizio agli altri,
– Cristo amico come traguardo della ricerca di gruppo,
– scelta di vita: santi, eroi, campioni che hanno realizzato la propria vita «perdendola» per gli altri.

Attività:
– Organizzate e promosse dal Comune: piscina, gite brevi, gite lunghe.
– Culturali: doposcuola, cartellonismo, pirografia, espressione teatrale, disegno, pittura, collage, cineforum, cucito, ritagli, festival, giochi a quiz, visite alla città...
– Ricreative: grandi giochi di massa all'aperto, mini tornei di calcio e di pallavolo, caccia al tesoro, gimkana, giochi senza frontiere...
– Formative e religiose: oltre ai momenti di preghiera giornalieri, agli incontri di riflessione in gruppo e all'incontro personale con i ragazzi e i loro genitori, sono stati preparati dai ragazzi stessi «tre incontri forti» al mese: celebrazione della Parola, celebrazione penitenziale, Eucaristia di gruppo.
Anche la numerosa équipe degli animatori ha avuto i suoi momenti di preghiera e di Eucaristia di gruppo.
Soggetti: ragazzi e ragazze dai 6 ai 14 anni in collaborazione con le Suore F.M.A. dell'Oratorio femminile.
Iscritti al primo periodo (27 giugno - 29 luglio): 173.
Iscritti al secondo periodo (1° agosto - 9 settembre): 85.
Un bel gruppo di ragazzi ha partecipato con assiduità a tutti e due i periodi. Attraverso il lavoro di gruppo e l'incontro personale, alcuni ragazzi «difficili», inizialmente asociali, violenti, incapaci di vivere e di lavorare con gli altri, hanno dimostrato verso la fine, una discreta capacità di adattamento sociale, una graduale sensibilità ed apertura agli altri, fino ad eseguire impegni di servizio con responsabilità.
Si è notato pure un progressivo miglioramento, da parte della maggioranza dei ragazzi, nella sensibilità morale e religiosa, anche se la pratica rimane ancora ad un livello abitudinario ed incostante.

Personale:
– Assistenti comunali: 4 maestre e un'animatrice, scelte dal nostro Centro, perché sensibili, aperte e disposte a collaborare al discorso educativo, e perché già inserite in attività apostoliche parrocchiali.
– Assistenti volontari: una ventina di giovani hanno prestato gratuitamente il servizio di assistenza e di animazione, alternandosi nei due periodi. Dieci di essi (ragazzi e ragazze), a tempo pieno, hanno frequentato regolarmente il corso di preparazione, organizzato dal Comune.

Rapporti con il Comune: abbiamo trovato ottima accoglienza, disponibilità a venirci incontro e stima. Nessuna diffidenza o prevenzione. Facile intesa che ci ha visto sempre concordi nel promuovere il bene delle famiglie e dei ragazzi.

Note conclusive: esperienza positiva proclamata con entusiasmo dai genitori con i quali abbiamo organizzato un incontro di verifica e di proposta, dai ragazzi e dagli animatori.
Dall'incontro con i genitori è anche emerso il loro interesse per il servizio speetti cifico proposto dal nostro ambiente, cioè di offrire un'educazione completa, sia umana che cristiana.
L'Oratorio ha rivissuto un clima di intensa attività che ha ridestato interesse nel quartiere, specie da parte di numerose famiglie, prima di allora assenti dall'Oratorio.
L'esperienza si è presentata anche molto positiva per il numeroso gruppo di ragazzi e ragazze del Centro giovanile, che si sono offerti come animatori volontari, perché:
– ha dato loro una reale possibilità di azione di servizio a favore del loro quartiere;
– ha contribuito a sfatare una certa mentalità, che considera il nostro lavoro di Salesiani un divertimento, facendo loro sperimentare le difficoltà per portare avanti con costanza e coerenza gli impegni assunti nei confronti degli altri;
– ha inoltre permesso loro, come gruppo giovanile, di approfondire il discorso di gruppo come servizio, offrendo loro anche momenti forti di revisione e di maturazione umano-cristiana.

A COLLOQUIO CON GLI ANIMATORI DELL'«ESTATE-RAGAZZI»

Fin qui il resoconto ufficiale.
Abbiamo voluto saperne di più e per questo abbiamo sollecitato un confronto con gli animatori dell'esperienza, attorno ad alcuni problemi cruciali.
Riportiamo, in un nostro montaggio, il risultato globale dell'intervista.

Per approvare l'iniziativa, il Comune di Torino ha chiesto la partecipazione ad un corso-base di formazione, organizzato sotto il suo patrocinio.
Si tratta di una cosa abbastanza insolita, perché i giovani che fanno servizio all'interno degli Oratori normalmente si organizzano autonomamente, senza dover dipendere da altre istituzioni e non sempre preparano il servizio di animazione mediante un corso di qualificazione.
Come è stata presa la proposta?

All'inizio c'è stata effettivamente qualche resistenza. Ma poi ci siamo resi conto di un fatto importante. L'estate-ragazzi non richiedeva una presenza saltuaria e volontaristica, ma qualcosa di serio e impegnativo. Si trattava di stare con i ragazzi tutto il giorno, in un rapporto educativo. E con ragazzi non scelti da noi... talvolta difficili, come sono i ragazzi di periferia.
Una preparazione era indispensabile.
A cose fatte, il corso è risultato molto utile, sia per darci una formazione professionale (anche se iniziale: il corso è stato più breve del necessario), sia per una precisa utilità personale. Le lezioni che erano destinate a farci conoscere i ragazzi, si sono presto manifestate anche molto utili per conoscerci, per imparare a stare e a lavorare assieme, noi per primi.

A freddo, a esperienza conclusa da qualche mese, che valutazione date dell'estate-ragazzi, dal punto di vista delta vita dell'Oratorio?
Oggi si sente molto la necessità di aprire l'Oratorio verso il territorio, di fare un reale servizio alla popolazione in cui si è inseriti. Bene: avete l'impressione che l'estate-ragazzi sia stata funzionale a questo obiettivo? E come?

Si è trattato di una esperienza molto positiva, proprio in questa direzione. Abbiamo analizzato i vantaggi. E li possiamo elencare facilmente, perché si tratta di punti sui quali ci siamo trovati d'accordo tutti.
In primo luogo, noi animatori siamo passati dalle parole ai fatti. Si parlava molto tra noi di quartiere, di Enti locali, di territorio. Ma senza mai fare i conti pienamente con la realtà. Con questa iniziativa ci siamo direttamente scontrati con il nostro territorio. Abbiamo incontrato ragazzi che prima neppure conoscevamo, pur essendo del nostro quartiere. E abbiamo lavorato in termini quasi professionali, al di là della faciloneria con cui molte volte sono prese le iniziative. Vogliamo poi sottolineare un secondo motivo. Il nostro quartiere come molti altri è pieno di problemi. Per esempio, sono molti i ragazzi che passano tutta l'estate sulle strade, perché i genitori lavorano; molti di essi non si possono assolutamente permettere le «ferie» Qualcuno deve interessarsi. Il nostro Oratorio possiede molte attrezzature e ha una grossa esperienza educativa e ricreativa. Dobbiamo metterla a disposizione in modo serio e continuativo. Altrimenti la nostra ispirazione cristiana resterebbe lettera morta. Stavamo interrogandoci sul come realizzare questo servizio continuativo ed avevamo gravi difficoltà, anche economiche (si pensi, per esempio, al pasto di mezzogiorno, al materiale ricreativo, alla necessità di presenze di educatori a tempo pieno...). La proposta del Comune di gestire con esso l'estate-ragazzi è stata provvidenziale.
C'è ancora un terzo motivo, da ricordare. L'esperienza ha permesso di rivalutare presso la popolazione del quartiere la funzione sociale del nostro Oratorio. C'erano grossi malintesi; si pensava all'Oratorio e agli educatori che vi abitano come a sfaccendati (per non dire di peggio). L'iniziativa ha permesso di far scoprire il reale servizio sociale che l'Oratorio può e sa fare, mettendo a disposizione di tutti (questa volta: veramente di tutti) le proprie attrezzature e la propria esperienza educativa. Molti genitori ci hanno pregato di ripetere l'iniziativa anche l'estate prossima. Di noi, adesso, si fidano. I loro ragazzi sono maturati, in una crescita globale in cui la dimensione religiosa è punto d'arrivo di un processo di maturazione, di capacità di riflessione, di incontro e confronto con gli altri, in una parola di «educazione».

Un ultimo interrogativo. L'iniziativa si è mossa attorno .ad un preciso progetto educativo», come appare anche dalla relazione. Su questo, essa si è qualificata e ha fatto servizio. Questa costatazione ripropone un problema che attraversa il rapporto Centro giovanile/territorio. Bisogna affermare il «pluralismo», per far crescere veramente la persona.
Deve trattarsi di pluralismo di strutture, come avete fatto voi? Oppure di «pluralismo di idee nella stessa struttura», come preferiscono coloro che non gestiscono in proprio una iniziativa del genere, ma vanno ad animare quelle promosse dall'Ente locale, responsabile del territorio?
Secondo la vostra esperienza, quale ipotesi è più corretta, in vista del raggiungimento dell'obiettivo?

Noi siamo decisamente per la prima ipotesi. Vogliamo cioè una struttura, carica di proposte educative serie, in dialogo con altre strutture che gestiscano eventualmente diversi progetti educativi. Compete ai ragazzi e ai genitori scegliere per quel progetto in cui si riconoscono meglio. Lo diciamo non solo per giustificare la nostra scelta, ma anche dopo un confronto con amici che hanno preferito il secondo orientamento.
Mediante un lavoro serio, che prevedeva almeno un'ora al giorno di incontro tra gli animatori, da aggiungere a tutto quello preparatorio, siamo riusciti ad elaborare un vero «progetto di azione educativa», sul quale abbiamo vissuto l'esperienza. I punti-forti del progetto (senza entrare nei contenuti, presentati in parte dalla relazione) erano: la costante riflessione su quello che capitava; la preoccupazione di vivere in modo educativo anche il divertimento, il gioco, lo sport; la continua presenza e testimonianza concorde degli animatori.
Ci chiediamo (e non solo teoricamente): se coloro che vogliono realizzare una esperienza così si trovano in pochi, tra tanti meno impegnati (o impegnati in altre direzioni), come si potrà riuscire a realizzare questo «clima«?
Abbiamo costata la difficoltà anche tra noi, perché l'omogeneità di vedute è il punto d'arrivo, non quello di partenza. Immaginarsi in ambienti dove essa non è neppure ricercata... Oppure è ricercata, ma in tutt'altre direzioni. E ce ne siamo accorti soprattutto utilizzando gli spettacoli cinematografici e teatrali che l'organizzazione comunale metteva a disposizione o in alcune gite i cui organizzatori avevano un concetto di educazione da lasciarci per lo meno sorpresi. D'altra parte, i Centri giovanili e gli Oratori sono un «fatto«: esistono. Il Comune non possiede strutture sufficienti per avvicinare tutti i ragazzi del territorio. Basta pensare al nostro quartiere. Allora... che facciamo? Mettiamo a disposizione le nostre strutture, svuotandole di ogni significato, come se affittassimo un campo da gioco, preoccupati solo di riscuotere il compenso? Oppure; invece, qualifichiamo la nostra presenza (in dialogo con il Comune, evidentemente; e la partecipazione al corso lo dimostra) e facciamo un servizio «dentro» la nostra istituzione?
Forse, quando abbiamo fatto la nostra scelta, non ci siamo posti tutti questi problemi. Ma oggi siamo in pieno accordo con quello che avevamo deciso allora. L'esperienza la conferma.
Dobbiamo riconoscere una cosa: il Comune ha rispettato totalmente la nostra scelta. Non ha mai intralciato né l'elaborazione né la realizzazione del nostro progetto educativo. Ed era al corrente continuamente dei nostri passi, perché settimanalmente mandavamo relazione del nostro operato.