Introduzione a: Centri giovanili e territorio

Inserito in NPG annata 1978.

 

(NPG 1978-06-17)


I termini che abbiamo usato come titolo di questo dossier hanno bisogno di una precisazione, perché sono ormai inflazionati da un uso spesso non omogeneo.
Quando parliamo di Centro giovanile pensiamo a qualsiasi istituzione ecclesiale che tenti un dialogo con i giovani attraverso strutture relative anche all'animazione del tempo libero. Centro giovanile è quindi la presenza della Chiesa (parrocchia o «chiesa locale») nel mondo giovanile, per promuovere la maturazione integrale: una educazione alla fede dentro i processi della educazione liberatrice e umanizzante, in un corretto rapporto tra evangelizzazione e promozione umana. Il Centro giovanile possiede strutture di animazione per lo sport, la cultura, la ricerca, l'impegno sociale, il divertimento, accanto a momenti di esplicita evangelizzazione.
In questo contesto non ci preoccupiamo di fondare l'importanza e la validità del Centro giovanile, né tanto meno di misurarne le modalità.
Costatiamo soltanto l'esistenza di istituzioni simili, diffuse in molti ambienti dell'area pastorale italiana.
Usiamo pure il termine «territorio» in un senso largo. Pensiamo a quel tessuto umano, più o meno strutturato, in cui è presente e operante anche il Centro giovanile. Ci muoviamo in un arco che comprende la popolazione di un quartiere, le varie organizzazioni sociali, le istituzioni pubbliche.
Tra queste due realtà, concrete anche se non sempre ben definibili, esiste oggi un dialogo e un confronto che ha per oggetto il grosso fatto della «partecipazione».
Ci troviamo infatti alla confluenza di due importanti sensibilità.
La Chiesa ha scoperto l'urgenza di una presenza di servizio nella società di tutti, per giocare lì la sua proposta di novità. È nato così un modo nuovo di vivere il rapporto chiesa-mondo.
Il cittadino impegnato, che vuole sbloccare la società dalla sua crisi, si chiede se debba dare il suo contributo privilegiando i vertici politici, con i disegni e i poteri egemoni oggi ricorrenti; o se, invece, non debba preferire le dinamiche soggettive e quotidiane dei gruppi, delle istituzioni, delle sedi di aggregazione civile e sociale. L'esigenza di reale partecipazione spinge verso questa seconda scelta.
E così, sulla partecipazione, Centro giovanile e «territorio» si incontrano. Come muoversi? Quali soluzioni prospettare? In che termini parlare di pluralismo, di identità, di specificità nel servizio?

FATTI

Il rapporto tra Centro giovanile e territorio pone sempre dei problemi, perché si tratta di due realtà che in parte coincidono, perché dialogano con le stesse concrete persone e occupano uno stesso spazio umano, mentre si differenziano radicalmente per le finalità.
Sarebbe un grave errore ridurre l'uno all'altro. Un Centro ridotto a semplice struttura di territorio, tra le tante, rinuncerebbe al suo compito di «evangelizzazione» e di «educazione integrale» (di promozione umana, come parte integrante dell'evangelizzazione). Il quartiere, unicamente preoccupato dell'aspetto educativo dei problemi, si collocherebbe in un ambito solo prepolitico, rinunciando alla visione strutturale e collettiva degli interventi. Se ciascuno resta al suo posto e tra Centro giovanile e quartiere si tenta un dialogo di reciproco servizio, nascono molti e complessi problemi.
Questa prima parte del dossier ha lo scopo di offrire una rassegna di questi problemi, per dare ad ogni operatore i termini riflessi dell'esperienza che sta vivendo.
Le soluzioni che prospetteremo nelle pagine successive sono state elaborate dal gruppo redazionale della rivista, confrontato proprio da questi concreti problemi.
Presentiamo una serie di esperienze: testimonianze di persone che a titolo diverso operano nel territorio, o dalla parte del Centro giovanile o da quella «laica» del quartiere.
Questo ricco materiale è raccolto attorno a tre «capitoli«:
Il primo affronta, in chiave di principio, i problemi relativi all'uso delle strutture che ogni Centro giovanile tradizionalmente possiede. Come utilizzare queste strutture? A chi aprirle? A quali condizioni?
Il secondo capitolo presenta due modelli concreti di possibili soluzioni.
Possono rappresentare i due poli del problema: dal rifiuto di ogni struttura per fare del Centro giovanile un luogo di solo riferimento ecclesiale, alla accettazione piena di queste stesse strutture per farne luogo di educazione ad una partecipazione sul territorio.
Il terzo capitolo descrive una esperienza riuscita di collaborazione tra Centro giovanile e Ente locale, su di un tema «caldo» come è quello relativo all'educazione dei ragazzi.
Abbiamo scelto esperienze realizzate nella città di Torino, per offrire una rassegna pluralistica «dentro» una base comune e per descrivere un modello di dialogo con una controparte molto impegno, e collocata in un'area culturale ad ispirazione marxista.

PROSPETTIVE

Le esperienze con cui abbiamo aperto il dossier, hanno certamente suscitato molti interrogativi.
Su questo materiale e sui problemi che esso pone, vogliamo lavorare, per suggerire la nostra posizione redazionale. Lo faremo nella terza parte del dossier.
Per organizzare i fatti, per leggerli in modo non emotivo, per riuscire a cogliere al loro interno imperativi all'azione, dobbiamo però decidere alcuni «criteri»: una serie di punti di riferimento, che offrano una chiave di lettura della realtà e un orientamento operativo globale.
Questo compito è assolto da questa seconda parte del dossier.
Le «prospettive» forniscono infatti i criteri con cui lavorare sui fatti; i criteri con cui, a livello redazionale, noi abbiamo lavorato sui fatti.
Abbiamo evidenziato i tre argomenti centrali e li abbiamo esaminati attentamente, per suggerire il senso del problema, l'ambito normativo in cui affrontarlo risolverlo, i punti-fermi da cui orientare le successive ricerche.
Primo argomento: il pluralismo. Un interrogativo percorre tutti i fatti: pluralismo nelle strutture o pluralismo di strutture? E cioè: è più utile evitare di costruire in proprio strutture educative per essere presenti nelle strutture pubbliche; oppure è più utile il contrario?
La risposta non può essere data emotivamente: radicalizzando le alternative citando qualche frase di documenti importanti. Il primo articolo affronta il problema, collocandolo in una approfondita concezione di pluralismo.
Secondo argomento: la partecipazione. Il rapporto tra Centro giovanile territorio non è rapporto di forza, contrapposizione tra strutture alternative, tentativo di fondare nuovi monopoli. Alla radice sta una unica e fondamentale preoccupazione: la partecipazione. Cosa è «partecipazione«? Quale spazio compete ai cristiani (il Centro giovanile è esperienza tipicamente cristiana...) nella partecipazione? A quali condizioni la partecipazione diventa un fatto veramente educativo, capace di maturare le persone?
Terzo argomento: Centro giovanile. Troppe volte le resistenze ad un rapporti di collaborazione sul territorio sono legate ad una immagine superata di Centro giovanile. Cosa è veramente «Centro giovanile«? Si tratta di cercare e trovare una definizione di Centro giovanile, rispettosa del rapporto chiesa-mondo in cui la comunità ecclesiale oggi si riconosce e, nello stesso tempo, storica, legata cioè ai problemi nuovi che emergono dall'attuale contesto culturale.
Dentro questa immagine sono possibili e doverose realizzazioni molto diverse.
Il taglio degli studi è molto concreto, per rispondere meglio alle finalità per cui sono stati elaborati. Ogni studio, inoltre, si conclude con una proposta operativa, relativa all'argomento in questione. Rimontando questi suggerimenti in un progetto unitario, di dialogo tra Centro giovanile e territorio, possiamo realizzare una proposta davvero stimolante e risolutiva di molte tensioni.

PER L'AZIONE

Questa terza parte del dossier contiene la nostra proposta: un Centro giovanile al servizio del territorio.
Per evitare equivoci, dobbiamo però precisare bene cosa intendiamo per Centro giovanile. Le poche battute con cui abbiamo aperto il dossier servono più ad evidenziare il problema che a risolverlo.
Assolviamo questo compito, trascrivendo una pagina di un recente documento importante per la Congregazione salesiana. Essa, nell'ultimo Capitolo da poco concluso, ha riflettuto a fondo su questi stessi problemi. In un'ottica mondiale ha chiarificato così l'immagine di Centro giovanile: questa proposta serve da chiave di lettura anche dell'articolo presentato nelle pagine precedenti.
Come ogni opera inserita nella vita e nella realtà, anche l'Oratorio cambia, si adatta e assume nuove forme.
Un rapido sguardo alla realtà pastorale della Congregazione evidenzia che con i termini «Oratorio» e «Centro Giovanile» si indicano realtà differenti nelle diverse regioni: realtà che derivano dalla stessa intuizione pedagogica e dallo stesso spirito, ma che si differenziano nella scelta dei destinatari, degli obiettivi immediati e della metodologia.
I due termini però restano imprecisati anche in testi normativi, sicché può nascere qualche ambiguità col pericolo che, parlando di una attività pastorale così varia e duttile, le cose che si scrivono o si dicono si prestino a interpretazioni contrastanti, legate più all'esperienza personale che a criteri oggettivi.
Non tutto quello che è stato detto del Centro Giovanile è applicabile a qualsiasi Oratorio, sia quanto ai destinatari, sia quanto al rapporto gruppo-massa, sia per ciò che riguarda la metodologia pedagogica da usare. L'azione salesiana in questo campo ha una grande diversità di nomi, e la struttura Oratorio e Centro Giovanile non può attuarsi allo stesso modo nelle varie regioni.
Nell'intento di favorire la chiarezza, e per rendere possibile un dialogo e un interscambio di esperienze, qui intendiamo: per Oratorio: un ambiente indirizzato ai ragazzi, con prevalente apertura alla massa e con obiettivi e metodi appropriati; per Centro Giovanile: un ambiente destinato ai giovani, attento alle loro esigenze, dove prevale il rapporto di gruppo, i contatti personali sono più facilitati e l'impegno umano e cristiano assume un peso decisivo su altre attività (sportive, ricreative, ecc.);
per Oratorio-Centro Giovanile: un ambiente complessivo che ha come destinatari sia i ragazzi che i giovani, e dove la metodologia e gli orientamenti vanno applicati in forma differenziata, a seconda delle fasce di età dei destinatari.
Le caratteristiche fondamentali che definiscono questi ambienti pastorali, e li legano strettamente all'intuizione originale di Don Bosco, sono: il rapporto personale «di amicizia» del Salesiano con il ragazzo, e la «presenza» fraterna dell'educatore tra i ragazzi; la creazione di un ambiente che facilita l'incontro; l'offerta di svariate attività per il tempo libero; il senso missionario delle «porte aperte» a tutti i ragazzi che vogliono entrare; l'apertura alla «massa», ma con attenzione alla persona e al gruppo; la formazione progressiva di tutta la comunità giovanile attraverso la pedagogia della festa, la catechesi occasionale e anche sistematica, l'impegno di solidarietà, la vita di gruppo... al fine di condurre alla formazione di una forte personalità umana e cristiana. Alcune di queste caratteristiche, come l'apertura alla massa e le svariate attività del tempo libero, sportive, turistiche, ecc. esigono dagli educatori particolare attenzione perché non diventino prevalenti, con danno degli stessi giovani che vi partecipano.
Il Centro giovanile per essere proposta e ambiente di promozione integrale cristiana per i giovani dovrà procedere a precise scelte metodologiche, quali:
– l'organizzazione a gruppi preferendo quelli a carattere formativo e apostolico e svolgendo in essi una educazione esplicita alla fede;
– la formazione della comunità educativa, con la partecipazione attiva e responsabile dei giovani, dei collaboratori laici, specialmente genitori, e dei Salesiani nella parte di animatori;
– la gerarchizzazione nelle varie attività per rispondere alle esigenze della spontaneità, agli interessi della creatività e alle richieste del «tempo libero» dei giovani; e per impegnare i giovani in attività apostoliche e sociali nell'ambiente e nella zona, ispirate all'ideale cristiano;
– un vero sforzo nelle sue scelte, per aprirsi con spirito missionario e di dialogo a tutti i giovani, soprattutto i lontani.