«Progetto uomo» per la scuola e la catechesi

Inserito in NPG annata 1978.


Ubaldo Gianetto

(NPG 1978-05-77)


Le schede di scoperta «Progetto Uomo» e le guide relative, presentano un itinerario di catechesi e I o di insegnamento religioso per i preadolescenti. Sviluppatesi nelle sperimentazioni degli anni 1973-75 e diffusesi più ampiamente in quelli seguenti, 1975-77, come «modelli di catechesi in prospettiva antropologica», in edizione sperimentale, esse costituiscono uno strumento di «proposta religiosa» sotto diversi aspetti nuovi.
A motivo di questa novità è utile una esposizione quanto più possibile chiara e precisa delle intenzioni che hanno presieduto alla sua elaborazione e un giudizio sullo stadio attuale della realizzazione.
Particolarmente delicato è il problema centrale, che è proprio quello della «proposta religiosa» che «Progetto Uomo» pretende di fare.
È veramente tale? È adatta all'ambiente scolastico?
Serve anche nelle parrocchie e nei gruppi? Risponde alle esigenze dei ragazzi? Sono domande a cui cerchiamo di dare una risposta, diretta o indiretta, attraverso questo intervento.

Vorrei far notare anzitutto che l'intento di questa presentazione non è soltanto quello di tracciare alcune linee per meglio utilizzare uno strumento di lavoro, quale è appunto «Progetto Uomo», ma soprattutto di contribuire a migliorare la catechesi (o l'insegnamento religioso).
L'insegnamento religioso in ambiente scolastico e pluralistico è oggi problema particolarmente impegnativo. È un insegnamento che richiede impostazione ed attenzioni speciali, non coincidenti ma neppure radicalmente divergenti da ciò che siamo soliti chiamare catechesi. L'ambiente scolastico infatti richiede rispetto delle mete e dei metodi propri di una struttura scolastica moderna, «in cui la preoccupazione fondamentale è la formazione integrale dell'uomo e del cittadino, mediante l'accesso alla cultura» (Cfr. RdC, n. 154). Ne consegue che «l'educazione della coscienza religiosa si inserisce in questo contesto, come dovere e diritto della persona umana che aspira alla piena libertà e come doveroso servizio che la società rende a tutti» (Ibid).
Ora la nostra proposta e la nostra convinzione è che ciò può (e forse deve) essere fatto, oggi in Italia, in via ordinaria, mediante la presentazione non del problema religioso in astratto, ma del fatto e del messaggio cristiano, realizzata:
– «con serietà critica;
– con rispetto delle situazioni spirituali degli alunni;
– curando il confronto con le diverse culture e il dialogo tra quanti onestamente cercano, in proporzione alle esigenze e alle capacità di ciascuno;
– promuovendo il senso dei valori, e mostrando come tutto, per il cristiano, si ricapitola in Cristo;
– favorendo la partecipazione degli alunni alla ricerca della verità, guidandoli all'esercizio responsabile delle loro facoltà spirituali, sviluppando in loro capacità di giudizio, invitandoli all'esperienza personale e di gruppo, al dialogo, al confronto con la vita» (RdC, n. 155).
Quale conclusione trarne?
Che probabilmente tutto questo non differisce nell'essenziale da un annuncio fatto con serietà nell'ambiente stesso della Chiesa. Forse la differenza più importante è quella di un più attento riferimento culturale e di un più rigoroso rispetto di una situazione pluralistica nella scuola rispetto all'ambiente di chiesa (ma anche in quest'ultimo, i due riferimenti sono ormai d'obbligo quasi sempre) ed un rinvio degli aspetti che coinvolgono maggiormente la persona (ma non sempre, e non tutti) ad ambiente più specificamente religioso.

LA PROPOSTA DI «PROGETTO UOMO» PER I TRE ANNI DELLA SCUOLA MEDIA

Il primo anno: la mia scoperta del mondo
Il primo gruppo di schede del «Progetto Uomo» (una ventina) si intitola: «La mia scoperta del mondo». In realtà, si tratta di una scoperta religiosa del mondo che, partendo dalla scoperta di sé e del mondo circostante, giunge a trovarvi i segni della presenza di Dio. Segni e presenza che richiamano a un «progetto» e si trasformano in un appello personale a intervenire nel mondo per migliorarlo, a intraprendere un proprio cammino di fede verso un mondo nuovo, al cui centro sta la scoperta di Cristo, l'Uomo Nuovo.

Il secondo anno: la mia crescita nella comunità
Fedeli a un programma incentrato sull'illuminare dall'interno le esperienze di vita di ciascuno con l'aiuto della Parola di Dio, si prosegue in questo secondo anno l'analisi della vita del preadolescente e della preadolescente, sottolineandone soprattutto alcuni aspetti, come ad esempio quello sociale e avviando i ragazzi ad inserirsi nella comunità, e particolarmente nella comunità Chiesa, come ambiente di crescita e di maturazione.

Il terzo anno: il mio progetto di vita
Il procedimento didattico adottato in terza media cambia sostanzialmente rispetto a quello dei due anni precedenti: non più schede di lavoro, ma dossier di ricerca attorno a questi centri di interesse: Io e i miei genitori, Io e i miei amici, Io e il mondo, Gesù e il suo manifesto.
L'enunciazione di queste tematiche mette in evidenza due caratteristiche della catechesi in terza media:
– è stata abbandonata la linea della interpretazione cristiana dei dinamismi psicologici della crescita e vengono affrontati i problemi posti dalle scelte che il preadolescente deve fare in ordine al proprio ambiente. Il problema centrale diventa quello di una libertà che progetta e costruisce la propria vita;
– non viene più seguito un programma piuttosto sistematico; l'insegnamento si fa più occasionale, seguendo gli interessi dei ragazzi.

LE SCELTE DI FONDO

«Progetto Uomo» si qualifica per alcune scelte specifiche, come:

Il punto di partenza psicologico-esperienziale

Non era l'unica scelta possibile. Si poteva partire da esperienze di tipo diverso, per esempio da esperienze religiose fatte dal ragazzo stesso o dalle comunità in cui vive; o da esperienze socio-ambientali; o anche da nessuna esperienza diretta, ma da dati oggettivi, attinti attraverso la ricerca o la comunicazione di informazioni storiche, etniche, culturali, ecc. sul fatto religioso.
Si è preferito, ed è venuto quasi spontaneo, il partire da alcuni dinamismi psicologici caratteristici dell'età preadolescenziale. Essi si possono riassumere nel fenomeno della crescita, nei suoi vari aspetti: individuale e sociale; psicofisica ed affettiva; conoscitiva ed operativa.
Il radicare la proposta religiosa intesa come proposta di ricerca del senso e della realizzazione – nei diversi dinamismi cruciali dell'età –, ha permesso sovente un inserimento efficace e naturale di «Progetto uomo» nel progetto globale della scuola, evitando pericoli di autoemarginazione dell'IR e raggiungendo talvolta l'ambito traguardo di porsi addirittura come centro di coordinamento e di riferimento del progetto d'uomo nel suo insieme.
Anche la capacità di rispondenza agli interessi dei ragazzi è stata ampiamente documentata dalla sperimentazione.

Un itinerario fortemente strutturato

È un'altra scelta caratterizzante. Avrebbe potuto anche essere diversamente. Per esempio, vari centri di interesse, come: la mia crescita; il nostro gruppo; la famiglia; la scuola; la parrocchia; l'amicizia; le varie religioni; Abramo; Mosé; Gesù; la Chiesa ecc. collegabili tra loro in maniere diverse, ma piuttosto autonomi tra di loro.
Sono apparentemente di questo tipo i quattro dossier del 3° anno. Ma solo apparentemente. Poiché tendono a riferirsi strettamente al processo della crescita, e tre di loro esigono di fondarsi sul quarto: Gesù e il suo manifesto. Riferimento e fondamento che sono essenziali per il tipo di proposta che si suggerisce di fare, e necessari per la sua efficacia.
Quanto al 1° e 2° anno, l'analisi dell'esperienza personale del ragazzo diventa autentica proposta religiosa solo se è approfondita con l'analisi dell'esperienza di Cristo o dei grandi cristiani.
La duplice analisi esperienziale è essenziale: la prima condiziona l'efficacia della seconda e senza la seconda tutto ciò che precede non può essere autenticamente chiamato proposta religiosa adeguata e ricca di mordente e di contenuto. Anche qui, non si è trattato d'una scelta fatta a tavolino: è nata dalla sperimentazione e dal dialogo costante tra insegnanti, ragazzi ed esperti.
È così che «Progetto Uomo» ha creduto di assolvere al compito di serietà critica, ricchezze di contenuti e impegno culturale quale un IR deve avere nella scuola. Se no, si sarebbe forse trattato di dilettantismo superficiale e non molto concludente.
I ragazzi, come era da aspettarsi, hanno spesso provato notevole difficoltà nel passaggio dall'analisi dell'esperienza personale, in cui l'oggetto della ricerca era a diretta portata di mano, a quella della esperienza religiosa rilevabile nello studio di un documento, come un Vangelo o gli Atti degli Apostoli, o, nel terzo anno, documenti e insegnamenti ecclesiali.
Ma è anche vero che la rispondenza ai loro interessi non si può limitare a quelli immediati e spontanei. Fa parte essenziale del processo educativo il proporre gradualmente qualcosa di più impegnativo, di più ricco, anche se – come tutti i valori più alti – la sua acquisizione richiede uno sforzo attento e prolungato. È qui che si rivela anche la capacità di un insegnante e di tutta una scuola a fare veramente «cultura», ad accostare, a creare e ri-creare «valori». Ciò che importa è la cura costante a graduare il passo del ragazzo, ma anche a stimolarlo ad andare innanzi verso mete nuove, talora non facili, ma dimostrate adatte alla sua età e rispondenti ai compiti che man mano l'attendono. E quello di dare un senso e una direzione alla propria crescita concretizzando lo sforzo in un primo cosciente progetto di vita è certo uno dei principali.
In ogni caso, il consiglio principale per gli insegnanti è che – dato il fatto che la proposta religiosa di «Progetto Uomo» è tale solo nell'insieme – essi: – devono assimilarla personalmente con lo studio e la meditazione (su che cosa deve meditare abitualmente il «testimone» di una fede religiosa?);
– devono elaborare una attuazione dell'itinerario di insegnamento che snellisca, se necessario, le singole parti, ma rispetti nell'essenza la struttura del tutto.

ALCUNE AVVERTENZE PER CHI ADOTTA «PROGETTO UOMO»

1. Un testo da costruire
PU non è un testo totalmente sviluppato: è da «costruire», insieme con i ragazzi. Se l'insegnante può farlo, sarebbe bene addirittura che tenesse lui le schede e le distribuisse dí volta in volta. Se no, la prima cosa da fare sarebbe di inserirle subito, staccandole una per una, in un raccoglitore ad anelli, intercalate con fogli bianchi. Si staccano prima la copertina e il dorso, poi le schede.
Se non si può avere un raccoglitore, si possono prendere quaderni grandi, e mettervi le schede, intercalandole ai fogli: è una soluzione un po' più precaria, ed esige allora che i quaderni siano lasciati in classe, per non disperdere fogli e tutto. Solo se non si può fare diversamente si conserva il libretto delle schede intatto e si inseriscono altri fogli bianchi dentro di quello o si scrivono riflessioni su un quaderno «parallelo» di formato ordinario.

2. Tracciare un piano di lavoro
Occorre rendersi ben conto delle mete di contenuto che si vogliono ottenere. Bisogna farsene uno schema semplice e chiaro (è il Piano di lavoro richiesto dalla legge, o almeno parte di esso!).
Si tratta essenzialmente di due cose: avviare i ragazzi a riflettere sul senso della loro vita che cresce (e sull'ambiente in cui cresce: scuola, famiglia, società,..) alla luce del Vangelo (particolarmente il Vangelo secondo Marco, la vita evangelica vissuta dalla Chiesa primitiva e descritta negli Atti degli apostoli, e della Chiesa di oggi, e il Discorso della Montagna, successivamente nel 1°, 2° e 3° anno).
Tutto questo come contributo al programma di «progettazione e costruzione» dell' uomo nel ragazzo che cresce, in una scuola che ha per legge scopi formativi ed educativi, in collaborazione quanto più stretta possibile, aperta al dialogo, ecc., con l'opera educativa di tutta la scuola.
Protagonisti sono i ragazzi stessi, sia pure sotto la guida degli insegnanti: per questo il testo è in parte «costruito», ma in gran parte «da costruire»: e anche ciò che è dato non deve essere imposto, ma offerto come aiuto, come materiale da ripensare, rielaborare, fare proprio.
Ma per essere «creativi» e inventivi, occorre prima conoscere bene le possibilità del materiale offerto, leggendo attentamente le GUIDE, e in particolare le pagine iniziali di ogni volume (queste occorre rileggerle ogni tanto), la pagina riassuntiva che si trova nel retro del titolo di ogni unità e la rubrica «importanza della scheda» nella guida a ciascuna scheda. Tutto insieme, è meno di mezza pagina al giorno! La si può scegliere per la meditazione quotidiana! È la meditazione più utile per un catechista: è utile a sé e agli altri.

3. Rendersi conto del metodo
Su ogni scheda occorre porsi la domanda: come la svolgeremo? Per rispondervi bisogne leggerla tutta prima! Magari la scheda nelle sue ultime righe suggerisce un lavoretto, una ricerca, ecc., dai quali e non dalle prime parole della scheda è opportuno cominciare! Le ricerche e le attività suggerite non sono da fare tutte da tutti: qualcuna sì, ma altre da un gruppo o da un ragazzo o due, e così via, o anche da nessuno. Come non è necessario far colorire tutti i disegni.
Spesso poi – e occorre farlo a volte prevedendolo parecchio tempo prima – si possono invitare altri insegnanti a collaborare: quelli di educazione artistica per insegnare tecniche di disegno e coloritura o altre tecniche di espressione (impaginazione di cartelloni, montaggio di foto, disegni a strappo, ecc.); quelli di educazione musicale per insegnare alcuni canti; quelli di storia o di lettere per approfondire alcuni punti... Le vie alla collaborazione offerte da «Progetto Uomo» sono numerose.

4. Il problema della relazione con le persone
Una delle mete più ambiziose di «Progetto Uomo» è di non limitarsi a «studiare» i rapporti tra le persone (e con Dio!), ma di stimolare continuamente a intensificarli, a migliorarli, a metterli in atto a livello di «comunione» umana e cristiana: rapporti tra i compagni, con l'insegnante di religione, con tutti gli insegnanti, degli insegnanti tra loro, con i genitori, con la società più vasta, a cominciare dal quartiere, dal paese, fino alla zona, alla regione, ecc. Di qui l'insistenza a esprimersi, a comunicare, a dialogare, a fare amicizia, a «fare la storia insieme»...
È una proposta che va al di là dell'insegnamento della religione, pur essendo motivata da quanto esso ha di più specifico: la chiamata di tutta l'umanità a fare una famiglia sola in Dio.
Essa diventa una proposta di vita per tutta la scuola e per tutte le persone che vi sono coinvolte. Per questo la sua attuazione ideale si ha quando più piena è la collaborazione: quando gli obiettivi e i mezzi di realizzazione sono scelti insieme (con tutti gli insegnanti, gli allievi, i genitori...); quando tutta la scuola diventa veramente una comunità educativa strettamente unita alla famiglia e alle altre forze educative della società.
Allora ha meno importanza se una scheda è stata fatta o no, se una ricerca si è potuta compiere oppure no: è tutta una vita nuova che si è suscitata.

5. Ci sono cose da migliorare
Nonostante tutto questo però, una sua importanza può avere anche lo sforzo di superamento di tutte le difficoltà, piccole o grandi, che si incontrano nel lavoro.
«Progetto Uomo» è ancora un progetto in parte sperimentale, e molte cose sono da migliorare e perfezionare. Per es., le schede sui sacramenti, specie quelle sul Battesimo e sulla Cresima, poste al termine delle prime unità del 1° e 2° anno, possono creare problemi. Esse sono concepite come «celebrazione della ricchezza di vita che si è scoperta». Non sono da fare necessariamente al punto dove sono collocate; né da fare necessariamente a scuola: a volte possono essere tema di un ritiro o di un incontro extrascolastico, anche solo per una parte degli allievi. E in esse si può e deve partire dalle ricerche suggerite e non dalle frasi bibliche, spesso suggestive, ma anche per parecchi difficili da comprendere all'inizio.