Leggere la Bibbia nella Chiesa

Inserito in NPG annata 1978.


Giorgio Zevini

(NPG 1978-05-42)

 

Il momento storico ed ecclesiale nel quale siamo immersi è legato nella sua essenzialità alla preminenza della Parola di Dio, che trasforma e salva l'uomo. Il ritorno alla Bibbia, promosso dal Concilio Vaticano II, pone in realtà l'ascolto della Parola come condizione essenziale per la vita del credente e di tutta la Chiesa. La Parola allora diventa il messaggio di Dio all'uomo, perché questi s'incontri e dialoghi con Lui attraverso il Cristo e sia introdotto nella sua vita intima, vivendo solo per Lui e non per se stesso. Il rapporto che unisce la Bibbia alla Chiesa è tanto profondo ed ampio, che tra le due realtà c'è mutuo influsso e forte intreccio. La Chiesa «una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento umano e divino» (LG 8) è lo strumento ordinario con il quale Dio fa giungere la salvezza agli uomini. La Bibbia, elemento integrante del mistero della Chiesa, ha molti legami con la Chiesa stessa.

LA BIBBIA NASCE NELLA COMUNITÀ DI FEDE

Bibbia e Chiesa dicono riferimento alla Parola di Dio, sia come azione di Dio nella storia, sia come integrazione profetica e risposta corrispondente dell'uomo. Da una parte infatti la Bibbia, come parola autorevole di Dio verso l'uomo, esige docile ascolto e fedeltà obbediente, dall'altra, come parola umana del popolo verso Dio, contiene un'esperienza di fede comunitaria.
La Bibbia così è un libro che nasce da una esperienza di un movimento carismatico e profetico, per cui essa prima di essere libro scritto è realtà proclamata e vissuta in una comunità, che si costituisce e cresce in forza della Parola di Dio. La Bibbia è la trascrizione della vita di un popolo in cammino, che, alla luce di Dio, cerca il senso degli avvenimenti e della sua storia. Questa storia è «il luogo in cui Dio rivela il mistero della sua persona» (G. Von Rad), è lo scenario che Dio ha posto davanti agli uomini perché essi conoscano la sua azione di salvezza. Da questa Parola vissuta nasce la Bibbia come testimonianza scritta: riflesso fedele del cammino di fede di Israele (AT), della Chiesa primitiva (NT) e modello di vitalità e di confronto per ogni futura comunità di fede. Nel vissuto della loro storia ogni comunità incontra «il Signore della storia» e progressivamente fa maturare verso di Lui una risposta di fede.
La Bibbia dunque non è uno scritto nato a tavolino per opera di uomini di studio, ma è Parola di Dio incarnata prima nella storia del popolo ebraico, poi in quella di Gesù e dei suoi discepoli. Di ogni libro della Bibbia si può affermare ciò che K. Rahner dice del NT: «I libri del NT sorgono come processi vitali della Chiesa; sono il deposito di ciò che viene tramandato e predicato in essa e per mezzo suo, come sua fede. Sono scritti che sorgono quali affermazioni della fede della Chiesa, come lettere, esortazioni, prediche...» (Sull'ispirazione della S. Scrittura, Brescia 1967, p. 53).
La Chiesa nasce e si costruisce accogliendo la Parola, che poi diventa Pagina sacra nella comunità di fede.

LA BIBBIA È DESTINATA ALLA COMUNITÀ DI FEDE

Gesù, svolgendo la sua missione fra gli uomini, non scrisse nessun libro. Annuncia il Vangelo, compie i segni del Regno di Dio, realizza il piano del Padre con la sua morte e risurrezione, fonda una comunità di credenti a cui lascia in eredità la sua Parola (cfr. Mt 26,16-20).
Gli Apostoli, a loro volta, organizzando le comunità, danno forma storica alla Chiesa di Gesù Cristo, che comincia a mettere per iscritto ciò che crede e celebra. Gli scritti che ne nascono diventano la regola apostolica della fede e della vita cristiana della Chiesa primitiva. Il NT così, sviluppatosi sotto l'azione dello Spirito Santo (cfr. Gv 14,16-17.26; 16,7-15), compimento e realizzazione dell'AT, rimane una delle componenti fondamentali della Chiesa di tutti i tempi (cfr. Ef 2,20).
Necessariamente la Chiesa primitiva nel fissare per iscritto la sua professione di fede pensa alle comunità cristiane del futuro, che nella Bibbia possono trovare il punto decisivo di riferimento e la norma obbligante della loro fede. «In quanto la Chiesa concretizza la sua paradosis, la sua fede e la realizzazione di se stessa per iscritto, dunque forma nel suo interno la Scrittura, si protende verso il suo proprio futuro, considerandosi come la Chiesa primitiva che si dà la propria norma; e viceversa: in quanto si costituisce per questo futuro come la legge normativa, su cui tutto il futuro della Chiesa è incamminato, forma la Scrittura» (K. Rahner, op. cit., p. 53-54).
La fede di ogni generazione cristiana, lungo il corso della storia, si modella su quella degli Apostoli (cfr. 1 Gv 1,1-3), sul libro normativo della loro fede che è la Sacra Scrittura, convinta che l'esperienza del passato si attualizza nel presente. Riferirsi alla Bibbia allora, significa conservare vivo il senso delle origini e valorizzare il dono della Parola fatto da Dio alla sua Chiesa, significa ricorrere all'autorità della Chiesa apostolica e confrontarsi con la «lieta notizia» dell'amore salvifico di Dio, visibilizzata in Gesù Cristo. E tutto questo non come ripetizione meccanica di un passato, ma come continuità di fede dinamica e vitale alla Parola che interpella il nostro «oggi».

IL CARATTERE NORMATIVO DELLA BIBBIA PER LA CHIESA NEL VATICANO II

La Bibbia nel Concilio Vaticano II ha mostrato ancora una volta nella storia della Chiesa la sua vitalità ponendosi al centro di tutta la sua riflessione teologico-pastorale. La Cost. Dogmatica sulla Divina Rivelazione ( = DV) raccorda in felice sintesi tutta la problematica biblica di questo ultimo secolo, proponendo i grandi orientamenti per una lettura credente della Bibbia. Raccogliamo gli elementi principali.

La Scrittura è libro di Dio e dell'uomo

La Bibbia, dono di Dio alla Chiesa, è il punto di incontro di due autori: l'autore umano e l'autore divino.
Il compito essenziale dell'interprete della S. Scrittura, per capire bene ciò che Dio ha voluto comunicarci, è quello di ricercare con attenzione ciò che gli agiografi hanno voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole (cfr. DV 12).
Per il Concilio, l'obiettivo ultimo di questa ricerca è il contenuto ed il senso della Parola di Dio. Ma poiché questa Parola porta il segno delle facoltà e capacità degli uomini, e si esprime in termini umani, bisogna cercare di cogliere esattamente il «senso letterale» e ricostruire l'ambiente socio-culturale del tempo, filtrando il contenuto attraverso i «generi letterari» che sono la veste ermeneutica che ricopre il messaggio salvifico di Dio (cfr. DV 12.13). In questo cammino interpretativo o di ricerca storico-critica, che oggi ha mezzi e tecniche perfezionate, tutti possono inoltrarsi.
Ma la ragione che determina il carattere di normatività della Bibbia nei confronti della Chiesa è nel carattere divino di essa. Dio è all'origine dei Libri sacri. Essi hanno Lui per autore: «essi sono scritti per ispirazione dello Spirito» (DV 11) e vanno riletti «con l'aiuto dello stesso Spirito» (DV 12). Questa espressione del Vaticano II, che sottolinea il bisogno di collegare il metodo interpretativo alla dottrina dell'ispirazione, costituisce il principio fondamentale del- l'ermeneuticateologica, ristabilisce la necessità di una esegesi spirituale, riconferma la esegesi tradizionale dei Padri.
L'autore divino qui è colto nella Scrittura stessa e non fuori del messaggio biblico: è lo Spirito Santo che anima ogni Pagina sacra dal di dentro e guida l'interprete. Questi deve porsi docilmente sotto l'azione e la guida dello Spirito, che renderà ciò possibile, se il credente si sentirà parte del movimento della viva Tradizione della Chiesa, assistita sempre dallo Spirito. Non è l'uomo infatti che può penetrare la Parola di Dio, ma è solo la parola di Dio che può conquistare l'uomo e convertirlo svelandogli le sue segrete ricchezze. Da questo deriva una conseguenza. «... Per ricavare con esattezza il senso dei Sacri Testi si deve badare con non minor diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura tenuto debito conto della viva Tradizione di tutta la Chiesa e dell'analogia della fede» (DV 12).
Abbiamo qui la presenza di tre criteri teologici, che vanno giustamente evidenziati.
– Il contenuto e l'unità della Scrittura, che si manifesta nello svolgimento armonico della storia della salvezza dall'AT al NT e nella conoscenza dell'insieme del pensiero di Dio, vero autore della Scrittura. Tale unità, nello spirito del Vaticano II, è la rivelazione stessa, è Cristo, principio di intelligibilità dei due Testamenti. La Parola di Dio, Contenuta nella Scrittura, non è altro in sintesi che il Verbo fatto carne, «nel quale trova compimento tutta intera la rivelazione del sommo Iddio» (DV 7).
– L'attenzione alla Tradizione viva della Chiesa, nella quale si trasmette la Scrittura e che la Chiesa stessa custodisce e fa fruttificare nella vita degli uomini, che aderiscono alla salvezza nella fede in Cristo (cfr. DV 10.12).
– Il rispetto dell'analogia della fede, che è l'omogeneità e l'armonia della rivelazione, sia all'interno della Scrittura, che nella lettura ed attualizzazione di essa nella vita della Chiesa. Dati questi legami vitali tra Bibbia e Chiesa, l'interpretazione autentica della Bibbia non può compiersi se non nella Chiesa e con la Chiesa.

La Scrittura nella vita della Chiesa

Un altro tema che la «Dei Verbum» ha ampiamente sviluppato nel capo VI è quello relativo al posto che la Scrittura ha nella Chiesa e nella vita di fede del credente. L'obiettivo a cui mira il Concilio non è solo quello di dare direttive pastorali pratiche ai fedeli, ma di sottolineare una componente quanto mai essenziale alla vita del popolo di Dio.
Anzitutto viene messa in evidenza, con il paragone dell'eucaristia, la grande importanza che la Chiesa attribuisce alla Scrittura: «La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto con il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo e porgerlo ai fedeli» (DV 21).
Si sottolinea poi la norma «suprema» della fede cristiana: «Insieme con la Sacra Tradizione la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede» (DV 21). Ad esse soggiace tutta la Chiesa. La Bibbia in questa luce è presentata come il punto vertice di riferimento verso cui la Chiesa deve sempre guardare. Qui risiede il giusto rapporto tra Parola di Dio e Chiesa in tutte le sue componenti (pastori e fedeli). È a tutta la Chiesa che è stato affidato il tesoro della rivelazione. È tutta la comunità cristiana che «ritiene, pratica e professa la fede trasmessa» dagli Apostoli (DV 10).
La novità del Concilio è che tutto il popolo di Dio è portatore di rivelazione e non solo il Magistero del Papa e dei Vescovi. «L'ufficio d'interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa» certamente è affidato al Magistero ma sempre in nome di Cristo e come servizio della Parola perché «il Magistero non è superiore alla Parola di Dio, ma ad essa serve... in quanto piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio» (DV 10).
La Bibbia è un libro che solo lo Spirito Santo può rendere compiutamente intelligibile, perché in esso risuona «la voce dello Spirito Santo» (DV 21). Ora solo l'azione dello Spirito Santo agisce in chi obbedisce alla sua mozione. Per cui, nella differenziazione dei ruoli e dei compiti, è indispensabile che pastori e fedeli s'incontrino, spartiscano i frutti del loro accostamento alla Scrittura, convinti di avere un apporto originale con cui mutuamente arricchirsi. Solo la Bibbia è mediatrice tra la comunità di fede e la rivelasione di Dio nel suo Figlio Gesù.
Va aggiunto inoltre un altro testo conciliar,- di grande forza dinamica e vitale in ordine alla salvezza: «È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura... Nella Parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale» (DV 21). Questa potenza efficace di salvezza che la Parola di Dio ha nel Testo sacro poggia solo nell'azione dello Spirito Santo, che sempre chiama a conversione e santità la Chiesa.
In forza di queste realtà ogni credente sta in atteggiamento di fede verso la Scrittura che racconta la «storia della salvezza» e di speranza per l'attuazione nuova che è sempre da compiersi perché «la Chiesa nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengono a compimento le parole di Dio» (DV 8). Più la pienezza si avvicina, più è aperta la comprensione spirituale del mistero della Parola.

PER UNA LETTURA CREDENTE DELLA BIBBIA

Abbiamo detto che la Bibbia ha Dio come vero autore, a motivo del messaggio salvifico, ed è nata da una esperienza di fede di un popolo. Essa attesta un susseguirsi di avvenimenti che raggiungono il vertice nel mistero pasquale di Cristo.
Chi oggi vuol penetrare nel modo più vero e adeguato il senso della Bibbia, cioè il messaggio di salvezza, deve sapere quello che vuole quando si mette a leggere il libro sacro. Ora la Bibbia non è solo termine di riferimento e di confronto, ma è un libro di fede, è il luogo di un appuntamento e di un incontro con Gesù Cristo. Se leggiamo la Bibbia è soprattutto per diventare credenti, per trovare nelle parole umane la Parola di Dio che dà origine alla fede. «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).
Accogliere la Parola di Dio come progetto di vita è fondarsi sulla libera apertura dell'uomo all'azione di Dio. Chi è superficiale e vuoto e non cerca nella Bibbia il Signore, non vi troverà altro che racconti più o meno edificanti. Per cui una vera lettura biblica deve essere serietà umana che avvia alla fede. Dire questo significa accettare l'intimo rapporto che c'è tra Bibbia e Chiesa, tra Bibbia e fede.
Alla luce dell'insegnamento conciliare precedentemente esposto offriamo ora in sintesi le componenti che determinano una autentica lettura credente della Bibbia.

Una lettura letterale e spirituale

Una lettura retta della Bibbia non può essere che completa, che evidenziare cioè tutti i vari livelli di significati in essa presenti. Anzitutto bisogna leggere la Bibbia a livello storico. In realtà si tratta, con l'aiuto degli strumenti scientifici che la ricerca moderna ha oggi messo nelle nostre mani, di conoscere l'ambiente proprio dove nasce un testo biblico e ciò che l'autore vuol dirci con i suoi simboli e le sue immagini. È di grande importanza allora individuare la forma letteraria di cui l'autore si serve: «... è necessario dunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo intese di esprimere ed espresse in determinate circostanze, secondo le condizioni del suo tempo e della sua cultura per mezzo dei generi letterari allora in uso» (DV 12).
Si tratta di superare la distanza tra il testo e noi che leggiamo, tra l'ambiente culturale e biblico e quello dell'interprete, di far attenzione sia al senso delle parole, sia al modo con cui esse sono raccontate. La Bibbia, va sempre ricordato, pur essendo un libro ispirato, è stata scritta da uomini del passato per i loro contemporanei e quindi con criteri e metodi estetico-letterari propri del tempo.
Un secondo passo interpretativo è quello che scopre il «senso spirituale» che un testo porta in sé. È l'intelligenza spirituale della Scrittura non intesa come vago spiritualismo, ma come approfondimento del «senso letterale». Questa «esegesi spirituale» interpella l'uomo, lo invita a conversione, all'abbandono in Dio nella fede, ad una prassi di vita cristiana che sia amore ai fratelli, alla santità. Questa tappa interpretativa della Scrittura segna l'itinerario spirituale di ogni anima nella ricerca del Dio vivente. Qui è solo Dio, attraverso il suo Spirito, che rivela all'uomo mediante segni la sua realtà-mistero. Questi segni si riassumono nella storia della salvezza in Gesù, l'esegeta del Padre, che spiega il senso profondo della Bibbia e rende manifesta l'azione di Dio nella storia degli uomini.

Una lettura globale e cristologica

È tradizione costante della Chiesa prendere la Bibbia nella sua totalità come unica parola di Dio rivolta agli uomini. La Bibbia infatti è il resoconto dell'esperienza umana e religiosa di Israele e della comunità primitiva con Dio nel suo lento evolversi del tempo. Il Concilio Vaticano II parla espressamente dell'unità della rivelazione nei due Testamenti (cfr. DV 16). La storia biblica fa un unico discorso. Le tappe di questa storia sono legate l'una con l'altra. Ognuna prepara, annuncia e realizza in parte la seguente, anche se in modo imperfetto. Da ciò deriva, sul piano ermeneutico, che l'interpretazione biblica deve tener sempre conto di una lettura globale, perché l'AT è in relazione al NT, è aperto ad esso come preparazione, profezia, tipo e lo contiene implicitamente; come anche il NT chiarisce l'AT e lo sviluppa perfezionandolo.
Ma in tutta la Bibbia c'è un'ottica da privilegiare: il credente deve scoprirvi il Cristo e leggerla alla sua luce. La lettura biblica quindi deve cogliere l'unità e la globalità del piano di salvezza che si compie in Cristo. La Bibbia è una storia, cioè un «tutto» e non tener conto di questo è privarla di ancoraggio nella realtà. La Bibbia ci mette in contatto con Cristo: con la sua parola, la sua vita, la sua presenza di risorto attraverso l'esperienza dei primi testimoni. Per questo «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo).

Una lettura profetica e in situazione

La Parola di Dio non è un testo morto, ma è realtà dinamica che giunge alla comunità di fede con una carica profetica sempre nuova. È nutrimento della fede e della vita spirituale del popolo di Dio, in mezzo alle mutevoli circostanze storiche. Poiché la Bibbia è Parola viva e attuale che interpella costantemente l'uomo, essa va letta coinvolgendo anche la nostra storia. La Parola di Dio è sempre concreta e va rapportata a situazioni concrete; Dio con la sua parola non parla al vento, ma ci coinvolge nel rapporto vitale con Lui e con gli uomini. Un vero ascolto della Bibbia non avviene nel vago, ma in rapporto diretto con la vita. Infatti, quando leggiamo un testo biblico non possiamo svestirci della nostra situazione e dei nostri problemi.
Questa lettura profetica e in situazione nella Bibbia è tradizionale. Alla luce del presente si leggevano in profondità le cose passate, scoprendovi dimensioni nuove. Nel NT, alla luce del Signore risorto, si comprende il passato e si ,- illumina il presente. La comunità primitiva, infatti, partendo dalla propria esperienza e dai propri problemi, prese coscienza dell'evento-Gesù e della sua missione. Scrisse i vangeli tenendo conto della propria vita e delle proprie difficoltà. Anche per noi vale lo stesso metodo. La Bibbia va letta ed interpretata partendo dal nostro presente con tutte le sue implicanze, consapevoli che la nostra storia è storia di salvezza e in questa Dio ci raggiunge. Essa procede dall'oggi di Cristo, dalla attualità storica di Dio fra noi e
dentro di noi per rimontare indietro e riflettere sull'annuncio espresso nella Pagina sacra. In realtà si deve incontrare nella Bibbia una Parola che parla oggi, per cogliervi la sua forza di attualità e di vita (cfr. Eb 4,12).

Una lettura comunitaria ed ecclesiale

La Bibbia esige anche una lettura comunitaria ed ecclesiale. La Parola di Dio, nata dalla comunità, si comprende nella comunità. Il luogo dove Dio si rivela e dà l'intelligenza della Parola è la Chiesa. È qui, nella comunità ecclesiale, che la rilettura salvifica della Bibbia nella situazione odierna trova il suo ambiente migliore. Fuori di questo ambiente, la Parola di Dio è parola scritta, che porta in sé cristallizzati linguaggi e simboli di altre epoche.
La prima comunità cristiana, cresciuta sotto la guida di Pietro e degli altri Apostoli, attorno a Maria, viveva con «un cuor solo e un'anima sola» nell'àscolto della Parola, nella preghiera, nella celebrazione dell'Eucaristia, nella comunione dei beni, nella carità verso i poveri (At 2,42-47).
I cristiani d'oggi, parti vive della Chiesa, ricevono dalla Bibbia la loro vita spirituale e vivono in unità con la Chiesa le realtà vitali e storiche della Parola di Dio. Al questo la loro lettura biblica deve esserecomunitaria ed ecclesiale, sia nel senso di una comunione con tutti i credenti di ogni epoca della storia, che nel libro sacro hanno espresso la loro fede, sia nel senso della comunità d'oggi, che è il luogo dove la Parola si fa contemporanea, su misura d'uomo. Staccarsi nella lettura biblica dalla dimensione ecclesiale (comunità di fede, magistero, Spirito Santo) è sconfinare nell'arbitrarietà e nel soggettivismo.

CONCLUSIONE

Il Vaticano II riconosce il primato della Parola nella vita ecclesiale, ma sottolinea anche la Chiesa come comunione aperta alla storia in cammino nel mondo. .È in questa luce che va riletta la Bibbia per cogliere i segni dei tempi e dare una risposta nella fede ai problemi urgenti dell'uomo contemporaneo, che attende la novità di Cristo.