Umberto De Vanna

(NPG 1978-04-60)


Anche coloro che desiderano sinceramente contribuire alla soluzione dei numerosi problemi dei propri figli o dei propri allievi, di fronte all'educazione sessuale diventano timorosi e prudenti. La realtà è che non sanno bene che cosa si nasconda dietro la espressione «educazione sessuale». Per questo l'educazione sessuale non ha ancora trovato una collocazione precisa negli educatori e non soltanto per il blocco psicologico che si sente nell'affrontare alcuni temi. Le difficoltà provengono anche dal fatto che essa dovrebbe avere come presupposto, sia in famiglia che a scuola, una situazione di dialogo, anzi di amicizia e di confidenza cordiale. Ma crediamo anche che l'educazione sessuale sia resa difficile per una certa difficoltà intrinseca della materia stessa, che ponendosi necessariamente tra informazione ed educazione non può essere trasmessa burocraticamente, né in modo impersonale. tÈ quindi abbastanza normale che l'educatore si senta impreparato e quindi diviso tra il dovere impellente di aiutare i ragazzi e le difficoltà che incontra.
Educare all'amore i preadolescenti significa tuttavia partire da questa realtà, prendendo fino in fondo coscienza sia del mutato contesto sociale, sia del momento di crescita dei ragazzi. Va scomparendo del resto una certa figura di educatore rinunciatario, soddisfatto di un ritmo di vita che nasconde i problemi. C'è sempre più consapevolezza che il nuovo contesto sociale, liberando l'uomo da molti tabù ed ipocrisie, ha anche portato con sé difficoltà nuove e la quasi impossibilità pratica per i ragazzi di «cavarsela da soli».

1. L'ATTENZIONE AL MOMENTO EVOLUTIVO
I preadolescenti vivono un periodo di particolare instabilità psicologica, destinato a determinare il passaggio dalla infanzia alla giovinezza. Sospinti spontaneamente alla conquista di ciò che li circonda e all'affermazione del proprio io, sono in fondo un groviglio di infantilismo e di incipiente maturità.
È il periodo in cui i ragazzi devono consolidare il proprio orientamento di vita, trovare in sé le forze e gli strumenti per avventurarsi nella giovinezza avendo acquisito la capacità di autonomia personale, un proprio stile di vita, delle scelte morali e filosofiche.
Anche la loro evoluzione biologica segue lo stesso processo e si espande attraverso una apertura costante verso l'altro sesso, mentre si sentono sempre più assorbiti dalle proprie trasformazioni fisiche. il momento delle introspezioni personali e delle forti attrazioni, che hanno la funzione di aprirli gradualmente al «mistero dell'amore». Anche da questo punto di vista si tratta di un periodo di particolare fragilità, caratterizzato da una scoperta quasi «romantica» della realtà sessuale, che, se manca ancora di maturità e di sicurezza, lentamente li aprirà alla conquista piena della propria femminilità e virilità.

2. LA GIOIA DI CRESCERE
Gli adulti guardano in genere con simpatia e soddisfazione alla formidabile crescita dei ragazzi. Vedono in loro l'espandersi della vita nel momento in cui acquistano coscienza di sé e prendono possesso delle proprie potenzialità. I ragazzi al contrario vivono spesso con sofferenza questo periodo. Proiettati
su se stessi o in fase critica verso chi li circonda, si sentono incapaci di dominare le loro nuove capacità, stentano a ritrovare l'equilibrio personale e ad inserirsi in modo soddisfacente nella società degli . Soprattutto il loro fisico cresciuto li riempie più di insoddisfazione che di compiacenza, pronti come sono a sottolineare più i difetti che si ritrovano che le nuove qualità.
I ragazzi hanno bisogno anzitutto di trovare qualcuno che dica loro chiaramente e scientificamente a quali fenomeni nuovi vanno soggetti: in nessun altro periodo della vita infatti si verificheranno fenomeni di crescita così vistosi. Soggetti a trasformazioni profonde che li travolgono, essi preparano in questi ne ami l'uomo e la donna di domani.
Ma soprattutto ci vuole qualcuno che li introduca con gioia verso il nuovo tipo di vita e di comportamento a cui sono chiamati. Essi devono vedere chiaramente in ogni elemento di crescita un appello nuovo verso un maggior inserimento nella vita e nella comunità umana. Andranno aiutati quindi ad abbandonare le tristezze, la solitudine, la paura, ad accettare di misurarsi con le nuove difficoltà, a superare lo scoraggiamento. Ogni giorno può determinare per loro un passo in avanti verso l'apertura agli altri e verso una nuova capacità di donazione. Gli anni della preadolescenza, nonostante costituiscano un periodo di lotta ed anche di difficoltà nuove, non sono anni di fallimenti, di «tentazioni» nuove, né di avvilenti cadute, ma di cammino verso una vita più intensa, che tuttavia viene costruita attraverso uno sforzo nuovo e talvolta anche per tentativi. Per questo sarà opportuno che gli educatori non coltivino progetti troppo vasti e a breve scadenza, ma permettano che i ragazzi per così dire si «esercitino a vuoto», allo scopo di imparare senza affanno, anzi con soddisfazione, la legge del superamento di sé.

3. QUANDO MANCA L'EDUCAZIONE SESSUALE
Oggi più di ieri il risveglio della vita sessuale ed affettiva dei ragazzi e degli adolescenti rappresenta un momento di fuga dalla realtà e di conflitto, di ripiegamento nell'infantilismo, niente affatto integrata con il normale processo di crescita. Anche se appaiono non problematici e privi di condizionamenti morali, forse anche troppo e prematuramente informati e spregiudicati nei loro comportamenti, i preadolescenti d'oggi hanno estremo bisogno di aiuto per mettere ordine nel groviglio delle informazioni ricevute e per imparare a scoprire i valori profondi della sessualità e della affettività, per poterli inserire nella propria vita in modo armonico.
Abbandonare a se stessi i ragazzi in questo momento di crescita, significa con molto probabilità lasciare che la loro personalità venga investita di elementi devianti, nella convinzione che le proprie potenze sessuali siano sostanzialmente dei banali fattori di autoeccitazione. Essi troveranno difficoltà ad approdare ad un genuino concetto di amore e saranno portati a vivere la propria sessualità in modo cinico, senza slancio e bellezza.

4. L'AUTOEROTISMO
L'insorgere della funzione sessuale nei preadolescenti determina normalmente un periodo più o meno lungo di osservazione e di concentrazione su di se stessi, di scoperta delle proprie potenze sessuali in forma narcisistica, di autoerotismo. Molto è stato scritto su questo argomento e non intendiamo affatto pretendere di aggiungere cose determinanti. Presentiamo tuttavia alcune puntualizzazioni che possano indicare un orientamento, in modo che la «simpatia» verso i ragazzi si estenda anche a questo aspetto della loro crescita.
Le inchieste dei medici, psicologi, educatori (1) indicano che l'autoerotismo durante l'adolescenza è un fatto frequentissimo, tanto da poter affermare che «chi si masturba è la regola e chi s'astiene l'eccezione» (2). L'esperienza dimostra che ci sono dei fattori che mettono gli adolescenti in una situazione che non permette loro di superare la crisi senza cadere per un tempo più o meno lungo in abitudini masturbatorie per il fatto che alla loro età la tendenza autoerotica è nell'ordine delle cose (3). Ciò non significa naturalmente che essa sia necessaria, ineluttabile e in sé normale, ma è un fatto che esistono dei fattori oggettivi che contribuiscono a favorire questa pratica: autoregolazione emozionale instabile, estrema debolezza della volontà, pulsazioni impetuose, mancanza di educazione sessuale (non di informazioni, che però normalmente sono di tipo anti-educativo), mancanza di centri di interesse, aridità dello studio, noia, solitudine, delusioni, imitazione degli amici e della attività sessuale degli adulti, lo stesso senso di colpa che invita a continuare quasi per autopunirsi.
Tralasciando considerazioni generali che ci porterebbero molto lontano, ci limitiamo a presentare una citazione che ci sembra esprimere intuizioni particolarmente valide sul piano pedagogico.
«Nei casi in cui alla masturbazione si associ un sentimento morboso di colpa è di fondamentale importanza la valutazione delle difficoltà sessuali vere e proprie. Se il consigliere spirituale o l'educatore si unisce all'adolescente nello sterile impegno di frugare nell'anima per cercare di scoprire il grado di colpevolezza, il numero dei peccati e valutarne la responsabilità, non farà altro che aggravare, anziché alleggerire, la violenza del fenomeno. Si è fatto osservare che l'atteggiamento personale del consigliere nei confronti del problema sessuale è quello che determina, in misura considerevole, la sua preoccupazione circa la colpa, l'indecenza e la gravità morale della masturbazione. Quel consigliere che ha affrontato positivamente nella sua personale esperienza, penosi assalti di queste tentazioni uscendone vittorioso e tranquillo, sarà in grado di accostarsi ai problemi altrui con maggiore senso di simpatia, di comprensione e di paziente fiducia» (4).

5. TRE LIVELLI DI MATURAZIONE
Mentre di fronte all'educazione sessuale taluni educatori appaiono eccessivamente indecisi e non si fidano di se stessi, rifiutando soluzioni affrettate, altri si adattano a qualsiasi intervento, nella certezza che il loro contributo sarà sempre preferibile a ciò che i ragazzi imparano dalla strada. È il caso di ricordare che le buone intenzioni non bastano a rimediare errori ed incapacità. Non solo perché si può educare alla sessualità in primo luogo con la propria maturità ed una sufficiente sensibilità, ma soprattutto perché le soluzioni troppo sbrigative approdano normalmente ad una schematica «informazione sessuale». Queste precisazioni ci permettono però di rammentare che l'educazione sessuale comprende tre livelli di maturazione:

Il livello informativo
È un primo livello indispensabile. In questo campo i ragazzi sono spesso già abbondantemente informati, ma in modo confuso. Si tratta cioè di offrire ai ragazzi negli anni della scuola dell'obbligo, quando riscoprono in modo diverso e critico le varie realtà, anche un'informazione della sessualità esatta e scientifica, attenta alle singole persone, ai loro ambienti di vita ed integrata con il livello di maturità generale dei ragazzi.

Il livello psicologico
L'interesse dei ragazzi è normalmente fermo agli aspetti informativi e, per così dire, meccanici della sessualità, alle conseguenze più concrete e quasi materiali. Sfuggono loro gli aspetti psicologici, vale a dire la vasta gamma dei sentimenti e delle risonanze interiori che sono intimamente legati alla realtà sessuale. Una vera educazione sessuale deve diventare quindi una educazione ai sentimenti: fiducia, stima, fedeltà, lealtà, solidarietà, dedizione... I ragazzi normalmente non sono portati in modo spontaneo a dare importanza a questi aspetti, ma l'adulto dovrà aiutarli a coglierli per tempo, perché divenga loro connaturale il vederli come fattori «necessari» perché qualsiasi espressione a livello fisico abbia senso e sia vissuta in modo pieno.

Il livello filosofico-teologico
Infine tutta la realtà sessuale va collocata, sia sul piano dell'esperienza vitale che su quello della conoscenza intellettuale, ad un livello sufficientemente autentico e profondo, in modo che possa apparire agli occhi dei ragazzi carica di valori e di significatività. «Col sesso si entra nell'esistenza, si diventa esistenza, si entra nel tempo occupandovi uno spazio» (A. Agazzi). Il sesso è quindi anche realtà «misterica», nel senso che coincide con il mistero della propria esistenza ed affida all'uomo il dono della vita, la capacità di «creare». Se venisse meno la collaborazione a questo livello, sarebbe la fine di ogni «esserci». La fede ci fa vedere questa attività umana addirittura come una «cooperazione» all'atto creativo di Dio.

6. CON UN SANO REALISMO
La parola corpo suscita ancora oggi in taluni educatori una certa diffidenza. Associata poi all'idea di sesso, diventa facilmente sinonimo di peccato. Di qui una grande riservatezza, un pudore fuori luogo, un «dire e non dire», che lascia nei ragazzi la sgradevole impressione che l'armonia con il proprio corpo possa essere raggiunta solo a denti stretti e a prezzo di pesanti mortificazioni. È estremamente positivo che i ragazzi percepiscano che il proprio corpo è una dimensione fondamentale della persona, il luogo dove essa si realizza ed esprime. Tutta la gamma dei sentimenti infatti emerge e si fa concreta nella visibilità del corpo: il corpo è realmente sacramento della nostra interiorità e della nostra capacità di donazione.
«Il corpo non è una parte dell'uomo, una delle sue componenti di cui l'altra sarebbe l'anima o lo spirito o qualche altro fantasma solitario. Il corpo è l'uomo che si esteriorizza, è ciò che mi collega agli altri e al mondo, ciò attraverso cui mi esprimo e prendo coscienza di me stesso» (R. Garaudy).
Ed il corpo è una realtà positiva non in astratto, ma nella concretezza dei bisogni e delle manifestazioni sensibili e corporali: passioni, desideri, tendenze, sensibilità. Ciò non significa evidentemente che tutto ciò sia automatico, istintivo: la realtà corporale infatti va educata ed umanizzata; ma nel senso più pieno essa ci è amica, rendendoci concretamente solidali con il resto del creato, concittadini del mondo.

7. L'EDUCAZIONE AFFETTIVA NELLA «COEDUCAZIONE»
L'educatore non può ignorare che i ragazzi e le ragazze si incontrano oggi molto più frequentemente che in passato. Questo fatto è oggi talmente diffuso ed accettato, e con tanta spontaneità, da doversi ritenere irreversibile. D'altra parte il contatto con l'altro sesso normalmente è causa di maggior equilibrio, porta con sé una visione più realistica della vita, meno fantasticherie ed infatuazioni. Se l'incontro non prende subito la via sbagliata, produce sempre maggior rispetto reciproco, dà ai ragazzi sicurezza e disinvoltura. Al contrario, il metodo della separazione forzata porterà i due sessi ad esasperare i propri difetti e limiti, e li indurrà ad essere affettivamente più fragili ed a cadere più facilmente, quasi banalmente, in esperienze precoci.
Gli incontri graduali tra ragazzi e ragazze faranno diminuire i pregiudizi reciproci, le curiosità e certe ingenuità, daranno coscienza del proprio ruolo di uomo o di donna, facilitando l'uscita dall'autoerotismo e dall'egocentrismo. Il desiderio di evasione che prende gli adolescenti, l'abitudine al disimpegno, a vivere semplicemente d'istinto, troverà nel contatto con l'altro sesso lo stimolo all'amore vero, fatto anzitutto di rinuncia e di rispetto.
Evidentemente tutto questo cammino sarà possibile se la «coeducazione» non diventa promiscuità abbandonata allo stato istintivo, ma è realizzata con la presenza di educatori preparati e costantemente presenti tra i ragazzi. Ed è auspicabile che siano presenti in modo particolare un certo numero di «coppie riuscite». Quanto più i ragazzi saranno ben disposti, tanto più accoglieranno con riconoscenza il contatto catalizzatore e rassicurante di questi adulti.
Non staremo ad elencare qui tutti i rischi ed i pericoli legati in qualche modo alla coeducazione. Parecchi del resto sono evidenti. Li riassume il cardinale Giovanni Colombo in una lettera del 1965: la coeducazione «può fomentare individualismi, distorsioni da impegni più profondi, esibizionismi fatui, sentimentalismi sensuali, fidanzamenti improvvisamente precoci, o addirittura esperienze rovinose». Pare una sintesi eccessivamente pessimistica, sebbene i fatti non di rado sembrano dare ragione all'arcivescovo di Milano. Ci sono però dei pericoli anche più comuni e per ciò stesso che si presentano con maggiore frequenza, come fermare lo sviluppo sociale dei ragazzi, che si concentrano troppo presto su di un amico o un'amica, il minor impegno nello studio, la vita disordinata, i festini organizzati a casa ora dell'uno ora dell'altro, talora in situazioni ambigue. Solo quando i ragazzi avranno imparato a dominare se stessi, la propria emotività, la naturale attrattiva reciproca, si potrà parlare veramente di incontri positivi ed educativi.
La coeducazione dunque, lo ripetiamo, esige maggior impegno educativo, maggior dedizione e non solo adeguamento ai tempi e spirito di rinnovamento.

8. LE RELAZIONI PRECOCI
È normale che i ragazzi, usciti dall'integrazione affettiva familiare, cerchino tra chi li circonda un nuovo oggetto per il loro interesse sociale e sentimentale. È da questo periodo che con gradualità crescente scopriranno attorno a sé la presenza degli altri, soprattutto dell'altro sesso, fino a fare di quello il pensiero dominante e a proporselo come valore da conquistare con la propria virilità o femminilità. Inizia un periodo ben caratteristico nella vita dei ragazzi fatto di sentimentalismo e di forti simpatie che sul piano naturale ha lo scopo di preparare il terreno a quello che un giorno sarà il dono reciproco della propria persona. È un periodo di transizione, che terminerà col passaggio alla sessualità matura.
È normale che i ragazzi (e reciprocamente le ragazze) abbiano simpatia per parecchie amiche, ma ne preferiscano una in particolare. Ciò potrebbe sfociare in una buona amicizia e diventare quindi un fatto positivo. Ma potrebbe invitare i ragazzi a voler creare rapporti nuovi e più intensi: in una parola a voler anticipare un incontro affettivo che in questo periodo sarebbe prematuro. Può iniziare così il piccolo gioco dei corteggiamenti, dei bigliettini, degli appuntamenti, dei colloqui.
Un incontro del genere, avuto in un periodo particolarmente fragile dello sviluppo psicologico, determina necessariamente un arresto brusco e violento del loro erotismo. È più che evidente che i ragazzi e le ragazze si cercheranno per un puro ritorno narcisistico, per un bisogno egocentrico, per un piacere il cui centro sono sempre loro stessi. La loro capacità di amare, la necessità di apertura vera per un'autentica maturità sociale possono venire compromesse per sempre. Nel migliore dei casi essi troveranno un passatempo nelle nuove pulsazioni erotiche, che saranno in fondo eccitazioni di tipo autoerotico, perderanno lo slancio vitale, poiché ogni amore precoce è particolarmente assorbente e le conseguenze non tarderanno a farsi sentire. Abbandoneranno ogni altro tipo di amicizia vera, perderanno la concentrazione nei loro impegni scolastici, diventeranno apatici verso tutto ciò che non abbia riferimento a questa relazione. Nel momento in cui dovrebbero lavorarsi per educare il cuore e plasmare l'uomo e la donna di domani, bruciano le energie migliori.
Conseguenze di questo arresto dello sviluppo si avranno anche più avanti, quando avranno rapporti con i colleghi di lavoro o si tratterà di affrontare un vero fidanzamento. Non è detto poi che le stesse relazioni coniugali non risentiranno un giorno di tendenze egocentriche, di insufficienza affettiva e di immaturità.
Questa descrizione «realistica» non va tuttavia assolutizzata e generalizzata; soprattutto non deve condurre a guardare con sospetto l'insorgere di qualsiasi sentimento di simpatia nei ragazzi. Normalmente la fase affettiva matura è raggiunta attraverso un esercizio che rappresenta concretamente un «crescere nell'amore», un «uscire da sé per andare verso l'altro». Se quindi da una parte occorre intervenire per mettere in guardia coloro che intendono costruire la propria fisionomia affettiva e sessuale ad «imitazione» degli adulti, anticipando manifestazioni ed atteggiamenti evidentemente «acerbi», occorre anche non appiattire o vanificare quei sentimenti che nell'ordine della natura hanno la funzione di dare pieno significato alla propria realtà sessuale.

9. TUTTO COMINCIA DALLA FAMIGLIA
Molto tempo prima della preadolescenza i ragazzi dovrebbero essere sostenuti nella loro crescita ed in particolare nella loro evoluzione biologico-sessuale-affettiva attraverso precisi e tempestivi interventi informativi ed educativi. La famiglia gioca al riguardo un ruolo determinante. I genitori sono spesso soggetti a situazioni di immaturità personale e di impreparazione che li rendono incapaci di affrontare con serenità e distacco questi problemi. Tuttavia è anzitutto su di essi che cade il compito educativo più importante, ed è su di essi che la società educante deve fare leva, organizzando momenti di sensibilizzazione e di qualificazione per i genitori, prima ancora di promuovere «corsi di educazione sessuale» per ragazzi.

10. L'INTERVENTO IN SCUOLA
Parlando di educazione sessuale, la figura dell'educatore diventa determinante. L'educatore infatti non dovrebbe soltanto essere sufficientemente informato sul piano dei contenuti e della didattica, ma dovrebbe possedere soprattutto una personalità equilibrata e serena, dovrebbe cioè aver per primo chiarito i propri problemi ed essere dotato di molta disponibilità e sensibilità.
Di fronte ad adulti preparati, la famiglia e la società non dovrebbero avere alcuna obiezione da muovere, anche in un campo delicato qual è quello dell'educazione sessuale.
L'insegnante tuttavia sa per esperienza che, proprio per l'impreparazione della famiglia e l'indifferenza della società in genere, sarà chiamato spesso ad una vasta opera di supplenza. Riteniamo però che, almeno in linea di principio, essi non dovrebbero mai sentire su di sé in forma esclusiva il peso dell'educazione sessuale. Se la famiglia accetta spesso con facilità e sollievo l'intervento della scuola, è anche vero che l'ambiente di vita dei ragazzi, la famiglia, gli amici, la strada, influiscono anche più delle quattro mura scolastiche. Non è nell'atmosfera scolastica che i ragazzi attingono gran parte dei loro comportamenti. L'insegnante che non voglia compiere un'opera che scivoli sui ragazzi, dovrà quindi tentare i mezzi più idonei per coinvolgere in primo luogo la famiglia, ed anche l'ambiente in cui i ragazzi trascorrono il tempo libero.

11. A PROPOSITO DEI CORSI DI EDUCAZIONE SESSUALE
Alcuni insegnanti trovano proprio attraverso l'organizzazione di un corso di educazione sessuale lo spunto per iniziare con i propri allievi un dialogo educativo. Altri al contrario, invitano l'esperto per «lavarsene le mani» o per sgravarsi la coscienza, oppure per apparire al passo coi tempi. Ma lo fanno senza convinzione e preparazione e l'iniziativa non ha seguito.
Probabilmente i ragazzi che sin da piccoli hanno trovato in famiglia e a scuola degli educatori attenti, che hanno saputo rispondere con tempestività alle loro domande, non avranno bisogno di giungere alla scuola media per trovare una adeguata informazione ed educazione sessuale. Ma anche se è vero che negli anni della preadolescenza le domande e le situazioni si ripropongono in modo più consapevole e con una sensibilità ed urgenza nuova, non sarà necessario ricorrere all'«esperto» per lo più sconosciuto ai ragazzi, che risolva in una sola volta l'intero arco dei problemi.
Nell'ambito delle situazioni che la vita presenta quotidianamente si deve trovare lo spunto per iniziare un discorso sulla vita sessuale e sentimentale, in modo che anche questi problemi trovino una collocazione naturale nel processo di maturazione dei ragazzi. Anche svolgendo i programmi scolastici ordinari (scienze, educ. civica, religione, lettere...) è inevitabile che l'insegnante accorto trovi l'opportunità di un intervento chiarificatore.
Naturalmente il consiglio di classe dovrebbe trovare una linea di programmazione, coinvolgendo anche da vicino l'assemblea dei genitori. Anche la presenza dell'esperto talora potrà essere opportuna e richiesta dagli stessi allievi, soprattutto per temi specifici. Ma «corsi speciali di educazione sessuale», tenuti da persone che non sono inserite nella vita dei ragazzi, che intendono essere esaustivi e chiudere l'argomento, lasceranno inevitabilmente l'impressione che l'educazione sessuale sia una specie di materia speciale, al di fuori del contesto di vita normale e che vada quindi trattata con criteri del tutto diversi (5).


NOTE

(1) Cfr A. NALESSO, L'autoerotismo nell'adolescente, Marietti, pp. 82 e segg.
(2) HAGMAIER e GLEASON R.W., Compendio di psichiatria pastorale, Torino, p. 75.
(3) Cfr A. NALESSO, o.c., pp. 63-75.
(4) A. NALESSO, o.c., p. 161.
(5) G. PETTER presenta questo elenco di situazioni da cui si può partire per trattare temi di educazione sessuale: «Il modo di studiare o, in genere, di organizzare il proprio lavoro scolastico o il proprio tempo libero, le difficoltà di ordine psicologico incontrate nello studio di certe discipline, la natura dell'intelligenza ed i tipi di intelligenza, le diverse forme di apprendimento, la fatica fisica e mentale, i fenomeni della saturazione psicologica, i fenomeni dello sviluppo fisico, i difetti fisici reali o presunti, le difficoltà psicologiche che può presentare il fatto di vivere all'interno di un gruppo di amici o di doverne organizzare e dirigere le attività, o quelle che si possono incontrare nei rapporti con i familiari, gli insegnanti o gli adulti in genere, oppure con i coetanei del proprio o dell'altro sesso» (G. PETTER, Problemi psicologici della preadolescenza e della adolescenza, La Nuova Italia, p. 94).