La fatica di crescere dei preadolescenti

Inserito in NPG annata 1978.

 

Jean M. Tefnin

(NPG 1979-04-41)


L'attento educatore di un gruppo di preadolescenti, preoccupato dagli improvvisi e continui cambiamenti dei suoi ragazzi, che si accosta ad alcuni testi di pedagogia e di psicologia, vedrà confermate le sue iniziali perplessità già dal modo in cui viene generalmente definita la preadolescenza.
Età ingrata, la muta, età polveriera, età cerniera sono appellativi che ci aiutano ad addentrarci nell'arco dell'età evolutiva in cui il crescere è molto faticoso, il maturare richiede il superamento di svariate difficoltà.
L'atteggiamento aggressivo, apatico, d'opposizione negativa, caratterizzante i ragazzi che frequentano la scuola media, richiede l'attenzione da parte di tutti gli educatori. Infatti solo una buona conoscenza delle cause e della matrice di questo comportamento preadolescenziale può permettere un intervento costruttivo ed educativo.
Cercheremo quindi di individuare possibili linee di maturazione tenendo presenti soprattutto alcuni aspetti dello sviluppo biologico e psicologico.

TRASFORMAZIONI BIOLOGICHE DI ORDINE SESSUALE

Le trasformazioni biologiche di ordine sessuale sono quasi totalmente collocabili nei vari aspetti della pubertà: equilibrio ormonale, pubertà pelosa, vocale, morfologica e genitale.
Sotto l'aspetto ormonale è da rilevare nel preadolescente una certa bisessualità o ambivalenza sessuale transitoria, che ha un insieme di conseguenze nella gestione dei rapporti interpersonali.
Tutti noi sappiamo che sia l'uomo, sia la donna sono portatori di ormoni di tipo opposto al rispettivo sesso, ma evidentemente in grado minore.
La virilità e la femminilità sono quindi, fino ad un certo punto, una questione di equilibrio fra ormoni Maschili e femminili: l'eccessiva somministrazione di ormoni può, infatti, modificare lo sviluppo degli organi sessuali e la stessa condotta.
Al fattore biologico si uniscono fattori psicologici che in virtù degli effetti delle emozioni sul cervello e sull'ipofisi hanno ripercussione sull'equilibrio ormonale.
L'azione chimica degli ormoni sessuali influisce sulla condotta e inversamente i comportamenti possono influire sulla chimica ormonale, bloccando o attivando certe funzioni.
Sotto l'effetto degli ormoni androgeni, provenienti dalle ghiandole sessuali, comincia ad apparire la pelosità verso i 12 anni e ad estendersi secondo un ordine di successione alle varie parti del corpo.
Alla pubertà pelosa si collega in qualche modo l'acne, infiammazione delle ghiandole sebacee, dovuta all'azione degli androgeni, che preoccupa e mette in imbarazzo soprattutto la preadolescente e l'adolescente.
Anche il mutamento di voce è provocato dall'azione degli androgeni, che esistendo in ambedue i sessi, li interessa entrambi, sia pure in grado minore nelle ragazze.
La muta vocale è contemporanea alla pubertà, forse con lieve ritardo di alcuni mesi e dura normalmente tre anni.
Il quadro dei cambiamenti morfologici comprende le trasformazioni del petto, del bacino, degli organi genitali e lo sviluppo delle spalle, della mascella, dei piedi e delle mani in larghezza.
Allo sviluppo degli organi genitali corrisponde un aumento di attività secretoria, che si traduce in una rapida elevazione del tasso degli ormoni sessuali, in entrambi i sessi dai 12 ai 18 anni circa. A ciò si deve aggiungere la produzione delle cellule riproduttive e le secrezioni accessorie negli organi esterni, destinate a facilitare l'unione e la fecondazione sessuali.
Se possiamo situare l'apparizione della prima mestruazione nella ragazza verso i 12-13 anni, è più difficile determinare il periodo dell'acquisizione della pubertà nei maschi.
La prima eiaculazione non ha il carattere di necessità biologica della prima mestruazione e può benissimo aver luogo dopo un anno che il preadolescente ne è diventato capace.
Spesse volte viene anticipata mediante frequenti auto-eccitazioni manuali o immaginative. Infatti si è notato che le prime eiaculazioni notturne non sopravvengono che uno o due anni dopo la diurna, provocata volontariamente. Tenendo presenti le statistiche più recenti e le suddette trasformazioni possiamo schematizzare il manifestarsi di questo fenomeno nelle seguenti percentuali: abbiamo circa il 7% di prime eiaculazioni prima dei 12 anni, il 13% dopo i 15 anni, l'80% compreso tra i 12 e i 15 anni.
Queste trasformazioni fisiche e biologiche, che, come già è stato ricordato, provocano incertezze e stati ansiosi, facilitano nel ragazzo e nella ragazza una chiusura in sé stessi, una tendenza a studiarsi, ad analizzarsi, ad essere il centro dell' osservazione.
Questo spiccato narcisismo, in cui l'oggetto principale d'amore è il proprio corpo, ci aiuta a comprendere la transitoria ambivalenza sessuale, l'abuso della masturbazione, la lotta verso l'eterosessualità e l'incostanza nel rapporto interpersonale.

L'EVOLUZIONE PSICOAFFETTIVA

È evidente che tutti questi cambiamenti biologici e fisici presentano delle ripercussioni sulla vita affettiva, sull'umore, sugli impulsi aggressivi e sugli stimoli sessuali.
Dal desiderio di emancipazione e di indipendenza dell'io si configura sempre più il processo di autoaffermazione, che nel culmine della media adolescenza si fa oppositivo per poi trasformarsi in positivo nell'adolescenza.
Il bisogno di affermarsi rivela un'improvvisa necessità di sentirsi se stessi, di realizzarsi, di for. marsi un pensiero personale.
Questo processo sembra potersi evolvere per il preadolescente nella misura in cui si attua un distacco dal mondo della fanciullezza ed un lento e sofferto cammino verso l'autonomia.
L'emancipazione deve però essere guidata dagli educatori, poiché il ragazzo si sente «spaesato» ed eccessivamente vincolato alla realtà familiare e quindi può comparire un certo squilibrio nell' affrontare il mondo circostante con atteggiamenti di superiorità o inferiorità.
L'insicurezza, matrice di questi squilibri, stimola alcuni atteggiamenti compensativi:
– di aggressività e di crudeltà nei confronti di compagni più deboli o più piccoli,
– di fuga dalla realtà in un mondo fantastico ed immaginario, in cui gli eroi e i modelli identificatori agiscono realizzando i desideri del soggetto,
– di pluralità di comportamento a seconda degli ambienti o circostanze vissute,
– di disordine interiore ed esteriore, di disonestà come sfida e atteggiamento di difesa verso il mondo adulto,
– di reazione collerica sproporzionata rispetto alle reali motivazioni.
Il progressivo distacco dalla famiglia, parallelo ai vari passi verso l'indipendenza che gradualmente viene conquistata, non deve essere interpretato come un allentarsi del legame affettivo che unisce il figlio ai genitori.
Sovente questi ultimi temono che i loro figli desiderino sfuggirli. Soprattutto la madre, nei cui confronti il preadolescente comincia ad avere i suoi segreti, sente questa privazione e provoca di riflesso un risentimento nel ragazzo, che non vuole più sentirsi accaparrato, o oggetto di eccessiva tenerezza.
In realtà il bambino divenuto «grande», rimane legato •ai genitori come prima, anche se in modo diverso.
L'intolleranza che si manifesta nei riguardi dei genitori troppo invadenti o, al contrario, che lo scandalizzano con i loro difetti, è una prova del perdurare dell'affetto: non si soffre di ciò che ci è indifferente!
In ogni caso la famiglia rimane un punto centrale di riferimento fino al termine dell'adolescenza.
I genitori rimangono l'oggetto affettivo essenziale. Se i preadolescenti lo riconoscono difficilmente, è dovuto al nuovo atteggiamento provocato dal desiderio di indipendenza.
Il naturale entusiasmo e generosità del ragazzo e della ragazza vengono turbati da discordanze affettive, sentimenti ambigui, istinti incontrollabili, che suscitano una introversione finalizzata alla scoperta di ciò che sta loro accadendo nell' intimo. Alcune manifestazioni dell'affettività si concretizzano in atteggiamenti che caratterizzano quest'età sul piano psicologico:
– L'aspirazione alla «vita selvaggia» si presenta come conseguenza da una parte dello stato di insicurezza nelle proprie capacità motorie, che provoca goffaggine e impaccio, e dall'altra perché il mondo degli adulti è ancora troppo lontano da loro, per potervisi inserire.
I timori di frustrazione nell'ambiente di vita e gli atteggiamenti degli adulti spingono il preadolescente a ricercare una vita libera da convenzioni, in cui possa esteriorizzarsi.
Giochi all'aria aperta, vita sotto la tenda, falò, l' arrampicarsi sugli alberi, il rude contatto con il suolo sono i modi di vita e gli ambienti preferiti dal ragazzo.
– Si manifestano contraddizioni nell'abbigliamento e nelle cure del corpo poiché anche se si rileva una necessità di valorizzazione, permangono, nello stesso tempo, le caratteristiche della vita selvaggia.
Il vestiario, il trucco, l'attenzione al corpo vanno al di là di un gusto estetico poiché la finalizzazione è il tentativo di distinguersi dagli altri alla ricerca di una tipologia propria, che non è ancora acquisita.
– L'alternanza fra aggressività e timidezza è un tentativo di affermazione che tipicizza particolarmente gli insicuri e un segno della incapacità di controllare le stimolazioni a cui si è soggetti.
– Alcune volte si manifesta una certa crudeltà e violenza verso se stessi, verso gli animali, verso gli amici che è collegata ad un bisogno opposto di tenerezza e di legami proprio con quelle realtà che poco prima sono state rifiutate. Vi è cioè una sorta di competitività reciproca che è preludio delle problematiche adolescenziali. Gli educatori, che sono buoni osservatori, potrebbero continuare all'infinito questo elenco di contraddizioni!
È necessario però cogliere quanto, al di là delle apparenze, questi atteggiamenti siano in una costruttiva tensione verso l'equilibrio. Infatti queste discordanze affettive, che colpiscono in profondità, sono finalizzate alla focalizzazione della personalità e quindi alla maturità.

IL RISVEGLIO DELLA VITA SESSUALE

I preadolescenti vivono in una situazione confusionaria, in cui non sanno ancora dare un senso alla grande trasformazione che avviene in loro. Facilmente sono indotti, anche per cattiva informazione, a concepire la loro sessualità in forma esclusivamente funzionale, egocentrica ed egoista.
Infatti il più grosso problema che incontrano gli educatori è come far loro comprendere in termini positivi il significato della sessualità, che fa scatenare le tensioni relazionali e che è elemento essenziale nella dinamica della personalità.
Dobbiamo sempre tener presente che il «fatto sessuale» deve essere inserito nei due capitoli più grossi della vita del ragazzo: lo sviluppo affettivo e lo sviluppo sociale.
È naturale quindi che ogni tipo di educazione sessuale debba essere educazione alla persona in quanto tale, all'amore.
Questa educazione avrà senso e sarà compresa se verrà scoperto il punto di partenza e cioè il senso di essere uomini o donne e la possibilità di crescere insieme nella propria originalità.
Esaminiamo perciò i principali aspetti delle situazioni conflittuali che comportano il risveglio della vita sessuale.
L'attività sessuale è presente nei primi anni di vita, anche se si manifesta in forme diverse e con momenti caratteristici.
Già a tre anni il bambino rivolge il suo interesse su se stesso ed arriva alla scoperta del sesso attraverso la manipolazione e l'esperienza.
L'attività sessuale infantile subisce, durante gli anni della fanciullezza, un rallentamento e una stasi, che viene chiamata fase di latenza.
Segue la pubertà che vede un risveglio dovuto ad un insieme di ragioni già ricordate di ordine fisiologico, psicologico e socio-culturale. L'attrattiva verso il gruppo e i coetanei di sesso diverso ha molta importanza in questa età, anche se non dobbiamo dimenticare che i modelli sessuali a 12/13 anni non si presentano come nuova acquisizione ma sono già stati introiettati. Infatti fin dalla nascita il bambino scopre intorno a sé modelli sessuali nel padre e nella madre e inizia già da allora i primi processi identificatori.
L'interesse per le persone dell'altro sesso, estranee alla famiglia (come richiede il processo di autoaffermazione preadolescenziale) e in particolare per i coetanei, e per tutto ciò che riguarda possibili rapporti interpersonali di carattere sentimentale o anche di semplice vicinanza fisica, si fa sempre più vivo.
L'altro sesso non viene più considerato come appartenente ad un mondo diverso!
Questo interesse si rileva da vari atteggiamenti che si trasformano nel corso della preadolescenza.
Inizialmente l'attenzione eterosessuale si concretizza nella disponibilità al gioco comune, alla passeggiata collettiva, in cui vige un rapporto di competitività e di confronto.
Compare in seguito un'aggressività reciproca (rincorse, calci, gioco grossolano e manesco) che può essere interpretata erroneamente come incompatibilità e che invece rivela un aspetto particolare dello studiarsi e dello scoprirsi nel proprio ruolo sessuale. Essendo questo processo di «scoperta» nuovo e provocando insicurezza, si caratterizza proprio con un'aggressività, che è in parte atteggiamento di difesa.
Infine il rapporto si normalizza e compare una tendenza allo svolgere insieme alcune attività, quali ricerche di gruppo, recite teatrali, feste...
In queste tre fasi il comportamento è sempre più o meno coscientemente finalizzato all'attirare l'attenzione dei coetanei del sesso opposto e a suscitare la loro profonda ammirazione.
Ne consegue, quindi, che l'interesse è centrato sulla propria persona e ciò che importa non è tanto la crescita insieme o il senso di coppia ma lo scoprirsi capaci nel proprio ruolo sessuale, e il sentirsi superiori ai coetanei.
La difficoltà nel gestire un rapporto eterosessuale prolungato nel tempo, la ricerca continua di nuove «esperienze», l'esibizionismo si acutizzano nella misura in cui l'interesse è rivolto su se stessi, alla ricerca di un piacere egoistico. Solo nel superamento del narcisismo e nell'apertura all'altro sarà possibile avviarsi verso un rapporto affettivo equilibrato e maturo.
Le tensioni che accompagnano il sorgere dell'interesse verso l'altro sesso non portano soltanto ad orientare la propria attività verso di esso, ma, date le barriere psicologiche o sociali, anche verso il proprio sesso.
La tendenza alla scoperta del proprio corpo stimola reciproche esplorazioni, che possono culminare in contatti omosessuali, che peraltro non sono assolutamente prova di un'effettiva perversione.
Gli impulsi sessuali, sotto l'influsso dei mezzi di comunicazione e dei mass media, la ricerca di funzioni sostitutive, il bisogno di compensazione provocano l'autostimolazione degli organi genitali.
La masturbazione e i contatti omosessuali, a loro volta, suscitano un insieme di complessi di colpa o d'inferiorità e portano il ragazzo o la ragazza in una situazione delicata.
L'accettazione del fenomeno del «piacere solitario», come aspetto tipico del cammino preadolescenziale, da una parte tranquillizza ma dall'altra deve anche sottolineare la transitorietà della crescita e quindi la necessità di superamento e di incanalamento degli impulsi.
Alla luce di questa analisi prende sempre più forma l'indispensabilità da parte degli educatori di affrontare il problema della coeducazione, come possibilità di aiuto ai preadolescenti nel superamento delle difficoltà esposte.
Il problema consiste nel proporre un progetto di ragazzo e di ragazza capace di dialogare con gli altri, di crescere conservando la propria identità.
Quando si parla di progetto, bisogna tener presente che se il preadolescente non arriva ancora a definire gli orientamenti della sua vita, presenta però una tendenza alla critica, che rientra nel processo logico formale, all'autonomia e alla indipendenza.
Ciò vuol dire che ha bisogno di spazi vitali, dove poter fare esperienza, dove potersi sentire responsabilizzato, dove poter vivere alcune realtà. Le esigenze psicosociali quali l'appartenenza, l'affermazione di sé, sono molto vicine, poiché il ragazzo tende verso gli altri e verso il gruppo.
Questi bisogni non risolvono automaticamente la parziale capacità di attuare scelte personali in quanto scelte di progetti, ma fanno sì che il preadolescente possa essere portato alle soglie di queste scelte: infatti, ne ha tutte le capacità e possibilità in nuce.
È necessario, metodologicamente parlando, aiutare il ragazzo ad aprire gli occhi in senso critico sulla pluralità di modelli in cui è inserito e a scoprire i vari progetti di uomo o di donna già realizzati attorno a lui, che sono indicazioni positive o negative per assumere un ruolo e dei compiti nella comunità umana.
Verificare e costruire il proprio ruolo vuol dire:
– prestare attenzione alle istanze di vita dell' ambiente circostante,
– accettarsi così come si è pur nella consapevolezza di essere sempre in crescita,
– non fuggire dalla realtà abbandonandosi ai «sogni»,
– affrontare le possibili verifiche e trasformazioni degli atteggiamenti abituali.
È proprio attraverso la scoperta dei limiti e degli aspetti negativi delle varie situazioni in cui il ragazzo vive, che sarà possibile fargli prendere atto delle trasformazioni che può operare in se stesso e nel proprio ambiente.
In questo cammino di responsabilizzazione il preadolescente potrà vivere in pienezza il momento presente e la necessaria dimensione dell' oblatività e dell'essere per gli altri.
La realtà dell'essere persone sessuate deve quindi tenere presente da una parte le tendenze e i bisogni dell'età, e dall'altra la necessità del non chiudersi in se stessi ma farsi dono, come meta della maturità. L'amore si presenta allora come arricchimento e orientamento di vita.
Il ragazzo si trova così ad essere il protagonista della sua crescita, che si realizza nella educazione alla coerenza, allo sforzo, alla fatica quotidiana, ma che è sicuramente raggiungibile se si tengono presenti le trasformazioni psicofisiche orientabili positivamente e destinate alla realizzazione della persona.
La coeducazione si pone quindi come occasione di vivere concretamente esperienze che portano ad un cammino creativo, oblativo e di verifica comune.
Essa però risponde alla necessità di crescita insieme, di scoperta reciproca, di arricchimento e di complemento, a condizione che l'ambiente degli educatori e degli adulti sia in grado di gestire il fatto delle scelte positive in senso critico, pluralistico e quindi maturativo.