Il punto sull'educazione sessuale

Inserito in NPG annata 1978.


Aldo Agazzi

(NPG 1978-04-34)


Il tema dell'educazione sessuale si trova, oggi, in uno stato di confusione. Esso viene ridotto ed alterato, e comunque correlato in riferimenti e problematiche le più varie e difformi: problematiche igienico-sanitarie, psicologiche, sociologiche, antropologico-culturali, perfino politiche, e viene ad esse variamente collegato e addirittura subordinato.
La prima avvertenza e dichiarazione da tener presente, quando si parla di educazione sessuale, è che il sostantivo deve prevalere sull'aggettivo, dandogli significanza, ossia che, trattandosi di «educazione» il riferimento non va al sesso ma alla persona (non si educa il sesso ma la personalità), ricordando, così, che si deve considerare e educare il sesso nella personalità e non la personalità nel sesso. È infatti il sesso ad essere situato nella persona e non la persona nel sesso. E l'educazione è sempre della persona in termini di personalità.
L'educazione sessuale non può che essere un aspetto (certo fondamentale) dell'educazione integrale, connessa con tutte le funzioni ed i valori del soggetto umano, in quanto il sesso è «costitutivo» ma non «esaustivo» della persona.
In modo particolare occorre distinguere, in argomento, la sessualità dalla pura genitalità. Il sesso ed il sessuale sono caratteri della personalità, la genitalità ne è soltanto un aspetto, una parte, un particolare; e, anche qui, la genitalità nella sessualità, non la sessualità nella sola genitalità. Educazione sessuale, quindi, come educazione nella personalità e della personalità totale.

GLI INDIRIZZI CORRENTI SULL'EDUCAZIONE SESSUALE OGGI

Caliamoci pure nella concretezza. Quali gli indirizzi correnti, in atto, oggi, in tema di educazione sessuale?
Essi sono stati sintetizzati, orientativamente, secondo queste caratterizzazioni:
– Indirizzo puritano-conservatore: tradizionalista, ritenuto per lo più superato. Non potendo non ammettere una educazione sessuale, pervenendo anche ad alcune almeno fondamentali «informazioni», si attiene alla didattica della «delicatezza», circa i fatti, i processi, il linguaggio. È quel genere di educazione sessuale che è stata, un po' ironicamente, definita delle farfalle: «osserviamo gli insetti, le farfalle, gli animali, addirittura le piante... e così avviene anche per gli uomini (e le donne)», con poche altre precisazioni, di analogo tono. Siamo nella genericità naturalistica, senza neppure le espressioni dell' amore.
– Indirizzo igienico-sanitario: da anatomia, fisiologia, informazione terminologica, «scientifica», intellettualisticamente nozionistica, psicologicamente avulsa dagli aspetti affettivi ed emotivi, quindi spesso traumatizzante e, nella sua aridità, «spoeticizzante» nei riguardi dell' incontro tra i sessi e le componenti sublimificatrici dell'amore, specie giovanile. Educatore (si fa per dire), educatore privilegiato, in questo caso, un medico, specie se specialista di malattie veneree.
– Indirizzo libertario: non siamo più, prevalentemente, in anatomia e fisiologia, siamo in psicologia e politica. Esiste un «diritto al piacere». Anzi un bisogno, che diventa «dovere» di soddisfazione, dovere del piacere. Per la personalità che si vuole sviluppata e libera perché liberata, va affermata infatti una prescrizione del piacere (naturalmente sessuale). Avendo le proprie origini nelle teorie, per quanto mutilate, di Freud, quel piacere vuol proprio dire, anche se alquanto storpiatamente, «sessuale». La teoria diventa quella del permissivismo. Non si tratta più, o non si tratta tanto di «sapere», ma di «comportamenti»: la sessualità va vissuta, sperimentata, perseguita in effettività e continuità. Da qui la permissività, l'erotismo, i rapporti sessuali fin dall'infanzia, le eccitazioni, la masturbazione, l'omosessualità, non solo assolte da ogni colpevole moralismo repressivo ed oppressivo, ma addirittura esaltate come redentrici nella raggiunta espansione e liberazione di sé da ogni costrizione. Sono le tesi di tanto freudismo; di Reich; di tante rivendicazioni del movimento anche politico dei radicali, assertori di «questi diritti civili», che una società «civile» deve far propri anche nella legislazione.
– Indirizzo antropologico-culturale: come ogni atteggiamento e tratto della personalità non è «innato» o congenito, ma è acquisito per influenze, o meglio condizionamenti, dell'ambiente socio-culturale, cosa anche le convinzioni e i costumi sessuali sono acquisiti e derivati nelle loro origini ed esplicazioni dalla realtà sociale. Essi sono, perciò, di marca tribale, capitalistica e borghese, libertaria radicale, ultra-marxista di sinistra, rivoluzionaria, a seconda del «sistema» in cui si sono stabiliti secondo coerenza e logica di dominio e di potere, oppure di liberazione dalle mistificazioni e dalle alienazioni insite ai sistemi fondati sui predomini di classi privilegiate.
Solo che è andata prevalendo anche una visione, una revisione critica, di questa concezione, che contesta appunto una interpretazione del genere. La voce più diffusa, e culturalmente (in senso sociologico) più autorevole, in questa direzione, è stata quella di Marcuse: la permissività è proprio di origini, caratteri, programmazioni intenzionali di marca borghese, laico-borghese. Non è cristiana; ma neppure autenticamente popolare. La permissività sessuale, teorizzata, pubblicizzata, assunta come strumento di alienazione è il volto della organizzazione consumistica, devalorizzante sul piano morale. Perciò, anche la permissività sessuale freudiano-marxista alla Reich, dei contestatori rivoluzionari, in realtà non è una «liberazione», ma si traduce in concreto nella strumentalizzazione e nell'asservimento, attraverso la sessualità, ai potere economico-politico, al Nuovo Potere.

IL PRESUPPOSTO DI OGNI PEDAGOGIA: UN'ANTROPOLOGIA

Appare ben chiaro, a questo punto del discorso, che, specie trattandosi di educazione (anche nell'educazione sessuale), occorre rifarsi, almeno implicitamente, ad una idea, ad una concezione dell'uomo: in questo senso e significato, ad una antropologia. Infatti «L'idea che ci si fa dell' educazione (anche in tema di educazione sessuale), dipende dall'idea che ci si fa dell'uomo e della sua destinazione» (Laberthonnière).
Nel modo più semplificato e schematico: l'uomo ha una struttura e dei dinamismi. È una struttura dinamica, ossia funzionale, vivente.
Come «struttura» è un composto «in unità di natura» di fisico (anatomia, biologia, fisiologia); psicologico (cognitivo, affettivo, sociale); spirituale (coscienza, moralità, libertà, estetica, religiosità come richiamo alla trascendenza). Come «dinamismi», la personalità ne ha uno funzionale (unità e totalità delle funzioni e attività della personalità in ogni sua espressione), ed uno evolutivo (trasformazioni nelle fasi di sviluppo e di svolgimento, in continuità e con mantenimento della propria identità nel tempo). Suo carattere primario è quello della singolarità, come irripetibilità originale e creativa.
Da qui, che l'educazione deve essere sempre, in ogni suo aspetto, quello della sessualità compreso, ovviamente, di tutta la personalità: deve essere un'educazione integrale; integrata (in ogni specifico aspetto tale da implicare il tutto delle funzioni); armonica; simultanea, in quanto diretta sempre a tutte le funzioni del soggetto; gerarchica, in quanto ordinata secondo un quadro di valori.
Le sue finalità, le finalità dell'educazione, sono quella personale, in quanto promozione, stimolo e guida alla auto-promozione della personalità; quella sociale, intesa al rapporto con l'altro e gli altri come altri se stessi, come altre persone; quella culturale-civile, intesa alla trasmissione civilizzante del patrimonio storico della cultura del genere umano per il progresso dei singoli e dell'umanità.
Anche l'educazione sessuale – come quella intellettuale, morale, estetica, e così via – è quindi un'educazione di tutta la personalità, l'educazione dell'uomo totale nell'ambito della sessualità, anzi, della sua sessualità.

SESSUALITA BIOLOGICA E PERSONALE

L'uomo ha, l'uomo è, una personalità sessuata. Ogni soggetto è, prima di tutto, uomo oppure donna (soggetto maschile o soggetto femminile): in radice.
Né il sesso è tale da connotarsi e caratterizzarsi soltanto e prevalentemente negli organi e negli apparati cosa detti primari, e più appariscenti, che distinguono macroscopicamente, ed a primo incontro percettivo, il maschio dalla femmina, l'uomo dalla donna, ma è strutturalmente «dato» come una totalità che connota differenziativamente tutto l'essere e il contesto della personalità integrale.
L'uomo e la donna sono diversi e differenti, cioè, in ogni loro cellula, è stato scritto, in ogni loro fibra, nei modi delle loro funzionalità psicologiche di apprendimento e di affettività, di emotività e di passionalità, di sociabilità e socialità, di esperienze intellettuali, morali, religiose, estetiche, ossia della spiritualità.
Già a livello bio-fisiologico si constatano, diversificati, un «sesso cellulare», un «sesso gonadico», un «sesso ormonale», un «sesso morfologico o fenotipico», con tutte le loro particolari implicanze.
Nei 46 cromosomi della cellula umana esiste, a seconda del sesso di base nella generazione, un cromosoma, nel maschio, differenziatore nei confronti di quello da cui si svolgerà il soggetto femminile. Nello sviluppo si avranno le ghiandole spermatiche o l'ovario, con produzione di correlativi ormoni sessuali. Nello sviluppo dell'organismo si avranno i caratteri primari della fisionomia e dell'anatomia maschile o femminile. In sede psicologica sono noti i trattati o i capitoli dedicati alle fasi dell'età evolutiva nei caratteri propri dell'uno o dell'altro sesso.
Si può, quindi, parlare di una sessualità biologica e di una sessualità psicologica: o, meglio, si deve parlare di una personalità totale caratterizzata da inconfondibili tratti sessuali propri.

DIVERSITÀ E PARITÀ

Naturalmente, ciò non comporta che uno dei sessi sia «superiore» all'altro (nella nostra società che l'uomo sia «superiore» alla donna). I sessi sono diversi, non sono «uguali» ma sono, e sono da considerarsi, «pari». Pari in dignità, pari in «valore», ambedue come «persone», ossia soggetti e non oggetti l'uno dell' altro.
Ancora più precisamente, i sessi sono, insieme, eguali e diversi. Sono eguali per intendersi, diversi per integrarsi: parità e complementarità sono le leggi della sessualità, per l'incontro dei sessi, al quale sono commesse l'origine e la perpetuazione della vita e le dinamiche della civiltà: incontro che trova il suo impulso e il suo entusiasmo, il suo slancio, nell'amore.
Da qui, che l'educazione sessuale non può che fondarsi nella coscienza del proprio sesso e di quella dell'altro, per un incontro che pone l'educazione sessuale come «educazione all'amore», inteso l'amore come quel sentimento sublimatore che viene a pervadere tutto l'essere, perché ci si ama come persone e personalità, e non solo come prestazione mutilata e distorta a livello puramente fisiologico e, più che «sessuale», puramente «genitale».
Non è dall'incontro fisico che nasce l'amore, ma è dall'amore che si giunge all'incontro.
Per l'amore nasce dalla distinta sessualità la coppia, la coppia-diade, in forza appunto dell'amore. In caso diverso le due persone restano divise e separate, due, e non quella «sola carne» di cui parlano perfino i testi della religione.
Son qui le basi della dimensione sessuale dell' educazione integrale, la quale può essere prospettata nelle sue esigenze di fondo secondo alcune espressioni ben note alla antropologia ed alla pedagogia fin dai secoli scorsi: «non è un corpo, non è un'anima, che dobbiamo educare, ma un uomo» (Montaigne); «Né angeli né bestie, ma uomini» (Pascal); siamo «un corpo spirituale e uno spirito corporeo» (san Paolo). Naturalmente, queste realtà ed esigenze pongono il problema, non lo danno per risolto. A risolverlo è chiamata appunto l'educazione, sino alle difficoltà ed alle soluzioni della didattica concreta.

«RUOLO» E «FUNZIONE»

Su alcuni aspetti della «questione sessuale» infuria più che mai la polemica. Dalle più pacate e «scientifiche» discussioni sul mutato «ruolo» della donna nella società attuale, industriale e democratica, ruolo fattosi «eguale» a quello dell'uomo nelle varie professioni e funzioni sociali; alle perfino sfrenate manifestazioni delle femministe, in rivolta contro la «società maschile».
Circa il «ruolo» si può certo discutere utilmente; ma certamente molto meno si può discutere a proposito di connaturate funzioni. Un ruolo è commutabile e variabile, per via di propensioni o decisioni personali o per esigenze sociali e di situazioni nuove o diverse insorgenti. La «funzione», connessa intrinsecamente al proprio sesso, dato e non scelto, non è invece commutabile. La paternità e la maternità non sono «commutabili»; gli apporti caratteristici e in complementarità dei rapporti uomo-donna e degli apporti, pure complementari, di mentalità, capacità, diversità dialetticamente produttive da parte di ciascuno dei due sessi, non sono tali da consentire, intrinsecamente, non per pervicacia dominatrice o discriminatrice, di essere elusi. Certe manifestazioni protestatarie conducono fatalmente al «rifiuto» del proprio sesso, specialmente in campo femminile, dimenticando che ciò equivale, in effetti, al rifiuto della «propria» personalità, e che, con ciò, si distrugge la propria personalità senza poter acquisire una diversa personalità, poiché ci si può distruggere, ma non si può diventare un altro, o un'altra.
E si può giungere fino al grottesco di certe affermazioni.
Ci si metta pure, cioè, «dalla parte delle bambine»: ma il vero problema è quello di autenticare la propria figura femminile (o maschile), non quella di obliterarla o distorcerla. Accettare, intendere e comprendere, valorizzare il proprio sesso, di contro all'altro sesso, per l'integrazione reciproca: è questa una linea di base di una intelligente e efficace educazione sessuale, a sbocchi di attività, serenità, fiducia in sé, autonomia ed iniziativa da ambe le parti.

IL NODO SPECIFICO DELL'EDUCAZIONE SESSUALE

In recenti polemiche, svoltesi in settori culturali non «tradizionalisti», non «confessionali», non «moralisti», ma fra laici perfino radicalizzanti, fu fatto osservare che l'educazione sessuale non si «insegna» come la grammatica (o come, possiamo precisare ulteriormente, i sette re di Roma, o il teorema di Pitagora): perché si tratta, con il sesso, del fenomeno, del fatto, dei sentimenti più individuali, soggettivi e personali comportati dalla personalità umana.
Non esiste, non può esserci, cioè, una formula generale e generica di educazione sessuale: non può esistere, né come programma preordinato
(per di più nozionistico), né come didattica. Torneremo su questo aspetto fondamentale del problema, aggiungendo una considerazione ancor più fondamentale, che, cioè, il nodo dell'educazione sessuale, e prima del sesso, non sta nelle cognizioni, ma nell'affettività e nella emotività. Ciò che denuncia con chiarezza tanti correnti equivoci in argomento.
Ma, già qui, giova fissare una norma pedagogico-didattica primaria, che è un aspetto, del resto, di un principio generale della didattica di qualsiasi disciplina, materia, attività da educare. Questo principio è quello della «individualizzazione».
L'educazione sessuale deve essere, allora, individuale e individualizzata: rivolta a soggetti singolarmente considerati nel rapporto educativo, e secondo forme e procedimenti adattati a ciascuno, alla sua situazione di età, di ambiente, di esperienze vissute o non vissute, di sensibilità, di conoscenze, di «normalità» o di già avvenute «degenerazioni».

DI FRONTE ALL'ISTRUZIONE SESSUALE

Per una autentica educazione sessuale – in quanto educazione ed in quanto educazione integrale della personalità totale – il primo equivoco da chiarire e quindi da eliminare è quello che ha costituito la considerazione e la riflessione iniziale, dalla quale siamo partiti impostando il nostro discorso: e cioè che l'educazione sessuale è un processo che poggia e fa perno sulla persona (che è il vero «soggetto» dell'educazione, in ogni caso e sotto qualunque aspetto) e non, riduttivamente e in modo deviante, sul sesso: considerazione dalla quale abbiamo ricavato due affermazioni regolatrici concettualmente ed operativamente: nella espressione «educazione sessuale» il sostantivo (educazione) prevale sull'aggettivo (sessuale) pur nella indisgiungibilità dei due termini sinteticamente acquisiti; nella educazione sessuale, quindi, bisogna porre il sesso nella persona e non la persona nel sesso.
In questa impostazione di fondo, e da tenere costantemente presente ed orientatrice, si possono chiarire e collocare tutte le problematiche esplicite ed implicite concernenti il nostro discorso, e verificare tutti gli aspetti più particolari della grande questione.
E così passiamo ad alcuni altri equivoci, fra i più ricorrenti nelle prospettazioni, nei dibattiti, nelle polemiche, nelle intenzioni con cui vengono palesemente od occultamente indotti.
Un equivoco – forse il prevalente e che si inserisce immediatamente nel quadro delle traduzioni pedagogico-didattiche in generale – è quello che risolve l'educazione sessuale nella prevalenza o nella esclusività dell'istruzione sessuale, informativa e nozionale.
E qui è tutto un groviglio di inavvertenze e di sovvertimenti, prima di tutto psicologici, indi pedagogico-educativi.
L'elemento intellettuale – tradotto in istruzione-informazione descrittivo-scientifica – è certamente da acquisire ed assumere, specialmente ad una certa età ed in date prospettive di concretezza e di socialità, ed ha un ruolo importante e non ricusabile (sia ben chiaro), ma esso non è il primum, il «primario» in fatto di sessualità, e quindi di educazione sessuale.
La sessualità, infatti, si esplica, per sé, anche dove non c'è istruzione ed informazione circa apparati, organi e funzioni. L'attrazione e l'incontro fra i sessi hanno il loro impulso ed il loro esito indipendentemente dal «sapere» relativo ad anatomie, fisiologie, ormoni, caratteri primari e secondari dei due diversi sessi e del proprio. Primitivi ed analfabeti «conoscono» la sessualità, senza aver seguito e senza poter seguire lezioni e corsi di istruzione ed informazione sessuale. Occorre uscire pertanto da una impostazione intellettualistica ed illuministica del genere di quella che fa perno (puramente) sulla forza, che non esiste in radice, della informazione «scientifica». Quando Eva partorisce il primo bambino esclama, piena di stupore: «Ho avuto un uomo per opera di Dio» (non di Adamo). E il medesimo motivo risuona nelle strenue parole della madre dei Maccabei, già conscia dei processi naturalistici e concreti della sessualità e della propria maternità: «Non io, ma Dio, ha formato, nel mio grembo, questi figli condannati alla fornace».
Perciò l'educazione sessuale è appunto, nella sua essenza prima ed autentica, «educazione» e non mera «istruzione»: e questa assume significato solo se collocata in quella opportunamente, a suo tempo, in situazione di età evolutiva, di vissuto personale, e con modalità adatte ed adeguate.

TRA INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE: ALCUNI EQUIVOCI

Eppure, c'è chi continua ad argomentare in termini primitivamente «pedagogici» e «psicopedagogici» di questo genere: il sesso è dominato, per l'alone di tabù di cui è stato circondato, dal complesso non solo e non tanto del pudore, ma dalla tentazione del frutto proibito, stimolata dal bisogno e dal desiderio di infrangere il silenzio e l'ignoranza stese dagli adulti e dai «virtuosi» intorno alle cose del sesso, ai nomi, ai verbi, alle figurazioni che lo esprimono e lo rappresentano. Perciò: rendiamo «naturale» e naturalmente disponibile l'informazione sul sesso e la sessualità, e, con ciò stesso, li scaricheremo della loro «morbosità», attenueremo le loro cariche, ponendo alla luce della conoscenza smagatrice e detergente il loro essere e manifestarsi.
Solo che, qui, sono – più o meno avvertiti –due equivoci. Il primo: proprio quello di considerare «morboso», anziché naturale, ed al più, ovviamente, da equilibrare e da inserire a suo luogo, nelle processualità educative, l'interesse per gli aspetti sessuali del corpo, della psicologia affettiva e cognitiva; il secondo, da porre in considerazione assai più importante perché più comunemente non avvertito, quello consistente nell'ignorare la natura propria dei processi cognitivi e di quella, invece, dei processi affettivo-emotivi. Che sono due processi tutt'altro che eguali od analoghi; che sono, al contrario, tra loro ad esiti opposti.
Si rifletta. La prima argomentazione riguarda un fatto ben noto alla psicologia generale su basi di constatazioni comuni. La vista, per le prime volte, di un paesaggio suggestivo; il godimento per un dono di cosa desiderata e finalmente ricevuta (un libro che si sfoglia e risfoglia, un oggetto che si ammira a lungo); un evento che ci colpisce inaspettato, e così via, con il ripetersi delle esperienze o il perdurare della loro presenza, vanno sempre più perdendo mordente, fino all'estinguersi quasi totale dell'interesse, per gli effetti dell'abitudinarietà. Adsueta vilescunt: l'assuefazione svilisce l'interesse e l'attenzione per i fatti e le cose fattesi abitudinarie. Così avviene – continua l'argomentazione, con imperterrita sicurezza psico-scientifica – o certamente avverrebbe, in ambito sessuale e per le cose e le informazioni relative al sesso. Il convivere fra ragazzi e ragazze, le spiegazioni dell'istruzione
sessuale e genitale, le tavole degli atlanti di educazione sessuale, le proiezioni e i film dimostrativi, non sarebbero tanto «erotici», ma tali da allinearsi sulla strada dell'assuefazione, rasserenando l'animo in preda al rousseauiano «mormorio delle passioni nascenti» od al loro scatenamento.
Solo che, di fatto, non avviene appunto così. I processi della affettività e della emotività, dei sentimenti, delle emozioni e delle passioni, si presentano con ben altri caratteri. Prima di tutto le rappresentazioni di natura cognitiva ed intellettuale si ripresentano nelle loro rievocazioni in forma di immagini e rappresentazioni, al modo delle percezioni ricevute, e si ripresentano appunto via via sempre più sbiadite e confuse col passar del tempo; mentre i sentimenti non tanto si ricordano, ma invece si rivivono, ossia ritornano con caratteri e forza di presente: il ricordo del dolore risveglia il dolore; il ricordo della persona amata, lontana o perduta rinnova l'amore. Son due modalità intrinseche ben altre fra loro.
In secondo luogo, il ripetersi delle esperienze legate alla componente affettivo-emotiva della personalità, non ne abbassa ed estingue per niente l'impulso ed il desiderio, ma lo accresce anzi, e moltiplica, nella ricerca di un continuo rinforzo di ripetizione e di crescente intensità. L'esperienza e l'esercizio della «passione» la scatenano sempre più, la rendono sempre più esigente, ce ne rendono schiavi. Il beone e l'epulone, non è che a forza di bere o di mangiare smodatamente, fino al sostituirsi al mangiare per vivere del vivere per mangiare, finiscano con ciò con il non avere più nessun interesse e trasporto per il vino e le imbandigioni; al contrario ne sentono in crescendo la seduzione e il bisogno. Non è che i trasporti amorosi, ripetuti, si smorzino, ma si fanno sempre più desiderati, e inventivi di più forti stimolazioni, fino alla degenerazione. È un meccanismo simile a quello della droga e di altri analoghi fenomeni. Insomma, qui, non adsueta vilescunt, ma piuttosto repetita iuvant. È in definitiva la spinoziana intitolazione del noto capitolo dell'Ethica: De affectibus, sive de servitute humana, seguita poi dall'altro: De intellectu, sive de libertate humana.
L'adolescente che va sfogliando furtivamente libri e vocabolari in cerca di terminologie, definizioni, figure relative alla sessualità, non vi è indotto da curiosità «scientifica» (egli non fa spontanee ricerche, infatti, relative alla circolazione del sangue, ad esempio, al pancreas, al sistema uro-poietico od osseo), ma vi è sospinto da motivazioni affettivo-emotive, provenienti dalla maturazione bio-psichica sessuale, che innesca una ricerca anche intellettuale dei suoi oggetti di appagamento e di stimolazione, nei quali si compiace.
Un conto, dunque, sono il processo e il ruolo, un conto sono le possibilità della cognitività, della conoscenza, ossia della informazione e della istruzione; ed un conto la natura e le implicanze della affettività, della emotività, dei sentimenti e degli istinti-bisogni: i due aspetti vanno congiunti, ma il vero nodo da affrontare è quello d'un'educazione «affettiva» ed emotiva, d'una educazione etica, impossibile in termini di pura istruzione informativa.
L'istruzione sessuale non risolve ma rende equivoco e falsifica il problema dell'educazione sessuale. L'educazione sessuale non la respinge, ma esige di essere primariamente, essenzialmente, autenticamente educazione.
Ed educazione della persona nella sua dimensione sessuale, anche sessuale, e non contrabbandata nelle forme di un intellettualismo che si rivelerebbe incapace di esiti validi ed autentici, e quindi alla fine solo come un contributo alle deviazioni concettuali e di comportamento, anche se non intenzionali, come, purtroppo, si vedono avverarsi specialmente nella nostra attuale società del consumismo.

SBOCCHI PEDAGOGICI E DIDATTICI

Dopo l'ampio discorso e discorrere, che abbiamo portato avanti, è possibile enunciare alcune idee-guida, alcuni concetti regolativi in tema di pedagogia (problemi di educazione) e di didattica (problemi di metodologie e di procedimenti) nei riguardi di quell'aspetto dell'educazione dell'uomo che viene indicato come «educazione sessuale». Alcune asserzioni saranno una ripresa, anche a rischio di qualche ripetizione, di indicazioni già espresse.
1. L'educazione sessuale è un aspetto dell'educazione integrale, integrata, armonica e simultanea della personalità nel tutto dei suoi tratti costitutivi ed evolutivi, sia nativi sia culturalmente acquisiti.
2. Autentica educazione sessuale, perciò, vuol dire educazione della personalità, così come per ogni altro aspetto dell'educazione: educazione intellettuale ossia educazione della personalità totale; educazione della volontà ossia educazione della personalità; educazione fisica ossia educazione della personalità; educazione morale religiosa sociale affettiva ossia, in ogni caso, «educazione della personalità». Il sesso è costitutivo della personalità, ma non esaustivo: opera in tutta la personalità, ma insieme con tutti gli altri fattori di essa. Quindi, va ripetuto, il sesso nella personalità, non la personalità nel sesso: nella espressione «educazione sessuale», il sostantivo prevale sull'aggettivo, il riferimento essenziale e proprio va alla «persona», non al «sesso»: va alla persona sessuata.
3. I sessi sono pari: «eguali» per intendersi, diversi per completarsi. L'educazione sessuale esige il conseguimento di tre traguardi interiori: l'accettazione del proprio sesso, la coscienza e la conoscenza del proprio sesso, la coscienza e la conoscenza dell'altro sesso.
4. Il sesso è legato al principio della vita e della sua durata, questo principio di personalità e di socialità, di storia e di civiltà si esplica come amore. Educazione sessuale è educazione all' amore.
5. Il sesso è di natura primaria: ossia affettiva, emotiva, di istinti e di sentimenti. In questo complesso cala, opera e coopera la ragione: pseudo ragione se asservita, autentica ragione se liberatrice, istintualizzata essa stessa o dominatrice e regolatrice nei processi della liberazione e della libertà. Educazione sessuale è educazione alla ragione.
6. In questa prospettiva (né angeli né bestie, ma uomini: esseri razionali, nell'«unità di natura» di determinismo e libertà), l'educazione sessuale si rivela come un aspetto rilevante e complesso dell'educazione morale e religiosa, come educazione della volontà e del carattere, in una armonizzazione di istintualità, razionalità ed amore.
7. L'educazione sessuale include anche la informazione sessuale, ma non può essere ridotta alla sola informazione in termini intellettualistici, nozionistici, scientifici. Essa, meno ancora, può concretizzarsi come educazione e informazione, anziché «sessuale», genitale. Il sesso è ben più ampio di realtà e di problematiche della genitalità. Ad ogni modo, un conto è il problema del sesso e un conto quello della «educazione» sessuale. Un conto è l'educazione sessuale e un conto la «informazione circa i problemi della sessualità»: questa rientra in quella, ma con altre prospettive e altre finalità.
8. L'educazione sessuale deve essere individualizzata, per sesso, età, vissuto individuale: non si fa come si insegna la grammatica o come si parla dei re di Roma o delle vertebre dello scheletro. Non c'è nulla di più soggettivo del sesso e dell'amore. Qui stanno anche i limiti, in questo campo, del lavoro di gruppo. Le proposte a classi intere o a gruppi, devono aver accertato le situazioni dei singoli e comunque restare in termini generali, senza terminologie traumatizzanti. Non è tanto in gioco il «sapere» o meno qualcosa, ma sono in gioco le reazioni profonde dell'emotività e delle possibili traumatizzazioni con esiti nevrotici e psicotici.
9. L'educazione sessuale deve osservare, oltre all'ormai classico principio della individualizzazione, quelli, pure classici in senso di acquisizioni certe e irrefutabili, della evolutività e del giusto momento (non allo stesso modo, ma in modi adatti a seconda delle fasi dell'età evolutiva, dei loro caratteri e degli emergenti interessi: a tempi e modi opportuni), evitando le anticipazioni e gli adultismi (purtroppo, in genere, si constatano programmi pensabili per adulti, tanto per il tipo di informazione quanto per il modo ed il tono previsti, anche quando si tratta di piani educativi per bambini, fanciulli e ragazzi). Si aggiunga il criterio della ciclicità: l'educazione sessuale, come ogni altra forma, deve incominciare dai primi anni e procedere con i processi dell'educazione permanente per tutta la vita: ma il suo quadro deve essere sempre completo: in principio a linee più generali, via via con problematiche sempre più ampie e approfondite.
10. L'educazione sessuale è educazione alla valorizzazione e costruzione della propria specifica sessualità: maschile o femminile, nel ricordato principio della parità di dignità e di diritti, con i corrispondenti doveri, ad essere sé ed a servire gli altri. Anche nella coeducazione dei sessi si devono promuovere i caratteri propri dell'uno e dell'altro sesso, e non forme di elusione e di cancellazione delle proprie caratteristiche. La personalità, e in essa la sessualità specifica, si può perdere non si può commutare con un altro tipo di personalità, meno ancora di sessualità.
11. L'educazione sessuale non può essere una «materia», una «disciplina» da programmi precisati ed astratti. Né si vede, riflettendo, come possa essere materia di una legge. L'educazione non può essere definita giuridicamente. Una legge sull'educazione intellettuale? sull'educazione estetica? – che significato avrebbero, se non umoristico? – L'educazione sessuale è una prospettiva da educazione integrale con convergenze interdisciplinari e interprospettiche.
12. L'educazione sessuale esige un linguaggio sereno, normale, scevro di eccessive «scientificità» (scoperte come repressive e traumatizzanti), non «spoeticizzante», vale a dire rifuggente da ogni fraseologia da oscenità e pornografia.
13. In educazione sessuale non esistono ricette proponibili in astratto, genericamente; non esistono lezioni lampo, lezioni miracolo: l'educazione sessuale è a ritmi lenti, a tempi lunghi, a processi delicati e rasserenanti, senza drammatizzazioni di situazioni e interpretazioni fantastiche o fantasiose: esige penetrazione, intuizione, preparazione.
14. Massimo pericolo, in alcuni casi, è costituito dalla proiezione, da parte dell'educatore-educatrice, di suoi propri stati e situazioni personali – magari da personalità sessualmente disturbata, talvolta «pervertita», come già si diceva, patologica – sui giovani e gli scolari. Qui, invece, la personalità dell'educatore deve essere massimamente equilibrata e vigilata: autovigilata, autocontrollata.
15. La personalità – va sottolineato – è risultante di dotazioni native, ereditarie e congenite, e di tratti acquisiti. Le influenze socio-culturali entrano a «costituire» nel suo nucleo la personalità. Occorre anche una educazione sessuale sociale: da parte della società. La società non può deformare le personalità nel loro essere e strutturarsi con la pornografia, l'erotismo, il disordine sessuale proclamato e proposto.