Inserimento sociale del preadolescente

Inserito in NPG annata 1979.


Bruno Bertani

(NPG 1979-08-31)


I libri di psicologia parlano poco del preadolescente. Ciò che comunemente viene accettato è la delimitazione del periodo o fase di sviluppo preadolescenziale: due anni prima della pubertà e quindi l'età che va dai 10-11 ai 12-13 anni.

LA PREADOLESCENZA: ETÀ DI UNA SECONDA NASCITA

I tratti di questa fase evolutiva, propri delle nostre culture occidentali, sono i seguenti:
– Maturazione biologica del soggetto come graduale avvicinamento allo sviluppo puberale. Non è infrequente il caso di maschi che si misurano l'altezza e di ragazzine che si misurano i seni con sensi di mortificazione e d'invidia verso la compagna già più dotata.
– Crescita di originalità come esigenza di essere se stessi in modo nuovo, corrispondente alla volontà-esigenza di distacco dal passato infantile, ma ancora senza chiare linee di identificazione. Ciò induce sovente a modi e toni fuori misura: specialmente nei maschi emergono atteggiamenti buffoneschi e stupidi considerati come originali.
– Stabilità di rapporti con il gruppo-banda: è l'età della massima intensità di vita sociale. Prima, al contrario, il soggetto si stancava facilmente dei membri del gruppo e sovente tornava in casa a lamentarsene. Ora se la vede personalmente con i coetanei e vorrebbe sempre vivere il tempo libero con il gruppo.
– Circa lo sviluppo mentale, si registra la comparsa di tutte le potenzialità e capacità che l'educazione dovrebbe rispettare e sfruttare. Si ha il passaggio da un'intelligenza accumulatrice e ordinatrice di dati alla fase razionale autocritica in cui il soggetto «pesa i suoi pensieri». È la fase dell'avvio delle operazioni astratte: correlazioni, proporzioni, ecc.
– Tendenza all'emancipazione e alla disobbedienza per affermarsi «come grande» e per ottenere la stima dei coetanei: gli atti di disobbedienza nei confronti degli adulti raggiungono la loro massima frequenza a 9 anni nei ragazzi e a 12 anni nelle ragazze.
– Sensi di colpa per le trasgressioni e per il ripudio dei modelli di identificazione costituiti dalle personalità e volontà interiorizzate dei genitori: ricompare l'incubo della perdita del loro amore, che fu già esperienza più drammatica nel periodo dai 3 ai 6 anni.
– Conflittualità interiorizzata tra la voce dei genitori come voce della coscienza e bisogno di identificazione con i nuovi modelli emergenti nel gruppo-banda, il quale esercita un'attrazione notevolissima.
– I momenti di felicità sono quelli in cui, dopo qualche marachella o dopo esplosioni violente di contrasto, il soggetto vive la gioia profonda dell'accordo ristabilito con i genitori: ciò viene accentuato, come appoggio ritrovato, dalle conversazioni in buona intesa con loro, in cui il ragazzo si sforza di essere all'altezza delle situazioni come gli adulti: in questo modo è incoraggiato ad essere «nell'avvenire». Ciò, naturalmente, rivela una linea esitante della preadolescenza: l'esigenza di distacco dalla sicurezza familiare.
– Comparsa di una nuova morale fondata sugli obblighi derivanti dalla adesione al gruppo: in particolare, si passa dall'egocentrismo che prima turbava i suoi rapporti sociali (con l'ansia di emergere sul gruppo, tipica fino ai 10 anni) al nuovo atteggiamento di cameratismo con prevalenza del «noi» sull'«io». Ciò induce alla relativa acquisizione di una morale oggettiva e cosciente, mentre prima la sua morale era la risultante delle inevitabili coercizioni dell'adulto che lo avevano indotto ad un moralismo solo convenzionale ed esteriore.
– Terrore ed angoscia prodotti dalla paura dell'esclusione dal gruppo: il soggetto tiene conto sempre di più dei desideri, dell'opinione e della presenza degli altri, del gruppo-banda.
– Ne deriva una nuova immagine di se stesso, un «principium individuationis», importantissimo: attraverso le reazioni degli altri, egli prende coscienza di alcune sue caratteristiche e delle sue personali aspirazioni.
– Scopre utilmente che c'è più di una morale e più di un saper vivere, e comincia ad osservare e a rispettare codici diversi di comportamento e di valutazione. La pluralità di modelli (famiglia, insegnanti, elementi del gruppo) lo rende consapevole del pluralismo delle morali ed il soggetto viene indotto alle prime sintesi di adattamento.
– Terrore dell'insuccesso, cioè di risultare inferiore alle attese, di perdere la faccia davanti ai compagni e agli adulti: è l'ansia del «sociale» che si vede bene, ad esempio, nella paura delle interrogazioni e dei compiti in classe.
– Verso gli 11 anni, tuttavia, si realizza un notevole controllo emozionale: ad esempio scompaiono i fenomeni di pianto. Il soggetto non esprime più ingenuamente tutto ciò che avviene in lui, ma cerca di mascherare i suoi stati d'animo, preoccupato della sua dignità di «grande» che deve tenersi per sé le cose che riguardano lui solamente. Ciò induce molti a ritenere che questa sia un'età di buona socializzazione e di sereno adeguamento alla realtà. La verità è che in questa fase il soggetto umano è più misterioso che in ogni altre età, poiché non lascia trapelare le sue complicazioni e le sue insolutezze.
– Insorgenza di attenzioni particolari alle zone erogene con fantasia di rapporto sessuale. Tali fantasie nei maschi possono condurre alla simulazione tra loro della copula e nelle ragazzine inducono talvolta ad inventare storie di violenza carnale da parte dei compagni più maneschi e sboccati. Queste verbalizzazioni con toni impudenti, desunte dal bagaglio dell'immaginario, consentono sovente agli educatori di confondere ciò che è smania di crescere con ciò che è l'effettiva realtà comportamentale del rapporto.
– Infine, sui 13 anni, lo sviluppo fisico reca al soggetto le conferme delle sue attese: egli scruta i minimi segni dello sviluppo, si concentra sulle zone significative della sessualità, mentre ricompaiono gli istinti che parevano scomparsi dopo i 6 anni. Si accentua la sensualità come istinto prepotente e nel contempo ricompaiono le condizioni di inibizione già sperimentate e introiettate in precedenza. Queste inibizioni lo inducono a stati confusionali e all'incubo dell'invasione di forze sconosciute. Il controllo emozionale va in frantumi: compaiono depressioni, furori, pianti, esplosioni di rifiuto, silenzi, disprezzo per tante cose. La nuova coscienza di sé diventa così assorbente e preoccupante che egli si sente assolutamente solo, chiuso in se stesso, incapace di ricorrere a contatti con l'esterno. Il gruppo-banda come gruppo dei giochi o delle fanfaronate non lo interessa più, anzi, lo infastidisce, a meno che si tratti di soggetti delinquenziali con cui intraprendere iniziative contro il mondo tutto che se ne infischia di lui.
È la pubertà, è l'esplosione dell'adolescenza che giunge sempre come una forza incontrollata e imprevedibile, nonostante i molti passaggi intermedi e graduali a cui abbiamo accennato.

SUPPORTI DI INSERIMENTO SOCIALE

1. La famiglia: luogo di approccio ai problemi più importanti dell'esistenza

L'apprendimento del mestiere di uomo viene determinato primariamente dall'esperienza familiare. Gli atteggiamenti acquisiti dal bambino verso la cerchia familiare strutturano anche in larga misura gli aspetti principali delle sue relazioni con gli esseri umani in genere: l'approccio ai problemi più importanti dell'esistenza si effettuerà secondo i termini e le posizioni da lui prese di fronte alle difficoltà e ai problemi risolti nel piccolo mondo della famiglia. È ruolo essenziale della famiglia permettere tutte quelle esperienze che daranno al bambino la padronanza di sé, cioè la sicurezza, in modo che gli inevitabili errori e infortuni non abbiano in seguito, a compromettere pericolosamente il suo avvenire. Le piccole umiliazioni subite in famiglia, le necessarie rinunce a pretese affettive eccessive, le minime ingiustizie e le limitazioni imposte dalla famiglia all'egoismo del bambino lo preparano ad esigenze analoghe e più aspre della sua vita adulta.
Da ciò si comprende come un'eccessiva protezione del bambino, destinata ad evitargli ogni difficoltà nell'infanzia, può ugualmente risultare nociva come l'assenza totale di direzione e autorità.
Padre-madre-figlio sono i personaggi del dramma familiare in cui si struttura la psiche del bambino, ma in realta c'è un quarto personaggio con meno importante dei tre: la famiglia. Fondata soprattutto sulla coppia parentale, la famiglia è una realtà spirituale, morale e psichica vivente, con un passato, un presente e un avvenire che influiscono profondamente sulle relazioni che si stabiliscono e si evolvono tra i suoi elementi. Ciò che struttura positivamente il bambino è dunque il permanente equilibrio tra questi elementi della vita familiare:
amore = la madre;
autorità = il padre;
solidarietà = la famiglia;
competitività = i fratelli.
Sembrano cose banali, ma l'esperienza dimostra i gravi danni dovuti alle mancanze o alle sfasature di questi ruoli, specialmente all'inversione di ruoli tra padre e madre.
La sicurezza dell'uomo adulto dipende dall'evoluzione affettiva di lui bambino. Più distintamente, alcuni autori hanno identificato gli elementi di questa sicurezza psichica, indispensabile all'acquisizione di una giusta fiducia in sé e quindi indispensabile per un valido inserimento sociale. Essi sono tre:
a) Accettazione (del bambino);
b) Amore (tra i genitori);
c) Stabilità o concordanza sulle cose importanti da parte dei genitori, come quadro di riferimento permanente. Quest'ultimo punto merita molta attenzione: per adattarsi progressivamente alle esigenze della vita, il bambino ha bisogno di terreno solido su cui camminare, ha bisogno di sapere dove va. Incapace per lungo tempo d'un giudizio o di valutazioni autonome, egli ha un bisogno imperioso di quadri di riferimento sicuri. Niente è più nefasto per lo sviluppo oggettivo e quindi per la personalità del bambino quanto l'incertezza su ciò che è giusto o sbagliato, su ciò che si deve fare e su ciò che non si deve fare. Quando i genitori divergono gravemente sugli scopi e sugli ideali educativi, il bambino si colpevolizza e si blocca perché non sa a chi dar ragione e in ogni caso si ritiene sempre colpevole perché fa torto a qualcuno se agisce o a tutti e due se si blocca.
Circa l'accettazione si fa rilevare che esiste una tragedia sociale di enormi dimensioni su cui tutti tacciono. Anche in Italia, pur mancando dati ufficiali, pare che l'entità del fenomeno della non-accettazione dei figli sia equivalente alle misure registrate nella Germania Ovest, dove più di 9.000 bambini all'anno vengono deliberatamente uccisi dalle madri (non si tratta di aborti, né di incidenti!).
E quanti, pur non essendo uccisi, sono odiati e sopportati? E quanti bambini non sono accettati perché riflettono assai più difetti che non le buone intenzioni dei genitori?
Il bambino si domanda sovente che colpa ha commesso per essere così deludente o così maltrattato, e, non trovando spiegazioni, allevia i propri sensi di colpa indotti cercando e producendo gesti e atteggiamenti che meritano il castigo o il rimprovero: dopo il castigo spera di star meglio in quanto perdonato e riamato. Sottolineo, infine, l'enorme peso negativo che graverebbe sul bambino quando i genitori non si amassero: faccio notare che i genitori possono fingere buona armonia ingannando tutto il resto del mondo, ma non il loro bambino. Egli sente se l'amore c'è tra papà e mamma, anche sotto l'eventuale maschera di toni burberi o un po' scontrosi. Quando i genitori non si amano più è ovvio che il bambino si strutturi nevroticamente e si trascini per la vita complicazioni psicologiche con riflessi sulla sua futura vita affettiva.

2. La scuola: «spicchio» che introduce nel «macrocosmo» che è la società

Essa è l'altra struttura primaria a cui è demandato il compito di formare il cittadino per un buon inserimento sociale. La scuola, nel bene e nel male, è sempre uno spicchio del macrocosmo che è la società. Qualche studioso, come Franco Demarchi, sostiene 'che la nostra società è adolescente poiché non sa dominare la propria crescita. Ci troviamo, dunque, nella condizione di affidare
i preadolescenti ad una istituzione adolescente e quindi ambigua, imprevedibile, quasi indefinibile. Anzi, qualcuno, come Debarge, sostiene che gli allievi delle nostre scuole medie sono le vittime, il prodotto e l'immagine di questa società adolescente. Questa scuola quindi non sa che cosa volere, non sa che cosa conviene, non sa che cosa è bene o male e quindi non può essere né autorevole, né morale, né adeguata ai bisogni dei singoli e della collettività.
Tutto ciò non può non attentare all'evoluzione positiva del preadolescente, il quale a scuola non trova sicurezza su obiettivi comuni né sicurezze di significati o valori come patrimonio individuale per la vita.
Il preadolescente non trova nemmeno conferma, in genere, sull'importanza di cose a cui pure quasi tutti danno importanza, come l'utilità dell'apprendimento o la necessità dell'impegno personale. Ho conosciuto nelle scuole medie dei preadolescenti intelligenti che fingevano interesse alla vuotologia
dell'insegnamento e facevano buon viso anche alla violenza più odiosa ad ogni buon senso.
Termino sulla scuola facendo osservare semplicemente che essa non sa darsi un dopo. Che cosa fare dopo la scuola dell'obbligo? La scuola tace; se tace è complice. Complice del disagio sociale, così come ne è anche vittima.

3. Alcuni interrogativi

a) Si è visto quanto sia importante, per questa fascia evolutiva, l'attività di gruppo, cioè l'attività libera in cui il soggetto si misura con i suoi pari, riconosce i propri tratti costitutivi, si identifica con i modelli dei capi naturali. La domanda è ovvia: è possibile in città questa crescita naturale e sociale? Ci sono gli spazi a ciò destinati?
b) E tutta la gamma della devianza mentale e caratteriale? Che cosa rimane in difesa dei preadolescenti più fragili o più compromessi per intervenire prevenzionalmente?
c) Resta, infine, un interrogativo specifico sulla devianza criminale che è già visibilissima nell'età preadolescenziale. I soli ad occuparsene devono essere gli organi di polizia?
Concludendo: Corriamo il rischio di ridurci ad un atteggiamento socialmente negativo e deresponsabilizzante: quello del si salvi chi può». Ma ciò è politicamente accettabile? Credo sia giunto il momento di reinventare qulcosa di più concreto o almeno più umano o almeno di promozione umana.